Domande del paziente (139)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Oliveri

    Caro Anonimo,
    al fine di poterle offrire una risposta esauriente sarebbe necessario avere ulteriori informazioni in merito ai suoi pensieri ricorrenti: Di che tipo sono? Riguardano preoccupazioni specifiche... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Oliveri

    Caro Anonimo, quanto le è successo le ha generato un po' di ansia e il timore di aver sbagliato qualcosa nella relazione con conseguente senso di colpa. Mi sembra che lei sia una persona molto rispettosa... Altro


    Buon pomeriggio
    Una ragazza, amica e collega, con la quale c'era molto contatto fisico ,quasi intimo, mi ha raccontato una menzogna.
    Per Pasquetta è uscita con dei suoi amici maschi, è andata a ballare ed ha preso l'influenza.
    I giorni seguenti a lavoro stava male, non dormiva la notte e si lamentava.
    Le chiedevo se era stata da qualche parte, se aveva preso freddo così per aiutarla e capire... Ha negato tutto ed ha detto anche che quel giorno era stata a casa e non capiva come poteva aver preso l'influenza.
    Venerdì scorso ho scoperto proprio la verità, gliel'ho detto e lei ha visualizzato e non ha risposto.
    Chiaramente ha contagiato anche me perché in quei giorni le sono stato vicino (purtroppo).
    Oggi a lavoro, silenzio totale, zero parole.
    Come dovrei comportarmi?
    Cosa devo pensare?
    Sicuramente credo che non abbia interesse altrimenti non si sarebbe comportata e non si comporterebbe così.
    Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Oliveri

    Caro Anonimo credo che lei debba in primis chiarirsi dentro di sè. Cosa si aspetta dal rapporto con questa persona che definisce amica/collega? Aveva aspettative nei suoi confronti? Le persone a volte mentono per evitare un confronto, una intimità che spaventa o che non si sa gestire. Il silenzio potrebbe essere imbarazzo , non necessariamente indifferenza. Forse dovrebbe sentire se il contagio che sente è fisico (influenza) o emotivo (si sente coinvolto da questa ragazza?) Spero riesca a trovare quanto prima le sue risposte. Buona vita.


    Salve, quando passo davanti a un parco dove mi portavano da piccolo, mi viene a volte una stretta al petto o nella zona fra il petto e il diaframma. A volte è un po' più forte, però non mi viene da scappare, cioè c'è e mi viene anche il respiro un po più lungo però non mi viene da andarmene ma anzi di rimanerci. Che cosa vuol dire? Sono sintomi di un luogo che è stato positivo per me oppure no?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Oliveri

    Caro anonimo sicuramente quel posto attiva in lei emozioni fissate nel corpo e quindi le percepisce come fatica a respirare o volontà di scappare. Non ha qualche ricordo di quando ci andava da piccolo ? Non ha narrazioni di lei in quel luogo da parte di parenti? Quella spinta a rimanere cosa le comunica? Le auguro di trovare le risposte che sta cercando. Buona vita.


    Salve, grazie in anticipo delle risposte.

    Recentemente ho subito una rottura di 5 anni di relazione con la mia compagna (ha voluto interrompere lei), che a parte i soliti sintomi post-rottura moltiplicati esponenzialmente, mi sta portando ad una fase di analisi della mia vita. In questi recenti mesi infatti ho avuto:

    - Dipendenza emotiva totale dalla relazione
    - picchi di ansia /depressione /apatia dovuta a insoddisfazione cronica
    - pensieri ricorrenti di suicidio
    - annullamento del desiderio sessuale
    - confusione continua su direzione di vita e lavoro
    - autostima pessima

    Vorrei capire visto l'insieme qual'è la terapia che consigliate migliore per la mia situazione e chi può svolgerla (psicologo, psicoterapeuta, psichiatra, ecc.),
    Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Oliveri

    Caro signore,
    credo, pur non volendola allarmare, che l'elemento dirimente possa essere legato ai suoi pensieri ricorrenti di suicidio. Passano in breve tempo oppure si sofferma a lungo su di essi e ipotizza anche come potrebbe metterlo in atto? Nel primo caso può appoggiarsi a uno psicoterapeuta, nel secondo le consiglierei invece di contattare uno psichiatra per farsi supportare. Le auguro di ritrovare presto la sua serenità.


