Domande del paziente (86)
Tallonite in esiti di trauma inveterato.
Esame eseguito con acquisizioni multiplanari T1, T2 pesate SE completate con sequenze IR.
Minima alterazione geodica subcorticale all'inserzione calcaneale del tendine d'Achille di 6mm. Minimo edema
subcorticale del versante superiore del calcagno con millimetrica lesione cartilaginea.
Imbibizione del tessuto adiposo peroneo-astragalico laterale con versamento articolare tibio-astragalo-
peroneale.
Minimo versamento fra calcagno e cuboide e fra astragalo e scafoide.
Non lesioni tendinee nel tratto esaminato.
Nei limiti il legamento peroneo-astragalico anteriore; conservato il posteriore e il deltoideo.
Non significativamente ispessita o anomala per intensità di segnale la fascia plantare. Che ne pensate? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, il referto che riporta descrive un quadro nel complesso non grave ma infiammatorio/reattivo, verosimilmente legato agli esiti del trauma. Non emergono lesioni strutturali importanti (tendini e legamenti sono conservati), e questo è un dato molto positivo.
Quello che si evidenzia è soprattutto una sofferenza del calcagno nel punto di inserzione del tendine d’Achille (piccola geode e lieve edema osseo) associata a modesti versamenti articolari e segni di infiammazione dei tessuti circostanti. In pratica, l’osso e le strutture periarticolari stanno ancora “risentendo” del trauma, e questo è perfettamente compatibile con una tallonite persistente.
È importante chiarire un punto: questo tipo di alterazioni, soprattutto l’edema osseo, possono dare dolore anche per diversi mesi e non seguono sempre tempi rapidi di risoluzione, pur in assenza di danni gravi. Non è quindi un quadro da allarmare, ma nemmeno da sottovalutare o gestire in modo generico.
La chiave, in questi casi, è correlare il referto con l’esame clinico: capire esattamente dove si localizza il dolore, come si comporta sotto carico e se prevale una componente inserzionale (tipo Achille) o più articolare. Questo orienta molto la gestione e soprattutto evita trattamenti inefficaci.
In sintesi, il quadro è coerente con una tallonite post-traumatica ancora in fase attiva, ma con strutture integre. Le consiglio una valutazione ortopedica mirata, perché con un inquadramento corretto è possibile impostare un percorso adeguato e accorciare i tempi di recupero, evitando che il problema si cronicizzi.
Salve,il 7 febbraio ho subito una frattura composta al quarto di dito del piede (il vicino del mignolo) con irregolarità della corticale ossea della testa della falange dello stesso dito. Oggi siamo il 6 di aprile quindi sono passati 2 mesi. Sono stato fermo per 3 settimane e da 1 settimana ho ripreso il lavoro. È normale che mi dia fastidio ancora un pochino?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, sì, è assolutamente normale. A distanza di circa due mesi da una frattura composta di una falange del piede, soprattutto a carico delle dita laterali, è frequente avvertire ancora fastidio, una certa sensibilità al carico o durante alcune scarpe e movimenti. Il processo di guarigione ossea avviene in tempi relativamente rapidi, ma i tessuti circostanti (capsula articolare, legamenti, tessuti molli) impiegano più tempo a normalizzarsi, e questo spiega i sintomi residui.
Esame eseguito con RM Siemens Sola ad elevato campo magnetico (1,5 Tesla)
con sequenze TSE T1 e T2, MED T2 e STIR.
Non si rileva significativo versamento articolare.
Verosimile ganglio artrogeno multilobulato sul versante palmare all'altezza
dell'articolazione tra radio e scafoide e più piccolo anche all'altezza del piramidale
sul versante palmare.
Rizoartrosi con edema intraspongioso a livello del trapezio e della metà prossimale
del I metacarpale.
Piccole alterazioni corticali a livello del piramidale, del capitato, dello scafoide, del
semilunare, della base della falange prossimale del II dito ed a livello della testa del
V metacarale.
Assenza di lesioni strutturali ossee a carattere evolutivo.
Apparentemente nella norma il complesso fibrocartilagineo triangolare.
Normalità dei complessi legamentosi del carpo; in particolare risulta nella norma il
legamento scafo-lunato dorsale e volare. Normalità dei legamenti collaterali
metacarpo-falangei ed interfalangei.
Modica tenosinovite a carico degli estensori del II canale del carpo. Non si rilevano
alterazioni di segnale a carico dei tendini flessori e dei restanti estensori
vorrei sapere se con dolore forte e mancata presa gia fatta terapia antinfiammatoria
con artrite posso solo pensare alla risoluzione chirurgica .
grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Dalla risonanza emerge un quadro piuttosto chiaro: non ci sono lesioni gravi o “rotture”, ma è presente una rizoartrosi del pollice (artrosi alla base del pollice) con segni di infiammazione ossea, associata a piccoli gangli e a una lieve sofferenza dei tendini estensori. Questo tipo di quadro è perfettamente compatibile con dolore anche intenso e con difficoltà nella presa, soprattutto nei gesti quotidiani.
Detto questo, arrivare direttamente alla chirurgia è una conclusione un po’ affrettata. Nella pratica clinica, la rizoartrosi – anche quando sintomatica – viene inizialmente gestita con strategie conservative mirate, che non sono tutte uguali e soprattutto devono essere personalizzate sul singolo caso. Il fatto che una generica terapia antinfiammatoria non abbia funzionato non significa automaticamente che il trattamento non chirurgico sia esaurito.
La chirurgia rappresenta sicuramente un’opzione valida, ma è indicata quando il dolore è persistente, invalidante e soprattutto quando le altre opzioni ben condotte non hanno dato beneficio. Inoltre, prima di parlare di intervento, è fondamentale correlare bene i sintomi con l’esame obiettivo: spesso il dolore non dipende da un solo elemento (artrosi, ganglio, tendini), ma da una combinazione di fattori che va inquadrata con precisione.
Il consiglio pratico è di non fermarsi al referto della risonanza ma di effettuare una valutazione specialistica mirata, perché solo con una visita è possibile capire se il suo caso è realmente “da chirurgia” oppure se ci sono ancora margini concreti per un trattamento conservativo efficace. In molti casi si riesce a migliorare sensibilmente la funzione e ridurre il dolore senza intervento, ma serve un inquadramento corretto.
