Domande del paziente (688)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Antonio Cortese

    Gent.ma utente,
    grazie per aver condiviso la sua travagliata esperienza sentimentale con questo ragazzo. Le separazioni, anche quelle temporanee, sono momenti critici nella vita delle persone. Anche i... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Antonio Cortese

    Gent.mo cliente,
    grazie per aver condiviso questo stato d'animo così combattuto e controverso.
    Ogni scelta di vita importante può avere sia dei costi che dei benefici, e lei ha saputo descrivere molto... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Antonio Cortese

    Gent.ma utente,
    è importante che abbia trovato un momento e un posto, seppur virtuale, per razionalizzare questa sofferenza e questo periodo difficile che sta attraversando.
    Da quel che ci scrive, si evince... Altro


    Buongiorno, in seguito a un infortunio sul lavoro sono rimasta invalida e mi trovo impossibilitata a svolgere le cure quotidiane della mia famiglia. Inoltre, non essendo in grado di guidare la macchina, necessito dell'accompagnamento permanente alle visite e cure mediche. Tutto ciò mi crea un forte sentimento di colpa verso la mia famiglia, mi sento depersonalizzata e inutile, anzi, mi sento un peso inutile. È normale tutto questo?
    Grazie per un'eventuale risposta.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Antonio Cortese

    Gent.ma utente,
    tutta la sua sofferenza e lo stato d'animo sono palpabili leggendo le sue parole. Ma sentirsi in colpa per le conseguenze di un proprio incidente è un'elaborazione errata della realtà. Qui la vittima degli eventi è lei e non deve sentirsi certamente in debito verso le persone della sua famiglia che la stanno supportando e aiutando in questo difficile momento della sua vita.
    Un infortunio invalidante come il suo è un vero e proprio trauma, non solo a livello fisico, ma anche a livello mentale: trauma significa rottura, la vita non è più quella di prima, cambiano le capacità e le possibilità, persino il carattere subisce una profonda ristrutturazione.
    Ci vuole tempo per trovare un nuovo equilibrio e imparare a gestire la nuova condizione: ecco perché le consiglio vivamente di affiancare le cure mediche che sta affrontando a un supporto psicologico costante.
    In questo momento, l'aspetto psicologico più rilevante per lei è generare auto-compassione: nella disgrazia che le è accaduta deve trovare il lato positivo e più importante, quello di essere viva e consapevole di esserlo. Sembra una consolazione inutile e persino una beffa, ma è la base da cui ripartire per stabilire nuove priorità, nuovi criteri di soddisfazione, nuovi modi per realizzare obiettivi e per raggiungere un certo livello di benessere. L'essere umano è per sua natura fragile e soccombe spesso alla volatilità degli eventi, ma è anche capace di risollevarsi e ricominciare a camminare dopo ogni caduta, a rifiorire dalla cenere, a trasformare il problema in una nuova opportunità.
    Valuti concretamente il supporto di uno psicologo/a per elaborare correttamente questa trauma che l'ha colpita e superarlo in modo efficace e duraturo. Non farlo può richiedere molto più tempo e lasciare ferite aperte nella mente, più che nel corpo.
    Sono a sua disposizione per ulteriori informazioni su un percorso di crescita post-traumatica, anche online tramite videochiamata.
    Le auguro il meglio! Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese


    Buonasera scrivo perché purtroppo non sò come muovermi... Ho un compagno che amo ma da tempo inizio a sospettare che ci sia un problema.
    Quando l' ho conosciuto era un single che si divertiva a fare serate e bere (a volte troppo) tanto da "distruggere" il gruppo in cui suonava come batterista, perché era arrivato al concerto ubriaco e non riusciva a suonare... Da addormentarsi in macchina perché dopo un matrimonio aveva alzato il gomito e non sapevo dove fosse... Insomma "serate" ma pensavo che piano piano queste abitudini smettessero.
    Invece purtroppo ha iniziato a non bere solo nel weekend adesso beve tutta la settimana... Non torna a casa che non si regge in piedi, però dice sempre con orgoglio che fa' la dieta alcolica per dimagrire, fieramente dice che invece di pranzare al lavoro per non ingrassare beve 1/2 gin-tonic. Quando arriva a casa magari né beve un' altro, più l' amaro, in settimana... Nel weekend dà il meglio di sé è capace di bersi mezza bottiglia di gin da solo, associata a qualche bicchiere di vino e amaro. Quando torniamo a casa si arrabbia per ogni cosa, una luce lasciata accesa, perché gli dico di non avvicinarsi perché puzza di alcol e il suo sguardo mi spaventa e lì inizia ad insultarmi, litighiamo. Mi accusa di esagerare, di non rompere che non ha bevuto troppo.
    Purtroppo ho 3 figli e i 2 più grandi iniziano a guardarlo male, si vergognano quando esagera e mi chiedono del perché beva così tanto se sà che poi si riduce un straccio.
    Io non sò che fare... Vorrei separarmi perché quando affrontiamo il tema da sobrio, mi accusa di essere esagerata e che voglio trovare una scusa per portargli via i figli, ma non è una scusa... Mi dice che sapevo che ha sempre bevuto e che lo regge quindi vuole dire che non esagera. Di non parlargli di terapia perché lui non ha nessun problema ma sono io che non lo amo come prima.
    Questa situazione mi sta' distruggendo

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Antonio Cortese

    Gent.ma utente,
    grazie per aver condiviso questa situazione davvero difficile della sua sfera affettiva.
    Ha esordito dicendo ha il sospetto che il suo partner abbia un problema con l'alcol. In realtà, da quello che ci dice, toglierei la parola sospetto: si tratta di un chiaro problema di alcolismo. Lo si evince anche dalla risposte che le da' il suo compagno da sobrio: tutti gli alcolisti sono convinti di saper reggere l'alcol, che non hanno bisogno di aiuto e che sono in grado di autocontrollarsi.
    Lei non può certo convincerlo di quale sia la soluzione migliore per lui, ma può e deve difendere la sua sicurezza e quella dei suoi figli. L'alcolismo declina molto spesso in comportamenti violenti e iracondi, il limite è facilmente superabile proprio perché non c'è un livello di consapevolezza e la minima scintilla può scatenare reazioni impulsive.
    Quindi, non si tratta di cosa vuole fare lui, ma di cosa volete fare lei e i suoi figli. Ci sono centri a cui vi consiglio di rivolgervi, per prevenire ed evitare una escalation di episodi spiacevoli e pericolosi. So bene che queste decisioni sembrano andare contro l'affetto che si prova per il proprio partner, ma in realtà è esattamente un atto d'amore prendere le distanze e impedire a lui di creare disagio e danno, agli altri e a sé stesso.
    Non attenda che ci sia il primo vaso rotto, la prima minaccia o il primo occhio nero. Probabilmente un segnale forte e concreto di separazione, almeno temporanea, è un modo per far comprendere al suo partner di dover risolvere il suo evidente problema di alcolismo (chi beve da solo mezza bottiglia di gin ogni week end non ha bisogno di diagnosi).
    Vi auguro di uscire al più presto da questa situazione. Rimango a disposizione.
    Dott. Antonio Cortese


