Domande del paziente (70)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Sarebbe utile valutare il grado di fascite al fine di integrare la terapia con tecar che sta attualmente svolgendo con kinesiterapia adatta alla sua patologia. In genere la sola tecar terapia non è spesso... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, dalla risonanza emerge un quadro infiammatorio del ginocchio con versamento articolare e segni di sofferenza del legamento crociato anteriore.
In questi casi è importante correlare il referto...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
In modo diretto: non si “guarisce” in senso definitivo, ma si può controllare molto bene la progressione della patologia.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, senza una valutazione clinica accurata e senza la visualizzazione di almeno un esame strumentale non è possibile fornirle un giudizio clinico certo.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, il Lyrica è un farmaco indicato soprattutto per il dolore neuropatico, non è un antinfiammatorio. Nel caso di ginocchio gonfio e dolorante (più verosimilmente di origine artrosica o infiammatoria),... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, senza una valutazione clinica accurata e senza la visualizzazione di almeno un esame strumentale non è possibile fornirle un giudizio clinico certo.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
il referto descrive un quadro degenerativo iniziale del ginocchio, piuttosto frequente intorno ai 50 anni. In sintesi ci sono segni di iniziale artrosi con assottigliamento e piccole fissurazioni...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, il referto descrive più elementi associati: sofferenza ossea della tibia prossimale, versamento articolare, condropatia e possibile esito di lesione del LCA.
Il dato più rilevante è l’area di...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, nelle fratture costali il trattamento è prevalentemente conservativo e la guarigione avviene spontaneamente nel giro di alcune settimane. La magnetoterapia non è indispensabile in questo tipo... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, in prima battuta è indicata una valutazione ortopedica, soprattutto considerando il quadro di edema osseo sacrale e le protrusioni discali. L’ortopedico può inquadrare correttamente l’origine... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
da quello che descrive si tratta verosimilmente di una tendinopatia inserzionale dell’Achille, già trattata in modo corretto con onde d’urto, plantari e infiltrazione. Il fatto che dopo un...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Le vertigini di origine cervicale sono spesso legate a contrattura muscolare e alterazioni posturali, talvolta influenzate anche da stress.
Nella fase acuta può essere utile iniziare con terapia farmacologica...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno Nadia,
il referto descrive una lesione meniscale laterale associata a un quadro di iniziale artrosi del ginocchio e a una rotula un po’ lateralizzata (che indica una predisposizione biomeccanica...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
Nelle fasi iniziali dopo una frattura dei metatarsi è del tutto normale avere dolore e gonfiore che possono rendere difficile l’utilizzo della scarpa ortopedica.
In presenza di dolore importante...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
La sintomatologia che descrive dopo un intervento di alluce valgo può rientrare, entro certi limiti, nel decorso post-operatorio, ma la presenza di dolore persistente e difficoltà al carico...
Altro
Referto: L'esame RM dimostra la presenza di fenomeni di tendinosi caratterizzati da una disomogeneità
del tratto inserzionale del tendine del muscolo sovraspinato, che presenta spessore modicamente ridotto
in corrispondenza della regione inserzionale per una parziale defibrillazione coinvolgente il versante
articolare delle fibre più anteriori.
Le restanti componenti tendinee costituenti la cuffia dei rotatori presentano spessore conservato ed
aspetto sostanzialmente regolari.
Le componenti muscolari corrispondenti presentano regolare aspetto RM.
Il tendine del capo lungo del bicipite omerale è regolarmente alloggiato nella doccia omonima e presenta
aspetto sostanzialmente conservato; si segnala discreta distensione fluida della guaina di rivestimento.
L'ancora bicipitale appare regolare.
Non si dimostra significativo versamento articolare.
Sono presenti minute immagini ad aspetto similcistico sottocorticali a livello del trochite omerale e della
porzione postero-superiore della componente cefalica omerale.
Nelle condizioni basali dello studio si segnala la presenza di un cercine con aspetto sostanzialmente
regolare.
Si apprezza minima distensione fluida della borsa subacromion-deltoidea.
La componente meta-diafisaria prossimale di omero appare caratterizzata da una diffusa disomogeneità
morfostrutturale, che non coinvolge la componente cefalica omerale meritevole di inquadramento in
ambito ematochimico.
Sono presenti segni di fibroartrosi acromion-claveare, con acromion di tipo I secondo la classificazione di
Bigliani.
Mi devo preoccupare per la disomogeneità? grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
il suo referto descrive un quadro piuttosto frequente nella pratica clinica e, nel complesso, non emergono elementi particolarmente preoccupanti. È presente una tendinosi del sovraspinato con iniziale sofferenza inserzionale, senza rotture complete, associata a una lieve infiammazione della borsa e a segni iniziali di artrosi acromion-claveare: tutte condizioni che possono giustificare dolore alla spalla, soprattutto nei movimenti sopra la testa o sotto sforzo.
