Domande del paziente (400)
Buonasera Gentili Dottori, Vi scrivo per chiedere consigli su come riprendere i rapporti almeno cordiali, con il mio ex , dato che lavoriamo nello stesso ambiente, anche se io ne sono ancora innamorata..ma mi sembra impossibile potergli dire anche solo buongiorno visto che lui prende le distanze, è freddo, cammina a testa bassa quando mi vede, neanche si avvicina a salutare i colleghi in comune se ci sono io, mi tratta come se fossi invisibile..non pensavo che qualcuno mai potesse avere così paura di me nonostante non sia mai stata aggressiva, violenta..anzi sempre dolce, sensibile..capisco che non voglia avere niente a che fare con me dato che è stato lui a lasciarmi l'anno scorso, poi è orgoglioso, permaloso però mi ferisce il suo atteggiamento, non mi ha mai più neanche guardata negli occhi..mi tratta da invisibile..penso che anche se lo lo chiamassi per nome farebbe finta di non sentire; se stessi per cadere neanche mi aiuterebbe, mi calpesterebbe, non esisto..mi fa solo piangere questo suo comportamento di evitamento e indifferenza..Vi ringrazio e Vi auguro una Serena Pasqua. Cordiali Saluti.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per la sua dolorosa condivisione. è difficilissimo quando ci troviamo in una situazione di separazione e distacco non decisa da noi, su cui non abbiamo controllo. Ancora più difficile è sentire che non abbiamo potere sul comportamento dell'altro, perchè non possiamo "costringerlo" a recuperare contatti con noi nel momento in cui lui non dovesse sentirsi pronto. Per rispondere al suo bisogno e alla sua domanda sicuramente avrei bisogno di conoscere meglio la vostra storia e capire come vi siete separati, cos'è successo, per quale motivo. Visto che sull'altro non abbiamo potere, il mio suggerimento è di provare a recuperare potere su di sè: credo che sarebbe utile cominciare un percorso che possa aiutarla a elaborare quello che sta succedendo, l'impotenza, e che cosa fare di essa, per poter stare meglio innanzitutto lei a prescindere da come si comporta lui nei suoi confronti. Se avesse domande o dubbi, o avesse bisogno di un supporto, mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Buonasera,
Sto passando un periodo di stress che sfogo in ansia/attacchi di panico. Ho due bimbi di 10 mesi e due anni. Sono anche anemica (ripeterò a breve analisi compreso tsh) . Soffro da sempre di reflusso e cardias incontinente. Ho spesso fastidi allo stomaco e al petto/ dietro la schiena alta e sono spesso stanca.. il che ovviamente mi fa andare in panico e così il cerchio continua. È un cane che si morde la coda che non so come risolvere. (Oggi ho iniziato terapia per reflusso e ferro) . A gennaio ho fatto visita cardiologica+ecg risultati nella norma, il mio medico di base mi ha visitato due giorni fa e cuore e torace risultano nella norma. Ho sempre paura che sia il cuore e mi faccio venire l'ansia da sola... mi date un parere? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Ha fatto bene a fare degli accertamenti medici per escludere cause di natura organica, ma ora il punto è prendersi cura del sintomo dell'ansia, capire che cosa sta cercando di comunicarle: i sintomi sono sempre messaggi, sono l'unico modo che il nostro corpo e la nostra mente hanno di comunicarci qualche cosa, che altrimenti non saprebbero comunicare. Si tratta di ascoltare quest'ansia, con l'aiuto ed il supporto di un professionista di cui potersi fidare, trovando il modo di capirne il significato, inserendo questo sintomo nel contesto delle sue relazioni e della sua vita. Se ascoltiamo i nostri sintomi, spesso possono diventare degli alleati, oltre che sciogliersi. Il mio suggerimento è di cominciare un percorso che possa avere questo obiettivo. Se avesse domande o dubbi mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Buongiorno, sto vivendo una situazione molto dolorosa , dalla quale non vedo uscita. Mia figlia , 32 anni, sposata e con un bimbo di due , si vuole separare . Non l ha detto direttamente, ma vedendola diversa, ho provato a chiederle se ci fosse qualcosa che non andava e alla fine è uscito questo.
Praticamente le ho anche spianato la strada nel dirmelo. Non ne aveva parlato neanche con il marito. Solo con un' amica e un cugino. Vivono in un appartamento sopra al nostro, che le ho donato parecchi anni fa. Dice che con lui non ha più dialogo, non sa più guardarla negli occhi ecc. Lui è impegnato molto con il lavoro, ma quando è a casa prepara il bimbo, gli fa il bagnetto, cucina, avvia lavatrice, pulisce casa, prepara pranzo e cena per tutti. Lei mi dice che anche fra noi , madre e figlia non c è stato dialogo, che si è sempre sentita giudicata e controllata, e non l ho lasciata sbagliare. Io le ho lasciato fare le sue scelte, tipo di scuola, sede più lontana con costi di appartamento e trasporto, ho accolto i suoi fidanzati con apertura, ammetto che cercavo che studiasse con buoni risultati e le chiedevo della sua vita .ora dice che vuole fare le sue scelte , andare via col bambino, ma non dice dove, le ho chiesto se ha un altro, lei nega, ma passa giornate fuori, o ritarda di molte ore a rientrare dai turni di lavoro. Di mattina il bimbo è al nido, pomeriggio con noi. Frequenta una palestra , body buildyng, all inizio era saltuario, fino a diventare ogni giorno. Mangia in modo ristretto, solo certi alimenti, ed è dimagrita, molto.