    Buongiorno,
    vorrei sottoporvi una mia problematica. Ho 37 anni e fin da ragazzina ho avuto difficoltà nel relazionarmi.
    Quando andavo a scuola ho sofferto di bullismo, mi canzonavano per il mio aspetto (a loro dire, ero una racchia) e subito costanti angherie.
    Anche per questo motivo fino ai 19 anni non ho mai avuto alcuna esperienza sessuale o di amore giovanile ma da ragazzina non mi ponevo il problema, ho sempre avuto molte passioni e poche amicizie ed ero contenta così.
    Dai 20 ai 23 anni ho avuto la mia prima storia seria con una persona rivelatasi poi insicura e con la quale vi erano costanti litigi. Dopo quasi 3 anni decido di chiudere questa relazione e per un po' sono stata bene così da single. Il problema nasceva quando provavo a rimettermi in gioco, perchè incontravo puntualmente persone interessate solo a rapporti fisici.
    Dopo questa prima storia ho avuto altre 3 relazioni (tutte a distanza di anni l'una dall'altra) della durata di un anno. In queste relazioni sono stata sia lasciata (dicevano di non sentirsi pronti) e ino l'ho lasciato io. Il problema nasce dal fatto che spesso e volentieri mi sentivo una sorta di passatempo per loro, non ho mai percepito un interesse reale di voler costruire qualcosa.
    Ad oggi sono single da quasi 5 anni e comincio a pensare che forse o nemmeno io voglio costruire qualcosa o sono sfortunata. In questi anni ho provato spesso a rimettermi in pista ma non sono mai andata oltre 2 appuntamenti. E temo che l'interesse che gli uomini hanno sia solo di natura sessuale. Quando ci esco insieme li vedo distratti e sembra quasi che debba corteggiare solo io. Inoltre non mi spiego come mai per anni sono trascorsi mesi senza fsrr incontri nella vita quotidiana e mi sono dovuta abbassare ad usare le app di dating per poi rivelarsi un ricettacolo di mercenari.
    Quando esco trovo solo gente molto grande o già impegnata e non so più dove sbattere la testa.
    Sono sola da anni e temo di non riuscire a sopportare altrettanti anni da sola.
    Mi chiedo solo che cosa ho fatto per meritare un simile dolore quando tutte le ragazze trovano qualcuno.
    In questi anni ho cercato delle risposte ma non me trovo. Comincio a pemsare che semplicemente non sono il tipo di donna con la quale un uomo vorrebbe una relazione. Mi sento depressa e spesso esco a camminare per ore o anche senza meta. Tanti mi dicono: "meglio sola che male accompagnata". Ma cosa ne sanno del dolore? Di quel dolore che ti fa bagnare il cuscino di lacrime! Vorrei solo potermi rassegnare una volta per tutte e tenermi tutto magari sposandomi al lavoro. Ma non penso sia possibile non amare più
    Ti dicono "trovato un hobby ", beh ne ho una serie ma non bastano a colmare il vuoto perché la testa va a quel pensiero, il pensiero "ok, togliti dalla testa di avere un compagno!"
    Ho superato tanti momenti bui nella mia vita ma la solitudine perenne penso non sia accettabile per nessuno sopratutto se pensi che hai un cuore grande.
    Vi chiedo solo se esiste un modo per convivere con questo tarlo nel cervello.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Antonio Cortese

    Gent.ma utente,
    grazie per aver condiviso queste sue riflessioni e il suo stato d'animo in questo periodo della sua vita.
    Ci sono persone che pur avendo delle passioni, che magari hanno raggiunto traguardi importanti e che dimostrano buona flessibilità cognitiva, non riescono a colmare una mancanza della sfera sentimentale: trovare quella persona con cui vivere l’amore vero, un bisogno che è nella natura umana e che può dare significato e scopo alla vita.
    Ogni incontro, ogni conoscenza sembra imperfetta, inutile e persino dannosa, e alimenta ancor più l’illusione di non avere mai la giusta opportunità.
    Ascoltare la voce interiore che spinge a cercare persone con cui connettersi in modo sincero e profondo, anche intimamente, è un'emozione fondamentale e non deve essere assopita dalla sfiducia negli altri o da esperienze negative precedenti.
    Tenere il cuore aperto alla speranza di vivere un sincero sentimento condiviso è l'impegno che si può prendere con sé stessi.
    Vero è che non è possibile porsi obiettivi in amore perché la reciprocità non può essere decisa da un piano, ma è altrettanto vero che non esistono condanne o date di scadenza per questa opportunità. Qualcosa di bello accade proprio quando non lo cerchiamo o non ce l'aspettiamo, ma solo se si concede il beneficio del dubbio, se si sospende il giudizio, se si rinuncia a prevedere sempre le conseguenze. La curiosità, la compassione, il coraggio, l'intelligenza, possono guidarci nel comprendere se c'è un momento giusto, un posto giusto e una persona giusta.
    È necessario lasciare andare l'idea che un eventuale innamoramento dipenda dal carattere degli altri, dal loro essere più o meno il partner ideale. Lasciare andare l'idea che l'altra persona debba sceglierci o accorgersi di noi.
    Spesso è solo una questione di tempismo, momenti di vita che si allineano, non si allineano.
    Un possibile percorso di crescita personale può partire da una corretta elaborazione delle proprie esperienze passate, cercando di capire come ci si vuole sentire in un rapporto sentimentale, come si vuole essere trattati, quali comportamenti possono sembrare attraenti, interessanti o divertenti. Si deve consentire a sé stessi di connettersi con le persone in modo diretto e trasparente e che ciò avvenga anche nel senso opposto, non perché deve nascere per forza l'amore della propria vita, ma perché è l'unico modo per essere certa di vedere sé stessi nella propria versione migliore, meritevole di sentirsi amati e di amare.
    Valuti la possibilità di farsi supportare da un professionista in questo tipo di percorso psicologico. Avrebbe modo di chiarire a lei stessa i suoi valori più importanti, le sue priorità di benessere, le potenzialità della sua indole e i migliori attributi del suo carattere. Avrebbe anche modo di generare auto-compassione e non sentirsi sola di fronte alle sfide/minacce della vita, ristrutturando anche i suoi pensieri verso un maggiore ottimismo e speranza e trovando nelle sue azioni la chiave determinante per cambiare in meglio il suo futuro.
    Sarei lieto di accompagnarla in un percorso di crescita di questo tipo, anche tramite consulenza online.
    Restando a disposizione, un caro saluto. Dott. Antonio Cortese