    Buongiorno,

    ho 38 anni, donna, e sette mesi fa mi è stata diagnosticata positività a hpv18. Ho avviato tutto l'iter di vaccini, colposcopie, pap test, fermenti e chi più ne ha. Il problema adesso resta relazionale. Ho 38 anni e sono single. Mi chiedevo come si comunica una cosa del genere (perché si deve comunicare e siamo d'accordo su questo) a un'eventuale conoscenza, sapendo che al 99 percento quella persona si rifiuterà di avere una qualsivoglia relazione sessuale e quindi relazionale, dal momento che l'hpv si trasmette anche con preservativo? Devo smettere di conoscere gente finché non mi negativizzo? La gente oggi come oggi, durante gli incontri sparisce per molto molto meno. Grazie a chiunque mi risponderà

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Oliveri

    Cara signora,
    capisco la sua preoccupazione per una situazione non facile da gestire.
    Certamente è un'informazione che dovrà fornire nel caso decidesse di avere rapporti sessuali con la persona che frequenterà ma cerchi di separare la sua visione un pò catastrofica di una perdita inevitabile da ciò che potenzialmente potrebbe accadere. Ciò infatti potrebbe portarla a attivare meccanismi di evitamento e distanziamento relazionale per il timore di essere abbandonata . Le consiglierei, se possibile, di farsi accompagnare in un percorso di terapia per affrontare questa cosa senza sentirsi da sola. Le auguro di ritrovare presto la sua serenità.


    Buongiorno.dottore scrivo per 1 consiglio,mio figlio affetto da schizzofrenia da anni. Non ha molta cognizione del tempo e del cmportamento verso altri...io vivo con mio compagno. E mio figlio con la moglie...io collaboro molto con loro sia per le cure che per altro..il problema che mio compagno non vuole capire la mia situazione...e non accetta che mio figlio venga spesso da me.. senza avvertire.dice che io l'ho abituato male..e si arrabbia anche con lui...non capisce cosa vuol dire combattere con un paziente con questa patologia.. cosa posso fare? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Oliveri

    Cara signora,
    immagino quanto possa esser difficile e faticoso vivere una situazione così delicata. Lei deve rapportarsi contemporaneamente con suo figlio e con il suo compagno che, posso ipotizzare, non abbia forse gli strumenti per comprendere la gravità della patologia.
    Sente che potrebbe essere utile per lei un percorso di psicoterapia per gestire il faticoso ruolo da care giver? E' importante non sentirsi isolati e poter creare una rete di supporto. Le auguro il meglio.


    Salve ho iniziato da poco una terapia di tipo schema therapy con l'obiettivo di uscire dai miei schemi psicologici radicali dopo aver affrontato CCT, soffro di umore tendente al basso con stati depressivi ed ansia generalizzata, difficolta a socializzare,autostima bassa, mancanza di motivazione, procrastinazione, ecc. Vorrei però provare ad iniziare un percorso
    parallelo di trattamento di adhd con un altro/a terapeuta, perchè la mancanza di motivazione mi sta creando gravi ripercussioni. La mia attuale terapeuta non si occupa di adhd. Ma non so neanche, se i miei gravi problemi motivazionali siano legati al disturbo adhd o come conseguenza di anni ed anni di montagne russe di stati emotivi. Ho effettuato già in passato un test adhd, ma non ho potuto avere la conferma di disturbo, perché né io né i miei parenti hanno ricordi precisi sulla mia prima infanzia, perciò il test(ufficiale) è risultato poter corrispondere alla diagnosi di adhd senza però conferma definitiva. Non mi interessa nenache avere conferma, ma curare il sintomo, vorrei che qualcuno mi aiutasse a migliorare la motivazione e intraprendere un percorso di costanza. È possibile che il disturbo motivazionale sia solo conseguenza di stati depressivi e quindi riuscirei ad uscirne anche solo con la schema therapy oppure avrei bisogno di un trattamento specifico? E se si, al trattamento di adhd specifico, potrei fare due psicoterapie contemporaneamente e che tipo di psicoterapia per adhd? Grazie per la vostra risposta

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Oliveri

    Caro Anonimo,
    due terapie richiedono energia, tempo e risorse economiche. Con un umore già basso, è importante valutare se sia il momento giusto o se continuare ancora solo con il percorso in atto. Ovviamente qualora decidesse di iniziare anche l'altro percorso i due terapeuti dovrebbero essere a conoscenza l'uno del lavoro dell'altro, per evitare interferenze o messaggi contraddittori.
    Se non l'avesse già fatto potrebbe valutare un consulto con uno psichiatra per valutare anche una eventuale terapia farmacologica che la possa attivare sul piano motivazionale. La saluto cordialmente