Buongiorno, sono un ragazzo di 24 che pratica palestra come sport e mi trovo in grande difficoltà. Da poco più di un anno ho iniziato a percepire un fastidio nella zona sx del dorso/spalla, che inizialmente ho tralasciato in quanto io ipocondriaco ho pensato fosse uno dei miei soliti fastidi che sarebbe passato. Con il tempo questo fastidio non è passato ed è inoltre sopraggiunto un click anche al gomito sx quando lo contraggo (parte esterna) e un senso di ingrossamento del nervo ulnare sempre durante l'allenamento. Dopo vari esami tra cui diverse ecografie e una rm+tc 3d al gomito n ortopedico specializzato mi ha detto che per la parte dell'ulnare potrebbe essere dato da un piccolo frammento osseo che ha visto grazie alla tc, consigliandomi quindi di fare un operazione a cielo aperto per la parte dell'ulnare e un artroscopia per vedere meglio da cosa proviene il click, dato che dalla rm si vedeva un po di versamento articolare ma che si era riassorbito (ora sono in lista per l'operazione al gomito che spero possa risolvere questo fastidio che mi provoca nell'allenamento, come non riscire bene a coinvolgere il bicipite, ed ho fatto anche una emg che ha dato come esito una "reinnervazione"). Per quanto riguarda il fastidio scapolare, ho fatto solo delle ecografie che hanno dato sempre esiti differenti, come esiti fibrotici nel sottoscapolare una volta, un'altra volta solo un'infiammazione del nervo stesso, e l'ultima più recente delle zone di "distrazione muscolare su trapezio, sovra e sottospinoso. Premetto che questo fastidio non è sorto durante un allenamento e non ho sentito alcun pizzico o altro, semplicemente roteando il braccio dietro la schiena per la mobilitò un giorno mi è comparso, come se fosse proprio un trigger point, che è stato identificato come esito fibrotico pregresso. Sono in una situazione di stallo in quanto continua a persistere, durante tutta la giornata e non mi lascia vivere serenamente la mia quotidianità perchè è sempre lì, ho già fatto qualche tecar e laser ma non è servito e persiste, gli unici momenti di sollievo sono stati quando in occasione di altre infezioni ho dovuto prendere qulche giorno il cortisone, ma poi è tornato, ho passato anche l'estate senza allenarmi durante le terapie ma non è servito, e anzi il fastidio è più presente quando non mi alleno che quando mi alleno. Lunedì avrò un'altra visita ortopedica nella quale chiederò di prescrivere una rmn della spalla da 1,5 tesla per vedere meglio e cercare di levarmi ogni dubbio sulle condizioni di tutta la struttura del distretto in questione, dato che le ecografie non mi hanno mai saputo risolvere la problematica, vorrei avere quindi un parere, questa può essere una soluzione per vederci più chiaramente e riuscire a risolvere questo problema? (non credo di avere tendini, articolazioni o legamenti danneggiati in quanto dalle ecografie ciò non è mai sorto, solo problemi di natura muscolare) inoltre chiedo, può un piccolissimo esito fibrotico potesse dare tutti questi problemi, dato che mi era successo di avere un lieve strappo alla parte dx del dorsale e nemmeno muovevo il braccio, mentre ora posso fare tutto solo che sento perennemente quel punto che tira e non mi da la mobilità massima. Grazie mille a chi risponderà sono in forte difficoltà dato che mi sta fortemente condizionando psicologicamente.
PS: da una lastra che mi ha fatto fare un fisiatra al rachide cervicale era anche emerso: metamaeri in asse, rettilinizzazione della lordosi regionale e l'inizio di inversione in c5, con spazi discali di ampiezza moderatamente e diffusamente ridotta in iniziali note spondilosiche. il fisiatra però mi disse di stare tranquillo e che non fosse niente di grave, ora mi chiedo, potrebbe essere ciò collegato in qualche modo a queste problematiche? dato che avere una muscolatura di supporto credo dovrebbe aiutare quesa condizione piuttosto che causarla, grazie mille ancora a chi potrà rispondere.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Da quello che descrive, il quadro è verosimilmente multifattoriale e va letto “insieme”, non come singoli problemi scollegati. Il gomito, con il sospetto coinvolgimento del nervo ulnare e il click articolare, ha già un inquadramento piuttosto definito e infatti è corretto che sia stato indirizzato verso un eventuale trattamento chirurgico se i sintomi sono persistenti e ben correlati agli esami.
Diverso è il discorso della regione scapolo-dorsale. In questi casi, soprattutto in soggetti giovani che si allenano in palestra, molto spesso il problema non è una lesione strutturale vera e propria (che infatti non emerge agli esami), ma una disfunzione del complesso scapolo-omerale: in pratica un’alterazione del modo in cui scapola, muscoli e colonna lavorano insieme. Questo spiega perché le ecografie risultano variabili e poco conclusive, perché non c’è una “rottura” ma un problema di equilibrio e controllo muscolare. Anche il fatto che il dolore migliori con il cortisone ma poi ritorni e che sia presente anche a riposo va nella stessa direzione.
La risonanza magnetica della spalla è un esame sensato e può aiutare a completare l’inquadramento, soprattutto per escludere definitivamente patologie strutturali, ma difficilmente da sola darà la risposta definitiva se il problema è funzionale. Allo stesso modo, un piccolo esito fibrotico raramente è responsabile da solo di una sintomatologia così persistente e diffusa: più spesso è un “segno” di un adattamento, non la causa principale.
Per quanto riguarda la cervicale, quello che è stato descritto (rettilinizzazione e iniziali segni degenerativi) è un reperto molto comune e nella maggior parte dei casi non è la causa diretta dei sintomi, ma può contribuire a creare un contesto di tensione muscolare e alterata biomeccanica che si riflette sulla spalla e sulla scapola.
Il punto chiave, quindi, non è accumulare altri esami ma fare una valutazione clinica accurata che metta insieme gomito, spalla e rachide, soprattutto dal punto di vista funzionale. Solo così si può capire se il dolore scapolare è realmente indipendente o parte dello stesso problema. Le consiglio di affrontare la visita con questo obiettivo, perché spesso la soluzione non è un singolo trattamento ma un percorso mirato e personalizzato. Se vuole, questo tipo di inquadramento può essere fatto in ambulatorio in modo approfondito, così da darle finalmente una direzione chiara e concreta.
Buongiorno,cercavo un parere da un ortopedico ...
