Domande del paziente (4)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Signora,
la ringrazio per aver condiviso un vissuto così delicato e complesso. Non è semplice dare parola a questi ricordi e alle sensazioni che li accompagnano, e il fatto che lei lo stia facendo...
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Buonasera mia figlia di 13 anni soffre di autolesionismo.adesso è la terza volta che vedo sulle braccia dei piccoli graffi ,ho sempre chiesto spiegazioni e lei mi dice che lo fa solo quando litiga con il suo fidanzatino.Ho paura di parlarne con il padre perché non capirebbe e la potrebbe rinchiudere in casa e togliere completamente in cell.Ho paura di come si possa evolvere questa situazione e non so come gestirla.E’ una ragazza bellissima ,ha amici,esce e sempre ben vestita non le facciamo mancare niente ma evidentemente le manca qualcosa.sSpero di avere una risposta grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Signora,
la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata: è comprensibile la sua preoccupazione e anche il senso di smarrimento nel capire come muoversi.
I comportamenti di autolesionismo in adolescenza, come i graffi che descrive, spesso non hanno l’obiettivo di “farsi del male” in senso stretto, ma rappresentano un modo per gestire emozioni molto intense che la ragazza fatica a esprimere o regolare diversamente. Il fatto che sua figlia colleghi questi episodi ai litigi con il fidanzatino è un elemento importante: può indicare che le difficoltà emergono soprattutto nelle relazioni affettive, dove entrano in gioco vissuti profondi come paura di perdere l’altro, rabbia, frustrazione o senso di rifiuto.
Al di là del fatto che “non le manca nulla” sul piano materiale o sociale, in questa fase evolutiva i ragazzi possono comunque sperimentare un forte bisogno di riconoscimento emotivo, di essere compresi e contenuti nelle loro emozioni, che a volte risultano difficili anche per loro stessi da spiegare.
Un primo passo utile può essere cercare un dialogo con lei in un momento di calma, evitando toni accusatori o troppo allarmati. Più che chiedere “perché lo fai”, può aiutarla sentirsi accolta con domande come: “come ti senti in quei momenti?” oppure “cosa succede dentro di te quando litigate?”. L’obiettivo è farle percepire che può parlare senza essere giudicata o controllata.
Accanto a questo, può essere utile anche che lei stessa si ponga alcune domande: come mi sento io di fronte a questa situazione? Riesco a tollerare la sua sofferenza senza reagire solo con paura o bisogno di controllo? Ci sono stati cambiamenti recenti nella sua vita emotiva o relazionale che potrebbero averla resa più vulnerabile? E ancora, che tipo di spazio sente di riuscire a offrirle per esprimersi liberamente?
Rispetto al padre, comprendo la sua preoccupazione: tuttavia, è importante che gli adulti di riferimento riescano, per quanto possibile, a condividere una linea comune. Potrebbe essere utile provare a coinvolgerlo gradualmente, aiutandolo a comprendere che non si tratta di “punire” o limitare, ma di capire e sostenere.
Allo stesso tempo, la presenza di comportamenti autolesivi merita attenzione e non va sottovalutata, anche se al momento appare circoscritta. Un supporto psicologico può offrire a sua figlia uno spazio protetto in cui imparare a riconoscere e gestire le emozioni in modo meno doloroso, e può aiutare anche voi genitori a orientarvi meglio nella gestione della situazione.
Resto a disposizione qualora desiderasse approfondire questi aspetti.
Un cordiale saluto.
Nicolas Piccolo
Ho 18 anni, sono completamente perso, a livello lavorativo, relazionare, familiare, insomma diciamo tutto.
Però è da un po’ di tempo che ho un peso dentro che non so come risolvere e cioè che non so cosa fare della mia vita, so che se trovassi la mia passione farei di tutto per eccellere però purtroppo tutto mi annoia, mi sembra brutto, inutile, limitante, privo di possibilità di crescita.
Cerco questa scintilla per dare un senso alla mia vita, per trasformarla in una attività, che è una cosa che sogno da parecchio tempo, ma comunque niente da fare.
