Domande del paziente (227)

    Salve ho iniziato da poco una terapia di tipo schema therapy con l'obiettivo di uscire dai miei schemi psicologici radicali dopo aver affrontato CCT, soffro di umore tendente al basso con stati depressivi ed ansia generalizzata, difficolta a socializzare,autostima bassa, mancanza di motivazione, procrastinazione, ecc. Vorrei però provare ad iniziare un percorso
    parallelo di trattamento di adhd con un altro/a terapeuta, perchè la mancanza di motivazione mi sta creando gravi ripercussioni. La mia attuale terapeuta non si occupa di adhd. Ma non so neanche, se i miei gravi problemi motivazionali siano legati al disturbo adhd o come conseguenza di anni ed anni di montagne russe di stati emotivi. Ho effettuato già in passato un test adhd, ma non ho potuto avere la conferma di disturbo, perché né io né i miei parenti hanno ricordi precisi sulla mia prima infanzia, perciò il test(ufficiale) è risultato poter corrispondere alla diagnosi di adhd senza però conferma definitiva. Non mi interessa nenache avere conferma, ma curare il sintomo, vorrei che qualcuno mi aiutasse a migliorare la motivazione e intraprendere un percorso di costanza. È possibile che il disturbo motivazionale sia solo conseguenza di stati depressivi e quindi riuscirei ad uscirne anche solo con la schema therapy oppure avrei bisogno di un trattamento specifico? E se si, al trattamento di adhd specifico, potrei fare due psicoterapie contemporaneamente e che tipo di psicoterapia per adhd? Grazie per la vostra risposta

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Fabio Mallardo

    Buonasera,
    quello che descrivi è molto comprensibile e, soprattutto, merita di essere preso in considerazione con calma e chiarezza, senza forzare conclusioni affrettate.

    La difficoltà nella motivazione, la procrastinazione e il senso di fatica nel “mettersi in moto” possono avere origini diverse: a volte sono legate a quadri depressivi o ansiosi, altre volte possono intrecciarsi con caratteristiche riconducibili all’ADHD. Non sempre è immediato distinguere ciò che è causa e ciò che è effetto, ed è proprio questo il lavoro che si fa in terapia: dare senso a ciò che accade, passo dopo passo.

    Il percorso che hai già iniziato in schema therapy può essere molto utile proprio perché lavora in profondità sugli schemi e sui bisogni emotivi, che spesso influenzano anche la motivazione. Allo stesso tempo, è legittimo interrogarti su un eventuale approfondimento specifico per l’ADHD, soprattutto se senti che alcune difficoltà sono persistenti e impattanti nella tua quotidianità.

    In linea generale, è possibile affiancare un percorso più focalizzato sull’ADHD, ma è importante che ci sia comunicazione e coordinamento tra i professionisti, per evitare sovrapposizioni o interventi che vadano in direzioni diverse. In alcuni casi, più che due psicoterapie parallele, può essere utile integrare il lavoro con uno specialista che si occupi di valutazione e trattamento dell’ADHD (anche sul piano psicoeducativo o, se necessario, farmacologico).

    Un primo passo utile potrebbe essere proprio parlarne apertamente con la tua terapeuta attuale: condividere questi dubbi può aiutarti a costruire insieme una direzione di lavoro più chiara e coerente con i tuoi bisogni.

    Non è necessario avere subito una diagnosi definitiva per iniziare a lavorare sulla motivazione: esistono strategie e interventi mirati che possono aiutarti concretamente a ritrovare continuità e senso di efficacia, qualunque sia l’origine della difficoltà.

    Un caro saluto,
    Dott. Fabio Mallardo
    Psicologo-Psicoterapeuta

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    Salve , ho un grosso problema (per me ovviamente). Da qualche giorno a questa parte all’improvviso sento di provare qualcosa in più per il mio migliore amico, siamo amici da quasi 10 anni circa, appena conosciuto lo vedevo in maniera diversa, forse mi piaceva ma poi questa cosa subito è cambiata perché lui si era lasciato da poco dopo una lunga storia io anche in quel momento ho avuto dei problemi abbastanza seri con il ragazzo con cui stavo a quel tempo e quindi siamo diventati molto amici lui mi è sempre stato vicino. Lui ha iniziato a divertirsi e andare a letto con tante ragazze perché voleva dimenticare la sua storia e stare bene, nel frattempo io mi sono fidanzata , lui ha iniziato una frequentazione con una ragazza che tutt’oggi sta con lui. Lui è sempre stato presente nella mia vita, magari capitava che non lo sentivo per settimane e poi stavamo ore al telefono per parlare oppure passava a trovarmi a lavoro ,fatto sta che non ci siamo mai staccati . Poi io mi sono lasciata dopo 3 anni e lui mi é stato vicinissimo , ci sentivamo tutti i giorni . É capitato in questi anni che ci siamo baciati e siamo andati a letto insieme , l’anno scorso é venuto a dormire a casa mia perché i miei non c’erano e mi ha tenuta stretta tutta la notte, nonostante ci fosse sempre questa sua fidanzata ma che lui in realtà ha voluto tenere solo perché dopo anni che andavano a letto insieme era arrivato il momento di fare un passo in più ma che non avrebbe dovuto fare a mio parere perché comunque lui l’ha tradita sia con me e anche in altre situazioni. Ad oggi la situazione è questa: lui convive con questa ragazza ma vuole andare via da quella casa ma non ha il coraggio di chiudere quella porta e farla soffrire ma lui sa che è l’unica cosa giusta da fare. Io ultimamente ho smesso di prendere un contraccettivo e avevo gli ormoni a palla allora mi è venuta di fare l’amore con lui e gliel’ho fatto capire, lui ovviamente ha detto subito vediamoci ma poi tra una cosa e l’altra non siamo riusciti e al momento non ne abbiamo più parlato, però in tutto ciò in questi anni lui mi ha sempre chiamata tutti giorni , appena esce da lavoro lui mi chiama , non credo sia normale avendo una fidanzata lui vuole sempre sapere tutto di me. Però io da qualche giorno a questa parte mi sento strana ed è come se mi stessi svegliando da un sonno, forse provo qualcosa per lui, ma poi penso che per come è fatto non potrei mai stare con lui, c’è chi pensa che lui sia innamorato di me ma che non ha il coraggio di dirlo, io quando sento questa cosa rido perché penso a tutte le cavolate che mi racconta e che fa con altre ragazze quindi penso che sia impossibile che sia innamorato di me. Ora io spero che sia solo un momento questo per me e che mi passi , anche perché non voglio perderlo, però mi chiedo come può essere che da un momento all’altro mi sta succedendo questa cosa??? Io ero convinta che lui non piacesse come fidanzato. C’è una mia amica che mi dice sempre fatela finita e sposatevi e basta perché è evidente che lui sia innamorato di te e anche gli estranei spesso mi hanno chiesto perché evidentemente hanno notato dall’esterno qualcosa di più ma io ci ho sempre riso su perché per me era impensabile dicevo con affetto ovviamente ma che è uno particolare figurati, ma lui obiettivamente è una presenza costante nella mia vita sempre . Che faccio ? Che mi succede?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Fabio Mallardo

    Buonasera,
    da come racconti la tua esperienza, sembra che tu stia vivendo qualcosa di molto intenso ma anche comprensibilmente confuso. Non è raro che, all’interno di legami così significativi e duraturi, possano riattivarsi o emergere sentimenti nuovi o che erano rimasti in secondo piano. A volte succede proprio quando qualcosa cambia dentro di noi o nella fase della vita che stiamo attraversando.

    Quello che descrivi ha le caratteristiche di un legame profondo, fatto di vicinanza, condivisione e anche ambiguità nel tempo. È naturale che, a un certo punto, tu possa iniziare a chiederti “che cos’è davvero questa relazione per me?”. Più che qualcosa che “ti sta succedendo all’improvviso”, potrebbe essere un prendere contatto più consapevole con aspetti emotivi che c’erano già, ma che forse non avevano ancora trovato uno spazio chiaro.

    Allo stesso tempo, è importante che tu tenga in considerazione anche ciò che già senti: da una parte una possibile apertura verso di lui, dall’altra dei dubbi concreti rispetto a come è fatto e a che tipo di relazione potrebbe offrirti. Entrambe queste parti meritano ascolto.

    Più che cercare subito una risposta definitiva (“cosa devo fare?”), potrebbe esserti utile fermarti su alcune domande:
    – Che tipo di relazione desideri davvero per te oggi?
    – Questa persona, per come si comporta concretamente, è in linea con ciò che cerchi?
    – Quanto questa dinamica ti fa stare bene e quanto invece ti confonde o ti mette in difficoltà?

    Il rischio, in situazioni come questa, è quello di rimanere in una zona di “legame sospeso”, che tiene ma non definisce, e che nel tempo può generare più fatica che chiarezza.

    Darti tempo per comprendere meglio cosa provi, senza forzarti né minimizzare quello che senti, è già un primo passo importante. Se senti che la confusione aumenta o che fai fatica a orientarti, parlarne in uno spazio protetto può aiutarti a mettere ordine e a scegliere in modo più consapevole.

