Domande del paziente (6)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giovanni Noè

    Salve,

    grazie per aver condiviso le sue riflessioni. Quello che descrive mostra un buon equilibrio interiore: la capacità di distinguere ciò che è sotto il suo controllo da ciò che non lo è, accettando... Altro


    Salve a tutti, sono una studentessa universitaria che ora più che mai sta avendo a che fare con pensieri che definirei "ossessivi" per quanto riguarda le relazioni sociali (amicizie, conoscenze, ecc.): dopo ogni interazione non sentita al 100% riuscita, riavvolgo continuamente nella mia testa ogni piccolo dettaglio della situazione per capire cosa avrei potuto sbagliare, cercando continue rassicurazioni, e spendendoci la notte in pianti. Oltre a questo, sospetto da sempre di essere neurodivergente/essere nello spettro autistico.
    Mi sto chiedendo quindi se non sia necessario partire da una valutazione psicodiagnostica per l'autismo/AuDHD. Ho il forte sospetto che i miei pensieri ossessivi siano il risultato di un sovraccarico cognitivo dovuto al masking e alla mancanza di strumenti adatti al mio funzionamento reale. Temo che un percorso generico, non formato sulla neurodivergenza, possa rivelarsi inefficace o invalidante, come già accaduto in passato. Dunque, quale percorso pensate sia meglio affrontare per prima (a fronte dei soldi)? Un percorso "generico" per risolvere inanzitutto i miei pensieri ossessivi, o un percorso psicodiagnostico (forse un po' più lungo?) per partire dalla radice?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giovanni Noè

    Buongiorno,
    quello che descrive è un vissuto molto intenso e, per certi aspetti, abbastanza tipico quando si entra in un circolo di pensiero ripetitivo legato alle relazioni.

    Il meccanismo che sembra emergere è questo: dopo un’interazione sociale percepita come “non perfetta”, si attiva un’analisi molto dettagliata di ciò che è accaduto, con l’obiettivo di capire eventuali errori. Questo però, invece di portare sollievo, alimenta ulteriormente il dubbio e il bisogno di rassicurazione, fino a diventare molto faticoso anche sul piano emotivo.

    Rispetto al suo dubbio – partire da un percorso psicodiagnostico o da un supporto più focalizzato sui pensieri ossessivi – può essere utile fare una distinzione.

    In molti casi, lavorare inizialmente sul funzionamento attuale (quindi sulla gestione dei pensieri ripetitivi, del rimuginio e della richiesta di rassicurazioni) permette già di ridurre in modo significativo la sofferenza, indipendentemente dall’eventuale presenza di una condizione di neurodivergenza.

    Allo stesso tempo, il suo sospetto rispetto al possibile spettro autistico/AuDHD è un elemento importante e merita attenzione, soprattutto se sente che può spiegare alcune sue modalità di funzionamento (come il masking o il sovraccarico cognitivo).

    Una possibile strada, anche considerando l’aspetto economico, potrebbe essere:

    iniziare con un professionista che abbia sensibilità o formazione anche sul tema della neurodivergenza
    lavorare fin da subito sui meccanismi che oggi la fanno stare male (rimuginio, autocontrollo, ricerca di rassicurazioni)
    valutare insieme, in un secondo momento, l’eventuale utilità di un approfondimento psicodiagnostico più strutturato

    In questo modo non rimane “in attesa” di una risposta diagnostica per iniziare a stare meglio, ma allo stesso tempo non trascura una dimensione che per lei è significativa.

    Infine, è comprensibile il timore di sentirsi non compresa in percorsi non adeguati: proprio per questo, più che il tipo di percorso in sé, diventa centrale la scelta di un professionista con cui sentirsi riconosciuta nel proprio funzionamento.

    Un caro saluto.


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giovanni Noè

    Buonasera,
    la situazione che descrive va letta con attenzione, perché ci sono alcuni elementi importanti che aiutano a chiarire la dinamica.