Ora sono in una fase molto brutta anche con il mio attuale lavoro, c’è un bruttissimo rapporto tra me, i colleghi e il capo. Non so veramente cosa fare, sembra un periodo infinito e dove non ho scelta, anche per le strette opportunità che ho date dal fatto che non ho conseguito il diploma ma bensì ho una qualifica professionale.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentilissim*,
la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza.
Da ciò che descrive, sembra che questa situazione le provochi un certo livello di disagio e probabilmente anche una fatica nel comprenderne fino in fondo le cause. In questi casi è importante considerare che ciò che viviamo nel presente spesso non è solo legato all’evento attuale, ma può essere influenzato da modalità emotive e relazionali che si sono strutturate nel tempo.
Un primo passo che può provare a fare è osservare con maggiore attenzione quando questa difficoltà si presenta: in quali momenti, in relazione a quali situazioni o persone, e quali emozioni emergono più chiaramente (ad esempio ansia, frustrazione, senso di insicurezza o altro). Questo tipo di osservazione può aiutare a individuare eventuali ricorrenze o schemi.
Può essere utile anche chiedersi che tipo di significato assume per lei questa esperienza: cosa rappresenta, cosa teme possa accadere, o cosa sente che venga messo in gioco a livello personale. Spesso dietro una difficoltà specifica si muovono aspetti più profondi legati al proprio modo di percepirsi e di stare in relazione con gli altri.
Naturalmente, questi sono solo primi spunti di riflessione. Un percorso psicologico permette di approfondire con maggiore continuità e in uno spazio protetto questi aspetti, andando oltre ciò che è immediatamente visibile e favorendo una comprensione più ampia e duratura.
Resto a disposizione qualora desiderasse intraprendere questo tipo di approfondimento.
Un cordiale saluto.
Nicolas Piccolo
Salve, quando passo davanti a un parco dove mi portavano da piccolo, mi viene a volte una stretta al petto o nella zona fra il petto e il diaframma. A volte è un po' più forte, però non mi viene da scappare, cioè c'è e mi viene anche il respiro un po più lungo però non mi viene da andarmene ma anzi di rimanerci. Che cosa vuol dire? Sono sintomi di un luogo che è stato positivo per me oppure no?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
la ringrazio per aver condiviso questa esperienza, che descrive in modo molto preciso.
Quella sensazione che avverte – la stretta al petto, il respiro che cambia, insieme al desiderio di restare – sembra avere una forte componente emotiva legata al ricordo di quel luogo. Alcuni posti, soprattutto quelli legati all’infanzia, possono attivare non solo ricordi “mentali”, ma anche memorie corporee ed emotive, che si esprimono proprio attraverso sensazioni fisiche come quelle che descrive.
Il fatto che non senta il bisogno di allontanarsi, ma piuttosto di rimanere, è un elemento significativo: potrebbe indicare che quel luogo ha per lei un valore importante, forse legato a esperienze positive, di familiarità o di appartenenza. Allo stesso tempo, la “stretta” potrebbe riflettere anche una certa intensità emotiva, come una nostalgia, una malinconia o un contatto con una parte più profonda e antica di sé.
In questi casi non si tratta tanto di stabilire se sia un ricordo “positivo o negativo” in modo netto, ma di cogliere la complessità dell’esperienza: a volte ciò che è stato significativo può portare con sé emozioni miste, anche difficili da definire.
Potrebbe esserle utile chiedersi: che immagini o sensazioni interne emergono quando passa da lì? C’è una parte di lei che si sente più piccola, più tranquilla, oppure più vulnerabile? Che tipo di stato emotivo riconosce, al di là della sensazione fisica?
Il suo corpo, in un certo senso, sta “ricordando” qualcosa che ha avuto un significato per lei. Dare spazio a queste sensazioni, senza forzarle o interpretarle troppo velocemente, può aiutarla a comprenderle meglio nel tempo.
Se dovesse notare che queste sensazioni diventano più intense o confuse, uno spazio di confronto potrebbe aiutarla ad approfondirle con maggiore chiarezza.
Resto a disposizione qualora desiderasse approfondire.
Un cordiale saluto.
Nicolas Piccolo