Domande del paziente (7)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, dalle sue parole emerge con chiarezza quanto lei si senta bloccato tra due bisogni profondi e, in questo momento, difficili da conciliare: da una parte il desiderio legittimo di autonomia e... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, quello che racconta arriva in modo molto chiaro, intenso e autentico e riflette una condizione che oggi molti giovani si trovano ad attraversare, quella dell'incertezza verso il proprio futuro.... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quella che descrive è un’esperienza emotivamente molto intensa e il modo in cui la racconta mostra già una grande capacità di osservarsi e di assumersi la propria parte di responsabilità,...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che stai vivendo, anche se in questo momento ti fa sentire in colpa e confusa, è profondamente comprensibile. Dalle tue parole emerge una relazione importante, caratterizzata da amore,...
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Salve dottori ma secondo voi esiste un metodo giusto per vivere la vita ? Io mi sento sereno e felice della mia vita anche se qualche giorno fa mi è venuto un dubbio sul fatto che io di psicologia so ben poco e non so se sto vivendo veramente come dovrei vivere , se il mio vivere è in linea con i vari metodi della psicologia grazie per una risposta
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la sua è una domanda molto bella e anche profondamente interessante. L’idea che esista un modo corretto e universale di vivere la vita è più un’aspettativa che una realtà. La psicologia, infatti, non fornisce una serie di regole precise da seguire per vivere o stare bene; piuttosto offre prospettive e strumenti che aiutano a comprendere meglio se stessi e a muoversi con maggiore consapevolezza.
Se una persona riferisce di sentirsi serena e felice, questo è già un indicatore molto significativo, perché non è qualcosa di banale né di scontato. Il benessere è in larga parte soggettivo e dipende da come ciascuno percepisce la propria vita, sia nel suo insieme sia nelle diverse aree che la compongono, come il lavoro, le relazioni o il tempo libero.
Proprio per questo, non esiste un modello teorico che permetta di stabilire in modo oggettivo se si sta “vivendo nel modo giusto” o se si è in linea con determinate direttive. Può essere peró utile chiedersi quanto il proprio modo di vivere sia coerente con ciò che si sente e si desidera. Alcune domande che possono aiutare in questa riflessione sono, ad esempio: “Questo modo di vivere mi rappresenta?”, “Mi fa sentire in sintonia con me stesso?”, “Mi permette di affrontare anche i momenti difficili senza perdere completamente l’equilibrio?”.
Il fatto stesso che lei si ponga questo tipo di interrogativi indica attenzione verso di sé e desiderio di comprensione. Più che cercare una risposta “giusta” in senso assoluto, si puó continuare a osservare la propria esperienza, riconoscendo ciò che funziona e ciò che eventualmente sente meno in linea con sé.
Buongiorno, in seguito a un infortunio sul lavoro sono rimasta invalida e mi trovo impossibilitata a svolgere le cure quotidiane della mia famiglia. Inoltre, non essendo in grado di guidare la macchina, necessito dell'accompagnamento permanente alle visite e cure mediche. Tutto ciò mi crea un forte sentimento di colpa verso la mia famiglia, mi sento depersonalizzata e inutile, anzi, mi sento un peso inutile. È normale tutto questo?
Grazie per un'eventuale risposta.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la situazione che descrive è comprensibilmente dolorosa e le emozioni che sta provando sono assolutamente comprensibili.
In seguito a un infortunio che comporta una perdita di autonomia, è frequente sperimentare vissuti come senso di colpa, tristezza, frustrazione e anche una sensazione di perdita del proprio ruolo all’interno della famiglia. Quando per lungo tempo ci si è presi cura degli altri, trovarsi improvvisamente nella condizione di dover ricevere aiuto può generare un forte disorientamento e mettere in discussione la percezione di sé.
Il sentimento di essere “un peso”, “inutile” o il senso di colpa raccontano quanto questo cambiamento abbia inciso profondamente sulla sua identità e sul suo modo abituale di stare nelle relazioni. È importante considerare che il valore di una persona non coincide necessariamente con ciò che riesce a fare in termini pratici o di accudimento. Il fatto di non poter svolgere temporaneamente o stabilmente alcune attività non la rende meno significativa all’interno della sua famiglia. Le relazioni affettive non si basano solo sul “fare” ma anche sull’“essere”, cioè sulla presenza, sul legame, sulla condivisione.
C’è la possibilità, nel tempo e con il giusto supporto, di ritrovare un equilibrio che non sia basato esclusivamente su ciò che si può o non si può fare. Potrebbe essere molto utile avere uno spazio di supporto psicologico in cui elaborare queste emozioni, dar loro un significato e ricostruire, gradualmente, un nuovo senso di sé che tenga conto della nuova situazione senza ridursi ad essa.