Sicuramente io e il padre l avremo iperprotetta ,abbiamo cercato di evitarle errori, controllandola, ma abbiamo anche sempre cercato di parlare, anche se non era facile visto il suo temperamento. Non ci informa nemmeno dei suoi orari, tanto noi siamo a disposizione, sa che noi amiamo tanto il bimbo. Sembra abbia un' insoddisfazione cronica , dice che lei è giovane, vuole fare due anni di specializzazione, vuole viaggiare, da notare che hanno girato mezzo mondo. La vita ora le sta stretta. Dice che devo lasciarle vivere la sua vita , ma non informa nessuno circa le sue intenzioni come sarebbe giusto, visto la presenza di un figlio .Quando si cerca di parlare, di capire , si finisce sempre per discutere, sembra voglia nascondere qualcosa, anche al marito. Noi siamo preoccupati oltre che per il bimbo, anche per lei, perché non sappiamo quando e dove finirà la sua ricerca di quello che magari è solo nella sua mente. È già successo con il precedente fidanzato con cui è stata per 5 anni. Non sappiamo più come approcciarsi e siamo nella più totale sofferenza.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per la sua difficile condivisione. Credo che, come madre, l'impotenzia sia un'emozione difficilissima da accettare e digerire. è possibile che sua figlia stia vivendo un momento di sofferenza, ma che alla sua età purtroppo non è più gestibile da lei. Come genitore lei, con suo marito, è senza dubbio un appoggio pratico e potete essere un punto di riferimento emotivo, con cui avere un dialogo, ma non potete sostituirvi a lei e scegliere al posto suo, come forse, in modo amorevole e protettivo vorreste fare. Quello che suggerisco in questo momento è di appoggiarsi ad un professionista esperto in relazioni che possa aiutarla ad elaborare la fatica e l'impotenza di lasciar andare la propria figlia, sostenendola ma rispettando i confini che mette, cosa che credo sia tra le più difficili della sua fase di vita: per amore, per protezione, per desiderio di aiutare e sostenere, per la visione che lei stessa ha delle difficoltà di sua figlia. Credo che il confronto ed il supporto di un professionista potrebbe aiutarla a trasformare la sua sofferenza, cosa che potrebbe poi cambiare il contatto stesso con sua figlia. Se avesse domande o dubbi mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Mia figlia soffre di ossessioni paura di parole fa le azioni in modo sequenziale e se non fatte in modo sequenziale diventa nervosa. Non vuole prebndere farmaci per una ragione precisa. Può fare come terapia psicanalisi, la aiuterebbe? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, il mio suggerimento per un disturbo di tipo ossessivo, o ossessivo-compulsivo, è quello di intraprendere una terapia cognitivo comportale, oppure sistemica. la terapia cognitivo comportamentale aiuta a gestire il sintomo della ritualità e della sequenzialità, la terapia sistemica aiuterebbe a comprenderne il significato. Se avesse altre domande o dubbi mi trova a disposizione. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Buongiorno, sono una ragazza di 20 anni e ho sempre sofferto di un sonno disturbato a causa dell’ansia. 2/3 mesi fa ho attraversato una sorta di crisi di ansia a seguito della quale ho sentito il medico che mi ha dato circadin (1 volta prima di dormire) e lexotan (anche 3 volte al giorno per 5 gocce). Ho superato questa crisi ma continuo ad avere problemi.
il mio sonno è disturbatissimo, faccio sogni strani e disturbanti, ne faccio anche molteplici a notte e quando mi sveglio spesso mi sento turbata e insoddisfatta del sonno, che non è quasi mai ristoratore. Mi capita anche di risvegliarmi brevemente e poi cadere nel sonno di nuovo, il che è molto fastidioso perché è un risveglio “scomodo”, accompagnato da una sensazione sgradevole. Volevo chiedervi come potrei intervenire a riguardo, perché non so più cosa fare. Vorrei dormire anche solo una notte senza sogni, in un sonno profondo.
Ps. Alcune volte vedendo che non riuscivo a dormire ho preso altre 5 gocce, sommandole quindi a quelle prese precedentemente per prepararmi a dormire.
Grazie per le eventuali risposte.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per la tua condivisione, mi permetto di darti del tu per la tua giovane età. Credo che il sonno sia un sintomo che sta cercando di avvisarti che qualcosa non va: tu stessa lo connetti subito all'ansia. Credo che se da una parte sia fondamentale agire a livello fisico per poter recuperare una condizione base di equilibrio, proprio a livello di sonno, dall'altra sia fondamentale capire questi disturbi continui che significato hanno, e a cosa sono connessi. Il primo aspetto potrebbe essere preso in carico da uno o una psichiatra, mentre il secondo da uno o una psicoterapeuta, che possano lavorare in sinergia. Credo sia fondamentale cominciare un percorso che ti aiuti a capire che cosa il tuo sonno disturbato sta cercando di comunicarti. I nostri sintomi, quando presi in carico e accolti, possono diventare grandi alleati, che ci avvertono di quando qualcosa nel nostro mondo interiore ha bisogno di essere curato e attenzionato. Se avessi domande, o volessi approfondire la questione, mi trovi a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Buonasera, dopo quanto si può fare diagnosi di disturbo ossessivo compulsivo? Posso fidarmi di una specialista che dopo solo una seduta ha già diagnosticato e detto apertamente che soffro di DOC?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, credo che per essere valida e avere senso una diagnosi debba innanzitutto essere fatta dallo specialista corretto, quindi uno psichiatra oppure uno psicologo-psicoterapeuta con abilitazione in psicodiagnosi. Detto questo, la mia opinione è che una diagnosi sia qualcosa di delicato da maneggiare, che ha bisogno di cura e attenzione, e che per essere ben fatta abbia bisogno almeno di qualche colloquio di analisi e approfondimento, e sia qualcosa di difficile (o almeno incauto) da fare su due piedi. Naturalmente, non so chi le abbia dato questa diagnosi e nemmeno come, quindi è senza dubbio difficile esprimere un giudizio. Questa è la mia opinione, non so se può aiutarla. Se avesse altri dubbi mi trova a disposizione. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Salve,
scrivo per chiedere un consiglio su una situazione che sto vivendo da circa due settimane.