    Buonasera dottore, le volevo parlare di una cosa: questo mese ho iniziato ad allenarmi ,nella mia camera, tramite un app e da quando mi alleno mi fisso molto. Se mangio qualcosa fuori dal solito mi sembra di aver rovinato tutto, mi parte l’ansia e mi chiedo se sto sbagliando tutto, se vanifico l’allenamento. Inoltre, quando mangio dolci mi viene la nausea. Questi pensieri sul cibo e sull’allenamento mi vengono ogni giorno e mi pesano. Non so se è normale o se mi sto fissando troppo. Mi date un parere? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Oliveri

    Caro Anonimo,
    allenarsi è sicuramente un buon proposito che aiuta mente e corpo ma sembrerebbe, da quanto scrive, che si stia creando un meccanismo di controllo su questa attività che le generebbe ansia e influirebbe anche sull'alimentazione. Mi pare di percepire un atteggiamento auto-svalutante su ciò che sta facendo e mi domando se lo riconosca in altri aspetti della sua vita. Potrebbe approfondire questa tematica con un percorso di psicoterapia. Le auguro il meglio.


    Buongiorno, sono una ragazza di 27 anni e sono fidanzata con un ragazzo di 25 anni da ormai quasi 3 anni.
    Vi scrivo in seguito a un episodio avvenuto ieri sera che mi ha mandata abbastanza in crisi.
    Eravamo a letto, io ero buttata sopra di lui e stavo guardando il cellulare, ho fatto una battuta davvero di cattivo gusto sul fatto di andare a letto con un altro ragazzo, me ne stavo pentendo già mentre la facevo ma non so spiegarvi perchè ma mi piace stuzzicarlo e infastidirlo per ottenere attenzioni (questo da sempre).
    Lui, che era sotto di me sul letto, ha reagito dandomi uno schiaffetto sul viso in segno di rimprovero. Non era forte però l'ho sentito e il gesto in se mi ha fatta infuriare.
    So per certo che non era sua intenzione farmi del male, quando litighiamo non ha mai nemmeno accennato a segni di violenza anzi, solitamente sono io quella che sbrocca di più (mai fisicamente).
    Però lui ha sempre avuto questo vizio di dare queste schiaffette sul viso per rimprovero, non lo fa sempre ma ogni tanto capita.
    Mi sento ancora più stupida perchè sono io la prima a farlo.. nel senso che anch'io per scherzo o per rimprovero a volte gli do questi buffetti sul viso.
    Però ieri, siccome l'ho sentito, mi sono preoccupata.
    E' secondo voi un campanello allarmante?
    Quando gli ho fatto notare che non mi piace, per l'ennesima volta, che mi aveva fatto male e dicendogli più volte che è scemo, lui ha detto che io sono scema a fare battute del genere, che gli schiaffetti li do anch'io e che era uno schiaffetto e non uno schiaffo.
    Ho tenuto il muso per tutta le sera e tutta la notte, lui è molto affettuoso e ha cercato più volte le coccole che io non gli ho fatto.
    Questa mattina gli ho detto che avrebbe dovuto chiedermi scusa e lui l'ha fatto ma ha ribadito nuovamente che non era uno schiaffo e mi ha chiesto di chiedergli scusa per la battuta che ho fatto.
    Scusatemi se mi sono dilungata ma ci penso da tutto il giorno e non so come analizzare la situazione.
    Sto esagerando io?
    Grazie mille sin da ora

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Oliveri

    Cara ragazza,
    Lo schiaffetto sul viso come risposta a una battuta non è un modo sano di gestire il dissenso sia che lo faccia lui sia che lo faccia lei soprattutto in una zona cosi delicata e carica simbolicamente.
    Ha una buona capacità di analisi del vostro rapporto riconoscendo un pattern ricorrente in cui lei lo provoca e lui risponde alla provocazione. Forse dovreste trovare un modo per comunicarvi sentimenti e vissuti in modo calmo e non aggressivo. In bocca al lupo per voi!


