Domande del paziente (3)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Onofrio La Forgia

    Cara Paziente,
    moltissime persone che si ritrovano ad affrontare una difficoltà similare iniziano a questionarsi su alcune scelte esistenziali, dalla carriera lavorativa alla propria relazione sentimentale.... Altro


    buongiorno dottori, sono una ragazza di 26 anni, mi sono lasciata da qualche mese con una persona più grande, lui 48, diciamo che ci sono stati vari motivi che mi hanno portato a chiudere..al momento io non voglio nessuna relazione seria o sentirmi impegnata con qualcuno..per quello per cui scrivo è che, in particolare a lavoro quindi ambito lavorativo, e in generale io sono una persona che ride e scherza con tutti quando si entra in confidenza, cerco sempre di avere un rapporto tranquillo con tutti..in particolare però mi capita con i ragazzi se riesco ad avere confidenza, ci scherzo, si ride ecc, ed è una cosa che mi piace, però è come se capita che poi con qualcuno sento come se dalla loro parte possa piacere questo e quindi sento che qualcuno vuole altro, mentre altri magari rimane lo scherzo e rapporto di lavoro, però allo stesso tempo sento anche io che magari anche ultimamente mi possa attrarre qualcuno, più di uno..solo che purtroppo io col mio ex mi sono continuata a vedere, mi attrae anche lui, e da qualche giorno lavoriamo insieme..purtroppo forse sono ancora legata a lui..ma allo stesso modo non vorrei farmi attrarre da altre persone per qualcosa di passeggero, perché potrei sembrare magari "scontata" o una che cede facilmente ecco..oppure anche il mio ex potrebbe venirmi a dire qualcosa se dovessi uscire con qualcuno..magari che con lui non devo piu parlare o non so, perché lui so che ancora mi vuole ma io non lo so, sono bloccata tra lui e il voler star da sola o semplicemente avere altre conoscenze..ma ripeto non vorrei essere vista cosi se dovessi uscire con altri..perché a me piace anche "provocare" nello scherzo..non so come può essere vista questa cosa..cosa dovrei fare o dovrei forse evitare tutto ciò? Non so come prenderla o come gestire questi sentimenti magari contrastanti anche se solo di attrazione momentanea..

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Onofrio La Forgia

    Cara Paziente, i suoi dubbi in merito alla gestione dei rapporti con l'altro sesso sono comprensivi in quanto le questioni affettivo-sentimentali tendono ad assumere maggior complessità, sino a divenire confuse, in certe fasi della vita e in particolar modo a seguito della ridefinizione di un rapporto sentimentale precedentemente stabile.
    Non vi sono specifiche indicazioni o "consigli" impacchettati in merito in quanto, nella loro magnifica complessità, ogni rapporto e dinamica relazionale è unica e merita spazio e tempo per essere compresa. All'interno della dialettica relazionale si pongono in essere molti elementi taciti di noi stessi ed ogni tentativo di limitazione è, in primo luogo, un'occasione sprecata per conoscerli. Dunque, mi sento di suggerirle un capovolgimento di prospettiva e la invito a domandarsi profondamente come si sente rispetto alle sue modalità relazionali, ai suoi desideri e rispetto all'attuale rapporto con l'ex partner, cercando di ridurre al minimo qualsiasi peso dello sguardo altrui da lei mentalizzato.
    Ciò al fine di ricordarle che, al netto del giudizio che diamo sui nostri ed altrui comportamenti, quel che meglio solve le questioni relazionali è un genuino dialogo con sé stessi, che dia spazio ed accettazione ai propri desideri e modi. Soprattutto quelli che spesso incontrano un giudizio altrui negativo.
    Nella speranza che quanto scritto possa darle modo di riflettere, la saluto.


    Salve, ho 24 anni e la mia vita dopo il liceo ha iniziato, anno dopo anno, a non avere più un senso. Ormai mi alzo la mattina sempre triste, demoralizzato e con poca voglia di fare qualsiasi cosa. Non ho veri amici, o meglio, li ho ma mi cercano solo quando hanno bisogno o tornano in città. Non ho mai avuto una relazione e, cosa più grave, sono molto indietro con gli esami all'università (sono all'ultimo anno di giurisprudenza e me ne mancano 17 su 30... insomma tantissimi! Sono spacciato). Purtroppo, ho capito troppo tardi che questa facoltà non faceva per me, ma non ho avuto mai il coraggio di affrontare la situazione e comunicarlo ai miei genitori, anche per paura che si potessero arrabbiare o non parlarmi più (soprattutto mia madre che, dopo il divorzio, è diventata più severa e mi tiene sotto controllo ogni santo giorno). Fin da piccolo, il mio sogno è sempre stato quello di diventare un presentatore televisivo ma sappiamo tutti che non è un sogno comune come fare il medico, l'avvocato, il poliziotto, ecc. È qualcosa di irrealizzabile ed al giorno d'oggi, se non sei raccomandato, in televisione non ci arriverai mai.
    Sono stanco di questa situazione perché inizia ad essere pesante e ho paura di non farcela più da solo a sopportare questo supplizio. Odio la mia vita ed a questo vorrei non essere mai nato. Chiedo gentilmente un aiuto, grazie!

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Luca Onofrio La Forgia

    Caro Paziente, in primo luogo mi sento di dirle che mettersi in discussione può essere sana materia quotidiana per una mente pronta ad accoglierla e non per forza indice di malessere. Dunque mi sento primariamente di consigliarle di prendere questo vuoto di senso e di cercare di dargli voce, senza porvi lapidari giudizi. Un lavoro di questo tipo può richiedere una presa in carico terapeutica lunga ma sicuramente ricca, che possa aiutarla a riposizionarsi in merito a temi come le relazioni amicali e affettive ma anche rispetto al suo sogno di lavorare nello spettacolo. Il giudizio è nemico dell'esplorazione e dell'esperienza. Si conceda dello spazio per osservare tutto questo.

    In secondo luogo, in merito alla specifica questione del percorso universitario, purtroppo è un dato poco noto ma quasi uno studente su quattro cambia idea o realizza che la scelta fatta a 19 anni non sia più corretta per la persona che sente di essere mediamente tre anni dopo, ossia verso la fine del percorso di studio. Le riporto questo al fine di normalizzare ciò che sta vivendo, rispetto alla narrativa maggiore del percorso universitario come monolitico e unidirezionale. Non vi è alcun fallimento in questo, ma ciò è un segnale intimo che le chiede di seguire una strada differente, più sua e più complessa da tracciare rispetto al tragitto già fin qui fatto. Si dia tempo per trovare il coraggio che serve e che, sono certo, alberga già in lei e dentro questa fatica di cui scrive.

    Tuttavia comprendo che ciò, in commistione con le pressioni genitoriali, sia un punto di sofferenza per lei e che può star mettendo in crisi la sua identità. Mi sento di rassicurarla proprio in merito a questo: un sogno d'infanzia può dire molto più di lei degli esami che le restano alla laurea, non dia modo a questo momento di difficoltà di definirla e ricordi che ogni suo tentativo di assecondare aspettative altrui la allontana da sé stesso.
    Nella speranza che possa trovare una suggestione positiva in queste righe, la saluto.


Domande più frequenti

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