Sono stata per sei anni in una relazione importante: convivevamo, avevamo progetti comuni e anche un cane. Tuttavia, nel tempo ci sono stati molti litigi. Ho scoperto che durante la relazione lui utilizzava Tinder quando era in trasferta e usciva con altre donne. Inoltre, ho scoperto che si era risentito con la sua ex e aveva persino progettato di tornare con lei, facendole credere che tra noi fosse finita, cosa non vera. Successivamente ha interrotto anche quella relazione, dicendo di amarmi.
Dopo anni segnati da tradimenti e conflitti, a gennaio ha deciso di lasciarmi, sostenendo di non riuscire più a sostenere le continue discussioni. Questo è avvenuto poco dopo aver acquistato una casa, anche in prospettiva di costruire una famiglia insieme.
Nei tre mesi successivi ho cercato in tutti i modi di recuperare il rapporto, ma lui è sempre stato fermo nella sua decisione. Poi, improvvisamente, è tornato da me chiedendomi di ricominciare. Ho accettato, ma con molta esitazione, soprattutto per il cambiamento improvviso e apparentemente immotivato.
Da due settimane si comporta come una persona estremamente innamorata e presente. Tuttavia, non riesco a comprendere questa trasformazione così repentina. Gli ho chiesto sincerità e trasparenza, e mi ha promesso che non mi mentirà più. Nonostante ciò, continuo a provare un forte senso di dubbio e la sensazione che ci sia qualcosa di poco chiaro.
Non so se i miei dubbi siano autosabotaggio o un segnale sano di protezione.
Mi chiedo se dovrei lavorare sulla fiducia oppure ascoltare questo disagio come un campanello d’allarme, considerando ciò che è successo tra noi.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Visto quello che racconta di aver vissuto negli scorsi 6 anni di relazione, la mia sensazione di pancia, senza conoscerla, è che il disagio e i dubbi che prova possano essere un campanello d'allarme e di protezione nei confronti di se stessa, anche visto quanto immagino possa aver sofferto in questa relazione. Credo che questo disagio possa essere sintomo del bisogno di acquisire maggiore consapevolezza di quello che ha vissuto e subito, prima di prendere una decisione che riguarda tanto il presente quanto il futuro. Mi colpisce anche molto che, nonostante la parte ferita e tradita sia lei, abbia cercato in ogni modo di recuperare il rapporto: forse i dubbi che ha in questo momento la potrebbero aiutare ad approfondire anche questo pezzo, legato ai confini (che cosa sono disposta ad accettare e subire pur di restare in quella relazione? quanto mi sento calpestata, e contemporaneamente persa però senza quella persona?). Il mio suggerimento è quello di ascoltare e approfondire quello che prova, con il supporto di un professionista esperto di relazioni che possa aiutarla a dipanare la matassa e fare chiarezza su quello che sente e che desidera. Se avesse dubbi o domande, o volesse approfondire la questione, mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Gravidanza voluta, sposati. Da quando ho scoperto la gravidanza oscillo in continuazione fra continuare o meno. adoro la mia vita di ora, non riesco a provare gioia anche xallattamento o bambini piccoli, neanche pensando di annunciare la gravidanza...avevo fissato ivg ma annullata, dopo 1 giorno ci sto ripensando, mio marito propende per continuare ma rispetta la mia scelta, come prendere una decisione definitiva?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Credo che la aiuterebbe provare a riflettere su diverse cose: in primis che cos'è la maternità per lei, come si pone, quanto desiderio ha effettivamente ora che è dentro, ed è diverso immagino rispetto a quando ci pensava prima di rimanere incinta. Poi valutare insieme a suo marito quelli che sono i vostri progetti futuri: è possibile anche che il desiderio sia sempre uguale ma che questo non sia semplicemente il momento giusto. Potrebbe aiutarvi a fare delle valutazioni insieme anche capire quanto fisicamente siate fertili, per quanto io creda che questo sia un fattore laterale e non il principale su cui imperniare la vostra scelta. Credo che riflettere su questi temi con un professionista che possa guidarla possa essere di aiuto, per potersi guardare con più distacco ed avere una migliore visione d'insieme di sè. Se avesse dubbi o domande, o volesse approfondire la questione, mi trova a disposizione. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Salve ho iniziato da poco una terapia di tipo schema therapy con l'obiettivo di uscire dai miei schemi psicologici radicali dopo aver affrontato CCT, soffro di umore tendente al basso con stati depressivi ed ansia generalizzata, difficolta a socializzare,autostima bassa, mancanza di motivazione, procrastinazione, ecc. Vorrei però provare ad iniziare un percorso
parallelo di trattamento di adhd con un altro/a terapeuta, perchè la mancanza di motivazione mi sta creando gravi ripercussioni. La mia attuale terapeuta non si occupa di adhd. Ma non so neanche, se i miei gravi problemi motivazionali siano legati al disturbo adhd o come conseguenza di anni ed anni di montagne russe di stati emotivi. Ho effettuato già in passato un test adhd, ma non ho potuto avere la conferma di disturbo, perché né io né i miei parenti hanno ricordi precisi sulla mia prima infanzia, perciò il test(ufficiale) è risultato poter corrispondere alla diagnosi di adhd senza però conferma definitiva. Non mi interessa nenache avere conferma, ma curare il sintomo, vorrei che qualcuno mi aiutasse a migliorare la motivazione e intraprendere un percorso di costanza. È possibile che il disturbo motivazionale sia solo conseguenza di stati depressivi e quindi riuscirei ad uscirne anche solo con la schema therapy oppure avrei bisogno di un trattamento specifico? E se si, al trattamento di adhd specifico, potrei fare due psicoterapie contemporaneamente e che tipo di psicoterapia per adhd? Grazie per la vostra risposta