    ho perso 40 kg con il by pass gastrico fatto il 14 ottobre 2025 .
    però ovviamente ci tengo a sottolineare che a livello gastrico la fame è contenuta perchè la capienza di cibo nello stomaco è decisamente minore rispetto a prima .
    sono molto felice di aver perso peso ok.. ma comunque la fame emotiva è ancora viva e le emozioni sono ancora intense talmente tanto che delle volte mangio un pochettino in più , non come prima ma ci sono ovviamente quei momenti .
    allora io oggi scrivo qui 1 perchè penso che tutto si può risolvere nella vita . Questi disturbi purtroppo sono dei disturbi dell animo più che della mente .. dell animo perchè dal mio punto di vista chi mangia tanto , chi si abbuffa nasconde dentro di sè un mondo molto caotico , pieno di incomprensioni , a volte a mio parere anche strano perchè non viene capito da nessuno .
    pensate che io che per anni ho combattuto contro il mostro dell obesità , io che per tanto tempo mi sono odiata allo specchio e disprezzata ... mi sento certe volte ancora quella di prima .
    ho una famiglia molto malsana che nonostante ciò mi vuole bene ok ma è letteralmente malsana e disfunzionale .
    mia mamma non accetta il mio cambiamento fisico , a primo impatto penso che sia gelosa .
    ATTENZIONE , NON DICO CHE È GELOSA PERCHÈ È CATTIVA .. CI MANCHEREBBE , È MIA MADRE , ma secondo me dato che è stata per molto tempo abituata a vedermi in un certo modo con una coperta di grasso metaforicamente parlando che nascondeva la mia vera personalità , ora mi vede diversa , solare , energica , positiva etc... e quindi lei riflettendoci bene non è che non mi accetta ma ancora non deve abituarsi a questa nuova immagine di me cambiata , diversa ma non del tutto perchè nonostante il mio dimagrimento io sono sempre silvana .. silvana che ha delle passioni , silvana che ha degli interessi , degli obiettivi di vita importanti che vuole raggiungere .
    Il rapporto tra me e mia madre non è mai stato dei migliori , tra me e lei è stato presente sempre un grande conflitto . Ricordo ancora che quando ero molto piccola lei mi diceva di non mangiare troppo , di stare attenta alla linea , parlava sempre del fisico magro e asciutto perchè anche lei è stata sempre fissata con la linea ... sempre .
    mio padre è diversi da mamma , è più positivo , prende la vita più con il sorriso ma secondo me si lascia influenzare parecchio dalla negatività di mamma ...
    mamma purtroppo non cambierà mai , questo lo devo accettare .
    però quello che voglio dire è che non posso cambiare io chi non vuole cambiare , ognuno deve assumersi la propria responsabilità al cambiamento ma prima ancora deve avere consapevolezza di avere un Problema e mia mamma non ha questa consapevolezza e a me non frega perchè io voglio godermi la mia rinascita e pensare a me stessa , alla mia vita e ai miei obiettivi
    via le persone negative ....

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Oliveri

    Cara Silvana,
    mi sembra che lei abbia compiuto una buona analisi dal punto di vista psicologico e emotivo sia su sè stessa sia sulla sua famiglia. Riesce a riconoscere luci e ombre. Il bypass ha cambiato il corpo ma non l'immagine interna che ha di lei, nè le insicurezze che quei kg in più volevano difendere. Mi domando se nel percorso, prima e dopo l'intervento, sia stata seguita da uno/a psicoterapeuta per lavorare sulle tematiche legate alla famiglia disfunzionale, all'immagine corporea ancora instabile e alla fame emotiva. Le auguro di ritrovare presto la sua serenità.


    Salve, la mia figlia, una ragazza normale ,semplice carina con uno sviluppo e una crescita adatta per ogni fase di età, senza tanti cambiamenti fino ad arrivare all età di 20 -21 anni. Nel periodo di adolescenza 14-15 anni innamoratissima di un ragazzo, poi a 18 -19 ha conosciuto un'altra ragazzo. Improvvisamente a 21 anni si è sentita attratta emotivamente da una sua amica. Sempre in quel periodo ha fatto erasmus all estero dove ha avuto un atto sessuale con una ragazza...La mie domande sono:Può essere omosessuale o bisessuale? Il cambiamento è dovuto a qualcosa? Quale è la spiegazione a tutto ciò? Ringrazio anticipatamente....Scusate un ultima cosa. Lei non mi ha parlato apertamente di tutto, sono venuta a sapere assistendo a una conversazione con la sua amica da qui ho capito che c era qualcosa. A quel punto me l ha detto. L ho ascoltata poi le ho detto intanto di vivere quello che sente poi in futuro si vedrà cosa sarà.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Oliveri