    Un caro saluto,
    Dott. Fabio Mallardo
    Psicologo-Psicoterapeuta

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    Buonasera dottore, le volevo parlare di una cosa: questo mese ho iniziato ad allenarmi ,nella mia camera, tramite un app e da quando mi alleno mi fisso molto. Se mangio qualcosa fuori dal solito mi sembra di aver rovinato tutto, mi parte l’ansia e mi chiedo se sto sbagliando tutto, se vanifico l’allenamento. Inoltre, quando mangio dolci mi viene la nausea. Questi pensieri sul cibo e sull’allenamento mi vengono ogni giorno e mi pesano. Non so se è normale o se mi sto fissando troppo. Mi date un parere? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Fabio Mallardo

    Buonasera,
    ti ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza quello che stai vivendo.

    Da come lo descrivi, più che l’allenamento in sé, sembra che si stia creando un rapporto un po’ rigido e carico di ansia con il cibo e con le regole che ti sei dato. Il fatto che un piccolo “fuori programma” venga vissuto come qualcosa che “rovina tutto”, insieme ai pensieri ricorrenti e al senso di nausea quando mangi dolci, sono segnali che meritano attenzione, non tanto perché “sbagli”, ma perché ti stanno facendo stare male.

    Non è raro che, quando si inizia a prendersi cura del proprio corpo, possa emergere il bisogno di controllo; il punto però è quando questo controllo diventa fonte di preoccupazione quotidiana e toglie serenità. Un percorso sano, sia nell’allenamento che nell’alimentazione, dovrebbe essere sostenibile e flessibile, non basato sulla paura o sul senso di colpa.

    Potrebbe esserti utile provare a osservare questi pensieri con un po’ di distanza, chiedendoti ad esempio quanto siano realistici o quanto spazio occupino nella tua giornata. Allo stesso tempo, parlarne con un professionista può aiutarti a comprendere meglio cosa sta succedendo e a ritrovare un equilibrio più sereno nel rapporto con il cibo e con il tuo corpo.

    Se senti che questi vissuti stanno diventando pesanti, non è qualcosa da sottovalutare, ma neanche qualcosa che devi affrontare da solo.

    Un caro saluto,
    Dott. Fabio Mallardo
    Psicologo-Psicoterapeuta

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    Buongiorno sono in una relazione da oltre 20 anni tra fidanzamento, convivenza e matrimonio con la nascita di un figlio ormai grande...la nostra storia è come quella di tanti, alti e bassi, caratterizzata ad intermittenza da assenze più o meno lunghe (fino a oltre 4 anni) di intimità e quasi totale assenza di dialogo, ma andiamo avanti...
    Tempo addietro scopro dalle sue ricerche Google che ha guardato molto materiale su come riconoscere l'interesse di una donna, cose da dire ad una donna, segnali per capire se piaci ad una donna...ci sono state ricerche per regali da fare ad una collega di lavoro, ci sono state molte ricerche su alberghi e motel nella città vicino alla nostra, quello che mi ha scioccato sono molte informazioni prese su vari tipi di preservativi che noi non usiamo da almeno un decennio...(Alla mia richiesta di chiarimento mi è stato detto fossero per un collega, il regalo e l' albergo mentre sulle altre ricerche dice che c' è stato un momento in cui pensava che una collega stesse flirtando con lui e voleva capire e poi si sono chiariti) Ora io ovviamente non gli credo, anche soprattutto dopo aver trovato una chat nascosta da impronta digitale, chat che mi ha fatto leggere e fino a quel punto assolutamente innocua a meno che non siano stati cancellati dei messaggi...ma se innocua perché nascondere?????
    Pochi giorni dopo aver effettuato le ricerche per gli alberghi e motel mi dice che probabilmente faranno una cena tra colleghi proprio in quella città...
    Non sono più riuscita a trattenermi e ho detto che sapevo di tutte le sue ricerche e ha liquidato tutto appunto come ho spiegato poco sopra, che alcune erano ricerche per un collega e altre per potersi chiarire con questa donna presumibilmente interessata a lui ... ripeto io non riesco a credergli, non mi ha tradita e di questo sono certa, se non cose di poco conto, ma quello che mi fa male è pensare che stesse pianificando di poterlo fare, che l' interesse non fosse di una donna verso di lui ma di lui verso questa donna che poi alla fine deve avergli dato il benservito...oppure tutto non è andato avanti perché io ho scoperto....ora io vorrei superare questa cosa, mi sento una pazza a volte per dare così tanto peso a qualcosa che poi in fine non è successo ma più ci penso più lo sento comunque un tradimento...in cosa sbaglio? Riuscirò mai a superare? Ci sono molti altri dettagli meno importanti in questa storia che però sommati al tutto mi fanno sentire ancora più male, lui mi fa sentire spesso sbagliata, sottolineando talvolta dei miei comportamenti io non so che fare, non vorrei buttare alle ortiche una storia che comunque fa parte di me da più di metà della mia vita, ma con questo logorio sento di non poter andare avanti per molto, ho bisogno di superare questa cosa, sarà possibile con una persona che non comunica ed evita l'argomento?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Fabio Mallardo

    Buonasera,
    quello che descrivi è molto comprensibile e ha un impatto emotivo profondo. Non è “da pazza” dare peso a ciò che hai scoperto: quando si incrina la fiducia, anche solo a livello di dubbio o di possibilità, è normale sentirsi feriti, confusi e messi in discussione. In una relazione così lunga, questi vissuti toccano parti molto profonde di te e della vostra storia.

    Da quello che racconti, il punto centrale non sembra essere solo il “fatto” in sé, ma il significato che ha per te: il senso di possibile tradimento, la mancanza di chiarezza, e soprattutto una comunicazione che appare fragile o evitante. Senza uno spazio di dialogo autentico, è difficile ricostruire fiducia e serenità.

    Non stai sbagliando nel voler capire e nel desiderare di superare questa situazione. Allo stesso tempo, superarla non dipende solo da te: richiede anche disponibilità dall’altra parte ad aprirsi, a riconoscere i tuoi vissuti e a costruire insieme un confronto sincero. Quando questo manca, è naturale sentirsi bloccati e logorati.

    Potrebbe esserti utile, prima di tutto, ritrovare uno spazio tuo in cui dare senso a ciò che provi, chiarire i tuoi bisogni e capire quali sono i tuoi limiti e ciò che per te è accettabile nella relazione. A volte un percorso psicologico può aiutare proprio in questo: non tanto a “decidere subito cosa fare”, ma a ritrovare centratura e lucidità.

    Se ci sarà la possibilità, anche un confronto di coppia potrebbe essere prezioso, ma solo se entrambi siete disponibili a mettervi in gioco.

    Superare è possibile, ma non significa necessariamente “far finta di niente”: significa attraversare ciò che è successo, comprenderlo e capire se e come la relazione può evolvere in qualcosa di più autentico e soddisfacente per te.

    Un caro saluto,
    Dott. Fabio Mallardo
    Psicologo-Psicoterapeuta

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    Salve dottori,ero in una relazione con una ragazza per 4 mesi,dopo di che lei ha deciso di pinto in bianco di lasciarmi senza motivo e senza dirmelo,la incontro per strada il pomeriggio stesso e lei vedendomi cambia strada perché io volevo delucidazioni in merito,lei mi dice che non ho fatto niente di male ma non si trova più bene con me e mi ribadisce di non volere stare più con me.Da allora è iniziato il mio periodo nero ,piangevo di continuo mi mancava il respiro non riuscivo più a dormire oppure se riuscivo mi alzavo molto presto,allora ho fatto una visita psichiatrica e ho preso antidepressivi e antipsicotico e sono stato molto meglio,ora li ho sospesi perché ce la volevo fare da solo senza essere dipendente da quei farmaci ,ma ecco che dopo 6 mesi che non la vedevo la incontro nuovamente per strada e mi rifiuta ancora e ora io sto peggio,mi sento schiacciato non riesco a vivere la mia vita a pieno e la penso sempre e sto male perché non so come faccia a ignorare che io sto male dopo tanto amore che le ho dato perché fa così,sto pensando di riprendere i farmaci o fare di nuovo psicoterapia non so più che fare ditemi voi... inoltre il periodo che ci siamo lasciati quando la incontrarvo per strada inisitevo sempre nel tornare insieme e chiedere spiegazioni tanto che lei dava su tutte le furie e mi urlava tra i passanti di cui alcune persone si sono anche fermate in aiuto pensando chissà cosa volessi farle,io non capisco questo suo atteggiamento di rifiuto e mai lo capirò e fin quando non chiarisco con lei io starò sempre male e con 1000 dubbi,cosa posso fare farmaci e psicoterapia o deve passare da solo?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Fabio Mallardo

    Buonasera,
    quello che descrivi è un dolore molto intenso, che può arrivare a travolgere: la fine improvvisa di una relazione, senza spiegazioni, lascia spesso un senso di smarrimento, rifiuto e tanti “perché” sospesi. È comprensibile che tu ti senta così e che il bisogno di capire e di avere un chiarimento sia così forte.

    Allo stesso tempo, però, è importante dirti con chiarezza che il tuo benessere non può dipendere dalle risposte che l’altra persona sceglie di non dare. Cercare insistentemente un confronto, soprattutto quando l’altro si sottrae, rischia di farti stare ancora più male e di mantenerti agganciato a una situazione che, di fatto, si è già chiusa.

    I sintomi che descrivi (pianto, difficoltà nel sonno, senso di oppressione) meritano attenzione e cura. Il fatto che tu sia stato meglio con un supporto specialistico è un elemento importante: non si tratta di “non farcela da solo”, ma di darti gli strumenti giusti per attraversare questo momento. Una valutazione con uno psichiatra per i farmaci e un percorso di psicoterapia possono essere entrambi utili, anche in modo integrato.