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, di pancia le direi che due psicoterapie in contemporanea non si possono fare, a meno che non si tratti di EMDR, che spesso viene praticata da un terapeuta diverso da quello titolare della psicoterapia principale. Se posso darle un suggerimento, io proverei ad indagare la sua mancanza di motivazione come risposta reattiva a umore depresso e ansia generalizzata: è possibile che in comorbilità ci sia l'ADHD, ma forse se fossi in lei non è la prima cosa su cui mi concentrerei, cercherei piuttosto di dare un significato a quello che le sta succedendo e ai suoi sintomi con la terapia che sta affrontando, questo naturalmente se alla base della sua relazione terapeutica c'è fiducia, ascolto, comprensione e assenza di giudizio. Spero di averla aiutata con questo piccolo suggerimento. Se avesse altre domande o dubbi mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Salve , ho un grosso problema (per me ovviamente). Da qualche giorno a questa parte all’improvviso sento di provare qualcosa in più per il mio migliore amico, siamo amici da quasi 10 anni circa, appena conosciuto lo vedevo in maniera diversa, forse mi piaceva ma poi questa cosa subito è cambiata perché lui si era lasciato da poco dopo una lunga storia io anche in quel momento ho avuto dei problemi abbastanza seri con il ragazzo con cui stavo a quel tempo e quindi siamo diventati molto amici lui mi è sempre stato vicino. Lui ha iniziato a divertirsi e andare a letto con tante ragazze perché voleva dimenticare la sua storia e stare bene, nel frattempo io mi sono fidanzata , lui ha iniziato una frequentazione con una ragazza che tutt’oggi sta con lui. Lui è sempre stato presente nella mia vita, magari capitava che non lo sentivo per settimane e poi stavamo ore al telefono per parlare oppure passava a trovarmi a lavoro ,fatto sta che non ci siamo mai staccati . Poi io mi sono lasciata dopo 3 anni e lui mi é stato vicinissimo , ci sentivamo tutti i giorni . É capitato in questi anni che ci siamo baciati e siamo andati a letto insieme , l’anno scorso é venuto a dormire a casa mia perché i miei non c’erano e mi ha tenuta stretta tutta la notte, nonostante ci fosse sempre questa sua fidanzata ma che lui in realtà ha voluto tenere solo perché dopo anni che andavano a letto insieme era arrivato il momento di fare un passo in più ma che non avrebbe dovuto fare a mio parere perché comunque lui l’ha tradita sia con me e anche in altre situazioni. Ad oggi la situazione è questa: lui convive con questa ragazza ma vuole andare via da quella casa ma non ha il coraggio di chiudere quella porta e farla soffrire ma lui sa che è l’unica cosa giusta da fare. Io ultimamente ho smesso di prendere un contraccettivo e avevo gli ormoni a palla allora mi è venuta di fare l’amore con lui e gliel’ho fatto capire, lui ovviamente ha detto subito vediamoci ma poi tra una cosa e l’altra non siamo riusciti e al momento non ne abbiamo più parlato, però in tutto ciò in questi anni lui mi ha sempre chiamata tutti giorni , appena esce da lavoro lui mi chiama , non credo sia normale avendo una fidanzata lui vuole sempre sapere tutto di me. Però io da qualche giorno a questa parte mi sento strana ed è come se mi stessi svegliando da un sonno, forse provo qualcosa per lui, ma poi penso che per come è fatto non potrei mai stare con lui, c’è chi pensa che lui sia innamorato di me ma che non ha il coraggio di dirlo, io quando sento questa cosa rido perché penso a tutte le cavolate che mi racconta e che fa con altre ragazze quindi penso che sia impossibile che sia innamorato di me. Ora io spero che sia solo un momento questo per me e che mi passi , anche perché non voglio perderlo, però mi chiedo come può essere che da un momento all’altro mi sta succedendo questa cosa??? Io ero convinta che lui non piacesse come fidanzato. C’è una mia amica che mi dice sempre fatela finita e sposatevi e basta perché è evidente che lui sia innamorato di te e anche gli estranei spesso mi hanno chiesto perché evidentemente hanno notato dall’esterno qualcosa di più ma io ci ho sempre riso su perché per me era impensabile dicevo con affetto ovviamente ma che è uno particolare figurati, ma lui obiettivamente è una presenza costante nella mia vita sempre . Che faccio ? Che mi succede?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. è evidente il grande coinvolgimento emotivo che porta anche solo nella scrittura, perchè mi sembra confusa su quello che le stia succedendo: da quello che scrive mi sembra di capire che lei ha provato da subito dei sentimenti per questo amico, che ha soffocato (o entrambi avete soffocato) perchè non era il momento e che in qualche modo sono sempre tornati a galla, tramite contatto continuato sia fisico che emotivo. Il suo dubbio è che si sta chiedendo se parlare apertamente con questa persona di quello che prova, e che è possibile che proviate entrambi? Su cosa vorrebbe lavorare, che cosa vorrebbe risolvere esattamente? è chiaro che c'è una situazione di ambiguità legata al fatto che c'è sempre stato qualcosa tra voi di non ufficiale, non dichiarato. Il suo desiderio sarebbe di uscire allo scoperto e provare ad avere una relazione con lui, oppure innanzitutto chiarire con se stessa che posizione vuole tenere con lui, cercando di non perderlo? Visto che mi sembra tutto molto intenso, ma anche confuso, se volesse approfondire la questione con più chiarezza mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Buonasera dottore, le volevo parlare di una cosa: questo mese ho iniziato ad allenarmi ,nella mia camera, tramite un app e da quando mi alleno mi fisso molto. Se mangio qualcosa fuori dal solito mi sembra di aver rovinato tutto, mi parte l’ansia e mi chiedo se sto sbagliando tutto, se vanifico l’allenamento. Inoltre, quando mangio dolci mi viene la nausea. Questi pensieri sul cibo e sull’allenamento mi vengono ogni giorno e mi pesano. Non so se è normale o se mi sto fissando troppo. Mi date un parere? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Credo che se il livello di rigidità di questi pensieri le provoca dolore, rischiando di trasformarli da fissazioni a ossessioni, come è possibile stia accadendo visto che i pensieri su cibo e allenamento le vengono ogni giorno e la fanno soffrire, è possibile che sia il caso di appoggiarsi ad un professionista per comprenderne meglio la natura e il significato, oltre che la storia (da quando ha questi pensieri? solo da questo mese oppure anche da prima?). prendere presto questa difficoltà prima che si espanda ulteriormente, comprendendola e sciogliendola, potrebbe essere di grande aiuto. Se avesse domande o dubbi, o volesse approfondire la questione, mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Salve a tutti, ho un dubbio su come muovermi. Ho un fratello di quasi 21 anni, che è nato con un cuore uno ventricolare destro, ha subito vari interventi nel corso degli anni. Questa sua condizione ha influenzato enormemente il suo stile di vita e oggi a 21 si ritrova isolato per scelta sua, non lavora, ha lasciato gli studi a metà per cui non ha neanche un diploma, sta chiuso in casa tutti i giorni tutto il giorno a giocare al pc, ha iniziato da dopo il covid a soffrire di attacchi di ansia e/o panico. Lui non si rende conto di questa sua condizione e ha un umore molto altalenante, che influenza molto anche lo stile di vita di tutti noi familiari. Non sappiamo come comportarci, ho provato più volte a convincerlo a intraprendere almeno un percorso di psicoterapia per cercare di modificare alcune sue condizioni ma lui non ha forza di volontà e nè di iniziativa. Stavo pensando di prenotare una prima visita con un esperto ma non saprei neanche bene a chi rivolgermi se a uno psicologo o a uno psichiatra, tant’è che non saprei neanche quale approccio potrebbe andare bene per lui. È anche molto molto testardo e convincerlo è veramente difficile ma noi in casa non viviamo più a causa di questa sua condizione mentale. Spero che qualcuno mi possa dare qualche suggerimento in più, grazie a chi risponderà.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Credo che nel vostro caso, siccome suo fratello blocca la vita di tutta la famiglia, se capisco correttamente, sarebbe utile intraprendere un percorso di terapia familiare, che coinvolga lui tanto quanto tutti i familiari bloccati. In psicoterapia sistemica si dice spesso che il "paziente designato", ovvero il membro della famiglia che manifesta sintomi, porti un disagio che non solo è possibile che coinvolga tutti, ma che per poterlo risolvere con più efficacia e rapidità richiede l'intervento di tutti. Spero di averla aiutata, se avesse altre domande o dubbi mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Salve, la mia figlia, una ragazza normale ,semplice carina con uno sviluppo e una crescita adatta per ogni fase di età, senza tanti cambiamenti fino ad arrivare all età di 20 -21 anni. Nel periodo di adolescenza 14-15 anni innamoratissima di un ragazzo, poi a 18 -19 ha conosciuto un'altra ragazzo. Improvvisamente a 21 anni si è sentita attratta emotivamente da una sua amica. Sempre in quel periodo ha fatto erasmus all estero dove ha avuto un atto sessuale con una ragazza...La mie domande sono:Può essere omosessuale o bisessuale? Il cambiamento è dovuto a qualcosa? Quale è la spiegazione a tutto ciò? Ringrazio anticipatamente....Scusate un ultima cosa. Lei non mi ha parlato apertamente di tutto, sono venuta a sapere assistendo a una conversazione con la sua amica da qui ho capito che c era qualcosa. A quel punto me l ha detto. L ho ascoltata poi le ho detto intanto di vivere quello che sente poi in futuro si vedrà cosa sarà.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Sua figlia si trova nell'età dell'adolescenza, tipicamente caratterizzata da esplorazione, scoperta e confusione. è possibile che sua figlia stia esplorando la propria identità sessuale, e che non sappia lei stessa come identificarsi: le esperienze che sta facendo, purchè non la mettano in pericolo e non le facciano del male, le servono per esplorarsi e conoscersi, andando nel tempo a definire una propria identità. Credo le abbia dato un buon consiglio e un buon supporto, dicendole di stare con le proprie emozioni e di capire nel tempo come si sentirà. Credo che l'unica cosa che conta sia farla sentire accolta per quello che è, qualsiasi cosa porti. Spero di averla aiutata, se avesse altre domande o dubbi mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Da settembre ormai penso di avere un dca, ho perso 10kg, se mangio una volta al giorno e già tanto e ormai il cibo controlla tutta la mia vita. Vorrei spiegarlo ai miei genitori ma non voglio essere un peso per loro e in più non voglio curarmi: ho raggiunto il peso che mi piace e mi vedo bene, ho ancora energie, sono brava nel mio sport, esco sempre e sono circondata dalle mie amiche. Se spesso sento storie di persone che per il dca hanno smesso di vivere, io invece continuo la mia vita tranquillamente ma vedendomi anche meglio. Vorrei che i miei genitori non mi costringessero a riprendere peso o a mangiare, ma capissero il mio problema anche perché continuare a mentire sul cibo mi fa sentire molto in colpa. Si sono accorti che sono dimagrita tanto ma non immaginano sia per questo, anche perché con loro io mi fingo sempre entusiasta di mangiare. L’unica cosa che mi preoccupa è che non ho il ciclo da 8 mesi e so che non è sano. Da una parte io continuo ad amare il cibo ma un lato di me non vede altro che calorie da bruciare, e se mangio troppo riprenderei tutti i kili. So che ci vogliono 7000kcal per ingrassare, ma essendo in sottopeso (45kg, sono alta 1,65m) invece li riprenderei tutti dal primo all’ultimo e la cosa mi terrorizza. In più mi sento in colpa perché prima amavo mangiare e il cibo, non mi preoccupava l’estetica e anzi, mi vedevo benissimo e magra. So che ero magra, ma non abbastanza. Ora anche non sono magra abbastanza, ma il peso sulla bilancia mi piace di più e sono più felice. Mangio per