    Cara signora,
    da quanto scrive non è molto chiaro se lei stia ricercando risposte per sua figlia o per lei stessa. E' preoccupata per la serenità di sua figlia oppure si sente lei in difficoltà ad accettare l'eventuale omosessualità o bisessualità della ragazza? Hai mai pensato di aprire un dialogo aperto e sincero con lei invece di fare deduzioni da comunicazioni intercettate per caso? Le auguro di trovare le risposte che cerca. Buona giornata


    sera sono un uomo sposata con figli ho 48 anni e sento il bisogno di fare transizzione come faccio?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Oliveri

    Caro Anonimo, Immagino che dirselo e poterlo dire non sia stato semplice.
    Parta dal suo medico di base che sicuramente la potrà indirizzare nel percorso più idoneo oppure passi attraverso un consultorio o CSM della sua zona.
    Non so dove lei abiti, ma ci sono in Italia alcuni centri specializzati:
    -Ospedale Careggi, Firenze
    -AOU Sant'Andrea, Roma
    -Ospedale Molinette, Torino
    -ASST Santi Paolo e Carlo, Milano.
    Le auguro di riuscire a trovare il supporto che merita. Buona vita.


    Buonasera, purtroppo quasi 2 mesi fa mia mamma e' morta improvvisamente per un infarto, ero a casa con lei , ad un certo punto si e' accasciata a terra, ho provato a farle il massaggio cardiaco in attesa dei soccorsi, hanno provato a rianimarla in tutti i modi ma invano. E' stato uno shock, ho sempre dei flashback di quella giornataccia, oltre al.dolore e tristezza della perdita di.mia mamma, vivevo ancora con lei. Sento tanto vuoto senza di lei, non ero preparata, si e' svolto tutto in maniera improvvisa, al mattino l' ho vista, mi ha detto che si sentiva stanca e le girava la testa e dopo si e' accasciata, nel giro di poco me la sono ritrovata in una bara. Ho iniziato a seguire una terapia con una psicologa e nelle ultime sedute mi ha consigliato di sentire uno psichiatra per una terapia farmacologica,in quanto per lei ottimizzerebbe la terapia che sto seguendo. Penso sempre a mia mamma e a quei momenti, ho impresso.il rumore di quando e' caduta oltre il senso di colpa per non essere riuscita a salvarla. Ho perso anche mio papa' qualche anno fa ma forse per lui ero psicologicamente piu' preparata essendo malato di tumore ma per mia mamma la rapidita' degli eventi non mi permette di fare i conti con il distacco.Ringrazio in anticio chi mi rispondera'. Cordiali saluti

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Oliveri

    Cara Anonima
    Da quanto scrive sento la sua profonda sofferenza per quanto vissuto. I flashback, il rumore impresso, il senso di colpa sono risposte comprensibili a un'esperienza che per lei è stata traumatica e che l'ha portata dopo la morte di suo padre a un ulteriore lutto.
    Il consiglio della sua terapeuta di consultare uno psichiatra per un aiuto farmacologico mi sembra buona e sensata e non dettata dalla gravità della sua situazione ma semplicemente un modo per darle un aiuto in questo momento delicato della sua vita. MI sembra che sia stata molto coraggiosa a affrontare tutto e anche a chiedere aiuto. Le auguro il meglio.


    Buongiorno, sono un ragazzo di 22 anni che vive la vita in un grigio perenne. Il mio problema? La sensazione di non essere mai scelto, nel senso, ho 22 anni e non ho mai avuto una ragazza, ma non solo quello, ormai non riesco neanche più ad approcciarmi con una ragazza se non la conosco, fatico a continuare un discorso non riesco a tenere il contatto visivo e varie cose che forse una persona di 22 anni dovrebbe riuscire a fare. È come se andassi in blocco, evito anche di affezionarmi o cose del genere perché tanto so già che non finirà come voglio io. Prima associavo la cosa del non trovare una ragazza con il mio aspetto fisico, ma con il tempo ho capito che non è quello, anche perché ho migliorato di molto il mio aspetto, certe volte mi sembra di essere destinato a non poter trovare l’amore, mi sembra di essere noioso, di non essere mai abbastanza, mi sembra di essere proprio io il problema ed è da 22 anni così. So che molti diranno “non sei in ritardo ognuno ha i suoi tempi” ma allora a questo punto mi chiedo, quanto sono lunghi i miei tempi? Quanto ancora dovrà durare questa cosa? Per quanto ancora dovrò vedere i miei amici con le loro fidanzate e io dovrò cercarmi altri amici non fidanzati per uscire? So che magari potrà sembrare una banalità, ma ho bisogno di poter amare e di essere amato e invece sono anni che lotto con me stesso e che vivo questa situazione, una situazione che mi logora da fin troppo tempo e certe volte mi fa dire che forse è così che deve andare.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Oliveri