    Buongiorno,
    ho pensato molte volte di scrivere qui per ricevere un consiglio da parte di professionisti, e finalmente oggi (dopo quasi un anno) ho preso coraggio.
    Nel mese di giugno dell’anno precedente, a un evento della mia città dove mi trovavo con una mia amica, ho conosciuto quest’uomo. Inizio premettendo che lui è 20 anni più grande di me…
    Nonostante ciò, fin da subito ho sentito una leggera attrazione nei suoi confronti, non solo fisica - essendo molto affascinante - ma anche a livello caratteriale; fin da subito, chiacchierando con lui abbiamo notato molte cose in comune tra noi, insomma mi sembrava quasi di parlare con un mio coetaneo!
    Per non portarla alla lunga, io e lui abbiamo parlato tutta l’estate, sviluppando una vera e propria confidenza, e d’estate, verso luglio, ci siamo visti alcune volte (classiche esperienze estive, ma oltre al bacio non si è andato oltre.)
    Dopo qualche mese abbiamo spesso di parlare, ho troncato tutto io sia perché notavo da parte mia veri e propri sentimenti, sia perché ho provato ad iniziare una frequentazione con un mio coetaneo. Questa frequentazione - che si è tramutata in una relazione - è durata quasi mezzo anno, fino a quando le cose non sono iniziate ad andare male, e io in un forte periodo di stress (sia in questa relazione, che nella vita in generale, per degli eventi capitati) mi sono trovata nuovamente a pensare a quest’uomo, fino a quando non siamo tornati a chiacchierare/sentirci sporadicamente.
    So di star facendo una cosa relativamente sbagliata, parlare con una persona più grande di me non so che fine abbia, né da parte sua che da parte mia. Ma quando parlo con lui mi sento compresa, capita. Cosa che non ho mai visto nella mia ultima relazione.
    Ecco ora la mia domanda è: cosa c’è di sbagliato in me per trovarmi meglio con le persone con cui condivido una significativa differenza d’età?
    Mi sono sempre reputata una ragazza molto più matura della mia età anagrafica - sarà anche perché sono dovuta crescere molto in fretta, affrontando il divorzio dei miei genitori in tenera età e non avendo mai avuto una figura paterna presente, non lo vedo e non lo sento da dieci anni -, e noto spesso questa differenza di maturità proprio con i miei coetanei.
    Spero che la mia domanda (seppur molto lunga) non sia inopportuna, ma è un dubbio che mi tormenta da parecchio.
    Mi scuso anche per qualche errore di battitura!
    Grazie in anticipo.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Antonio Cortese

    Gent.ma utente,
    la sua domanda è per nulla inopportuna ed è lecita proprio perché le sta causando così tanti pensieri intrusivi sulla natura della sua vita sentimentale.
    Iniziamo con sfatare uno stigma: non c'è nulla di sbagliato a relazionarsi romanticamente con persone di età diversa dalla propria! Il fatto che lei si sia trovata bene nel connettersi a quest'uomo più grande d'età non indica alcunché di strano, anzi evidenzia la sua capacità di non creare pregiudizi e barriere verso persone solo apparentemente diverse, con cui si potrebbero non avere molte cose in comune.
    Semmai, il pregiudizio che deve combattere è quello contro sé stessa. Quel freno interiore che, forse, le impedisce di essere libera di manifestare apertamente i suoi sentimenti senza il timore delle conseguenze.
    Non ci sono etichette da rispettare in amore, si può provare a essere trasparenti e cercare connessioni veramente significative.
    Questa trasparenza non implica sempre decisioni nette o definitive, tipo "per tutta la vita", non necessariamente. Le da' l'opportunità, però, di non lasciarsi dietro troppe domande senza risposta, rimorsi o sensi di colpa.
    Cercare una spiegazione sul perché si trovi così in sintonia con persone più grandi d'età potrebbe essere uno sforzo inutile. La sua mente tenta di sabotarla su tale possibilità, forse perché la vuole proteggere dal giudizio altrui o da altre sofferenze. Ecco perché sorgono tanti pensieri intrusivi e dilemmi da risolvere. Probabilmente, non c'è nessun dilemma da risolvere.
    Si chieda piuttosto quanto si trova bene nel parlare e connettersi con questa persona, come si sente a suo agio, valorizzata e rispettata, quali bisogni vengono soddisfatti e quali emozioni positive emergono nello stare insieme. Queste sono domande che hanno a che fare con i suoi valori e che sicuramente le mostreranno la strada giusta da seguire (che quasi sempre è quella del cuore...).
    Se ha bisogno di confrontarsi su queste riflessioni e trovare strategie efficaci per lavorare sulla gestione di pensieri ed emozioni, sono a sua disposizione, anche online.
    Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese


    Buonasera mia figlia di 13 anni soffre di autolesionismo.adesso è la terza volta che vedo sulle braccia dei piccoli graffi ,ho sempre chiesto spiegazioni e lei mi dice che lo fa solo quando litiga con il suo fidanzatino.Ho paura di parlarne con il padre perché non capirebbe e la potrebbe rinchiudere in casa e togliere completamente in cell.Ho paura di come si possa evolvere questa situazione e non so come gestirla.E’ una ragazza bellissima ,ha amici,esce e sempre ben vestita non le facciamo mancare niente ma evidentemente le manca qualcosa.sSpero di avere una risposta grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Antonio Cortese

    Gent.ma utente,
    comprendo la preoccupazione per sua figlia ed è una saggia decisione quella di chiedere un parere esperto.
    L'autolesionismo è, purtroppo, un comportamento non così raro tra le/gli adolescenti. Si tratta di una forma compensativa di dolore, che sostituisce un dolore psicologico per loro più difficile da affrontare e quindi da eliminare. La mente sofferente può chiedere alla persona di provocarsi piccole ferite, spostando l'attenzione momentaneamente da qualche emozione difficile o situazione insostenibile che si sta affrontando nella vita.
    Come ha ben detto, nonostante a sua figlia non manchi nulla per essere felice, è possibile che nel suo vissuto interiore vi siano delle fragilità a cui non riesce a trovare un rimedio con le sue sole forze. Nell'adolescenza queste fragilità sono all'ordine del giorno, e possono essere legate a molteplici ambiti: la vita scolastica, la cerchia di amici, la vita familiare, i social media, la sfera sentimentale. L'adolescente è un individuo in costante trasformazione e spesso non ha consapevolezza né strumenti emotivi per sopportare il carico di tutte le pressanti richieste del mondo esterno.
    Provi a parlare con sua figlia e spiegarle che ci sono figure professionali preparate ad ascoltarla e ad accoglierla, con gentilezza e senza giudicarla. Le spieghi che il colloquio psicologico è riservato e, se vorrà, potrà mantenere riserbo assoluto sui contenuti delle conversazioni con il professionista.
    Lei è sicuramente una madre attenta e amorevole. Si sta accorgendo di un disagio di sua figlia ed è di grande valore il suo tentativo di aiutarla. Per le adolescenti, però, i genitori sono anche una barriera contro cui non volersi scontrare, per timore di giudizio, di limitazioni, di rimproveri o quant'altro. Sono certo che saprà comunicare con sua figlia la sua preoccupazione e accompagnarla verso una decisione giusta di assistenza psicologica.
    Resto a disposizione per ulteriori informazioni e supporto.
    Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese


    Buongiorno, sono una ragazza di 25 anni. Ultimamente sto vivendo un periodo di stress e ansia dovuto al fatto che non ho mai cose da fare, specialmente nel weekend.
    Ho i miei amici, pochi ma buoni ma li ho. Il problema é dato dal fatto che non ho una compagnia con cui uscire: tutti I miei amici Hanno qualche altro gruppetto con cui solitamente escono, oppure escono con I propri partner e le loro compagnie.
    Io sono fidanzata ma il mio compagno lavora nel weekend perció non organizziamo mai niente di che.
    Questa situazione mi sta creando disagio perché vorrei vivermi la mia gioventú di piú, divertirmi, fare delle belle uscite in compagnia, e invece mi ritrovo a fare una vita da sessantenne con mia mamma.
    Tutto ció mi crea disagio perché poi mi viene da pensare che io non abbia una compagnia perché sono sbagliata Io, o perché non sono abbastanza intraprendente o non abbia abbastanza amici e automaticamente mi viene da pensare che io sia sfigata.
    Mi sono domandata perché io possa essere finita in questa situazione e probabilmente é perché ho vissuto un anno fuorisede e i miei amici si sono creati i propri equilibri e le proprie compagnie. Oppure questa sensazione potrebbe essere dovuta al fatto che non sto lavorando ne studiando al momento e quindi mi ritrovo a passare tutte le giornate a casa (spero quindi appena inizieró a lavorare di non sentirmi piú cosí).
    Peró insomma mi sento molto appiattita e ho paura che questa situazione con il passare del tempo non possa che peggiorare. Vorrei anche solo cercare di cambiare il mio pensiero a riguardo per vivermela meglio e accettare che ci siano periodi piú piatti rispetto ad altri, senza vivere con l'ansia e la fomo che mi perseguita.
    Grazie per le vostre eventuali risposte.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Antonio Cortese

    Gent.ma utente,
    la noia può essere una fonte di insoddisfazione e di sofferenza emotiva, tanto quanto lo stress derivante da molteplici impegni o pressioni. La noia può alimentare la rimuginazione sul proprio vissuto presente e futuro, elencando tutta la lista di mancanze, di bisogni insoddisfatti, e portando l'individuo a paragonarsi continuamente ad altre persone. Ne derivano emozioni difficili con cui convivere come sconforto, tristezza, invidia, rimpianto.
    Esiste una via di mezzo da ricercare tra la noia e lo stress (o l'ansia) ed è una condizione in cui si è impegnati in attività con un "giusto sforzo", abbastanza difficili da risultare stimolanti ma, soprattutto, molto interessanti e piacevoli, tanto da perdere la cognizione del tempo mentre si stanno svolgendo.
    Probabilmente, la sua mente si è impigrita a contare il tempo senza far nulla, invece di sfruttarlo a proprio vantaggio. La socialità è certamente uno dei modi per occupare efficacemente il tempo, ma non è l'unico. Invece di aspettare i momenti, sporadici, in cui vivere una buona vita sociale, provi a fare una check list delle attività che le piacerebbe svolgere personalmente, attingendo alle sue precedenti esperienze, ma anche introducendo delle novità. Può coltivare una miriade di interessi, nell'ambito dello sport, dell'arte, della musica, della creatività digitale... può dedicarsi a progetti educativi, di volontariato, di solidarietà... può vivere più tempo a contatto con la natura, visitare luoghi di interesse culturale presenti nel suo territorio.
    Altre attività sono più strutturate, hanno orari e lezioni da seguire, e quindi impegnative dal punto di vista economico, ma se è nelle sue possibilità sono comunque un'opzione da considerare.
    Molte di queste potenziali attività hanno anche un risvolto sociale e potrebbe creare nuove connessioni positive, persino nuove amicizie.
    Insomma, le sue vecchie amicizie sono ancora lì, alcune forse si perderanno, come è nella normalità delle diverse traiettorie di vita delle persone. Ma può generare molte altre opportunità per vivere emozioni positive, da sola, con il suo partner, oppure con gruppi di persone del tutto nuove. Se si concentra su un'unica opzione di gratificazione, le uscite in compagnia, avrà sempre la sensazione di non averne abbastanza: il bisogno diventa un tentativo costante di colmare una carenza, senza una reale soddisfazione.
    Se non riesce a uscire da questo loop della noia e dell'inerzia mi contatti per una consulenza online e saprò spiegarle ancora meglio i concetti che le ho presentato, aiutandola a cercare nuove prospettive positive.
    Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese


    Sono una ragazza di 28 anni e sto attraversando un periodo difficile. Di recente ho chiuso una frequentazione, ormai circa due mesi fa, anche se l’ultimo contatto è avvenuto circa un mese fa e sto ancora molto male, ho paura di non riuscire a superarla.
    La frequentazione è durata circa 3 mesi e mezzo, anche se gli ultimi due mesi è stata una frequentazione a distanza, per dei miei motivi personali.
    Il motivo del mio malessere deriva dal fatto che a me lui piaceva molto e mi ero molto affezionata. Lui via messaggio era sempre presente, ci sentivamo ogni giorno e mi ascoltava anche quando parlavo di momenti stressanti. Di presenza siamo usciti circa dieci volte, durante il mese di frequentazione di presenza. A me sembrava davvero un bel rapporto, ci sentivamo ogni giorno e lui mi dava attenzioni, dimostrava molto interesse nel conoscermi.
    Il fatto è che mentre io avevo chiarito che volevo che al momento giusto la cosa si evolvesse in una relazione, lui probabilmente non ha mai voluto una relazione, ma solo una frequentazione così, senza nessun impegno. Mi fa rabbia il fatto che parlandone lui mi aveva detto che anche lui voleva che al momento giusto la cosa si evolvesse in una relazione.
    Alla fine è stato lui ad allontanarsi, proprio quando dopo due mesi era arrivato il momento di rivedersi. Ha accampato scuse, dicendo che aveva bisogno di più tempo per capire, di non essere affidabile emotivamente, di non riuscire a lasciarsi andare (non gli piaceva sbilanciarsi) ma non prendendo mai realmente le distanze, dicendo di non volersi allontanare, ma di volerla vivere con leggerezza, senza farsi troppi problemi al momento. Ha preso come scusa anche il fatto di essersi lasciato non molto tempo fa. Quindi alla fine l’ho chiusa io, perché non volevo starci di nuovo male e avevo paura che lui effettivamente non stesse prendendo le cose seriamente.
    Lui ha provato a ricontattarmi via messaggio, ma io sono stata molto fredda.
    Il problema è che tutt’ora non riesco a superarla. Non riesco a superarla perché mi sembrava che potesse nascerne davvero un bel rapporto. Non capisco se il problema fosse il fatto che non gli piacevo abbastanza, anche se tra noi c’era molta chimica, o se effettivamente lui aveva bisogno di più tempo per via della precedente relazione. O se effettivamente non volesse impegnarsi.
    Ho paura di non incontrare mai nessuno che mi ami, perché lui è stata la mia prima “relazione” e nonostante io non mi consideri brutta credo di non piacere in fondo a nessuno, perché non ricevo molta considerazione maschile, o comunque non da qualcuno che mi interessi. Sono sempre stata un po’ introversa, ma non credo sia questo il problema. Non so come superare questa fase. Vorrei conoscere nuove persone ma ho paura di rimanere di nuovo delusa.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Antonio Cortese