Buongiorno Dottori, racconto brevemente la mia ultima esperienza con una persona conosciuta da poco. Ci incontriamo, ci piacciamo, decidiamo che la nostra relazione debba essere solo di natura fisica. Ci vediamo, proviamo ad avere un rapporto ma durante quest'ultimo mi rendo conto di avere molto dolore ( è un qualcosa che mi capita quando mi sento tesa ma poi si risolve) per cui gli chiedo di fermarsi. Lui lo fa ma la reazione che ne segue è del tutto inaspettata: Si innervosisce, si arrabbia, mi dice che l'ho messo in una situazione di disagio e imbarazzo che non sa come gestire perchè essendo il nostro rapporto di natura sessuale,non avrebbe saputo cosa fare con una donna in casa tutta la serata ( cito testualmente). Inoltre mi dice che sono stata egoista e scorretta a non dichiarare prima di avere talvolta dei dolori nei rapporti, perche sapendolo, lui avrebbe potuto decidere se fosse il caso di vedersi o meno.. Decisamente agghiacciata, chiamo un taxi per andar via e nel mentre lui stava gia organizzando il resto della serata con un amico..mi chiede quando ci vuole perche il taxi arrivi, gli dico una decina di minuti.. mi chiede di dargli il telefono cosi che lui potesse controllare in quanto sarebbe arrivato. Ovviamente glielo nego e lui mi dice " me lo neghi perche secondo me non hai mai chiamato il taxi"... Vado via.. non mi sono mai sentita cosi umiliata, in imbarazzo e in preda alla vergogna in tutta la mia vita. Cosa può spingere una persona a comportarsi in questo modo? Grazie per i vostri pareri.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrive è un episodio decisamente spiacevole, e ciò che ha provato è assolutamente legittimo e comprensibile, soprattutto quando ci si trova esposti a una risposta così brusca e svalutante in un contesto intimo. In una situazione come questa è fondamentale riportare l’attenzione su due pilastri centrali di qualsiasi interazione, sessuale e non: il consenso e il rispetto. Il consenso non è un accordo dato una volta per tutte, né qualcosa che vincola a portare a termine un rapporto iniziato. È un processo continuo, che può essere modificato o ritirato in qualsiasi momento, per qualunque ragione e senza necessità di preavviso, sia per un dolore fisico sia per un cambiamento nello stato emotivo. Interrompere un rapporto perché si prova dolore rappresenta un atto di ascolto e tutela di sé, non una mancanza nei confronti dell’altro. Qualsiasi reazione che metta in discussione questo diritto rimanda a una scarsa comprensione dei confini personali e della reciprocità. Il rispetto, strettamente connesso al consenso, riguarda la capacità di riconoscere l’altro come persona e non come mezzo per un proprio bisogno. Anche all’interno di una relazione dichiaratamente “solo fisica”, il rispetto non viene meno: implica saper accogliere un imprevisto, modulare le proprie aspettative e gestire la frustrazione senza colpevolizzare o umiliare l’altro. La reazione descritta, al contrario, sembra indicare una difficoltà a mantenere questo livello minimo di considerazione, trasformando una situazione intima in un’esperienza svalutante. Piuttosto che tollerare l’imprevisto e ricalibrarsi, ha attribuito a lei la responsabilità del proprio stato emotivo, utilizzando modalità accusatorie e poco empatiche.
A partire da quanto accaduto, potrebbe esserle utile prendersi un momento per rielaborare l’esperienza, distinguendo ciò che appartiene all’altro da ciò che riguarda lei. Il modo in cui questa persona ha reagito parla delle sue difficoltà nella gestione delle emozioni e dei limiti, non di lei, che ha esercitato un suo diritto nel momento in cui ha scelto di interrompere il rapporto. Se c’è un aspetto di questa esperienza che può trasformarsi in risorsa, è stata proprio la sua capacità di riconoscere il disagio e proteggersi, fino alla decisione di allontanarsi da una situazione che stava diventando poco rispettosa. Questo rappresenta un indicatore importante di consapevolezza e tutela di sé. Allo stesso tempo, può essere uno spunto per chiarire ancora di più con se stessa quali sono i suoi confini, anche all’interno di relazioni leggere o esclusivamente fisiche. Il consenso, il rispetto e la sicurezza emotiva sono elementi che meritano spazio in qualsiasi tipo di incontro. Se sente che l’episodio ha lasciato in lei un segno particolarmente intenso, potrebbe esserle utile dare spazio a queste emozioni, eventualmente anche in un contesto di ascolto più approfondito.
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