    La psicoterapia, in particolare, può aiutarti a lavorare su più aspetti: elaborare la perdita, comprendere cosa si è attivato dentro di te, gestire i pensieri ricorrenti su di lei e, soprattutto, ritrovare un senso di stabilità e di valore personale indipendentemente dalla relazione.

    Non è necessario “aspettare che passi da solo”: puoi scegliere di prenderti cura di te in modo attivo, con un supporto adeguato. E, col tempo, il bisogno di risposte dall’esterno può lasciare spazio a una comprensione più profonda e tua.

    Un caro saluto,
    Dott. Fabio Mallardo
    Psicologo-Psicoterapeuta

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    Buongiorno dottori. Vi scrivo per richiedere un parere su un evento che mi ha confusa recentemente. Ho 23 anni, sto passando un periodo in cui mi sto preparando per la laurea e successivamente già per cercare lavoro. Sono una che ha bisogno di farsi piani per ogni minima cosa perché altrimenti sento di non avere controllo. Recentemente, è successa una cosa strana, praticamente vi dico già che io sono attratta sia da ragazzi che da ragazze, lo so da 7 anni e non è assolutamente un problema per me, lo accetto e lo vivo come una verità dentro me, anche se preferirei innamorarmi di un uomo perché vorrei avere dei figli e sinceramente preferirei averli nella situazione più classica possibile. Vi dico questo perché è da mesi che so dell’esistenza di una determinata ragazza di circa la mia età, non ci conosciamo davvero, ma è capitato di guardarla da lontano, vederla interagire con i suoi amici e cose così. Appunto per mesi la mia percezione verso di lei è stata neutro-positiva, la trovo bella, solare e simpatica, e sembra anche genuina. L’altra notte però, mi è capitato a caso di fare un sogno in cui lei mi abbracciava, e io sentivo conforto in quell’abbraccio, e mi sentivo come se fossi cotta di lei, soprattutto perché dopo sempre nel sogno siamo sedute in un tavolo vicine e parliamo, ma poi un ragazzo attira la sua attenzione e inizia a parlare con lei, a quel punto sento una sensazione di gelosia, che ricordo ancora ora, e che quando il sogno è finito ho sentito letteralmente la sua mancanza, mi è dispiaciuto che fosse un sogno, dove forse eravamo amiche o comunque avevamo un legame. Ho continuato la mia vita normalmente, ma da quel giorno ogni volta che la vedo sento un’attrazione travolgente. Dire che mi sento attratta da lei fisicamente sarebbe riduttivo, perché non è che io sento attrazione per lei perché mi piace il suo corpo o la trovo “sexy” seppur sia bella, ma sento una sorta di desiderio verso di lei, in generale. È come se io amassi lei, non il suo corpo, ma lei. Infatti, la cosa che più mi accende è il pensiero di baciarla, e se devo essere sincera la bacerei anche molto appassionatamente, cosa molto strana per me, perché io non sento praticamente mai così tanta attrazione per qualcuno per cui non ho nemmeno sentimenti di cotta come minimo, cosa che quando c’è la sento in modo molto più intenso e euforico di qualsiasi attrazione fisica, cosa che appunto come ho detto con lei tecnicamente non c’è stata. Eppure sento un desiderio per lei così forte e anche di lasciarmi andare e perdere il controllo con lei che onestamente mi confonde, non capisco cosa sia successo, ma è tutto nato da quel sogno. Sottolineo che non ci siamo mai nemmeno sfiorate né guardate. Inoltre, voglio precisare che io sono sempre stata più aperta emotivamente nei confronti delle ragazze non per scelta ma per istinto, perché sono molto intuitiva e sento quasi sempre le intenzioni delle persone, e quando ho rapporti con i ragazzi non sento mai quella sincerità e purezza di intenzioni che io tanto amo e che con le ragazze sento di più. I maschi purtroppo soprattutto alla mia età spesso cercano altro, mentre io cerco una grande integrità, maturità, presenza, passione e connessione, cosa che non riesco mai ad associare ai maschi, anche perché o sono sempre con quel fondo di voglia di competizione e arroganza/ricerca di sesso che si percepisce da miglia, oppure sono troppo remissivi e dolci, cosa che purtroppo se eccessiva non mi accende negli uomini, perché anche se la dolcezza è fondamentale per me, io vorrei una via di mezzo fra ragazzo che sa essere forte e farmi sentire protetta ma allo stesso tempo saper essere dolce senza vergognarsene, con un cuore pieno di valori e un vero rispetto non solo per me ma per tutti. Quindi è una cosa rara, e istintivamente connetto meglio con le ragazze, infatti non ho mai avuto cotte emotive per maschi, se non alle elementari per un compagno, quando però appunto quella purezza di intenzioni era ancora presente e non “inquinata” dal testosterone, che a quanto pare li fa andare fuori di testa non lo so, peccato che il testosterone che molti di loro usano spesso per dominare o sentirsi migliore dovrebbe servire a proteggere e non a schiacciare, ma ci vuole un’alta maturità per integrarlo e lo capisco. Però appunto per questo connetto meglio con le ragazze oggi, e collegandomi con il sogno che ho fatto verso quella ragazza, perché secondo voi è esplosa questa attrazione così forte? Secondo voi cosa dovrei fare? Vi ringrazio per il tempo che mi dedicherete per rispondermi, accetto ogni visione e consiglio.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Fabio Mallardo

    Buonasera,
    da quello che racconti emerge quanto tu sia in contatto con il tuo mondo interno, con i tuoi bisogni di connessione, autenticità e profondità. Questo è un aspetto molto prezioso.

    L’esperienza che descrivi, per quanto intensa e spiazzante, non è così insolita: a volte un sogno può attivare o portare alla luce vissuti latenti, desideri o possibilità emotive che erano già presenti in forma più silenziosa. Non significa necessariamente che “sia successo qualcosa di improvviso”, ma piuttosto che qualcosa dentro di te ha trovato una via per esprimersi in modo più vivido.

    Quello che senti verso questa ragazza sembra avere una qualità più affettiva, relazionale, quasi di connessione profonda, più che puramente fisica. E questo è coerente con ciò che racconti di te: il bisogno di autenticità, integrità e presenza nell’altro. È possibile che tu abbia riconosciuto in lei – anche solo a livello intuitivo – alcune di queste qualità.

    Più che cercare di “spiegarti” o controllare ciò che sta accadendo, potrebbe esserti utile restare in ascolto di queste emozioni, senza giudicarle e senza forzarti a incasellarle subito. Non è necessario definire tutto immediatamente: le esperienze affettive e attrattive possono essere complesse, fluide e a volte anche contraddittorie.

    Rispetto al “cosa fare”, ti direi: osservati, datti tempo e spazio. Chiediti cosa rappresenta per te questa esperienza, cosa ti fa sentire viva, cosa desideri davvero nelle relazioni, al di là delle aspettative o delle idee su come “dovrebbe essere”. Se senti che questa confusione diventa faticosa, parlarne in uno spazio terapeutico potrebbe aiutarti a fare maggiore chiarezza con calma e senza pressione.

    Quello che stai vivendo non è qualcosa di “sbagliato”, ma un movimento interno che merita di essere compreso con delicatezza.

    Un caro saluto,
    Dott. Fabio Mallardo
    Psicologo-Psicoterapeuta

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    Buongiorno dottori ho una domanda da farvi faccio una terapia da molto tempo per ansia e disturbo dell umore però non riesco a prendere tutta la terapia perché sento che quando prendo tutti i farmaci il corpo mi cambia molto sento questa calma addosso molta sedazione che è benefica ma che mi porta a toglierli sistematicamente aggravano magari gli impulsi ogni tanto del gioco non so come fare per risolvere una volta per tutte questa situazione voi cosa ne pensate grazie per l aiuto

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Fabio Mallardo

    Buonasera,
    ti ringrazio per aver condiviso qualcosa di così importante e delicato.

    Da quello che racconti, sembra che tu stia vivendo un conflitto comprensibile: da una parte il beneficio dei farmaci sull’ansia e sull’umore, dall’altra una sensazione di “troppa sedazione” o di cambiamento che fatichi a tollerare. È una difficoltà che molte persone incontrano, e merita di essere ascoltata con attenzione, non forzata.

    Interrompere o modificare autonomamente la terapia può però rendere più instabile l’equilibrio, e questo può favorire anche il riemergere di impulsi, come quelli legati al gioco. Per questo è importante che tu non resti solo in questa gestione: parlarne apertamente con il tuo psichiatra è un passaggio fondamentale, perché esistono spesso aggiustamenti possibili (dosaggi, tempi, tipologia di farmaco) che possono aiutarti a trovare un equilibrio più sostenibile per te.

    Allo stesso tempo, il lavoro psicoterapeutico può accompagnarti nel comprendere meglio cosa rappresentano per te quelle sensazioni di “calma” e “cambiamento”, e nel trovare strategie più stabili per gestire ansia, umore e impulsi senza dover arrivare a soluzioni drastiche.

    Non è necessario risolvere “una volta per tutte” in modo immediato: può essere più utile pensare a costruire, passo dopo passo, un equilibrio che senti davvero tuo.