    Gent.ma utente buongiorno.
    L’esperienza della separazione fa parte della vita di moltissime persone, forse della maggior parte: chiunque di noi deve fronteggiare, prima o poi quel profondo dolore per la fine di una relazione sentimentale, lunga o corta che sia, intensa e significativa o illusoria e passeggera... A quel dramma personale, a volte, si sommano i sensi di colpa, la delusione, lo sconforto, la rabbia: tutti sentimenti con cui è necessario, purtroppo, convivere. Essi sono, in effetti, la pura testimonianza della sincerità dei nostri affetti, di un periodo della propria vita, magari anche brevissimo, che abbiamo dedicato a qualcun altro.
    E va bene così! Dobbiamo lasciare che queste emozioni, solo apparentemente negative, emergano con la loro forza: potremmo provare rabbia, mancanza, potremmo aver voglia di piangere, non è necessario trattenere nulla e poi... dobbiamo lasciarle andare! Le emozioni hanno un loro naturale effetto transitorio, ma lasciano sempre delle informazioni importanti. Con tempi diversi, ognuno di noi avrà modo di osservare non solo di aver superato questa esperienza, ma anche che attraverso essa sarà cresciuto e migliorato come persona. Abbiamo bisogno delle avversità, degli scontri, del dolore, per essere persone migliori.
    C'è un'insidia pericolosa da affrontare in queste circostanze, ed è quella dei pensieri intrusivi, cosa che lei sta verificando e che la sta portando ad aver paura del futuro, a non ritenersi abbastanza interessante o attraente, a perdere la speranza di vivere con soddisfazione la vita sentimentale.
    Gestire tutta questa mole di pensieri rischia di diventare una pesante zavorra che potrebbe non andare mai via definitivamente. Perché la mente umana soffre del bias della negatività e viene calamitata con forza da pensieri intrusivi, da tutti i "se" e i "ma" del passato, dal tentativo forsennato di trovare risposte a problemi irrisolvibili. E la mente continuerà ad auto-sabotarsi, portando insieme a questi ricordi e queste riflessioni un carico di emozioni difficili, e si tenterà invano di scacciarle via o di evitarle.
    La realtà è che quanto accaduto non si può cancellare, che le proprie esperienze di vita rimarranno nei propri ricordi e alimenteranno ancora quelle domande senza risposta, l'immaginario di un futuro mai realizzato.
    C’è bisogno, quindi, di generare auto-compassione e di ammettere la propria fragilità verso la volatilità degli eventi e del comportamento delle altre persone, di accogliere con gentilezza questa umana debolezza e farla diventare coraggio per riprendere in mano la propria vita, il presente e goderselo fino in fondo, senza rimorsi e senza confronti, senza quel critico interiore che giudica e colpisce l'autostima. Col tempo, forse, si raggiungerà una nuova consapevolezza: che non esiste la "persona giusta", che non ci sono i treni che "passano una volta sola". Ogni connessione, ogni relazione significativa ci arricchisce in qualche modo e può regalarci momenti di vere emozioni positive e coinvolgenti. Ma il tempismo gioca la sua parte e non sempre ci troviamo nel periodo della vita che ci permette di allinearci a quello di un'altra persona, di condividere scelte e progetti di vita e possiamo decidere di tenerci solo il meglio del presente, senza concentrarci sempre su ciò che manca, su ciò che potrebbe essere.
    Un possibile percorso di crescita personale può partire da una corretta elaborazione delle proprie esperienze passate, cercando di capire come ci si vuole sentire in un rapporto sentimentale, come si vuole essere trattati, quali comportamenti possono sembrare attraenti, interessanti o divertenti. Si deve consentire a sé stessi di connettersi con le persone in modo diretto e trasparente e che ciò avvenga anche nel senso opposto, non perché deve nascere per forza l'amore della propria vita, ma perché è l'unico modo per essere certa di vedere sé stessi nella propria versione migliore, meritevole di sentirsi amati e di amare.
    Si può valutare la possibilità di farsi supportare da un professionista in questo tipo di percorso psicologico. Si avrebbe modo di chiarire a sé stessi i valori più importanti, le priorità di benessere, le potenzialità della propria indole e i migliori attributi del proprio carattere. Si avrebbe anche modo di generare auto-compassione e non sentirsi soli di fronte alle sfide/minacce della vita, ristrutturando anche i pensieri verso un maggiore ottimismo e speranza e trovando nelle proprie azioni la chiave determinante per cambiare in meglio il proprio futuro.
    Se lo desidera, sarei lieto di aiutarla in un percorso di questo tipo, anche online.
    Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese


    Non so come iniziare, non so se tutto questo mi farà bene o se mi porterà solo a crollare in un abisso il cui fondo non mi farà più risalire, sono tante cose in questo periodo, sono stanca, stanca di non sapere se avrò un futuro e come sarà il mio futuro, stanca di non accettarmi, stanca di non sapere affrontare nulla di tutto questo.
    Sono al limite, non c’è un giorno in cui io non pensi che sparire sia l’unica soluzione.
    Non so lottare, non so credere nelle cose fino in fondo, non so fare nulla, non so cosa provo la maggior parte delle volte.. sento tanto ma allo stesso tempo niente mi tocca realmente.
    Voglio un amore, di quelli che ti strvolge, o forse no, forse voglio solo amore perché non ne ho mai avuto, o l’ho avuto?
    Quello con mio padre era un rapporto vero? Si comportava veramente da padre con me? Me ne pentirò di non parlagli quando morirà? Che fine farò io quando l’unico modo per parlargli sarà sotto 3 metri di terra?
    Perché non riesco a essere quella di prima? Perché non riesco a rialzarmi? Perché non riesco più a studiare e a concentrarmi? Non ho mai fatto il massimo e me lo riconosco ma perché ora non riesco a fare neanche quel minimo? Cosa sta succedendo? Perché non ho più il controllo del mio dolore? Perché gli sto permettendo di bloccarmi in questo loop continuo?
    Perché continuo a dormire quando in realtà è l’ultima cosa che vorrei fare?
    Perché continua a farmi domande a cui non avrò risposte?
    Perché continua a venirmi in mente il suicidio? Perché non riesco a vedere un futuro per me?
    Perché non ho un hobby?
    Pecche non so cosa mi piace?
    mi piace tutto o non mi piace nulla?
    Perche penso a aron ma solo se nello stesso pensiero c’è Emanuele?
    La storia di Simone che significa?
    Perché ogni menzogna che mi racconto poi finisco per reagire come se fosse vera.
    Perché quando provo a esternare cosa penso non faccio altro che farmi domande senza darmi risposte a esse?
    Perché lo sto facendo adesso?
    Che colpa ne ho io?
    Che senso ha la mia vita adesso?
    Sono stanca di dormire e svegliarmi l’indomani e sentirmi come adesso. Ma dormire è l’unico modo per non sentire il caos che provo adesso
    Lo provo sempre in realtà
    Che lezione devo imparare ancora?
    Perché l’amore non arriva?
    Cosa devo capire prima che arrivi?
    È questo no?
    Il motivo.
    Devo imparare ad amare prima di amare realmente se no finisco per ferire le persone
    E chi pensa a me?
    Tutte le volte che mi hanno ferito, che mi hanno usato.
    Non ho più voglia
    Tutto questo male
    Mi porta solo più confusione
    E scriverlo è stato peggio
    Mi sta ricordando tutte le cose brutte che provo e continuerò a provare perché non cambierò
    Sono questa da anni
    Sento che non cambierò. Grazie per qualunque punto di vista riusciate a fornirmi.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Antonio Cortese

    Gent.ma utente,
    il suo racconto è un grido di disperazione e di dolore. Quante domande senza risposta, quanti pensieri intrusivi, quanti giudizi negativi su sé stessa.
    Una mente sabotatrice la sta logorando dall'interno con una ruminazione persistente e quanto mai invalidante. Ruminare vuol dire ripensare continuamente alle stesse cose, ripetere mille volte gli stessi ragionamenti, rimanere chiusi in un loop di domande senza risposta, di cose non dette o non fatte, del "se fosse andata diversamente". È una deriva mentale fastidiosa, deleteria e può diventare causa di altre problematiche psicologiche. La ruminazione influisce sullo stato dell'umore, sulla motivazione ad agire, sulla percezione di autostima, sulla tolleranza allo stress e sulla manifestazione dell'ansia.
    Ma perché si rumina? Quando ruminiamo tendiamo a fissarci su problemi del passato, spesso questioni irrisolte, o fallimenti, oppure situazioni che ci hanno fatto soffrire. E allora siamo lì a chiederci perché è accaduto, perché non è andata diversamente, perché non abbiamo fatto o detto certe cose piuttosto che altre.
    Ruminare consuma una grande quantità di tempo, di energie e di attenzione. Eppure, perseveriamo nel farlo, come mai?
    In realtà, anche la ruminazione ha dei vantaggi: si sfugge temporaneamente a situazioni difficili, sembra che si arrivi a una qualche soluzione, seppur parziale, ci appare come un’attività per impiegare il tempo, allontana il momento di agire o di prendere decisioni. In qualche modo, la ruminazione anestetizza la sofferenza, sposta l’attenzione dalla verità che non si riesce ad affrontare all’attività mentale. Ovviamente ciò non risolve il problema reale che sarà sempre innesco per ulteriore ruminazione.
    La verità è che il passato non torna, che non possiamo controllare i comportamenti e i pensieri delle altre persone, che non cambieremo mai lo stato dei fatti semplicemente pensandoci su per ore e ore, nell'arco delle nostre giornate. Le vittime dell’auto-sabotaggio della ruminazione hanno bisogno di tornare a pensare a sé stessi, nel modo più semplice ed efficace: guardandosi dentro e imparando come sta funzionando la propria mente e come potrebbe funzionare per farli stare meglio...adesso!
    Le consiglio vivamente di valutare un supporto psicologico per far fronte a questa deriva mentale demotivante verso la vita stessa. Le consiglio un approccio che le consenta di osservare e regolare il flusso di pensieri, che l'aiuti a generare accettazione e auto-compassione, e che le dia gli strumenti per cominciare a costruire fiducia, autostima e azioni di valore per un maggiore benessere personale quotidiano.
    Sarei lieto di ascoltarla e darle maggiori informazioni su percorso psicologico adatto alle sue esigenze, anche tramite consulenza online.
    Restando a disposizione, le auguro il meglio. Dott. Antonio Cortese


    Buongiorno dottori ho una domanda da farvi faccio una terapia da molto tempo per ansia e disturbo dell umore però non riesco a prendere tutta la terapia perché sento che quando prendo tutti i farmaci il corpo mi cambia molto sento questa calma addosso molta sedazione che è benefica ma che mi porta a toglierli sistematicamente aggravano magari gli impulsi ogni tanto del gioco non so come fare per risolvere una volta per tutte questa situazione voi cosa ne pensate grazie per l aiuto

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Antonio Cortese

    Gentile utente,
    se sta trattando l'ansia esclusivamente con i farmaci il problema non si risolverà mai del tutto, anzi è probabile che si rinforzi se non viene accompagnato da un intervento psicologico adeguato.
    Gli ansiolitici, così come i farmaci che tendono a stabilizzare l'umore, sono palliativi: agiscono esclusivamente sulla parte sintomatica del disturbo, fornendo quell'effetto sedativo che ha menzionato nel suo messaggio. Ma la causa dell'ansia permane e resiste al farmaco: questo perché l'ansia è un fenomeno mentale, psicologico e non un'alterazione fisiologica del suo cervello. Anche se gli effetti dell'ansia hanno conseguenze sull'organismo, anche molto invalidanti, se continua a curare il corpo ma non la mente, starà solo sopravvivendo faticosamente alla presenza dell'ansia senza tentare di risolverla davvero.
    Non so chi le ha prescritto l'uso di questi farmaci. Sarebbe auspicabile sia un professionista sanitario qualificato in ambito psichiatrico. Ma è fondamentale che lei si rivolga a uno psicologo per il trattamento dell'ansia. Potrà così lavorare sugli inneschi, sulle situazioni ansiogene, sulla gestione di pensieri ed emozioni collegate alla comparsa dell'ansia.
    Ci si può liberare dal giogo dell'ansia comprendendola nelle sue dinamiche interiori, riconoscendo le caratteristiche cicliche dell'ansia, attuando quindi comportamenti funzionali alla sua progressiva riduzione di impatto negativo. L'ansia è strutturata nel funzionamento del cervello e come tale non si può cancellare, ma si può gestire in modo che non diventi un limite al benessere e non costringa l'individuo a evitare certi ambienti, certe situazioni o certe persone, magari a scapito di interessi personali importanti (lavoro, studio, socialità).
    Sono a sua disposizione per un colloquio preliminare, anche online. Sarò lieto di spiegarle come si svolge un intervento per il trattamento dell'ansia e quali sono gli strumenti che progressivamente possono essere introdotti per migliorare il suo vissuto quotidiano. Questo non significa smettere di assumere farmaci, la cui somministrazione va diminuita nel tempo in accordo con lo psichiatra di riferimento.
    In attesa di possibile riscontro, le auguro il meglio. Dott. Antonio Cortese


    Buon pomeriggio,
    Negli ultimi giorni sto vivendo un aumento significativo dell’ansia, soprattutto in ambito relazionale e sessuale.