Per quanto riguarda la “disomogeneità morfostrutturale” dell’omero prossimale, è importante ridimensionare il significato: nella maggior parte dei casi si tratta di un reperto aspecifico, spesso legato a variazioni della struttura ossea o a condizioni benigne (ad esempio modificazioni del midollo osseo). Il fatto che non coinvolga la testa omerale e che non siano descritte lesioni focali sospette è un elemento rassicurante. La richiesta di eventuale approfondimento ematochimico è una forma di prudenza, non un indice diretto di patologia grave.
In sintesi, il quadro RM è coerente con una sofferenza funzionale della spalla più che con una patologia strutturale severa. La priorità non è tanto preoccuparsi del singolo termine del referto, ma correlare tutto con i sintomi clinici e impostare un percorso adeguato.
Se il dolore è persistente o limita le attività quotidiane o sportive, una valutazione ortopedica mirata consente di inquadrare correttamente il problema e indirizzare il trattamento più appropriato, evitando sia sottovalutazioni sia inutili allarmismi.
Tallonite in esiti di trauma inveterato.
Esame eseguito con acquisizioni multiplanari T1, T2 pesate SE completate con sequenze IR.
Minima alterazione geodica subcorticale all'inserzione calcaneale del tendine d'Achille di 6mm. Minimo edema
subcorticale del versante superiore del calcagno con millimetrica lesione cartilaginea.
Imbibizione del tessuto adiposo peroneo-astragalico laterale con versamento articolare tibio-astragalo-
peroneale.
Minimo versamento fra calcagno e cuboide e fra astragalo e scafoide.
Non lesioni tendinee nel tratto esaminato.
Nei limiti il legamento peroneo-astragalico anteriore; conservato il posteriore e il deltoideo.
Non significativamente ispessita o anomala per intensità di segnale la fascia plantare. Che ne pensate? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, il referto che riporta descrive un quadro nel complesso non grave ma infiammatorio/reattivo, verosimilmente legato agli esiti del trauma. Non emergono lesioni strutturali importanti (tendini e legamenti sono conservati), e questo è un dato molto positivo.
Quello che si evidenzia è soprattutto una sofferenza del calcagno nel punto di inserzione del tendine d’Achille (piccola geode e lieve edema osseo) associata a modesti versamenti articolari e segni di infiammazione dei tessuti circostanti. In pratica, l’osso e le strutture periarticolari stanno ancora “risentendo” del trauma, e questo è perfettamente compatibile con una tallonite persistente.
È importante chiarire un punto: questo tipo di alterazioni, soprattutto l’edema osseo, possono dare dolore anche per diversi mesi e non seguono sempre tempi rapidi di risoluzione, pur in assenza di danni gravi. Non è quindi un quadro da allarmare, ma nemmeno da sottovalutare o gestire in modo generico.
La chiave, in questi casi, è correlare il referto con l’esame clinico: capire esattamente dove si localizza il dolore, come si comporta sotto carico e se prevale una componente inserzionale (tipo Achille) o più articolare. Questo orienta molto la gestione e soprattutto evita trattamenti inefficaci.
In sintesi, il quadro è coerente con una tallonite post-traumatica ancora in fase attiva, ma con strutture integre. Le consiglio una valutazione ortopedica mirata, perché con un inquadramento corretto è possibile impostare un percorso adeguato e accorciare i tempi di recupero, evitando che il problema si cronicizzi.
Salve,il 7 febbraio ho subito una frattura composta al quarto di dito del piede (il vicino del mignolo) con irregolarità della corticale ossea della testa della falange dello stesso dito. Oggi siamo il 6 di aprile quindi sono passati 2 mesi. Sono stato fermo per 3 settimane e da 1 settimana ho ripreso il lavoro. È normale che mi dia fastidio ancora un pochino?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, sì, è assolutamente normale. A distanza di circa due mesi da una frattura composta di una falange del piede, soprattutto a carico delle dita laterali, è frequente avvertire ancora fastidio, una certa sensibilità al carico o durante alcune scarpe e movimenti. Il processo di guarigione ossea avviene in tempi relativamente rapidi, ma i tessuti circostanti (capsula articolare, legamenti, tessuti molli) impiegano più tempo a normalizzarsi, e questo spiega i sintomi residui.
Esame eseguito con RM Siemens Sola ad elevato campo magnetico (1,5 Tesla)
con sequenze TSE T1 e T2, MED T2 e STIR.