    Da un lato, tra voi era presente un clima di confidenza e contatto... Altro


    Un ragazzo non mi parla più da circa 2 mesi perché l ho ferito nel suo ego...ma ogni qual volta mi vede o dice a bassa voce parole offensive o cambia strada. Mi ha detto che non mi calcola eppure anche se gli faccio un brutto effetto comunque le sue reazioni vogliono dire che ho potere su di lui altrimenti gli sarei stata indifferente veramente. Cosa vuol dire in verità il suo modo di fare?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giovanni Noè

    Buongiorno,
    il comportamento che descrive può risultare confusivo, ma in realtà segue una dinamica abbastanza chiara.

    Da un lato questo ragazzo afferma di non darle importanza (“non ti calcolo”), dall’altro mette in atto comportamenti evidenti (cambiare strada, commenti offensivi, reazioni emotive). Questo tipo di incongruenza indica generalmente una difficoltà a gestire l’emozione legata a ciò che è accaduto, più che una reale indifferenza.

    Quando una persona è davvero indifferente, tende a non reagire. Le reazioni che lei osserva – anche se negative – suggeriscono che qualcosa è ancora attivo sul piano emotivo, probabilmente legato al sentirsi ferito o messo in discussione.

    Allo stesso tempo, è importante fare attenzione a non tradurre automaticamente queste reazioni come “interesse” o “potere” sull’altro. Più che di potere, si tratta spesso di una difficoltà dell’altra persona a elaborare la situazione, che può esprimersi attraverso evitamento o atteggiamenti ostili.

    In sintesi, il suo comportamento sembra indicare:

    una ferita non risolta
    un tentativo di prendere distanza
    una gestione immatura o difensiva dell’emozione

    Può esserle utile chiedersi non tanto cosa prova lui, ma quanto questo tipo di dinamica sia per lei qualcosa di desiderabile o sostenibile in una relazione.

    Un caro saluto.
    Giovanni Noè
    Psicologo


    Salve, chiedo consiglio a voi per una "situationship" (perdonatemi il termine ma non saprei come chiamarla), che va avanti da ormai 5 mesi. Stiamo molto bene insieme, ci si diverte, si fa tanto sesso e si hanno momenti romantici. Insomma, vista da fuori potrebbe sembrare una relazione. Relazione che però nella realtà non è poiché pecca di etichetta, ovvero io e lui nel concreto non siamo fidanzati. Ho un piccolo dubbio però che mi sorge spesso quando siamo insieme, io noto che molto spesso io cerco il bacio a stampo casuale, ad esempio: l'altro giorno eravamo su questa panchina di fronte ad un bellissimo panorama, io avevo tanta voglia di baciarlo, ma noto che quando provo a dargli un bacio a stampo, lui, me lo da, ma comunque lo vedo un po' "restio" nel darmelo. Al contrario, lui molto spesso mi da dei baci sulla fronte, sulla guancia, ma poco sulle labbra, è molto fisico ma nei baci è sempre strano. E questo suo comportamento mi fa sorgere i dubbi perché penso "Se gli piaccio perché non mi da baci? Quindi non gli piaccio?" e quindi poi svariate volte io evito di dargli baci per "paura" che lui me li eviti o me li dia così come "contentino"
    Io so per certo che lui tiene a me, ma non riesco a capire se davvero non mi vede oltre ad un'amica a cui tiene tanto e nel mentre fa del sesso.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giovanni Noè

    Buongiorno,
    quella che descrive è una dinamica che spesso genera confusione proprio perché, come dice lei, “da fuori sembra una relazione”, ma nella definizione e in alcuni comportamenti resta ambigua.

    Il dubbio che le viene (“se gli piaccio perché non mi bacia?”) è comprensibile, ma rischia di attivare un meccanismo che complica ulteriormente la situazione: più cerca segnali per capire cosa prova lui, più aumenta l’incertezza, e di conseguenza tende a modificare il suo comportamento (evitare il bacio, trattenersi), entrando in una sorta di circolo.

    Il comportamento di lui, da come lo descrive, non indica necessariamente mancanza di interesse:

    è affettuoso (baci su fronte, guancia, contatto fisico)
    condivide intimità e momenti significativi
    ma sembra avere una modalità più “contenuta” o selettiva su alcuni gesti, come il bacio sulle labbra

    Questo può avere significati diversi (modo personale di vivere l’intimità, maggiore cautela emotiva, oppure un diverso livello di coinvolgimento), ma cercare di dedurlo solo dai singoli segnali rischia di portarla fuori strada.