    Caro ragazzo,
    dal tuo messaggio si percepisce quanto la situazione la stia facendo soffrire.
    L'atteggiamento di evitare le relazioni per non soffrire come lei credo già sappia da una parte la protegge ma dall'altro le impedisce di trovare ciò che più di tutto desidera. Diventa un loop, un circolo vizioso. Mi verrebbe da esortarla a correre qualche rischio e provare a vedere ciò che succede. Lei che ne pensa? La saluto e le auguro il meglio.


    Cosa deve fare un genitore di due figli uno di 11 e uno di 7 che si accorge del fatto che si stanno esplorando fisicamente ? Non voglio che ricolleghino a questo evento qualcosa di negativo, parlarne? O non parlarne?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Oliveri

    Caro Anonimo,
    l'esplorazione del corpo tra fratelli è assolutamente normale. Il rischio è che possano invece percepire nell'adulto reazioni di vergogna o disagio.
    Credo che si possa parlarne in un momento di tranquillità, utilizzando, se ritenuto utile, anche albi illustrati sul tema e spiegare il genitore è disponibile a rispondere con serenità a tutte le loro domande. La genitorialità è una bella e entusiasmante avventura.


    Salve sono un ragazzo di 30 anni,ho un problema con la masturbazione con i porno dopo che l’ho fatto mi sento sovra eccitato e mi vengono dei tic nervosi,secondo voi sarebbe utile smettere di guardare porno?se smetto di guardare porno però e mi masturbo normalmente mi viene l’ansia e pensieri intrusivi, penso siano ossessioni,secondo voi può essere utile eliminare la masturbazione con i porno? Dovrei valutare una cura farmacologica che mi aiuta con le ossessioni e i tic con uno psichiatra? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Oliveri

    Caro paziente, da quello che scrive sembrerebbe che il porno non abbia solo la funzione di darle piacere ma funga da regolatore emotivo in situazioni di ansia o stress. In merito ai pensieri ossessivi e tic potrebbe valutare una visita psichiatrica non perchè la sua sessualità sia sbagliata ma per escludere componenti di tipo neurobiologico. A questa potrebbe poi affiancare un percorso di psicoterapia. La saluto cordialmente


    Buongiorno dottori faccio questa domanda perchè in questi giorni mi sta dormentando nel senso quando sento qualche notizia in tv oppure vedo qualcosa sul tavolo ecc... mi passano in mente immagini di farmi del male a me oppure alla gente che ho vicino... questa cosa mi era successo anche l'hanno scorso dopo passata adesso si e ripresentata di nuovo.. in piu sto facendo una cura con il daprxo da 15 anni.. vorrei capire sono solo pensieri o mi devo preoccupare? grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Oliveri

    Caro Anonimo,
    può accadere che le passino pensieri intrusivi per la mente ma questo non vuol necessariamente dire che li agisca. Occorre imparare a riconoscerli e lasciarli andare senza troppo seguirli. Qualora invece dovessero diventare più pressanti contatti un servizio d'urgenza per farsi aiutare. Le auguro di ritrovare presto la sua serenità.