    Un caro saluto,
    Dott. Fabio Mallardo
    Psicologo-Psicoterapeuta

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    Buongiorno, vorrei un parere.
    Mio figlio ha 7 anni e da circa due settimane presenta un comportamento che mi sta preoccupando.
    Prima delle vacanze di Pasqua entrava a scuola tranquillamente: lo accompagnavo fino alla classe, ci salutavamo con un abbraccio e un bacio, e poi entrava senza problemi. Sorridente e contento di andarci. (fa la prima elementare).
    Dopo le vacanze (quindi inizio aprile), al rientro il primo giorno mi ha detto di non stare bene e l’ho tenuto a casa. Nei giorni successivi ho capito che probabilmente non era un malessere reale, quindi ho ripreso a portarlo regolarmente a scuola.
    Da quel momento, ogni mattina davanti alla porta della classe inizia a piangere in modo intenso, dicendo che vuole stare con me. Le maestre devono intervenire per prenderlo e portarlo dentro, mentre io vado via. Questo momento è emotivamente molto forte, anche se so di star facendo la cosa giusta.
    Tuttavia, dopo circa 20–30 minuti le insegnanti mi confermano sempre che si è calmato, è sereno, lavora normalmente ed è tranquillo durante tutta la mattinata.
    Invece, in occasioni diverse (ad esempio una gita) è stato capace di salutarmi senza problemi e andare verso i compagni.
    Quando gli chiedo il motivo del pianto, risponde semplicemente “non lo so”.
    Le insegnanti mi riferiscono inoltre che questo comportamento si verifica solo quando lo accompagno io, mentre con la madre non succede. (Siamo una coppia separata e nostro figlio è prevalente a me).
    Non presenta febbre, dolori o altri sintomi fisici evidenti, se non occasionali lamentele al mattino che però non sembrano avere una base reale.
    Il tragitto verso la scuola è calmo, ascoltiamo la musica, parliamo di giochi e di vita quotidiana. La salita delle scale è tranquilla, ma come arriva davanti la porta della classe scatta questo meccanismo.

    Vorrei capire se questo comportamento può avere una componente legata all’ansia o al distacco e se è qualcosa di fisiologico oppure se è il caso di approfondire con uno specialista.
    Grazie mille.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Fabio Mallardo

    Buonasera,
    ti ringrazio per aver condiviso con tanta attenzione e cura quello che sta accadendo a tuo figlio.

    Da come descrivi la situazione, il comportamento che osservi è molto compatibile con una difficoltà legata al momento del distacco, qualcosa che può emergere anche in modo improvviso, ad esempio dopo una pausa come le vacanze. A questa età non è raro che i bambini fatichino a dare un senso a ciò che provano e rispondano con un “non lo so”, perché l’emozione è reale ma ancora poco mentalizzata.

    Ci sono però alcuni elementi rassicuranti: il fatto che si calmi in tempi relativamente brevi, che poi stia bene durante la mattinata e che in altri contesti (come la gita) riesca a separarsi senza difficoltà, indica che la sua è probabilmente una reazione situazionale, più che una sofferenza pervasiva.

    Il fatto che questo accada soprattutto con te può avere diversi significati, spesso legati alla relazione di attaccamento e ai ruoli che i bambini attribuiscono ai genitori, senza che questo implichi qualcosa di “sbagliato”.

    In questi casi può essere utile mantenere una routine prevedibile e un saluto breve ma affettuoso, evitando di prolungare troppo il momento del distacco, pur riconoscendo e validando la sua emozione (“capisco che è difficile salutarsi, ma poi stai bene e ci rivediamo dopo”). La coerenza nel tempo tende a dare sicurezza.

    Se il comportamento dovesse persistere a lungo, intensificarsi o estendersi anche ad altri contesti, allora potrebbe avere senso un confronto con uno specialista, più che altro per accompagnare voi genitori nella gestione e comprendere meglio il significato di ciò che sta accadendo.

    Per ora, da ciò che racconti, sembra un passaggio evolutivo delicato ma non necessariamente preoccupante.

    Un caro saluto,
    Dott. Fabio Mallardo
    Psicologo-Psicoterapeuta

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    Buongiorno, sono una ragazza di 27 anni e sono fidanzata con un ragazzo di 25 anni da ormai quasi 3 anni.
    Vi scrivo in seguito a un episodio avvenuto ieri sera che mi ha mandata abbastanza in crisi.
    Eravamo a letto, io ero buttata sopra di lui e stavo guardando il cellulare, ho fatto una battuta davvero di cattivo gusto sul fatto di andare a letto con un altro ragazzo, me ne stavo pentendo già mentre la facevo ma non so spiegarvi perchè ma mi piace stuzzicarlo e infastidirlo per ottenere attenzioni (questo da sempre).
    Lui, che era sotto di me sul letto, ha reagito dandomi uno schiaffetto sul viso in segno di rimprovero. Non era forte però l'ho sentito e il gesto in se mi ha fatta infuriare.
    So per certo che non era sua intenzione farmi del male, quando litighiamo non ha mai nemmeno accennato a segni di violenza anzi, solitamente sono io quella che sbrocca di più (mai fisicamente).
    Però lui ha sempre avuto questo vizio di dare queste schiaffette sul viso per rimprovero, non lo fa sempre ma ogni tanto capita.
    Mi sento ancora più stupida perchè sono io la prima a farlo.. nel senso che anch'io per scherzo o per rimprovero a volte gli do questi buffetti sul viso.
    Però ieri, siccome l'ho sentito, mi sono preoccupata.
    E' secondo voi un campanello allarmante?
    Quando gli ho fatto notare che non mi piace, per l'ennesima volta, che mi aveva fatto male e dicendogli più volte che è scemo, lui ha detto che io sono scema a fare battute del genere, che gli schiaffetti li do anch'io e che era uno schiaffetto e non uno schiaffo.
    Ho tenuto il muso per tutta le sera e tutta la notte, lui è molto affettuoso e ha cercato più volte le coccole che io non gli ho fatto.
    Questa mattina gli ho detto che avrebbe dovuto chiedermi scusa e lui l'ha fatto ma ha ribadito nuovamente che non era uno schiaffo e mi ha chiesto di chiedergli scusa per la battuta che ho fatto.
    Scusatemi se mi sono dilungata ma ci penso da tutto il giorno e non so come analizzare la situazione.
    Sto esagerando io?
    Grazie mille sin da ora

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Fabio Mallardo

    Buonasera,
    ti ringrazio per aver condiviso qualcosa di così delicato: si sente quanto questo episodio ti abbia colpita e messa in dubbio.

    Provo a restituirti alcuni punti, con calma. Non si tratta tanto di stabilire se “stai esagerando”, ma di ascoltare il tuo vissuto: il fatto che quel gesto ti abbia fatta infuriare e ti abbia fatto sentire a disagio è già un’informazione importante. Nelle relazioni, anche ciò che nasce come “gioco” o abitudine reciproca (come i buffetti o le provocazioni) può diventare problematico quando uno dei due non lo vive più come tale.

    Mi sembra che tra voi si sia creato un piccolo “circuito”: da una parte il tuo modo di cercare attenzione attraverso la provocazione, dall’altra una risposta fisica (anche se leggera e senza intenzione di ferire). Entrambi sono segnali comunicativi, ma rischiano di alimentare incomprensioni o tensioni se non vengono riconosciuti e ridefiniti insieme.

    Il punto centrale, più che etichettare il gesto come grave o meno, è questo:
    ti senti rispettata e al sicuro in quella dinamica?
    Se la risposta è anche solo “non del tutto”, è importante fermarsi e parlarne in modo chiaro, senza sminuire né ciò che provi tu né ciò che lui intendeva fare.

    Può essere utile dirgli, in modo diretto ma non accusatorio, qualcosa come: “Al di là delle intenzioni, quel gesto mi ha fatto stare male e ho bisogno che non accada più”. Allo stesso tempo, puoi anche interrogarti su quel tuo bisogno di “stuzzicare” per ottenere attenzione, cercando magari modalità più esplicite e meno ambigue per esprimere ciò che desideri.

    Non vedo necessariamente un “campanello d’allarme” grave sulla base di questo singolo episodio, ma vedo un confine importante da chiarire adesso, prima che si consolidi una modalità che potrebbe farvi stare male.

    Se senti che questi aspetti si ripetono o ti mettono in difficoltà, confrontarti con un professionista può aiutarti a dare più senso a queste dinamiche e a trovare modi più soddisfacenti di stare nella relazione.

    Un caro saluto,
    Dott. Fabio Mallardo
    Psicologo-Psicoterapeuta

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    Buonasera dottore, le scrivo perché vorrei parlarle di una situazione che mi sta creando molta ansia. Da mesi sto cercando di convincere mia madre a farmi studiare scienze umane, ma lei è contraria perché ritiene il percorso troppo difficile per me e che non sarei in grado di affrontarlo. Questa situazione mi sta pesando molto, soprattutto perché ora sono iscritta a un indirizzo che non mi interessa minimamente e nemmeno la classe mi piace. Mi sento bloccata e non so come andare avanti. Nonostante la mia psicologa ne ha parlato già con mia madre, ma lei non vuole sentire ragioni. Ho paura per il mio futuro, di non trovare lavoro e di rimanere senza soldi. Il mio sogno è diventare psicologa e acculturarmi, e questa situazione mi deprime tantissimo. Sono sicura che verrò bocciata, e mia madre continua a ripetermi che mi boccerebbero anche a scienze umane. Inoltre, quando sono triste ho pensieri negativi come: pensieri di suicidio o farmi del male.
    Come posso affrontare questa situazione? Quali alternative ho per il mio futuro?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Fabio Mallardo

    Buonasera,
    ti ringrazio per aver condiviso qualcosa di così importante e delicato. Da come scrivi, si percepisce quanto questa situazione ti faccia sentire bloccata, frustrata e anche spaventata per il tuo futuro. È comprensibile: quando ciò che desideriamo per noi stessi non viene riconosciuto, può nascere un senso profondo di impotenza.