Non si rileva significativo versamento articolare.
Verosimile ganglio artrogeno multilobulato sul versante palmare all'altezza
dell'articolazione tra radio e scafoide e più piccolo anche all'altezza del piramidale
sul versante palmare.
Rizoartrosi con edema intraspongioso a livello del trapezio e della metà prossimale
del I metacarpale.
Piccole alterazioni corticali a livello del piramidale, del capitato, dello scafoide, del
semilunare, della base della falange prossimale del II dito ed a livello della testa del
V metacarale.
Assenza di lesioni strutturali ossee a carattere evolutivo.
Apparentemente nella norma il complesso fibrocartilagineo triangolare.
Normalità dei complessi legamentosi del carpo; in particolare risulta nella norma il
legamento scafo-lunato dorsale e volare. Normalità dei legamenti collaterali
metacarpo-falangei ed interfalangei.
Modica tenosinovite a carico degli estensori del II canale del carpo. Non si rilevano
alterazioni di segnale a carico dei tendini flessori e dei restanti estensori
vorrei sapere se con dolore forte e mancata presa gia fatta terapia antinfiammatoria
con artrite posso solo pensare alla risoluzione chirurgica .
grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Dalla risonanza emerge un quadro piuttosto chiaro: non ci sono lesioni gravi o “rotture”, ma è presente una rizoartrosi del pollice (artrosi alla base del pollice) con segni di infiammazione ossea, associata a piccoli gangli e a una lieve sofferenza dei tendini estensori. Questo tipo di quadro è perfettamente compatibile con dolore anche intenso e con difficoltà nella presa, soprattutto nei gesti quotidiani.
Detto questo, arrivare direttamente alla chirurgia è una conclusione un po’ affrettata. Nella pratica clinica, la rizoartrosi – anche quando sintomatica – viene inizialmente gestita con strategie conservative mirate, che non sono tutte uguali e soprattutto devono essere personalizzate sul singolo caso. Il fatto che una generica terapia antinfiammatoria non abbia funzionato non significa automaticamente che il trattamento non chirurgico sia esaurito.
La chirurgia rappresenta sicuramente un’opzione valida, ma è indicata quando il dolore è persistente, invalidante e soprattutto quando le altre opzioni ben condotte non hanno dato beneficio. Inoltre, prima di parlare di intervento, è fondamentale correlare bene i sintomi con l’esame obiettivo: spesso il dolore non dipende da un solo elemento (artrosi, ganglio, tendini), ma da una combinazione di fattori che va inquadrata con precisione.
Il consiglio pratico è di non fermarsi al referto della risonanza ma di effettuare una valutazione specialistica mirata, perché solo con una visita è possibile capire se il suo caso è realmente “da chirurgia” oppure se ci sono ancora margini concreti per un trattamento conservativo efficace. In molti casi si riesce a migliorare sensibilmente la funzione e ridurre il dolore senza intervento, ma serve un inquadramento corretto.
Buongiorno, sono un ragazzo di 24 che pratica palestra come sport e mi trovo in grande difficoltà. Da poco più di un anno ho iniziato a percepire un fastidio nella zona sx del dorso/spalla, che inizialmente ho tralasciato in quanto io ipocondriaco ho pensato fosse uno dei miei soliti fastidi che sarebbe passato. Con il tempo questo fastidio non è passato ed è inoltre sopraggiunto un click anche al gomito sx quando lo contraggo (parte esterna) e un senso di ingrossamento del nervo ulnare sempre durante l'allenamento. Dopo vari esami tra cui diverse ecografie e una rm+tc 3d al gomito n ortopedico specializzato mi ha detto che per la parte dell'ulnare potrebbe essere dato da un piccolo frammento osseo che ha visto grazie alla tc, consigliandomi quindi di fare un operazione a cielo aperto per la parte dell'ulnare e un artroscopia per vedere meglio da cosa proviene il click, dato che dalla rm si vedeva un po di versamento articolare ma che si era riassorbito (ora sono in lista per l'operazione al gomito che spero possa risolvere questo fastidio che mi provoca nell'allenamento, come non riscire bene a coinvolgere il bicipite, ed ho fatto anche una emg che ha dato come esito una "reinnervazione"). Per quanto riguarda il fastidio scapolare, ho fatto solo delle ecografie che hanno dato sempre esiti differenti, come esiti fibrotici nel sottoscapolare una volta, un'altra volta solo un'infiammazione del nervo stesso, e l'ultima più recente delle zone di "distrazione muscolare su trapezio, sovra e sottospinoso. Premetto che questo fastidio non è sorto durante un allenamento e non ho sentito alcun pizzico o altro, semplicemente roteando il braccio dietro la schiena per la mobilitò un giorno mi è comparso, come se