mantenere quel peso, non voglio dimagrire né ingrassare. Il problema è che ora non riesco più a mangiare che ho tantissimo reflusso e per questa ragione i miei genitori mi hanno accompagnata anche da un medico, ma credo che questo reflusso sia dovuto al mio problema con il cibo. Comunque so che i dca sono malattie che solo un dottore può dirmi di avere dopo analisi ecc, ho scritto così solo perché il nome disturbo alimentare mi sembra esattamente quello che descrive il mio problema. Non ho più fame, posso non mangiare per due giorni interi e non sentire nulla, e questo da un lato mi spaventa. Non capisco vorrei solo che i miei genitori mi lasciassero continuare mangiare così ma so che vorranno che io torni come prima. So che gli altri non mi amano per come sono esteticamente né per quanto peso, ma io mi piaccio più magra e questo è il modo per essere più magra e a me va bene. Come posso spiegare tutto questo si miei genitori senza farli preoccupare?? non voglio essere un peso
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Credo che una parte di lei realizzi che c'è un problema importante da affrontare, che potrebbe metterla in pericolo, cosa che realizza quando dice che non mangiare per due giorni senza problemi la spaventa; un'altra invece collude con il problema stesso. Il primo passo per risolvere un problema è sicuramente riconoscerlo, il secondo passo è chiedere aiuto, ed è quello che in qualche modo fa qui. I disturbi alimentari sono qualcosa di serio, vanno presi presto, e per quanto lei si senta felice con il suo peso e con la sua alimentazione si rende conto che il rapporto con il cibo non è sano ed è totalizzante. Ha fatto il primo passo, e cioè scrivere qui: il mio suggerimento è di cominciare un percorso che possa aiutarla a riconoscere, accettare ed affrontare questo problema, sostenendola naturalmente anche con la comunicazione con i suoi genitori, con l'obiettivo però non tanto di prendere atto di questo problema tenendolo com'è, ma di risolverlo, per la sua salute, la sua sicurezza ed il suo futuro. Il mio invito è di non prendere sottogamba nè i suoi sintomi fisici (peso, astenia, reflusso) nè quelli psicologici (l'idea di "sentirsi un peso" se sta male) e di farsi sostenere. Se avesse domande o volesse approfondire la questione mi trova a disposizione. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Buongiorno dottori,
scrivo per chiedere il vostro aiuto. Sono una persona, timida introversa e paurosa. Ho sempre avuto difficoltà a interagire con gli altri, ma poi pian piano ho migliorato la mia autostima, ho imparato a volermi bene, accogliere pregi e difetti e correggere ove possibile qualche difetto. Mi è sempre stato difficile esternare sentimenti ed opinioni, ma poi ho imparato a nominare i miei sentimenti e adottare tecniche per abbassare la tensione emotiva e quindi esprimere sempre meglio me stessa. Ho imparato l'importanza del dialogo costruttivo per la mia persona e quindi ho imparato ad esprimere sempre meglio la mia opinione ed accogliere il confronto e l'errore come elementi per crescere. Ultimamente, però, trovo difficoltà nel riconoscere una indipendenza personale del mio giudizio, cioè faccio fatica a dire che il mio giudizio è valido perchè personale, nasce dalla mia esperienza e da come mi relaziono col mondo e le persone a me care. Riconosco che nel muovermi nella realtà, faccio quello che mi rende serena e in equilibrio con quello che sono: esempio se voglio mangiare il gelato scelgo di andare in un certo luogo con un certo metodo che mi far stare bene, serena. A volte però mi scontro col rifiuto di questo mio giudizio e questo mi fa male, soprattutto se viene da persone di cui ho fiducia o affetto. Come posso interrompere questo malessere e ritenermi ugualmente valida e non dettata dal giudizio degli altri? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per la sua condivisione, e complimenti per il punto a cui è arrivata. Credo che resti un pezzetto di lavoro da fare sui confini: cioè sulla possibilità di proteggere quello che penso anche quando viene invalidato dagli altri, sulla possibilità di scegliere se e quanto far passare dell'opinione degli altri, sulla possibilità di dare al mio sentito e al mio pensiero il primato, nel mio mondo interno. Credo che per far questo potrebbe essere utile attivare un percorso che la aiuti proprio ad esplorare il tema dei confini: come li gestiva prima, come li gestisce ora, come e quanto soffre quando viene invalidata, che direzioni si possono prendere per accogliere questo vissuto e trasformarlo in qualcosa di diverso. Se avesse altre domande o volesse approfondire la questione mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Ho 26 anni, ho già fatto visite cardiologiche (anche in Germania) che sono risultate negative. Però sto malissimo: sento morsa al petto, scosse, peso allo stomaco e ho il terrore costante di morire. Non dormo bene e cerco un aiuto per gestire questi attacchi di panico e tornare a vivere tranquillo.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. I sintomi che riporta sono riconducibili all'ansia: una volta fatti tutti gli accertamenti per escludere una causa organica, credo che vada riconosciuta la natura psicologica del suo disturbo. I nostri sintomi sono sempre un messaggio che il nostro corpo o la nostra mente ci lanciano per avvisarci che qualcosa non va dentro di noi, e per poterli sciogliere dobbiamo considerarli, decifrarli, comprenderli alla luce della nostra storia passata e presente. Il mio suggerimento è di attivare un percorso che possa aiutarla a capire perchè si sente così, che cosa sta cercando di dirle la sua ansia: una volta che la comprendiamo, e la accogliamo, l'ansia (come qualsiasi altro sintomo) può diventare una grande alleata. Se volesse approfondire la questione, o avesse altre domande, mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Gentili dottori, mi trovo in una situazione difficile da cui non riesco ad uscirne.