    Il tuo desiderio di studiare ciò che senti vicino, così come il sogno di diventare psicologa, meritano ascolto e rispetto. Allo stesso tempo, è possibile che tua madre esprima le sue paure nel modo che conosce, forse cercando di proteggerti, anche se questo oggi ti fa soffrire. In questi casi, può essere utile non solo “convincere”, ma trovare uno spazio di dialogo diverso, magari ancora con il supporto della tua psicologa, per far emergere i tuoi bisogni in modo chiaro e fermo.

    Rispetto alla paura di “non farcela”, è importante distinguere tra ciò che temi e ciò che realmente sei in grado di fare: spesso l’ansia e le parole degli altri possono farci dubitare delle nostre capacità più di quanto sia realistico.

    Mi soffermo anche su un aspetto molto importante che hai condiviso: i pensieri di farti del male. Questi segnali non vanno sottovalutati e meritano attenzione e cura immediata. Ti invito a parlarne apertamente con la tua psicologa e con un adulto di fiducia: non sei sola e ci sono modi per aiutarti a stare meglio e a proteggerti in questo momento.

    Per quanto riguarda il futuro, esistono sempre più strade di quelle che oggi riesci a vedere. Anche percorsi inizialmente diversi possono, nel tempo, portarti verso ciò che desideri davvero. Il punto centrale è aiutarti a ritrovare un senso di direzione e fiducia in te stessa, passo dopo passo.

    Se senti il bisogno di un confronto, può essere utile approfondire insieme questi aspetti in uno spazio dedicato, dove poter mettere ordine tra emozioni, pensieri e possibilità.

    Un caro saluto,
    Dott. Fabio Mallardo
    Psicologo-Psicoterapeuta

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    Come si può definire e che problemi ha una persona che Semplicemente per il fatto che viene rimandato un appuntamento per incontrarsi, ti blocca o ogni giorno per 3 mesi ti insulta, ogni qualvolta ti incrocia Cambia strada se mi vede. l'ultimo giorno di stagione alla fine sale da me?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Fabio Mallardo

    Buonasera,
    da quello che descrivi sembra emergere un comportamento relazionale molto altalenante e carico di reazioni intense: da una parte rabbia, attacchi e distanza (come gli insulti o l’evitamento), dall’altra un riavvicinamento improvviso.

    Più che “definire” la persona con un’etichetta, è importante comprendere che questi comportamenti possono essere espressione di difficoltà nella gestione delle emozioni, nella tolleranza della frustrazione (ad esempio un appuntamento rimandato) e nella regolazione della relazione con l’altro. A volte dietro reazioni così forti possono esserci vissuti di rifiuto, insicurezza o bisogno di controllo che faticano a trovare modalità più stabili e rispettose per essere espressi.

    Allo stesso tempo, è importante anche che tu possa tutelarti: essere esposti a insulti o comportamenti aggressivi ripetuti non è sano e merita attenzione e confini chiari.

    Se questa situazione ti coinvolge da vicino, potrebbe essere utile avere uno spazio per parlarne e capire come gestirla nel modo più rispettoso possibile verso te stesso/a.

    Un caro saluto,
    Dott. Fabio Mallardo
    Psicologo-Psicoterapeuta

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    Salve , ho una situazione con una ragazza che lavora che mi fa male. Dal giorno 1 eravamo vicini, connessi, sempre a parlare e c'erano di interesse foete da entrambe le parti. Col tempo, anche dopo qualche uscita, tutto e svanito. Quando le dissi che mi piaceva tanto, mi disse che mi vedeva come un fratellino avendo 6 anni in piu di me. Fatto sta che i rapporti erano sempre buoni, fino a che ho avuto un periodo molto buio tra gennaio e marzo dove avevo scoperto che aveva detto di questa mia confessione in giro con amici nostri. Questa cosa mi ha fatto arrabbiare, le ho levato il saluto e non abbiamo piu avuto contatti a parte visivi dato che ci vediamo tutti i giorni a lavoro. Io sto male, non so più che fare e credo di averla trattata male. Mi manca tuttoo, vorrei solo prenderla e abbracciarla e dirle che e tutta colpa mia, che lei è unica e che io le voglio bene ma è.come se avessi preso l abitudine di non calcolarla. cosa faccio?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Fabio Mallardo

    Buonasera,
    da quello che racconti si sente quanto questa relazione sia stata significativa per te e quanto oggi tu sia in difficoltà, diviso tra il dolore, il senso di mancanza e anche un po’ di senso di colpa. È una situazione che può far soffrire molto, soprattutto quando nasce da un legame vissuto come autentico e intenso.

    Mi sembra importante dirti che ciò che provi è comprensibile: il rifiuto, la delusione e la percezione di essere stato esposto ad altri possono aver toccato parti profonde di te, portandoti a reagire con rabbia e distanza. A volte queste reazioni sono tentativi di proteggersi, più che errori da colpevolizzare.

    Oggi però ti trovi in un punto delicato: da una parte il desiderio di riavvicinarti e “riparare”, dall’altra il rischio di mettere da parte i tuoi bisogni per idealizzare lei o attribuirti tutta la responsabilità. Ti inviterei a fermarti un momento su questo: cosa ti ha fatto stare male davvero? Cosa ti aspetteresti oggi da lei, realisticamente?

    Se senti il bisogno di chiarire, può avere senso farlo, ma in modo autentico e rispettoso anche di te stesso, senza annullarti. Allo stesso tempo, potrebbe essere utile darti lo spazio per elaborare ciò che è successo, comprendere meglio le tue emozioni e capire come prenderti cura di te in questa fase.

    Non devi affrontare tutto questo da solo: parlarne in uno spazio protetto può aiutarti a fare chiarezza e a ritrovare un equilibrio più sereno.

    Un caro saluto,
    Dott. Fabio Mallardo
    Psicologo-Psicoterapeuta

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    Buonasera Cari Dottori, Vi scrivo per chiederVi pareri..sto seguendo un corso per la seconda volta perché non mi sentivo pronta per l'esame..ma il professore quando fa domande riguardanti gli argomenti di lezione, le mie risposte seppur giuste è come se non andassero mai bene perché il professore dice "non sei stata precisa" oppure "non devi essere troppo precisa", altra volta "ho capito, ma quale è il perché?" . Ieri, ho sbagliato una risposta e lui ha detto"non dovete rispondere a caso " "voi non vi chiarite i dubbi"in realtà mi sono sentita offesa anche se ha parlato al plurale.. quando rispondo è perché ho delle conoscenze di altri esami , non parlo per aprire bocca ma non ho potuto difendermi, replicare, fargli capire che non è come pensa lui..non mi ha mai detto brava come mi è stato detto da alcuni altri docenti eppure l'anno scorso ad un convegno mi ha salutata dicendomi che avevo fatto bene a partecipare ..non capisco questo cambiamento di comportamento..mi sento svalutata..già di mio ho una bassa autostima, sono sensibile, introversa, timida ed il fatto di rispondere alle lezioni mi ha sempre aiutato, mi dà più forza, stimolo anche se prima di rispondere sento il cuore che batte, a volte tremo, imbarazzo..però con questo professore mi sembra di non essere compresa, a volte è come se io dicessi "A" e lui "B".. Grazie per i vostri consigli. Buona Serata.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Fabio Mallardo

    Buonasera,
    grazie per aver condiviso con tanta chiarezza ciò che stai vivendo.

    Da quello che racconti, sembra che tu ti stia trovando in una situazione in cui, oltre alla difficoltà dell’esame, si attivano vissuti di svalutazione e di dubbio su di te, che toccano aspetti già sensibili come l’autostima e la timidezza. È comprensibile che questo ti faccia sentire ferita e confusa, soprattutto se in altri contesti hai ricevuto riconoscimenti diversi.

    Mi colpisce però anche un aspetto importante: nonostante l’ansia, il batticuore e l’imbarazzo, tu continui a metterti in gioco, a rispondere, a partecipare. Questo parla di una risorsa significativa, di impegno e di desiderio di crescita, che meritano di essere riconosciuti.

    A volte può accadere che lo stile comunicativo di un docente non si incontri con il nostro modo di apprendere o di esprimerci, generando incomprensioni come quelle che descrivi (“io dico A, lui capisce B”). Questo non definisce il tuo valore né le tue competenze, ma può attivare vissuti personali più profondi.

    Potrebbe esserti utile, se ti senti di farlo, trovare uno spazio per chiarire con il professore, magari in un momento individuale, portando con calma il tuo punto di vista. Allo stesso tempo, può essere importante lavorare su ciò che questa esperienza muove dentro di te, per rafforzare la fiducia nelle tue capacità senza che dipenda esclusivamente dal feedback esterno.

    Se senti che queste situazioni incidono molto sul tuo benessere, confrontarti con un professionista potrebbe aiutarti a dare senso a questi vissuti e a trovare modalità più serene per affrontarli.