    L’aspetto centrale, più che interpretare ogni gesto, è un altro:
    lei si trova in una relazione senza definizione chiara e sta cercando, attraverso i comportamenti di lui, una risposta che probabilmente riguarda un bisogno suo – capire “che posto ha” per l’altro.

    Quando questo bisogno resta implicito, spesso si traduce in:

    iper-osservazione dei dettagli
    dubbi ricorrenti
    piccoli cambiamenti nel comportamento (come trattenersi)

    Può esserle utile spostare il focus da:
    “cosa significa quello che fa lui”
    a:
    “questa situazione, così com’è, è sufficiente per me?”

    Perché a volte il punto non è decifrare l’altro, ma chiarire a se stessi cosa si desidera e se ciò che si sta vivendo è in linea con questo.

    Un caro saluto.
    Giovanni Noè - Psicologo


    salve dottori, ho un problema con la mia attuale ragazza che non mi fa vivere bene la relazione, siamo io e 2 miei amici a una serata in discoteca e noto questa ragazza la serata finisce lì, solo che il mio amico manda la richiesta su instagram a lei senza però scriverle, passano 4 giorni e il mio amico letteralmente le scrive un messaggio rispondendo a una nota di vederci in gruppo una sera, la sera stessa appena conosciuti tutti e presentati lei però si bacia con lui si frequentano 1 settimana finiscono anche in macchina insieme post serata però senza avere rapporti perché a detta sua lei non voleva, (anche se per me per andarci in macchina l’intenzione c’è) fatto sta che dopo io e lei ci avviciniamo inizialmente in amicizia ma poi scatta qualcosa in ambito sentimentale e lei diventa pazza di me arrivando pure a venire sotto casa mia più volte nonostante i miei rifiuti, ora io non so che fare perché ci sto benissimo con questa ragazza ma l’idea che non mi abbia scelto inizialmente mi logora dentro e mi fa stare male, poi aggiungo anche il fatto che per me lei è una facile perché si è baciata con lui appena conosciuti e ha avuto rapporti con uno dopo solo 2 uscite e non è quello che cerco in una ragazza ma ormai ci tengo troppo, io ne ho parlato con lei di tutto e dice che inizialmente preferiva me al mio amico, ma la sua amica era interessa a me e quindi non ha voluto interferire, anche se non ha molto senso perché mi ha sempre dato versioni diverse e in più non c’era motivo di lasciarmi alla sua amica, lei dice che ha sempre puntato me e che tuttora vuole solo me e me lo dimostra sinceramente, non so che fare perché io ci sto male perché non è quello che cerco in una ragazza, il fatto che sia stata facile lei lo giustifica dicendo che era appena uscita da un ex tossico e voleva divertirsi, ma per me ha poca differenza perché non siamo animali e si pensa prima di agire

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giovanni Noè

    Buongiorno,
    da ciò che descrive emerge una situazione piuttosto comune nelle relazioni: un conflitto tra ciò che si prova emotivamente nel presente e ciò che si fatica ad accettare a livello razionale, soprattutto rispetto al passato dell’altra persona.

    Il punto centrale non sembra essere tanto il comportamento della sua partner in sé, quanto il significato che lei gli attribuisce oggi. Il fatto di non essere stato “la prima scelta” e il giudizio su come lei si è comportata inizialmente stanno alimentando pensieri ricorrenti che, comprensibilmente, le impediscono di vivere serenamente la relazione.

    È importante considerare che, nelle relazioni, il passato non sempre segue logiche lineari o coerenti, e cercare di ricostruirlo o “farlo tornare” perfettamente spesso porta ad aumentare i dubbi invece che ridurli.

    Potrebbe esserle utile chiedersi:

    quanto il suo disagio dipende da ciò che lei prova oggi con questa persona
    e quanto invece da un’idea di come “dovrebbe essere” una partner o una relazione

    Questa distinzione può aiutarla a capire meglio se la difficoltà è legata alla relazione in sé oppure al modo in cui sta interpretando alcuni aspetti della storia.

    Se il disagio persiste, un confronto con un professionista potrebbe aiutarla ad approfondire questi vissuti e a trovare una posizione più chiara e serena.
    Un caro saluto.


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