    Mi sto frequentando con un ragazzo che mi piace molto e questo mi ha portato a sentirmi più coinvolto emotivamente rispetto al passato. Parallelamente, ho iniziato ad avere difficoltà durante i rapporti: in due occasioni recenti non sono riuscito a mantenere l’erezione. Una di queste volte ero sotto effetto di cannabis, l’altra invece ero lucido ma molto in ansia.

    In generale, ho notato che negli ultimi tempi mi sento più sotto pressione, con pensieri frequenti legati alla performance sessuale (paura di non essere all’altezza, di deludere, ecc.). Questo sta riducendo il piacere e aumentando l’ansia nei momenti di intimità.

    A volte arrivo anche a mettere in dubbio il mio reale interesse verso questa persona (pensieri del tipo “e se in realtà non mi piacesse?”), ma riconosco che questi pensieri sembrano più legati all’ansia e al fatto che inizialmente avevo idealizzato questa persona. Conoscendola nella realtà, ovviamente è emersa una differenza rispetto all’immagine che avevo costruito, e questo mi genera confusione.

    Oltre a questo, sto vivendo un periodo di stress generale: preoccupazioni per il lavoro, per la casa e per il futuro. Ho anche ansia legata alla mia condizione di HIV (sono in terapia e undetectable) della quale lui non è ancora a conoscenza. (Sia chiaro che non ho mai messo a rischio nessuno, sono molto prudente sulla questione)

    Al momento mi sento spesso in uno stato di agitazione, con pensieri ripetitivi e difficoltà a rilassarmi. In alcuni momenti l’ansia è intensa.

    Vorrei capire:
    - se può trattarsi principalmente di ansia da prestazione
    - se è utile un supporto psicologico (es. psicoterapia o sessuologo)
    - se ha senso valutare un supporto farmacologico temporaneo per l’ansia

    Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Antonio Cortese

    Gentile utente,
    grazie per la sua condivisione. La considerazione fatta sul vivere un periodo generale di stress e preoccupazione è molto rilevante per cercare di inquadrare anche gli altri sintomi disfunzionali che ha descritto, come l'ansia, la performance sessuale e i pensieri intrusivi.
    Lo stress della vita quotidiana mette alla prova l'organismo e quando ci sono più impegni, più problemi da risolvere o preoccupazione per il futuro, si accumulano tossine che il corpo fatica a smaltire, inviando segnali di malessere. Per esempio, può calare il desiderio sessuale o ci si può sentire privi di risorse per dedicare tempo agli altri, oppure si vive uno stato costante di agitazione, nervosismo e rimuginazione sulla propria condizione psicofisica.
    Il fattore stress dunque è da tenere sotto controllo e, senza dubbio, un supporto psicologico da questo punto di vista le sarebbe di grande aiuto.
    Avrebbe anche modo di approfondire il suo stato d'animo e i suoi pensieri in merito alla sua vita sentimentale. Lei parla di un coinvolgimento emotivo diverso da frequentazione precedenti ed è possibile che un meccanismo di difesa si sia attivato proprio perché sta dando un valore diverso a questo rapporto. La mente è pronta a sabotarci anche di fronte a cose belle, come l'innamoramento, mettendoci in guardia sulla possibilità di soffrire o di rimanere delusi. Questa potrebbe essere una delle cause psicologiche delle difficoltà che sta riscontrando nell'intimità. Difficoltà che stanno creando pensieri intrusivi e confusi, generando ansia sulla prestazione sessuale e sulla realtà dei suoi sentimenti.
    Il supporto di uno psicologo/a l'aiuterebbe a gestire meglio sia le emozioni che il flusso di pensieri che stanno emergendo.
    Resto a disposizione per maggiori informazioni e per una consulenza online.
    Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese


    Ho 29 anni e mi sento una fallita. Nessun aspetto della mia vita sta andando come speravo. Non sono riuscita ancora a laurearmi perché ogni qualvolta io debba preparare un esame e mi trovi a dover approcciare lo studio vengo letteralmente assalita da un'ansia micidiale e inarrestabile. Avrei dovuto avere il coraggio di rinunciare agli studi già da qualche anno ma al tempo stesso, se avessi preso questa decisione, avrei pensato di aver perso sia tempo che soldi e la paura di deludere i miei genitori è stata più forte, anche se per loro non avrebbe importato niente, solo la mia felicità. Non ho ancora un lavoro stabile perché da una parte ho procrastinato a causa dello studio e poi perché ho paura di dovermi accontentare di un lavoro che non mi appaghi o che non mi faccia sentire all’altezza e, ciliegina sulla torta, il mio ragazzo mi ha lasciata dopo 10 anni perché già da qualche anno sarebbe voluto andare a convivere per “scappare” da una situazione familiare complicata (premetto che lui sarebbe potuto andare intanto a vivere da solo avendo un lavoro a tempo indeterminato e ben retribuito) ma non lavorando non avrei potuto ancora assecondarlo in questo passo e sostiene che non abbia fatto abbastanza per cambiare questa situazione e in qualche modo a “salvarlo” facendomi sentire sbagliata e la causa della nostra rottura, anche se gli ho espresso più volte che anch’io sentivo questo desiderio, tanto che stavo mandando curriculum su curriculum per trovare un qualsiasi lavoro… forse avrei dovuto farlo prima per fargli capire che era davvero la persona con cui immaginavo il mio futuro, ma avrei voluto da parte sua un po’ più di comprensione e di sostenimento. Non ho mai avuto un briciolo di autostima, anzi, ho sempre denigrato me stessa e le mie capacità, e mi sento costantemente inadeguata e frustrata, non riesco a capire cosa fare per prendere davvero in mano la mia vita. Sono davvero stanca di tutto questo perché, non avendo mai avuto il coraggio di andare da un* psicolog*, non so cosa mi stia succedendo, qualcuno potrebbe aiutarmi a vederci più chiaro? Grazie mille!