    Un caro saluto,
    Dott. Fabio Mallardo
    Psicologo-Psicoterapeuta

    Ricevo anche on-line


    Ho appena terminato una relazione con una ragazza di 26 anni, di cui sono innamorato perso. (Io ne ho 12 in più )
    Ed a suo dire anche lei, 3 settimane fa abbiamo prenotato le ferie estive insieme, la settimana scorsa mi ha presentato tutti i suoi parenti, e due settimane fa mi lasciava bigliettini per casa dicendomi che mi ama, che mi scieglierebbe ogni giorno, che nei momenti bui sono la sua luce e che sono il suo tutto eccetera.
    Ora, a distanza di una settimana mi dice che il sentimento è cambiato, che non sa più quello che vuole, che prima era sicura di volere una famiglia, ora no. Che vuole stare sola, che non è mai stata sola in vita sua, e che ha bisogno di tempo per sé!
    Da un giorno all’altro, senza spiegazioni, senza litigate, dalla mattina alla sera.
    Non riesco a darmi spiegazioni

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Fabio Mallardo

    Buonasera,
    quello che descrivi è qualcosa di molto intenso e disorientante. Passare, nel giro di pochi giorni, da segnali così forti di vicinanza e progettualità a una rottura improvvisa può lasciare dentro un senso di smarrimento profondo e tante domande senza risposta. È comprensibile che tu faccia fatica a darti una spiegazione.

    A volte, cambiamenti così repentini non hanno a che fare con ciò che tu hai fatto o non fatto, ma con movimenti interni dell’altra persona: bisogni di autonomia, paure legate all’impegno, o momenti di crisi personale che emergono all’improvviso. Questo però non rende meno doloroso quello che stai vivendo, né più facile accettarlo.

    In questo momento può essere importante spostare gradualmente l’attenzione da “perché è successo” a “come sto io dentro a questa esperienza”: riconoscere il dolore, la confusione, forse anche il senso di perdita e di incredulità. Dare spazio a queste emozioni è un primo passo per attraversarle senza rimanerne bloccato.

    Se senti che il bisogno di capire e di rimettere insieme i pezzi è molto forte, parlarne in uno spazio protetto può aiutarti a dare un senso più ampio a ciò che è accaduto, senza colpevolizzarti e senza rimanere incastrato nelle risposte che oggi non arrivano.

    Un caro saluto,
    Dott. Fabio Mallardo
    Psicologo-Psicoterapeuta

    Ricevo anche on-line


    Salve a tutti, sono una ragazza di 21 anni, da circa luglio 2025 ho iniziato a sviluppare un'ansia incontrollabile. E' iniziato tutto da una semplice settimana a casa da sola in quanto i miei in vacanza, dove avevo la costante paura che dei ladri potessero entrarmi in casa, e da lì per una settimana andavo a dormire alle 6 di mattina per accertarmi che durante la notte nessuno cercasse di entrare in casa, a termine di questa settimana mi viene un forte dolore al braccio, vado in ps e mi dicono semplicemente di calmarmi, facendomi un’elettriocardiogramma in cui era tutto ok. Passa l’estate, torno nella mia città dove vivo da fuorisede, e resto sola di nuovo per due settimane, in cui di nuovo vivo con angoscia la cosa, avendo mille paure, nonostante non fosse la prima volta che fossi sola. A termine di queste sue settimane di nuovo mi viene dolore la braccio sinistro per giorni, sono molto preoccupata, vado in ps ed è tutto ok, analisi ed elettrocardiogramma. Da quel momento in poi inizio a sviluppare continua ansia per ogni sensazione del mio corpo, più mi informo e più sto male, ho paura di qualsiasi cosa, questo va a peggiorare anche il mio rapporto sentimentale. A febbraio litigo pesantemente con il mio ragazzo, finendo per avere un attacco di panico con tremore, conati di vomito, dolore braccio sinistro e confusione, vado in ps, tutto okay come al solito e mi danno semplicemente un tranquillante. Un mese dopo torno al ps per emorroidi, le quali non avendole mai avute e avendo una certa perdita di sangue mi hanno fatto preoccupare. Tralasciando queste varie esperienze in questi mesi ho fatto vari elettrocardiogrammi, ecografie, hotler, analisi del sangue, tutto ok, ma ho sempre ansia. Ieri ho litigato di nuovo col mio ragazzo e di nuovo stessi sintomi di attacchi di panico, sto male, è difficile riprendersi. Io non so più cosa fare, non so se può essere correlato ma ho un ritardo del ciclo di 10 gg (uso precauzioni) e al posto del ciclo ho perdite marroni, non vorrei fosse collegato allo stess, non so cosa fare e non riesco nemmeno a parlarne con i miei, il mio ragazzo soffre anche lui per tutte le mie ansie e attacchi di panico, avrei bisogno di un consiglio, grazie in anticipo

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Fabio Mallardo

    Buongiorno,
    ti ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza quello che stai vivendo. Si percepisce quanto questo periodo sia stato faticoso e quanto l’ansia, con le sue manifestazioni fisiche e mentali, stia condizionando la tua quotidianità, le tue relazioni e il tuo senso di sicurezza.

    Da ciò che racconti emerge un quadro che spesso incontriamo nei percorsi d’ansia e di attacchi di panico, in cui la preoccupazione per le sensazioni corporee, soprattutto dopo episodi di forte attivazione emotiva o stress, tende ad alimentare un circolo che si auto-rinforza: più cerchi rassicurazioni e controlli, più l’ansia sembra tornare a farsi sentire. Il fatto che tutti gli accertamenti medici siano risultati nella norma è certamente un dato importante, ma comprendo bene come questo, da solo, non riesca a spegnere la tua paura.

    Quello che descrivi non è “strano” né raro: è una risposta di allarme del sistema nervoso che, in alcuni momenti, può diventare molto sensibile e attivarsi anche in assenza di un pericolo reale. È però anche una condizione che può essere affrontata e che, con il giusto supporto, può migliorare in modo significativo.

    Ti suggerirei di valutare un percorso psicologico, in uno spazio protetto e non giudicante, in cui poter lavorare proprio su questi meccanismi: la gestione dell’ansia, la lettura delle sensazioni corporee, e le dinamiche che si attivano nelle situazioni di stress o conflitto. Approcci come quello cognitivo-comportamentale, ad esempio, sono spesso molto efficaci in questi casi.

    Rispetto al ciclo e alle perdite che descrivi, lo stress può certamente incidere sull’equilibrio ormonale, ma è comunque opportuno, se la situazione dovesse proseguire, confrontarti anche con il tuo medico o ginecologo per una valutazione serena.

    Infine, non restare sola con tutto questo: anche riuscire a parlarne con una persona di fiducia può essere un primo passo importante.

    Un caro saluto,
    Dott. Fabio Mallardo
    Psicologo-Psicoterapeuta

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    Buon pomeriggio, sono una ragazza di 24 anni che a periodi alterni si sente sola e nell'abitudine di provare questo sentimento a volte "respinge" situazioni sociali. Cinque anni fa, per motivi di studio, sono trasferita in un'altra città. Mio padre lavorava qui da un pò di anni e l'ho raggiunto. Ciò che mi ha spinta a fare questo grande passo - e allontanarmi dal mio contesto sociale, amici, famiglia, abitudini - è stata sia la voglia di provare qualcosa di nuovo in una nuova città, ma anche la solitudine che mi ha sempre accompagnata silenziosamente sin da piccola. Nel mio paese di origine non mi sono mai sentita parte di una "comunità" o contesto sociale. Provo a spiegarmi meglio: abitavo nella periferia di un paesino piccolo in cui non c'era la possibilità di uscire a piedi, fare una passeggiata, andare da un'amica a prendere un caffè ... e in più la mia vita sociale e scolastica avveniva in un paese limitrofo a 10 min di macchina dal mio (i miei genitori preferirono mandarmi a scuola in un altro paese). Per questo motivo non mi sono mai sentita parte di un mondo, quel piccolo microcosmo fatto di "5 min e ti passo a prendere" o di "vieni con me al supermercato un attimo?". Spesso le mie amiche, nonostante avessi un bel gruppo di amiche (con cui con alcune ancora ho rapporti ben stretti), non mi invitavano per le cose banali come le piccole cose che si fanno quotidianamente all'interno di un paese, questo perché ero "lontana" e per fare queste piccole cose non aveva senso spostarmi. Nei weekend o per feste e compleanni invece partecipavo spesso, anzi, mi manca la mia compagnia. Il luogo fisico in cui avveniva la mia vita sociale non era quindi lo stesso in cui abitavo. Spesso per sentirmi "inclusa" nelle dinamiche sociali mi adattavo anche a situazioni che non facevano parte di me, anche solo per un'approvazione nei miei confronti e per non sentirmi diversa o quella che "veniva da lontano". Oggi però a distanza di cinque anni mi ritrovo in una nuova città (in cui si sono trasferiti anche poi mia madre e mio fratello), ho conosciuto persone nuove ma paradossalmente la situazione si è ribaltata, se prima ero lontana dal paese e vivevo in "solitudine" quotidianamente, ora abito in città ho tutto quello che desideravo, posso uscire a piedi e vivere la vita all'interno della città, ho dei vicini di casa ... ma le amiche che ho qui abitano invece fuori città e in più hanno già un loro gruppo di amici. Mi sembra un circolo vizioso. Inoltre nella città a nord Italia in cui mi trovo è raro trovare studenti fuori sede (meta poco ambita), quindi i miei colleghi universitari non sono nella mia stessa condizione da "fuori sede", ma vengono all'università con la consapevolezza di tornare a casa dalla loro cerchia di amici. in più in questo contesto fatico a sentirmi me stessa, ho partecipato spesso alla vita sociale anche di uno dei miei colleghi e dei loro amici, ma mi sento sempre fuori posto, quel fuori posto che sento provenire dal passato ... io che non faccio parte di nessun mondo. Io che non facevo parte né del paesino in cui abitavo, né di quello che frequentavo e né nella città in cui mi trovo ora. C'è da dire che sono però una persona solare e aperta a nuovi contesti sociali, ma la sensazione che sento ora è di sforzarmi continuamente e mai di essere me stessa. Ho molta confusione in testa. Da poco ho finito l'università e frequento un master in un'altra città durante i weekend ... questo mi sta aiutando molto ma quando torno il pattern quotidiano è sempre lo stesso: faccio ripetizioni, mi alleno, vado al master. La mia vita sociale da quando mi sono trasferita è un pò povera e sto iniziando a pensare che ormai mi ci sono anche abituata a stare sola e ho paura di non riuscire a togliere quest'abitudine. Il mio sentirmi fuori posto potrebbe derivare anche dal fatto che non sono mai stata fidanzata e soprattutto dalle costanti paranoie che penso nei confronti delle persone che mi stanno vicino. Credo che loro si accorgano della mia solitudine, anche se io cerco di mascherarla il più possibile e tenermi occupata spesso durante le giornate. poi quando sono sola a casa piango e mi sfogo. Mi è capitato anche di sfogarmi con mamma, papà e mio fratello ma a distanza di giorni le mie paranoie tornano. Ho anche pensato di andare in terapia per cercare un modo per vivere meglio questa situazione. Probabilmente ciò che ho scritto sarò molto confuso, ma è stato come un flusso di pensieri. Grazie a chi ha letto fin qui.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Fabio Mallardo