Mio figlio,10 anni ,nel giro di sei mesi ha subito una seconda frattura,in seguito ad una semplice caduta.Vorrei chiedere è necessario fare delle indagini per constatare la salute delle ossa e cosa fare per rinfonzarle? grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, due fratture in sei mesi in un bambino di 10 anni meritano sicuramente un approfondimento, anche se molto dipende dal tipo di caduta, dalla sede delle fratture e dall’energia del trauma. Non significa automaticamente che ci sia una patologia dell’osso, ma è corretto verificare che non vi siano fattori predisponenti come deficit di vitamina D, alterazioni del metabolismo calcio-fosforo, problemi endocrinologici o altre condizioni che possano ridurre la resistenza scheletrica. Le consiglierei quindi una valutazione ortopedica pediatrica, portando radiografie e referti delle due fratture, così da capire se il meccanismo traumatico è congruo con il danno riportato e se impostare eventuali esami ematochimici o ulteriori accertamenti. Per “rinforzare” le ossa, in generale, sono importanti alimentazione adeguata, corretti livelli di vitamina D, attività fisica regolare e sicura, ma prima di integrare o fare terapie è meglio inquadrare bene il caso. Una visita mirata può aiutarvi a distinguere una semplice coincidenza traumatica da una situazione che richiede un percorso specifico.
Buongiorno,da circa un mese soffro di ernia cervicale,da risonanza su C6 e C7 ed è risultata espulsa.le prime 2 settimane di trattamento di cortisone hanno limato il dolore atroce anche se permane dolore al braccio e formicolio su indice mano sx.settimana scorsa ho anche effettuato puntura con rx giudata su zona interessata senza aver nessun beneficio.nessun deficit motorio ma rimane dolore al braccio piu o meno forte e mano/dito con formicolio.io vorrei tanto evitare intervento ma non sò piú che pratica conservativa tentare.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, un’ernia cervicale espulsa C6-C7 può dare una cervicobrachialgia importante, con dolore irradiato al braccio e formicolio alle dita, spesso per irritazione/compressione della radice nervosa. Il fatto che non siano presenti deficit motori è un elemento favorevole e, in molti casi, consente di proseguire inizialmente con un approccio conservativo, purché il quadro sia monitorato con attenzione. Va però considerato che il recupero neurologico e la riduzione del dolore non sempre sono immediati: anche dopo terapia farmacologica o infiltrativa può essere necessario del tempo prima di osservare un beneficio stabile. Detto questo, se il dolore resta molto intenso, invalidante, resistente alle terapie, oppure dovessero comparire perdita di forza, difficoltà nei movimenti fini della mano o peggioramento progressivo dei sintomi, diventa indispensabile una rivalutazione specialistica neurochirurgica/ortopedica della colonna. Non significa automaticamente dover operare, ma serve capire bene quanto l’ernia stia comprimendo la radice, se vi siano margini reali per continuare con trattamento conservativo e quale percorso sia più sicuro. Le consiglio quindi una visita con visione diretta della risonanza e valutazione neurologica clinica: in questi casi la scelta corretta non si fa solo sul referto, ma sull’associazione tra immagini, dolore, sensibilità e forza.
Gentili medici vi sottopongo la mia condizione che ormai da tempo mi sta condizionando la vita e mi sta portando anche ad una leggera depressione.
Sono una giovane donna di 42 anni, peso 52 kg e sono alta 1,71 m.
Tutto comincia a fine maggio dellanno scorso, quando rientrata da una serata dove avevo indossato delle Vans, notai un piccolo gonfiore dorsale vicino alle tre teste metatarsali, alla base delle dita per intenderci.
Il giorno dopo il gonfiore era completamente sparito e ho ripreso a mettere le scarpe che solitamente porto, sneakers o mocassini.
Ai primi di giugno, dopo una lunga camminata con delle scarpe ahimè non adatte, mi sono procurata una tendinite del primo raggio, ho gestito la fase acuta con fisioterapia e antinfiammatori, erano comparse anche tre piccole cisti gangliari peritendine lungo il primo raggio sul dorso del piede, che ancora ci sono.
Superata la fase acuta mi rimane questa sintomatologia: la zona metatarsale è leggermente più imbottita rispetto all'altro piede, con la scarpa e con il carico si forma un edema nella zona metatarsale che nelle giornate peggiori coinvolge anche le dita, non sale mai sul collo del piede o sulla caviglia.
Ho eseguito tutti gli esami possibili e immaginabili, due risonanze magnetiche, lastre in carico e scarico, due eco-color-doppler, una linfoangiorisonanza, esami del sangue completi anche per fattore reumatoide, tutti gli esami sono risultati negativi, hanno rilevato solo una modesta imbibizione dei tessuti molli dellavampiede intermetatarsali.
Non ho dolore nel passo, avverto solo un dolore sordo alla digitopressione del secondo e terzo metatarso.
Alla luce di tutti questi esami negativi mi sono rivolta a un bravo podologo che mi ha diagnosticato alluce valgo-rigido con metatarsalgia da trasferimento sul secondo e terzo raggio, mi sta confezionando dei plantari personalizzati che spero davvero mi possano aiutare.
La sua diagnosi è stata confermata anche da due ortopedici.
Ogni tanto soprattutto la sera sento una sensazione di calore/bruciore nella zona metatarsale e nelle dita, e toccando la zona la sento un po calda, la pelle risulta un po più rossa rispetto all'altro piede.
Preciso che quando la zona si gonfia, con l'elevazione della gamba, il ghiaccio e un leggero massaggio il gonfiore regredisce abbastanza rapidamente.
Ho provato a fare anche un paio di infiltrazioni di cortisone che però non mi hanno dato sollievo.
Al mattino la zona è abbastanza sgonfia ma la sento un po rigida.
Nei due mesi passati ho fatto anche dei cicli di fisioterapia con laser e onde d'urto che però purtroppo non sono state di grande aiuto.
Quello che posso notare visivamente chiudendo le dita del piede è che le teste metatarsali del secondo e terzo dito sono molto più sporgenti di come non fossero prima.
Vi prego se potete di aiutarmi, sono veramente disperata e ho paura di avere qualcosa di più grave e di sistemico.
Ho tanta paura di non riuscire a risolvere e di essere condannata a vivere così.
Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, capisco bene la sua preoccupazione, soprattutto perché il disturbo è persistente e sta impattando molto sulla qualità di vita. Da quanto descrive, però, il fatto che abbia già eseguito RM, radiografie, ecocolordoppler, linfoangiorisonanza ed esami ematici senza evidenza di patologie significative è un elemento rassicurante rispetto al timore di una malattia sistemica o “grave”. Il quadro sembra più compatibile con un problema meccanico dell’avampiede: alluce valgo/rigido, alterato appoggio del primo raggio e sovraccarico del secondo-terzo metatarso possono effettivamente determinare metatarsalgia da trasferimento, irritazione dei tessuti molli, modesto edema locale e sensazioni di calore o bruciore, soprattutto dopo carico prolungato o calzature non idonee. Il fatto che il gonfiore migliori con scarico, elevazione e ghiaccio va nella stessa direzione. Il plantare personalizzato è quindi un passaggio sensato, ma va valutato dopo un adeguato periodo di utilizzo e spesso richiede piccoli aggiustamenti progressivi. Se il problema persiste, è utile una rivalutazione ortopedica mirata sul piede, portando tutte le immagini, per verificare clinicamente l’appoggio, la mobilità del primo raggio, l’eventuale rigidità dell’alluce e il reale sovraccarico metatarsale. Non parlerei di condanna né di situazione irrisolvibile: va semplicemente inquadrata in modo molto pratico e personalizzato, perché nell’avampiede anche piccoli squilibri biomeccanici possono dare sintomi molto fastidiosi.
Innanzitutto ringrazio in anticipo chiunque avrà la pazienza di leggere per intero questo papello.
Ho 44 anni, sono alto 183 cm per una settantina di kg, e già da diverso tempo mi trovo in un vortice di problemi fisici che stanno pesantemente condizionando la mia vita. Ho sempre avuto a che fare con infortuni vari, ma ogni volta la causa scatenante era facilmente individuabile: ginocchio destro (tendine rotuleo, collaterale laterale, zampa d'oca) distrutto a calcio, gomito destro (epicondilite) in palestra, collo (frattura del dente dell'epistrofeo) a seguito di un incidente in scooter quando avevo 18 anni. Tutte problematiche che però mi sono trascinato dietro in età adulta con relativa cronicizzazione dell'infiammazione e quindi del dolore, complice il fatto che molte di esse sono state trattate con un po' di superficialità (infiltrazioni di cortisone anche quando non era il caso).
Nell'aprile del 2023, a seguito di una semplice torsione (mi stavo infilando un paio di pantaloni), avverto un forte dolore alla parte interna del ginocchio sinistro, tanto da limitarne la flessione a soli 90°: la Risonanza Magnetica dirà che si tratta di una "alterazione del segnale nel corno posteriore del menisco mediale". Poche settimane dopo, ho iniziato ad avvertire un dolore acuto al tricipite brachiale sinistro dopo essermi... stiracchiato. Nello stesso periodo, un'altra acrobazia mortale (mi sono alzato dal letto) mi ha provocato una fitta intensa al gomito sinistro: anche in questo caso ho eseguito una RM che ha evidenziato "isointensità del segnale da tendinosi per epicondilite mediale", più una modesta tendinosi del tendine comune degli estensori. Quella che, da sempre, era stata la mia parte "forte", ovvero la sinistra, aveva ceduto di botto.
Ho subito osservato un periodo di riposo, con borse del ghiaccio diverse volte al giorno. L'ortopedico ha consigliato in primis un ciclo di Medrol (per una ventina di giorni); poi, per il ginocchio, una prima infiltrazione antinfiammatoria (Depomedrol e Lidocaina) che ha generato una forte reazione dolorosa; sono seguite altre tre infiltrazioni, stavolta di acido ialuronico, a distanza di circa 3 settimane l'una dall'altra, che non hanno migliorato di molto la situazione. Si era ipotizzata anche l'eventualità di un intervento artroscopico (meniscectomia), da me poi declinata a causa del sopraggiungere di altre problematiche.
Nel frattempo ho deciso di riprendere un po' di attività fisica. Niente di troppo complicato: stretching mirato, cyclette, pesi leggerissimi (1-1,5 kg) e camminate a passo sostenuto (manco a dirlo, correre è diventato impossibile). Tengo a precisare che, per mia natura, non sono uno sprovveduto e sto attentissimo a tecnica e fluidità di movimento. Ginocchio e gomito sinistro continuavano a dolere, ma per qualche mese tutto è sembrato procedere senza intoppi... finché, nell'agosto del 2024, la bella novella: interruzione delle fibre superficiali del ventre muscolare del soleo del polpaccio destro, con modesta raccolta ematico-edematosa intralesione. Dolore intensissimo, difficoltà a camminare, umore sotto le scarpe.
Segue l'ennesimo periodo di riposo, con ghiaccio, antinfiammatori per via orale (questi ultimi li devo sempre dosare con parsimonia, perché soffro anche di esofagite gastrica causata da un'infezione da Helicobacter) e le fondamentali ciabatte "con un po' di tacco" come da prescrizione ortopedica. Nel novembre dello stesso anno, si aggiungono delle fastidiose fitte a entrambi i polsi, da ambo i lati (localizzate "sotto" il pollice e "sotto" il mignolo) e "un versamento infiammatorio infiltrante le fibre tendinee d'origine degli adduttori, con loro ispessimento e disomogeneità"... insomma, pubalgia all'adduttore sinistro. Stavolta decido di rivolgermi a un fisiatra, che mi consiglia 10 sedute di Tecar per il polpaccio e 10 sedute di TENS per l'adduttore, che svolgo nel gennaio 2025, più un ciclo di Gladio 10mg. Nel frattempo eseguo anche un'ecocolordoppler (arterioso arti inferiori; venoso arti inferiori) per scongiurare complicanze. Non sto a specificare che i benefici della terapia saranno pressocché nulli.
Durante la fisioterapia il polpaccio sinistro, che evidentemente s'era preso invidia, ha deciso di colmare il divario col fratellino: pure lui "interruzione delle fibre superficiali del terzo inferiore del soleo, sotto il ventre muscolare del gemello mediale, con raccolta ematico-edematosa intralesione, per lesione distrattiva di I grado". Praticamente nello STESSO, IDENTICO PUNTO.
Nei mesi successivi ho applicato su polpacci, adduttore, polsi e, saltuariamente, gomiti dosi industriali di Dicloreum 3% prima, artiglio del diavolo 90% poi. Su consiglio del mio medico di famiglia, nel marzo del 2025 ho deciso di affidarmi a un reumatologo, casomai queste problematiche derivassero da una causa reumatologica comune. Ho fatto tutte le analisi del caso, e a parte una carenza di vitamina D (che sto trattando con Dibase gocce da ormai un anno), non è emerso alcun segno di artrite. L'unico consiglio che mi son portato a casa è stato quello di riprendere l'attività fisica.