Ho 29 anni, sono laureato in Beni Culturali e attualmente studio archeologia alla magistrale.
Nel mio palazzo c'è uno studio dentistico, il dottore lo conosco da molti anni.
Un giorno mi fermo' e mi chiese se qualche volta, la mattina potevo scendere per aiutarlo al computer con l'hard disk. Da lì è iniziata questa situazione. Piano piano sono passato ad aprire la porta, rispondere al telefono, fare servizi sino a diventare un dentista a tutti gli effetti. Adesso sto alla poltrona, aspiro il sangue, con lo specchietto e cose così.
Ovviamente mi dà una ricompensa ma io ho comunque il mio percorso e le mie attività. Nonostante ciò mi ha preso anche la divisa e vuole farmi scendere anche il pomeriggio.
La cosa che mi dà fastidio è che prima di tutto io non sono un dentista, sono un archeologo. Seconda cosa il dottore non recepisce.
Sia io sia mio padre gli diciamo che ho l'università che devo continuare, fare esami e attività, nonostante questo mi fa andare continuamente.
Una volta dice siamo da soli fai uno sforzo scendi, l'altra volta mi ha detto non puoi fare un'eccezione?
Non è perché io non voglio lavorare ma ho il mio percorso, la mia vita, la devo interrompere per fare il dentista?
Che cosa c'entra un Archeologo in uno studio dentistico?
Come faccio ad uscire da questa situazione?
Anche mio padre ha parlato con lui dicendo che ho l'università, devo seguire i corsi, ma il dottore non recepisce nonostante questo mi fa venire. Se io dico allora domani inizio l'università e lui mi risponde ah domani? Ci metti in difficoltà, non puoi fare un'eccezione?
Vi sembra normale?
Posso mai dire no non mi va più?
Se io sapevo dall'inizio tutto questo non avrei accettato, ma è partita semplicemente come un aiuto al computer.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Credo che questa sia una storia che ha a che fare con i confini: i confini hanno molto più a che vedere con quello che noi facciamo quando qualcuno li calpesta, piuttosto che con quello che fa l'altro. Questo dottore sta continuando a calpestare i suoi confini, perchè lei fatica nei fatti (non nelle parole) a rifiutarsi, e sottrarsi. Il fatto che lei dica che non vuole andare per lui non conta nulla, perchè a conti fatti lei continua ad andare da lui. Credo che se fa tanta fatica a sottrarsi da qualcosa che non vuole fare e non le serve, sicuramente ci sia un motivo: c'è sicuramente un motivo per cui fa fatica a far rispettare i propri confini, che sarebbe interessante scoprire. Le voglio rimandare questo: lei ha tutto il diritto di dire a questo dentista che non vuole più andare, e che non andrà più, e non fa niente di male se nella pratica smette di andare. Questo dottore sta sfruttando il fatto che non riesce a far rispettare i suoi confini. Non siamo cattivi quando proteggiamo i nostri confini. Se volesse approfondire questo tema, e provare a capire perchè fa così fatica a farsi rispettare, il mio suggerimento è di cominciare un percorso che possa sostenerla in questo senso. Se avesse altre domande o dubbi, o volesse approfondire la questione, mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Buonasera,
Sono fidanzata da quasi 8 anni ed Ho scoperto sulla cronologia del suo telefono siti pornografici e di escort locali aperti… quando ho provato ad affrontarlo lui mi ha detto che era stato un suo amico ad aprire ed a contattare escort, e che lo aveva fatto con il telefono del mio ragazzo per paura che la moglie lo scoprisse. Ho insistito per farmi dire la verità ma alla fine si è concentrato sul fatto che io non credendoci non mi fido di lui… io in realtà adesso verso di lui ho mancanza di fiducia.. che devo fare?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. è molto difficile quando la fiducia in un rapporto viene minata, perchè non si capisce poi da che punto poterla ricostruire. Avrei un po' di domande da farle: prima di questo episodio la fiducia tra di voi com'era? Si fidava di lui? Com'era il vostro rapporto prima? Che progetti avevate insieme? Credo che il contesto pre esistente a questo evento possa aiutarci a comprenderlo meglio, e a darvi il giusto peso in relazione a quella che è la vostra storia e il vostro passato, e i problemi che magari prima di questo evento già c'erano. Il mio suggerimento è di esplorare la vostra relazione da capo, con il sostegno di un professionista, che possa aiutarla a fare luce sulla situazione e a capire meglio innanzitutto se lei vuole fidarsi ancora, oppure se il rapporto è rotto. Se avesse altre domande, o volesse approfondire la questione, mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Ho quasi 49 anni, sposato con figlia di 7 anni, ipocondriaco del tipo evitante da tempo, soffro di anginofobia sin da prima dell adolescenza, un matrimonio in crisi da una vita privo do affetto e sesso. Da un paio di mesi mia moglie si è ammalata di un carcinoma al seno e l anginofobia è aumentata in maniera assurda: se prima riuscivo a periodi a mangiare