    Buongiorno,
    ti ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza e profondità quello che stai vivendo. Anche se descrivi il tuo pensiero come “confuso”, ciò che arriva è invece un’esperienza molto coerente: un lungo percorso di adattamento, di ricerca di appartenenza e di tentativi continui di trovare un posto in cui sentirti davvero “a casa”.

    Quello che racconti sembra attraversato da un filo comune: il tema del sentirsi “fuori posto” e del desiderio, molto umano, di appartenenza autentica. Nel tempo hai fatto molti movimenti importanti, ti sei adattata, hai costruito legami e ti sei messa in gioco in contesti diversi, ma con la fatica di portare dentro di te una sensazione che sembra ripresentarsi, anche quando le condizioni esterne migliorano.

    È comprensibile che, in queste condizioni, possano alternarsi momenti di apertura e socialità con altri in cui prevalgono stanchezza, ritiro e solitudine. Spesso, quando questa esperienza si ripete nel tempo, può diventare una sorta di “schema interno” che influenza il modo in cui ci si percepisce nelle relazioni e negli ambienti sociali, anche indipendentemente da ciò che accade fuori.

    Colpisce anche il fatto che tu riesca a riconoscerti come una persona solare, aperta e capace di stare con gli altri, e allo stesso tempo a descrivere una fatica profonda nel sentirti davvero inclusa e a tuo agio. Questa distanza tra ciò che sei e ciò che senti può generare molta confusione e anche sofferenza.

    Il fatto che tu stia pensando alla terapia è un passaggio importante: uno spazio terapeutico potrebbe aiutarti proprio a dare ordine a questi vissuti, a comprendere meglio le origini di questa sensazione di estraneità e a costruire modalità più sicure e stabili di stare nelle relazioni, senza la costante sensazione di doverti “adattare” o mascherare.

    Quello che stai vivendo merita ascolto e attenzione, non giudizio né fretta di “risolvere”. È un percorso che può richiedere tempo, ma che può anche aprire possibilità nuove di sentirti più radicata e più libera nel modo di vivere i legami.

    Un caro saluto,
    Dott. Fabio Mallardo
    Psicologo-Psicoterapeuta

    Ricevo anche on-line


    Buongiorno, avrei bisogno di capire come poter aiutare mio marito e mia suocera nel loro rapporto. Mia suocera è l'esempio perfetto della sindrome della sorella maggiore, ovvero ha una sorella di 14 anni piu giovane di cui si è sempre presa cura fin dall'infanzia, l'ha aiutata in tutto, sia nel ruolo di madre (ha 3 figli di cui 2 gemelli e mia suocera aveva a suo tempo preso aspettativa al lavoro per aiutarla a crescerli nonostante fosse adulta, sposata e avesse ancora i nonni a disposizione) sia nel lavoro (è una pittrice/artista... la aiuta negli allestimenti e in tutti gli eventi che deve fare). Questa donna purtroppo è cresciuta appunto come "piccola di casa" aiutata in tutto e per tutto in ogni cosa, il problema è che tutt ora all alba dei 50 anni ritiene ancora "dovuto" che lei la assecondi in ogni cosa e mia suocera corre non appena lei chiama anche perchè nel corso degli anni ha spesso avuto momenti di "depressione" che usava assolutamente come ricatto quando le attenzioni non erano su di lei... il problema è che questo rapporto malsano sta logorando il rapporto con il figlio "vero" che è mio marito che non tollera più questa situazione e si sente "non visto"... lei ha sempre mille problemi, si è separata, ha problemi economici, una figlia soffre anche lei di depressione e mia suocera si carica di tutti questi problemi e giustamente è esausta e agitata... lui ha chiesto alla zia di alleggerire la situazione per sua madre e la risposta è stata che "è l'unica famiglia che ha"... lei non riesce a distinguere figlio e sorella e li equipara... è questo fa impazzire mio marito... a me spiace perchè è una brava nonna e una buona persona ma è completamente annullata per gli altri e rischia di perdere il figlio completamente e non so come posso aiutarli a parlarsi e aiutare lei a "lasciare andare" la sorella che sinceramente credo si sia un po' "accomodata" in questa situazione.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Fabio Mallardo

    Buongiorno,
    quello che racconti è un intreccio familiare molto carico, in cui nel tempo si sono consolidati ruoli, aspettative e dinamiche affettive che oggi rischiano di diventare faticose per tutti, soprattutto per chi – come tuo marito – si sente meno riconosciuto e “messo in secondo piano”.

    Da ciò che descrivi, sembra che tra tua suocera e la sorella si sia strutturata una relazione molto sbilanciata, in cui il prendersi cura reciproco è diventato nel tempo un legame quasi esclusivo e totalizzante, con difficoltà a mantenere confini chiari tra i diversi ruoli familiari. In questi casi, più che “scegliere da che parte stare”, diventa importante aiutare le persone coinvolte a riconoscere i propri bisogni e a ridefinire confini più sostenibili.

    È comprensibile che tuo marito possa vivere dolore, frustrazione e senso di esclusione, soprattutto se sente che il suo ruolo di figlio viene oscurato da altre richieste affettive. Allo stesso tempo, tua suocera sembra trovarsi in una posizione di forte sovraccarico emotivo, faticando a sottrarsi a richieste che vive come imprescindibili.

    In situazioni come questa, spesso non è possibile “cambiare” direttamente le dinamiche dell’altro, ma può essere utile lavorare su ciò che ciascuno può fare per proteggere il proprio spazio emotivo e comunicare in modo più chiaro i propri limiti, senza colpevolizzazioni ma con fermezza e rispetto.

    Un confronto guidato, ad esempio in un percorso di supporto psicologico, può aiutare a dare parola a questi vissuti e a trovare modalità più sane di relazione, anche attraverso la definizione di confini più chiari tra i diversi legami familiari.

    Un caro saluto,
    Dott. Fabio Mallardo
    Psicologo-Psicoterapeuta

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    ho perso 40 kg con il by pass gastrico fatto il 14 ottobre 2025 .
    però ovviamente ci tengo a sottolineare che a livello gastrico la fame è contenuta perchè la capienza di cibo nello stomaco è decisamente minore rispetto a prima .
    sono molto felice di aver perso peso ok.. ma comunque la fame emotiva è ancora viva e le emozioni sono ancora intense talmente tanto che delle volte mangio un pochettino in più , non come prima ma ci sono ovviamente quei momenti .
    allora io oggi scrivo qui 1 perchè penso che tutto si può risolvere nella vita . Questi disturbi purtroppo sono dei disturbi dell animo più che della mente .. dell animo perchè dal mio punto di vista chi mangia tanto , chi si abbuffa nasconde dentro di sè un mondo molto caotico , pieno di incomprensioni , a volte a mio parere anche strano perchè non viene capito da nessuno .
    pensate che io che per anni ho combattuto contro il mostro dell obesità , io che per tanto tempo mi sono odiata allo specchio e disprezzata ... mi sento certe volte ancora quella di prima .
    ho una famiglia molto malsana che nonostante ciò mi vuole bene ok ma è letteralmente malsana e disfunzionale .
    mia mamma non accetta il mio cambiamento fisico , a primo impatto penso che sia gelosa .
    ATTENZIONE , NON DICO CHE È GELOSA PERCHÈ È CATTIVA .. CI MANCHEREBBE , È MIA MADRE , ma secondo me dato che è stata per molto tempo abituata a vedermi in un certo modo con una coperta di grasso metaforicamente parlando che nascondeva la mia vera personalità , ora mi vede diversa , solare , energica , positiva etc... e quindi lei riflettendoci bene non è che non mi accetta ma ancora non deve abituarsi a questa nuova immagine di me cambiata , diversa ma non del tutto perchè nonostante il mio dimagrimento io sono sempre silvana .. silvana che ha delle passioni , silvana che ha degli interessi , degli obiettivi di vita importanti che vuole raggiungere .
    Il rapporto tra me e mia madre non è mai stato dei migliori , tra me e lei è stato presente sempre un grande conflitto . Ricordo ancora che quando ero molto piccola lei mi diceva di non mangiare troppo , di stare attenta alla linea , parlava sempre del fisico magro e asciutto perchè anche lei è stata sempre fissata con la linea ... sempre .
    mio padre è diversi da mamma , è più positivo , prende la vita più con il sorriso ma secondo me si lascia influenzare parecchio dalla negatività di mamma ...
    mamma purtroppo non cambierà mai , questo lo devo accettare .
    però quello che voglio dire è che non posso cambiare io chi non vuole cambiare , ognuno deve assumersi la propria responsabilità al cambiamento ma prima ancora deve avere consapevolezza di avere un Problema e mia mamma non ha questa consapevolezza e a me non frega perchè io voglio godermi la mia rinascita e pensare a me stessa , alla mia vita e ai miei obiettivi
    via le persone negative ....