A luglio cerco di riattivarmi un po', ma devo quasi immediatamente sospendere per un fortissimo dolore al collo; a causa dell'incidente in scooter ho sempre avuto episodi di torcicollo, ma mai invalidanti come in quest'ultimo caso: sono rimasto "bloccato" per settimane e ancora oggi non ho riacquistato una piena mobilità. Contatto un altro ortopedico che mi prescrivere le RX di rito. Mi fa inoltre notare che le lesioni ai polpacci potrebbero derivare dai crampi notturni, e in effetti io ne ho sempre sofferto fin da bambino (ricordo bene che la prima lesione, al polpaccio destro, è seguita a un crampo notturno avvenuto pochi giorni prima), mentre la pubalgia non riesce a spiegarsela. Mi prescrive degli integratori da prendere per 3 mesi (Milesax e Tendisulfur), ma nel frattempo, visto che ormai sono un centro commerciale per infiammazioni, anche l'adduttore destro ha deciso di unirsi alla compagnia.
Nell'ultimo periodo (più o meno da novembre) ho ripreso ad allenarmi a casa tre volte a settimana (sempre in maniera controllata e con pesi leggeri), evitando le camminate troppo pesanti. Per quanto i dolori permanessero e nessuna (NESSUNA) delle problematiche di cui sopra si fosse risolta, sembrava che le cose stessero andando un pochino meglio (più forza, più costanza, migliore sopportazione). Addirittura, forse grazie ad alcuni esercizi specifici trovati online, sono riuscito a riprendere in mano un joypad, visto che da più di un anno i polsi mi dolevano semplicemente lavandomi i denti. Finché una settimana fa, durante una breve passeggiata, non ho avvertito di nuovo una fitta acuta al polpaccio sinistro, seguita pochi giorni dopo da un indolenzimento sospetto anche al destro, e stavolta nessun crampo notturno che facesse da avvisaglia.
Ed eccomi qua. Ormai da anni ho difficoltà anche solo a camminare, a salire in auto, a mettermi a letto, ad aprire una bottiglia, e non so il perché. Convivo con un corpo che non fa altro che boicottarmi e che non guarisce, nonostante tutte le accortezze e nonostante io segua a menadito le terapie e i consigli che mi vengono suggeriti. Ogni gesto, anche il più banale, dev'essere pensato e ponderato, perché la facilità con cui mi faccio male è disarmante. Inoltre non mi spiego questa assurda bilateralità delle infiammazioni (polsi, gomiti, polpacci, adduttori). Se ho scritto tutto questo è nella speranza di trovare un'indicazione, anche minima, su cosa mi stia succedendo, o su quale percorso intraprendere per migliorare. La simultaneità di tutti questi dolori sta avendo un effetto devastante sulla qualità della mia vita, e nonostante un'enormità di visite, analisi, medicinali e soldi spesi finisco sempre per tornare punto e a capo, ma ogni volta con un carico in più. Non so sinceramente come uscirne.
PS. A titolo informativo: non faccio un lavoro usurante, anzi, sto prevalentemente seduto; non fumo, non bevo alcol, cerco sempre di mantenere un regime alimentare vario (tanta frutta e tanta verdura) e mi idrato continuamente; dormo aiutandomi con cuscini sotto le ginocchia e sotto i gomiti, per evitare che il dolore notturno diventi ingestibile; assumo l'antistaminico (kestine) a giorni alterni dal 2016, per una forma di orticaria cronica insorta dopo aver contratto la mononucleosi.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, capisco perfettamente la frustrazione: quando i disturbi diventano multipli, bilaterali e ricorrenti, il problema non è più “il singolo tendine” o “il singolo menisco”, ma va inquadrato il paziente nel suo insieme. Da quello che descrive sembrano coesistere più quadri di tipo tendinopatico/distrattivo, con episodi muscolari ricorrenti, dolori inserzionali e una difficoltà di recupero superiore all’atteso. Il fatto che gli accertamenti reumatologici siano risultati negativi è rassicurante, ma non esclude la necessità di una valutazione ortopedica e fisiatrica molto strutturata, possibilmente con revisione completa degli esami già eseguiti, valutazione clinica della postura, della forza, della mobilità articolare, del rachide cervicale/lombare, dell’appoggio, del tono muscolare e del pattern di carico. In questi casi, più che inseguire ogni volta la singola infiammazione con terapie locali o fisiche, è fondamentale costruire una diagnosi funzionale: capire cioè perché il sistema muscolo-tendineo va incontro a sovraccarico anche con gesti apparentemente banali. Possono entrare in gioco decondizionamento progressivo, alterazioni biomeccaniche, rigidità, compensi posturali, crampi ricorrenti, deficit di forza eccentrica, alterazioni metaboliche/carenziali o un programma di recupero non adeguatamente calibrato sulla sua soglia reale di tolleranza. Il consiglio è di raccogliere tutti gli esami in ordine cronologico e sottoporsi a una visita specialistica “di sintesi”, non orientata solo al ginocchio o al gomito, ma al quadro globale, per impostare un percorso progressivo, misurabile e realistico di recupero. Non parlerei necessariamente di una situazione “grave”, ma sicuramente di una condizione complessa che merita un inquadramento diretto e non frammentato. Una visita ambulatoriale approfondita sarebbe il passaggio più utile per mettere ordine nel quadro e definire una strategia concreta, evitando ulteriori trattamenti a tentativi.
Ho fatto oggi un'infiltrazione al ginocchio di Cingal e dopo qualche ora si è gonfiato e fa male. È normale? Tanta fatica a camminare! Il mio medico mi ha dato anche amoxicilina per 2 giorni. Grazie
Sara
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera Sara, dopo un’infiltrazione al ginocchio può comparire nelle prime ore una reazione locale con aumento del dolore, senso di tensione, gonfiore e difficoltà nel carico: in molti casi si tratta di una risposta infiammatoria transitoria all’infiltrazione o alla distensione articolare, soprattutto se il ginocchio era già irritato. Detto questo, è importante non sottovalutare il quadro: se il dolore è molto intenso, il gonfiore aumenta rapidamente, il ginocchio diventa caldo e arrossato, compare febbre o la difficoltà a camminare è marcata, è opportuno farsi rivalutare con urgenza dal medico che ha eseguito la procedura o da un ortopedico, per escludere complicanze più rare ma da intercettare tempestivamente, come una reazione infiammatoria importante o un’infezione articolare. L’antibiotico le è stato verosimilmente prescritto a scopo prudenziale, ma la decisione corretta dipende sempre dall’esame clinico diretto. Le consiglio quindi di monitorare strettamente l’evoluzione nelle prossime ore e, se i sintomi non migliorano o peggiorano, di programmare una valutazione ortopedica quanto prima.