tranquillo comunque sempre con dell'acqua o delle bevande vicino, negli ultimi periodi si è aggravata .a volte quando sono solo a casa mi sembra di non riuscire ad inghiottire neanche cibo reso in minima poltiglia tipo pezzetto di banana masticato all infinito o acqua. e quando ingoio in questo stato mi sembra che vada quasi nel "buco" sbagliato, percependo fastidio a livello retro gola e collegamento al naso. Si rischia di morire o polmonite ab ingestio? visita otorino con fibroscopia fatta un paio di mesi fa trovando un po' di reflusso gastroesofageo. Devo fare altro? Sono ipocndriaco e non vorrei fare esami invasivi tipo gastroscopia neanche cibo reso in minima poltiglia tipo pezzetto di banana masticato all infinito o acqua. e quando ingoio in questo stato mi sembra che vada quasi nel "buco" sbagliato, percependo fastidio a livello retro gola e collegamento al naso. nell atto della deglutizione mi capita di stringere i muscoli della gola superiore e faccio un verso come se volessi bloccare il cibo se va di trasverso l acqua o un liquido si può morire? delle volte in super ansia pure con i liquidi mi sembra di andare in difficoltà il problema che quando sono solo ni vergogno a mangiare in pubblico perché faccio delle faccio innaturali perché simulo faccia da soffocamento. A volte sembra che blocco la deglutizione e sento il cibo che va quasi giù verso il fondo della gola e lì mi sale l amsia e la tachicardia e bevo immediatamente sperando do riuscire a ingoiare mentre mangiavo in due occasioni nel momento di ingoiare ho serrato la gola ed emesso un verso come un rantolo in protezione per non far scendere il cibo. Questa cosa mi ha provocato una sensazione di pseudo acidità alla gola che sembrava arrivasse al naso (come se mamdassi il cibo nella oarte sbagliatq) . Ho rischiato la polmonite ab ingesti? sento fastodiot vago al petto, non è che qualcosa sarà passato do là? come me ne accorgo della polmonite? morirò?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Credo che, nella condizione in cui è, fatti tutti gli accertamenti per verificare che non ci siano cause organiche connesse con la sua difficoltà nella deglutizione, sia fondamentale attivare un percorso di psicoterapia che possa aiutarla ad affrontare le cause psicologiche, ovvero l'ipocondria. Mi sembra di capire che questo disturbo non la lascia vivere, mangiare è una delle attività fondamentali della vita, e mi sembra di capire che questa attività sia connessa a tutta una serie di ansie e paure. è fondamentale vedere questo problema, comprenderlo, approfondirlo alla luce della sua storia, passata e attuale, e risolverlo. I nostri sintomi sono sempre un messaggio che il nostro corpo o la nostra mente ci manda per farci capire quando dobbiamo prenderci cura di qualcosa dentro di noi, e l'ipocondria senza dubbio è un sintomo che le sta chiedendo attenzione. Cominci un percorso di psicoterapia che la aiuti a comprenderla, non solo a tamponarla. Se avesse domande o dubbi, o volesse approfondire la questione, mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Buonasera, avevo già scritto in passato. Spiego brevemente la situazione. Ho 27 anni sono fidanzato da circa 6 anni con una ragazza mia coetanea, ma da circa 3 anni la nostra relazione è in stallo a causa della scoperta da parte sua di alcune chat avvenute tra me ed una collega universitaria per un progetto durato un mese. Nonostante abbia interrotto i rapporti e la relazione è andata avanti con il tentativo da parte mia di essere più aperto nei suoi confronti, sembra che la nostra vita sia ferma a quell'episodio, non facciamo altro che parlarne e rileggere quelle conversazioni. La mia ragazza dice che l'unico modo per andare avanti sarebbe quello di leggere quelle chat con l'aiuto di un professionista e capire realmente il significato dietro quei messaggi. Mi chiedo se questa cosa è plausibile e se c'è qualcuno/na che possa aiutarci, magari leggendo quelle chat anche durante le sedute terapeutiche. Purtroppo abbiamo fatti già diversi tentativi anche di terapia che sono stati vani
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Leggendo le sue parole mi sembra di capire che non sia lei a non essere andato avanti, ma la sua ragazza: sembrerebbe quindi un tema legato a qualcosa che non è in suo potere, cioè la volontà e la fatica che sta facendo la sua ragazza ad andare avanti. Mi sembra di capire che il problema fondamentale è che lei, dopo questa situazione, si sia fermata e non sia più andata avanti. Sicuramente si può analizzare insieme il contenuto di queste chat e provare a visualizzarlo, approfondirlo e comprenderlo meglio, ma quello che mi sembra il fulcro è legato al fatto che lei (la ragazza) sia ferma, e che debba fare dei movimenti, che lei non può in alcun modo controllare. Se vuole approfondire la questione, anche individualmente, mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
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