    Buongiorno, mi chiamo Cristina, ho 49 anni e sono figlia unica. Sono sposata e senza figli. Da 12 anni vivo a 100 km dai miei genitori. Non ho un lavoro perché a cadenza quindicinale vado dai miei genitori anziani per almeno quattro o cinque giorni. Da anni però vivo un'angoscia che non mi lascia mai, perché ho il terrore nei confronti della malattia e della perdita dei miei genitori. Mia madre ha 79 anni e sta abbastanza bene. Mio padre ne ha 84, ha uno stent al cuore e un'endoprotesi all'aorta addominale. Purtroppo l'ultima visita medica ha riscontrato dei problemi alla protesi. A giorni avremo un ulteriore colloquio con degli specialisti per capire se si può intervenire chirurgicamente e con che rischi, oppure se non sia possibile. Non dormo più, non vivo più, la vita mi sembra senza senso, fatta solo di prove, di perdite e di dolore. Giro a vuoto. In apparenza faccio tutto come una persona normale, ma dentro mi sento risucchiare dentro un abisso di terrore, di angoscia, di buio. È tutto troppo pesante, non riesco a reggere. Non trovo appigli, sfoghi. Attualmente sto facendo Emdr con uno psicologo ma non vedo risultati. L'angoscia, i pensieri catastrofici, sono sempre con me, riempiono tutti i miei giorni. Inoltre mi sento in colpa perché non riesco ad essere di aiuto ai miei genitori. Non riesco ad essere forte per sostenerli, rassicurarli, dimostrare loro che sono in grado di cavarmela da sola. Quando sono con loro vorrei solo fuggire lontano, non vedere, non sapere. Piango di nascosto. E non riesco a nascondere il mio terrore, di fronte a ogni piccolo o grande malessere dei miei, che non mi fanno pesare, ma che, purtroppo, fa parte dell'invecchiamento, dell'età. Vorrei tanto essere forte, tornare quella che ero, ma non ci riesco. Non so più cosa fare. Non c'è nulla che mi dia anche un momentaneo sollievo, né l'Emdr, né la fede, né i video sulla meditazione e la mindfulness. La mia testa è un cavallo imbizzarito.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Oliveri

    Cara Cristina,
    Quello che descrive non è debolezza, e non è nemmeno un problema di tecniche da trovare. È il segnale che una parte di lei sta cercando di proteggersi da qualcosa che sente come insostenibile: la perdita, il lutto anticipatorio.
    Il cavallo imbizzarrito che senti nella testa non si ferma con le redini della mindfulness o dell'EMDR se prima non si capisce cosa lo ha spaventato così tanto. L'angoscia che descrive sembra qualcosa di molto antico, non solo legato alla situazione attuale con suo padre.
    Una domanda, se le va di esplorare: questa sensazione di non riuscire a reggere, di dover essere forte per gli altri pur crollando dentro è nuova nella sua vita, o la accompagna da molto tempo? Potrebbe parlare di questo con la sua psicologa. Le auguro il meglio.


    Ho una sorella problematica, con un passato di violenze subite e di tossicodipendenza. Ho scoperto che non ha più niente della liquidazione lavorativa, quasi 100,000 euro, a suo dire prestati ad un ragazzo che la corteggiava e che, ripulitole il conto corrente, si è defilato. Ma mi sono resa conto, recentemente, che non dice mai la verità, ad es. sono anni che mi racconta che va da uno psicoterapeuta con appuntamenti settimanali, per cui, sapendola seguita, mi sentivo abbastanza tranquilla. Dopo aver saputo che le restava la sola pensione mensile e che non riesce ad arrivare a fine mese, mi sono messa in contatto con lo psicologo che mi ha detto che effettivamente l'ha seguita, ma sette anni fa, nel periodo della disintossicazione, perché poi lui ha cambiato zona di lavoro. Che la vede una volta all'anno per confermarle la patente di guida e, qualche volta, la sente, ma solo per saluti. Non sapeva nulla del denaro volatilizzato, mentre lei mi diceva di avergliene parlato, ma solo dopo che la tragedia si era già compiuta. E questo è solo un esempio delle frottole che propina a me e a mia madre 92enne. Voglio aiutare mia sorella, sono consapevole che ha bisogno dell'aiuto di un esperto, ma non so come comportarmi, cosa fare, cosa dirle, e, soprattutto, come indurla ad intraprendere una cura. Grazie per l'attenzione

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Oliveri

    Cara signora,
    la situazione che lei descrive è molto complessa e dolorosa e dimostra quanto lei sia affezionata a sua sorella e desideri aiutarla.
    In persone con passato di dipendenza la menzogna è piuttosto comune come meccanismo di difesa nei confronti di una realtà che sente impossibile da gestire e affrontare. Imporre la terapia non servirebbe a nulla se non a creare ulteriore difese . Provi a parlarle con calma suggerendole l'utilità per lei di qualcuno con cui parlare.
    Le domando però una cosa. Non ha mai pensato di attivarsi per l'amministrazione di sostegno in modo da evitare che in futuro altri malintenzionati possano nuovamente svuotare il conto? Le auguro il meglio.


Domande più frequenti

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