Buonasera ,vorrei porgere un quesito ..ho fatto un ecografia e vorrei dei chiarimenti cosa significa il referto che mi e stato diagnosticato e quanto e grave,al momento ho fatto 20 seduti di ultrasuoni e fisioterapia ,ma ho ancora il braccio molto dolorante,ed ho iniziato da oggi le onde d urto mi hanno detto che ne dovrò fare almeno 4 o 5 seduto nell arco di circa 40 giorni !! Riscrivo il risultato dell ecografia: DISONOGENEA IPOECOGENICITA' DEL TENDINE COMUNE DEGLI ESTENSORI CON PREVALENZA A LIVELLO DELL' INSERZIONE OMERALE OVE APPARE ISPESSITO E DOVE SEMBRANO APPREZZARSI MICROCALCIFICAZIONI COME FER FENOMENI REATTIVI A TIPO EPICONDILITE . SOSTANZIALMENTE NEI LIMITI LE COMPONENTI TENDINEE DELLA REGIONE IN ESAME.LIEVE VERSAMENTO INTRARTICOLARE SENZA EVIDENTI PATOLOGICHE DISTENSIONI BURSALI... Il fisiatra mi ha detto che se dopo le 5 sedute di onde d urto la situazione non cambierà ,Purtroppo si dovrà Intervenire chirurgicamente....premetto che tutto questo ha avuto origine in fabbrica mentre facevo il dosista per impasti ( il gomito mi faceva male ma ho continuato a lavorare) mentre sollevavo un sacco di cacao di 25 kg.....purtroppo ero con contratto a tempo determinato,e alla scadenza del contratto il 28 febbraio non me l ho hanno neanche rinnovato ...ho sempre fatto il pizzaiolo per 25 anni ,sempre tutto ok...ho lavorato in questa fabbrica di impasti alimentari ,mi sono rovinato un braccio....ho già effettuato 20 sedute di ultrasuoni tramite ospedale ,mandato dall Inail per visita fisiatra,più 5 infiltrazioni di ozono e qualcuna di cortisone.....ora siamo passati al ciclo onde d urto ,non so più che fare....in sostanza che cosa ho perché il braccio non guarisce??? Mi avevano parlato di qualche mese oramai sono tre mesi e si prospetta il quarto se tutti va bene,con rischio di intervento chirurgico finale.... Grazie a chi mi risponderà
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, Il fatto che il dolore persista da tre mesi non è purtroppo raro: l’epicondilite può essere molto fastidiosa, lenta nella guarigione e spesso peggiora se il braccio continua a essere sollecitato con presa, sollevamento pesi, torsioni del polso o movimenti ripetitivi, come può accadere in ambito lavorativo. Le onde d’urto possono essere una strada corretta nei quadri resistenti, ma vanno inserite in un percorso ben coordinato, perché non sempre “più terapie” significa migliore risultato: è fondamentale valutare clinicamente il gomito, capire se il dolore viene davvero solo dall’epicondilo o se ci sono anche coinvolgimenti articolari, cervicali o nervosi, e impostare un programma mirato di recupero funzionale, gestione dei carichi e protezione nelle attività. L’intervento chirurgico esiste, ma in genere rappresenta una soluzione da considerare solo nei casi selezionati e realmente resistenti dopo adeguato trattamento conservativo protratto nel tempo; quindi non lo darei per scontato solo perché dopo poche settimane di terapie il dolore non è ancora passato. Le consiglio una valutazione ortopedica dedicata, portando ecografia, documentazione INAIL e terapie già eseguite, così da inquadrare bene la situazione, definire la reale gravità del quadro e decidere il percorso più appropriato senza procedere “a tentativi”.
Buongiorno, ho una piccola cisti artrogena nel dorso del polso, dove piega, troppo piccola e i chirurghi mi hanno detto che non è da operare (circa 1cm), però siccome è dolorosa volevo chiedere se infiltrazioni intrarticolari di acido ialuronico possono aiutarmi a diminuire il dolore, grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
L’acido ialuronico intrarticolare non rappresenta in genere il trattamento specifico della cisti in sé: può avere un razionale in alcune condizioni articolari degenerative o infiammatorie, ma non è detto che sia efficace se il dolore dipende direttamente dalla cisti o da una sofferenza capsulo-legamentosa associata. Prima di procedere con infiltrazioni, sarebbe opportuno capire bene l’origine del dolore, valutando clinicamente il polso e visionando eventuale ecografia o risonanza, perché in alcuni casi può essere indicato un trattamento conservativo mirato, in altri l’aspirazione/infiltrazione della cisti, e solo in casi selezionati un trattamento chirurgico. Le consiglio quindi una valutazione ortopedica dedicata al polso/mano, così da impostare il percorso più corretto ed evitare procedure poco utili o non mirate.
Buonasera
Da circa tre mesi sono stato operato di protesi totale al ginocchio dx, la zona dell’intervento non duole quasi più ho una estensione completa e una flessione che arriva quasi a 45 gradi, attualmente ho dei dolori nella parte posteriori tra ginocchio e polpaccio che diminuisce camminando ma che aumenta dopo una breve pausa e ricomincio a camminare e’ normale? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, a circa tre mesi da una protesi totale di ginocchio può essere ancora presente una certa dolorabilità posteriore, legata a rigidità, tensione capsulo-muscolare, tendini posteriori o adattamento del polpaccio alla nuova meccanica del ginocchio. Tuttavia, una flessione di circa 45 gradi a tre mesi è francamente ridotta rispetto a quanto ci si aspetta nel normale recupero post-operatorio e merita una rivalutazione ortopedica abbastanza sollecita, perché potrebbe esserci una rigidità articolare importante da inquadrare e trattare correttamente. Anche il dolore tra ginocchio e polpaccio va valutato clinicamente, soprattutto se associato a gonfiore del polpaccio, calore, arrossamento, dolore importante alla compressione o fiato corto, perché in quel caso è necessario escludere problematiche vascolari come una trombosi venosa. Le consiglio quindi di non considerarlo semplicemente “normale” e di programmare un controllo con il chirurgo o con un ortopedico, portando eventuali radiografie recenti e il programma riabilitativo svolto finora, così da capire se il dolore sia di origine muscolo-tendinea, articolare o vascolare e soprattutto come recuperare in modo adeguato la mobilità del ginocchio.