fosse proprio un trigger point, che è stato identificato come esito fibrotico pregresso. Sono in una situazione di stallo in quanto continua a persistere, durante tutta la giornata e non mi lascia vivere serenamente la mia quotidianità perchè è sempre lì, ho già fatto qualche tecar e laser ma non è servito e persiste, gli unici momenti di sollievo sono stati quando in occasione di altre infezioni ho dovuto prendere qulche giorno il cortisone, ma poi è tornato, ho passato anche l'estate senza allenarmi durante le terapie ma non è servito, e anzi il fastidio è più presente quando non mi alleno che quando mi alleno. Lunedì avrò un'altra visita ortopedica nella quale chiederò di prescrivere una rmn della spalla da 1,5 tesla per vedere meglio e cercare di levarmi ogni dubbio sulle condizioni di tutta la struttura del distretto in questione, dato che le ecografie non mi hanno mai saputo risolvere la problematica, vorrei avere quindi un parere, questa può essere una soluzione per vederci più chiaramente e riuscire a risolvere questo problema? (non credo di avere tendini, articolazioni o legamenti danneggiati in quanto dalle ecografie ciò non è mai sorto, solo problemi di natura muscolare) inoltre chiedo, può un piccolissimo esito fibrotico potesse dare tutti questi problemi, dato che mi era successo di avere un lieve strappo alla parte dx del dorsale e nemmeno muovevo il braccio, mentre ora posso fare tutto solo che sento perennemente quel punto che tira e non mi da la mobilità massima. Grazie mille a chi risponderà sono in forte difficoltà dato che mi sta fortemente condizionando psicologicamente.
PS: da una lastra che mi ha fatto fare un fisiatra al rachide cervicale era anche emerso: metamaeri in asse, rettilinizzazione della lordosi regionale e l'inizio di inversione in c5, con spazi discali di ampiezza moderatamente e diffusamente ridotta in iniziali note spondilosiche. il fisiatra però mi disse di stare tranquillo e che non fosse niente di grave, ora mi chiedo, potrebbe essere ciò collegato in qualche modo a queste problematiche? dato che avere una muscolatura di supporto credo dovrebbe aiutare quesa condizione piuttosto che causarla, grazie mille ancora a chi potrà rispondere.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Da quello che descrive, il quadro è verosimilmente multifattoriale e va letto “insieme”, non come singoli problemi scollegati. Il gomito, con il sospetto coinvolgimento del nervo ulnare e il click articolare, ha già un inquadramento piuttosto definito e infatti è corretto che sia stato indirizzato verso un eventuale trattamento chirurgico se i sintomi sono persistenti e ben correlati agli esami.
Diverso è il discorso della regione scapolo-dorsale. In questi casi, soprattutto in soggetti giovani che si allenano in palestra, molto spesso il problema non è una lesione strutturale vera e propria (che infatti non emerge agli esami), ma una disfunzione del complesso scapolo-omerale: in pratica un’alterazione del modo in cui scapola, muscoli e colonna lavorano insieme. Questo spiega perché le ecografie risultano variabili e poco conclusive, perché non c’è una “rottura” ma un problema di equilibrio e controllo muscolare. Anche il fatto che il dolore migliori con il cortisone ma poi ritorni e che sia presente anche a riposo va nella stessa direzione.
La risonanza magnetica della spalla è un esame sensato e può aiutare a completare l’inquadramento, soprattutto per escludere definitivamente patologie strutturali, ma difficilmente da sola darà la risposta definitiva se il problema è funzionale. Allo stesso modo, un piccolo esito fibrotico raramente è responsabile da solo di una sintomatologia così persistente e diffusa: più spesso è un “segno” di un adattamento, non la causa principale.
Per quanto riguarda la cervicale, quello che è stato descritto (rettilinizzazione e iniziali segni degenerativi) è un reperto molto comune e nella maggior parte dei casi non è la causa diretta dei sintomi, ma può contribuire a creare un contesto di tensione muscolare e alterata biomeccanica che si riflette sulla spalla e sulla scapola.
Il punto chiave, quindi, non è accumulare altri esami ma fare una valutazione clinica accurata che metta insieme gomito, spalla e rachide, soprattutto dal punto di vista funzionale. Solo così si può capire se il dolore scapolare è realmente indipendente o parte dello stesso problema. Le consiglio di affrontare la visita con questo obiettivo, perché spesso la soluzione non è un singolo trattamento ma un percorso mirato e personalizzato. Se vuole, questo tipo di inquadramento può essere fatto in ambulatorio in modo approfondito, così da darle finalmente una direzione chiara e concreta.