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Fabio Mallardo

    Buongiorno,
    è molto toccante leggere quello che condividi. Si sente tutta la fatica che hai attraversato, ma anche una grande forza e lucidità. Hai fatto un cambiamento importante, non solo sul piano fisico ma anche su quello personale: è naturale che una parte di te sia felice e un’altra ancora in cammino.

    La fame emotiva che descrivi non è un “fallimento”, ma un linguaggio: parla di bisogni profondi, di emozioni intense, di parti di te che per tanto tempo hanno trovato nel cibo un modo per esprimersi o proteggersi. Il fatto che oggi tu riesca a riconoscerla è già un passaggio fondamentale di consapevolezza.

    Anche il sentirti “ancora quella di prima” è comprensibile: i cambiamenti esterni sono spesso più veloci di quelli interni. L’identità ha bisogno di tempo per riorganizzarsi, per integrare questa nuova immagine di te senza perdere il senso di continuità con chi sei sempre stata.

    Rispetto al rapporto con tua madre, cogli un punto molto importante: non possiamo cambiare l’altro, ma possiamo lavorare su come stare nella relazione e su quanto permettere che questa influenzi il nostro benessere. Il fatto che tu stia iniziando a mettere dei confini e a scegliere di prenderti cura di te è un segnale di crescita significativo.

    Potrebbe esserti utile uno spazio terapeutico in cui dare voce a quel “mondo caotico” che descrivi, esplorare il significato della fame emotiva e costruire modalità più gentili e consapevoli per stare con le tue emozioni.

    Quello che stai vivendo non è contro di te: è parte di un processo di trasformazione.

    Un caro saluto,
    Dott. Fabio Mallardo
    Psicologo-Psicoterapeuta

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    Buongiorno a tutti, e grazie in anticipo per le vostre opinioni.
    Sono in cura con una psicoterapeuta da circa 13 anni, con una frequenza di un incontro ogni tre settimane. Per me è stata una figura fondamentale nell’affrontare temi molto complessi legati sopratutto alla mia infanzia.
    Oggi, però, dopo tanto tempo, avverto una sensazione diversa: è come se la mia vita fosse in qualche modo scandita dagli appuntamenti terapeutici, e mi accorgo di portare il “ragionamento terapeutico” anche nella quotidianità, con una sensazione di sovraccarico mentale.
    In questo momento sento anche una certa resistenza interna al confronto terapeutico e il desiderio di vivere le mie decisioni con maggiore naturalezza e spontaneità.
    Sto quindi pensando di proporre alla mia terapeuta una pausa oppure una diversa dilazione degli incontri.
    So che ogni percorso e ogni professionista sono diversi, ma mi farebbe piacere conoscere il vostro punto di vista: come affrontereste una richiesta di questo tipo? Cosa consigliereste?
    Grazie a tutti per l’ascolto.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Fabio Mallardo

    Buongiorno,
    da quello che racconti emerge un percorso lungo e significativo, che ti ha accompagnato in passaggi importanti della tua vita. È comprensibile che, dopo tanti anni, possano affiorare bisogni nuovi, tra cui il desiderio di maggiore spontaneità e di “alleggerire” la presenza della terapia nella quotidianità.

    La sensazione di sovraccarico e la resistenza che descrivi non sono necessariamente un segnale negativo: spesso indicano un cambiamento interno, un movimento verso una maggiore autonomia. Proprio per questo, ciò che stai pensando di fare — portare apertamente questi vissuti in seduta — è già di per sé un passaggio molto importante e coerente con il lavoro terapeutico.

    Parlarne con la tua terapeuta, condividendo sia il valore che ha avuto per te il percorso sia il bisogno attuale di spazio, può permettervi di valutare insieme una pausa, una diversa frequenza o anche una fase di chiusura. Un buon percorso terapeutico include anche la possibilità di ridefinirsi nel tempo e, quando è il momento, di lasciare più spazio alla vita fuori dalla stanza di terapia.

    Accogli ciò che senti come un’informazione preziosa su di te, più che come qualcosa da “correggere”.

    Un caro saluto,
    Dott. Fabio Mallardo
    Psicologo-Psicoterapeuta

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    Buongiorno avrei bisogno di un supporto, ormai da circa 20 anni soffro di una forma "strana" di ansia. Faccio un esempio così si capisce meglio. Se qualcuno mi dice guarda che tra una settimana andiamo al mare 2/3 giorni io inizio a spegnermi e ad avere un solo pensiero tutto il giorno ovvero: "devo andare là" e mi si chiude lo stomaco e non riesco a pensare ad altro anche se magari sto guardando un film non riesco a concentrarmi ma penso solo al giorno in cui devo andare e la maggior parte delle volte rinuncio e mi riprendo, questo succede anche se mi devo spostare un po' lontano per lavoro e non riesco proprio a pensare ad altro. Un esempio contrario è stato quando la mia compagna mi ha svegliato alla mattina e mi ha detto alzati che andiamo a Roma (io abito a Mantova) lì per iì cercavo un po' di scuse per non andarci ma non avevo tempo così sono partito per questi due giorni e sono stati dei giorni bellissimi senza pensieri. Se mi dicono il giorno prima o al massimo due giorni prima che devo partire ci vado perché è come se la mia testa non ha il tempo necessario per elaborare il "lutto emotivo" altrimenti se sono più giorni mi spengo emotivamente come se diventassi un'ameba. Sono stato da tre psicologi diversi e anche sotto ipnosi un po' di miglioramento c'è stato ma ancora le trasferte dette con troppo anticipo mi bloccano. Premetto che in età giovanile (ora ho 42 anni) ho sempre girato anche fuori dall'Europa insieme ai miei genitori ma durante l'esame di maturità è come se si fosse bloccato qualcosa e da lì non sono più riuscito a spostarmi dal paese con largo anticipo. Ho letto che potrebbe essere anedonia ma non saprei cosa fare. Spero di essere stato chiaro e ringrazio anticipatamente coloro che mi risponderanno.

    Grazie e saluti

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Fabio Mallardo

    Buongiorno,
    grazie per aver condiviso con tanta chiarezza e consapevolezza quello che stai vivendo.

    Da quello che racconti emerge un’esperienza di forte attivazione ansiosa legata all’anticipazione degli eventi: quando un impegno o uno spostamento viene programmato con largo anticipo, sembra che la tua mente entri in uno stato di “allerta prolungata”, che ti assorbe completamente e ti toglie spazio mentale ed emotivo per altro. È comprensibile che questo nel tempo diventi faticoso e limitante.

    Il fatto che, invece, quando la partenza è imminente tu riesca a partire e a vivere anche esperienze positive e soddisfacenti, è un’informazione importante: ci dice che la difficoltà non riguarda tanto l’esperienza in sé, quanto il tempo di attesa e l’elaborazione anticipatoria, che sembra caricarsi di significati emotivi molto intensi.

    Senza fare diagnosi a distanza, quello che descrivi può avere a che fare con meccanismi d’ansia anticipatoria e di evitamento, che nel tempo si sono probabilmente consolidati come strategia per ridurre il disagio immediato, ma che finiscono poi per mantenerlo.

    Il fatto che tu abbia già intrapreso diversi percorsi psicologici è significativo, così come la tua capacità di osservarti e raccontarti in modo così preciso. Spesso, in situazioni come questa, può essere utile un lavoro psicoterapeutico mirato e continuativo che aiuti a:

    comprendere più a fondo cosa si attiva nei momenti di “attesa”
    lavorare sulla tolleranza dell’incertezza e dell’anticipazione
    e soprattutto costruire modalità nuove, graduali e sostenibili di esposizione a queste situazioni

    Non si tratta di “forzarsi”, ma di poter rileggere insieme quel blocco emotivo che oggi sembra attivarsi automaticamente, per dargli un significato diverso e progressivamente ridurne il potere.

    Se lo desideri, può essere utile approfondire in uno spazio di colloquio, dove poter ricostruire meglio la tua storia e trovare insieme strategie più personalizzate.

    Un caro saluto,
    Dott. Fabio Mallardo
    Psicologo-Psicoterapeuta

    Ricevo anche on-line


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