Buongiorno sono un papà molto preoccupato in quanto mio figlio di 23 anni da circa tre anni lamenta dolori al collo abbastanza frequenti ( ultimamente ogni 20/25 giorni) . Crediamo che tutto sia iniziato dopo una banale caduta in scooter in quanto il giorno dopo avvertiva un forte dolore ma al pronto soccorso dopo aver fatto una lastra non rilevavano nulla di preoccupante se non un probabile trauma dato dalla caduta curato con collarino x qualche giorno e antidolorifici.Però da quel giorno ha appunto dolori ricorrenti... chiedo a chi possa rispondermi quale può essere la natura del problema...aggiungo anche che assumendo muscoril in questi giorni quando ha dolore lui ritiene di stare meglio... grazie...un papà in pensiero.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, capisco la preoccupazione. In un ragazzo giovane, dopo una caduta con radiografie negative, dolori cervicali ricorrenti anche a distanza di tempo possono dipendere da diverse cause, spesso non “pericolose” ma comunque fastidiose: contratture muscolari recidivanti, alterazioni posturali, rigidità del rachide cervicale, esiti di trauma distorsivo cervicale, oppure più raramente problematiche discali o irritative che con la semplice radiografia non si vedono. Il fatto che migliori con un miorilassante può far pensare a una componente muscolo-contratturale, ma non basta per fare diagnosi né per impostare una gestione corretta, soprattutto se gli episodi si ripetono ogni 20-25 giorni da anni. Sarebbe opportuno eseguire una visita ortopedica o fisiatrica per valutare mobilità del collo, contratture, postura, eventuali segni neurologici a carico degli arti superiori e capire se sia indicato un percorso fisioterapico mirato o eventuali accertamenti di secondo livello, come una risonanza cervicale. Consiglierei di non limitarsi a trattare ogni episodio “al bisogno”, perché il rischio è spegnere temporaneamente il sintomo senza risolvere il meccanismo che lo fa tornare. Una valutazione specialistica ambulatoriale può aiutare a inquadrare bene il problema e impostare un percorso più efficace e sicuro.
Ciao dottore il ,5 maggio sono rimasta bloccata con la schiena mi faceva anche male il nervo scatico ho fatto le punture da 5 fino a 8 maggio. Oggi è 19 maggio e ancora ho ancora male alla schiena alla parte lombare. Cosa mi consigli? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, dopo un episodio acuto di lombalgia con possibile interessamento sciatico non è raro che il dolore lombare persista anche per alcune settimane, soprattutto se c’è stata una contrattura importante o una sofferenza disco-radicolare. Il fatto che il dolore sia ancora presente dopo le punture non significa necessariamente qualcosa di grave, ma merita una rivalutazione clinica, soprattutto per capire se si tratta di semplice lombalgia meccanica, sciatalgia residua o irritazione di una radice nervosa. Le consiglio di evitare sforzi, sollevamenti e posture mantenute a lungo, ma anche di non restare completamente immobile, perché spesso il movimento controllato aiuta il recupero. Sarebbe opportuno eseguire una visita ortopedica o fisiatrica per valutare mobilità, forza, sensibilità e riflessi; in base all’esame clinico si potrà decidere se proseguire con terapia conservativa, fisioterapia mirata o eventuali accertamenti come RM lombosacrale, soprattutto se il dolore scende ancora lungo la gamba, se compare formicolio, perdita di forza o se il quadro non migliora. In presenza di deficit neurologici, difficoltà a controllare urine/feci o dolore ingravescente importante, invece, è indicata valutazione urgente.
Buongiorno,
mio figlio di 5 anni è caduto sbattendo il braccio (probabilbmente il gomito). Siamo andati al Pronto Soccorso. Durante la visita il braccio e il gomito non lo hanno fatto muovere, lo hanno solo tastato. Poi hanno fatto una RX e successivamente hanno deciso di apporgli il gesso. Il mio timore è che se ci sia un tendine rotto, intervenire dopo oltre 30 giorni possa essere "troppo tardi". Che ne pensate?
Grazie a chi mi risponderà.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, nei bambini di 5 anni, dopo una caduta sul gomito, la priorità in Pronto Soccorso è escludere o trattare una frattura, anche perché alcune fratture pediatriche possono essere poco evidenti inizialmente ma richiedere comunque immobilizzazione. Il fatto che abbiano eseguito una radiografia e applicato un gesso fa pensare che abbiano ritenuto necessario proteggere il gomito per un sospetto o una conferma di lesione ossea. Le rotture tendinee traumatiche importanti a questa età sono molto rare; più frequentemente, nei bambini, il trauma coinvolge osso, cartilagine di accrescimento o strutture capsulo-legamentose. Inoltre, se ci fosse stato un problema tendineo rilevante, spesso sarebbero presenti segni clinici importanti, come incapacità marcata a muovere un segmento, atteggiamenti anomali o dolore molto significativo. Detto questo, il dubbio è assolutamente comprensibile: la cosa più corretta è eseguire il controllo ortopedico nei tempi indicati, portando RX e verbale di Pronto Soccorso, così da verificare diagnosi, posizione del gesso, circolo/sensibilità della mano e programma di follow-up. Non parlerei quindi di “troppo tardi” a 30 giorni, ma è importante che il bambino venga rivalutato da un ortopedico pediatrico o da un ortopedico esperto in traumatologia dell’età evolutiva, soprattutto se compaiono gonfiore importante, dita fredde o bluastre, formicolii, dolore ingravescente o impossibilità a muovere le dita.
Buongiorno.
Sono caduta sbattendo il costato, l'ascella ed il seno sx su una barra d'acciaio.
Il dolore sta lievemente migliorando e sto assumendo oki.
Non ho alcun livido. Il seno non mi duole alla palpazione e nemmeno l'ascella. Mi duole un po' il costato al tatto e quando mi sdraio non riesco a ruotare verso sinistra.
Cosa posso fare?
Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, dopo un trauma diretto sul costato è abbastanza frequente avere dolore alla palpazione e nei movimenti di rotazione o quando ci si sdraia, anche in assenza di lividi evidenti. Potrebbe trattarsi di una semplice contusione toracica o di una sofferenza muscolo-costale/intercostale; in alcuni casi, però, anche senza ematoma visibile, può esserci una piccola infrazione o frattura costale. Il fatto che il dolore stia lievemente migliorando è un elemento favorevole, ma le consiglio di farsi valutare se il dolore persiste, se limita il respiro profondo o se aumenta con tosse e starnuti, perché potrebbe essere utile eseguire un controllo clinico ed eventualmente un esame radiografico mirato. Nel frattempo eviterei sforzi, torsioni e attività che riacutizzano il dolore, senza fasciare stretto il torace perché è importante continuare a respirare bene. Se dovessero comparire difficoltà respiratoria, dolore toracico importante, febbre, tosse persistente o peggioramento netto del dolore, è opportuno rivolgersi rapidamente a un pronto soccorso. Una visita ortopedica permette di distinguere una contusione gestibile conservativamente da una lesione costale da monitorare con maggiore attenzione.
Una botta alla mano destra 2 settimane fa ancora male lieve dolore e gonfiore, è normale? Di cosa potrebbe trattarsi? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, dopo una contusione alla mano è possibile che dolore lieve e gonfiore persistano anche per alcune settimane, soprattutto se la zona viene continuamente utilizzata nelle attività quotidiane. Tuttavia, dopo 2 settimane, se il gonfiore è ancora presente, è opportuno non considerarlo automaticamente “normale”: potrebbe trattarsi di una semplice contusione con edema residuo, ma anche di una distorsione articolare, una lesione capsulo-legamentosa, una tendinite post-traumatica o, in alcuni casi, una piccola frattura non evidente inizialmente. Le consiglio quindi una valutazione ortopedica, eventualmente associata a radiografia della mano/polso se indicata, soprattutto se il dolore aumenta nei movimenti, se ha difficoltà a chiudere il pugno, perdita di forza, deformità, formicolii o dolore localizzato su un punto preciso. Una visita permette di inquadrare bene il problema ed evitare che una lesione apparentemente banale venga sottovalutata.
Buongiorno, ho subito per un colpo la frattura composta del 3 metatarso del piede sx, mi hanno prescritto tutore e rx a 25 giorni, è normale che senta poco dolore e che riesca già ad appoggiare il piede dopo 2 settimane? Quanto ci vorrà per riprendere il lavoro, lavoro svolto con scarpe antinfortunistiche e sempre in movimento.? Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, sì, in una frattura composta del terzo metatarso può capitare che il dolore sia modesto già dopo 2 settimane e che l’appoggio risulti abbastanza tollerato, soprattutto se la frattura è stabile e il tutore sta proteggendo correttamente il piede. Questo però non significa che l’osso sia già guarito: nelle prime settimane il rischio è sentirsi “troppo bene” e aumentare i carichi prima che si sia formato un callo osseo sufficientemente solido. Il controllo radiografico a circa 25 giorni serve proprio a verificare che la frattura non si sia scomposta e che il processo di consolidazione stia procedendo. Per il ritorno a un lavoro con scarpe antinfortunistiche e sempre in movimento, i tempi dipendono da dolore, gonfiore, controllo RX e tipo di mansione, ma spesso bisogna ragionare su alcune settimane di protezione prima di riprendere carichi prolungati in sicurezza. Le consiglio quindi di attenersi alle indicazioni ricevute, evitare forzature e programmare una rivalutazione ortopedica con la radiografia di controllo: da quella visita si potrà decidere se aumentare progressivamente il carico e quando rientrare al lavoro senza rischiare di allungare i tempi.
Buonasera, mi è stata diagnosticata una coxartrosi all'età di 38 anni. Dalla prima visita pare sia congenita e un problema risalente fino agli anni 90 poiché i bambini nascevano con questo difetto e non facevano ecografia all'epoca. Ora pare che sia la prima cosa venga fatta come nasce un bambino. Ma tornando a me pensate non si possa curare? Ormai devo solo avere la speranza che si posticipi più tardi possibile per poi mettere la protesi?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, una coxartrosi diagnosticata a 38 anni, soprattutto se legata a una displasia congenita dell’anca non riconosciuta in età infantile, non significa automaticamente “fine corsa” né protesi immediata. Dipende molto dal grado di artrosi, dalla conformazione dell’anca, dalla qualità della cartilagine residua, dal dolore, dalla limitazione funzionale e da quanto la situazione incide sulla vita quotidiana. In alcuni casi si può lavorare per controllare i sintomi e rallentare il peggioramento con un percorso conservativo ben impostato, fatto di gestione dei carichi, attività fisica adeguata, rinforzo muscolare mirato, controllo del peso se necessario ed eventuali terapie infiltrative selezionate. In altri casi, se l’artrosi è già avanzata e il dolore limita molto cammino, lavoro, sonno e qualità di vita, la protesi d’anca diventa effettivamente l’opzione più risolutiva, ma va programmata con criterio e non vissuta come una sconfitta. Alla sua età è fondamentale una valutazione ortopedica accurata, portando radiografie del bacino e dell’anca sotto carico ed eventuale RM se già eseguita, per capire se ci sia ancora margine conservativo oppure se sia più corretto iniziare a ragionare su un trattamento chirurgico. Il punto non è “aspettare il più possibile” a tutti i costi, ma scegliere il momento giusto: né troppo presto, né troppo tardi.
Buongiorno il 30 marzo 2026 sono stata operata di protesi totale anca sinistra ma ad oggi 19 maggio quando mi alzo dalla sedia o dal letto mi fa male la coscia anteriore superiore e inguine. Come mai? Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, a circa 7 settimane da un intervento di protesi totale d’anca può essere ancora presente dolore nella regione inguinale e alla parte anteriore-superiore della coscia, soprattutto nei passaggi da seduta a in piedi o dal letto, perché in quella fase vengono molto sollecitati i muscoli flessori dell’anca, in particolare l’ileo-psoas, e i tessuti anteriori che stanno ancora recuperando dall’intervento. Detto questo, il dolore non va liquidato automaticamente come “normale”: bisogna capire se è in progressivo miglioramento, se compare solo in alcuni movimenti, se c’è zoppia, limitazione articolare, dolore notturno, febbre, arrossamento della ferita o difficoltà nel carico. Le cause possono andare da una semplice sofferenza muscolo-tendinea post-operatoria fino a problematiche da valutare con controllo clinico e radiografico della protesi. Le consiglio quindi di effettuare una visita ortopedica di controllo, portando la documentazione dell’intervento e gli ultimi esami, così da verificare che il decorso sia regolare e impostare il percorso più corretto per il recupero.
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Gentile paziente,
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