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Antonio Cortese

    Gent.ma utente,
    per chiedere supporto psicologico, più che coraggio, occorre consapevolezza. La consapevolezza di avere bisogno di indirizzare la propria vita verso un cambiamento che apporti benessere e crescita personale, che consenta di gestire con maggiore competenza e flessibilità le insidie e le paure della vita.
    Lei questa consapevolezza l'ha raggiunta. Scrivendo questo messaggio sta testimoniando che la sua vita non è soddisfacente, che non riesce a far fronte alle richieste dell'ambiente, che si sente incompleta, indesiderata e frustrata all'idea di non ottenere quel po' di felicità che tutti meritano.
    Dunque, il passo successivo che deve compiere è agire per cambiare le cose, per dare una svolta alla sua vita e cominciare a determinare, con le sue forze, quale indirizzo debba prendere, protagonista delle sue decisioni, in grado di affrontare le conseguenze e motivata a perseguire i suoi desideri, anche quelli più ambiziosi.
    Stare lì a contemplare ciò che non la soddisfa o ciò che le manca, non produrrà alcun vantaggio. L'unica via da percorrere è agire e sviluppare una mentalità di crescita.
    Il percorso psicologico può avere questa duplice meta: aiutarla a gestire le emozioni negative che sta vivendo, comprese quelle relative alla sua situazione sentimentale, aiutarla a non essere in balia dei pensieri intrusivi e pessimistici della sua vita, ma anche a generare maggiore fiducia e autostima, ricercando le emozioni positive che attestano quanto può essere bella e preziosa la vita e come bisogna approfittare di questo bellissimo dono.
    In questo momento, lei è una spettatrice critica e pessimista su quello che le sta accadendo nella vita. La chiave è diventare l'attrice protagonista e vivere ogni giorno al massimo delle sue potenzialità, con obiettivi concreti e raggiungibili, con la capacità di migliorare autonomamente la sua vita e, di conseguenza, anche quella del mondo che la circonda. Solo provando, sbagliando e ricominciando, troverà finalmente la sua strada per un benessere duraturo e una maggiore soddisfazione. Ma anche imparando a fermarsi quando serve per godersi il presente, i piccoli traguardi e la compagnia delle persone significative della sua vita.
    Se lo desidera posso supportarla in questo difficile momento. Anche tramite consulenza online.
    Restando a disposizione per dubbi o informazioni, le auguro il meglio.
    Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese


    Save sono una ragazza di 23 anni che lavorava in un supermercato ho iniziato a soffrire di vertigini da stress ansia forte e attacchi di panico fino a non uscire piu di casa ma passare le giornate a casa piangendo.. ho iniziato a prendere zoloft adesso da cinquantaquattro giorni ho aumentato a zoloft + levopraid + xanax pomeriggio e mirtazapina la sera e sembra che piano piano stavo recuperando adesso da due giorni sto risentendo un po d ansia e vuoti di testa improvvisi ebato avemdo un po paura è una cosa normale che ci vigliono piu giorni o sto tornando indietro?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Antonio Cortese

    Gent.ma utente,
    spero le abbiano spiegato che i farmaci che sta assumendo sono palliativi, agiscono cioè esclusivamente sui sintomi dell'ansia inibendo la risposta neuronale alle situazioni ansiogene. E' possibile che alcuni effetti dei farmaci siano dipendenti da assuefazione, in altre parole non sono più capaci di modificare l'attività del suo cervello in modo funzionale.
    La invito a intraprendere un percorso psicologico per il trattamento dell'ansia e del panico, la soluzione migliore possibile per intervenire sulle cause dell'ansia, per acquisire consapevolezza degli inneschi, per osservare gli effetti sulla sua mente e sull'organismo attraverso accettazione e compassione, e per agire in modo efficiente, nonostante la presenza dell'ansia.
    L'ansia non è un nemico da combattere, ma è un fenomeno mentale da comprendere e imparare a gestire. Il consiglio è di non chiudersi in una spirale di paura ed evitamento dell'ansia (anche attraverso l'uso di farmaci), ma di affrontarla con il giusto supporto e gli opportuni strumenti psicologici. Solo in questo modo sarà finalmente libera di vivere la sua vita senza essere in balia di preoccupazioni eccessive e di limiti insormontabili.
    Mi contatti pure per avere maggiori informazioni su un percorso psicologico di questo tipo, anche onine.
    Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese


    Buongiorno, sono una ragazza di quasi 18 anni e scrivo perché vivo una situazione che non riesco a controllare. Premessa: il tutto è iniziato a 12 anni, poi a dai 14/15 ai 16 sembrava essere migliorata la situazione, ma adesso è peggio di prima.
    A 12 anni ho iniziato ad avere l'impulso di strapparmi ciglia e sopracciglia, mentre adesso si sono aggiunti anche i capelli e il gesto è diventato molto più frequente e sistematico.
    Inoltre, è dai 12 anni che penso di non avere un rapporto sano con il cibo: i primi anni era stata una cosa anche più o meno sopportabile, che si è risolta da sola (periodi di restrizione col cibo), invece nell'ultimo anno non fa che peggiorare (per farla breve abbuffate/restrizioni).
    Non voglio dire che i due problemi siano collegati l'uno con l'altro perchè sono la prima che non riesce a darsi una risposta o controllarsi da sola, il che mi fa sentire come se non fossi cresciuta affatto, anzi avevo più autocontrollo a 12 anni.

    Non so bene quale sia il mio obiettivo scrivendo tutto questo e non vorrei nemmeno essermi esposta troppo, ma lo considero un passo avanti piuttosto che continuare a parlare dei miei problemi con una AI.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Antonio Cortese

    Gent.ma utente,
    senza dubbio rivolgersi a professionisti reali è molto più utile e opportuno che chiedere a un'intelligenza artificiale che non ha l'empatia e la sensibilità necessaria, oltre all'esperienza concreta, per supportarla nelle sue difficoltà.
    Dal tuo racconto si può osservare come ci siano degli schemi comportamentali che hai adottato, in passato e in questo periodo, per deviare l'attenzione della tua mente da un qualche disagio che stati vivendo.
    Il gesto di strapparsi ciglia, sopracciglia o capelli è una forma di autolesionismo che vuole trasferire la sofferenza della mente a una sofferenza del corpo che appare più gestibile sul momento. Altro modo per distrarsi dal malessere è cercare gratificazione nel cibo e utilizzarlo non come sostentamento e strumento di benessere, bensì come ricompensa dagli affanni, salvo poi fare i conti con i sensi di colpa e attivare un altro schema altrettanto pericoloso, quello della restrizione forzata.
    Sono dei circoli viziosi che si innescano in modo automatico al comparire di una qualche situazione disagevole, di contesti o stili di vita che possono causare ansia, panico, profonda insoddisfazione o pressione ingestibile.
    Sei certamente consapevole che questi comportamenti non sono vantaggiosi per il tuo benessere e aver scritto su questo forum è il segnale di un'altra consapevolezza, quella di voler essere supportata in questo momento della tua vita.
    Ora potresti fare il passo successivo, quello di valutare un percorso psicologico che ti aiuti a non essere in balia degli eventi e del malessere e di interrompere schemi che sono apparentemente ti permettono di tenere a bada il disagio.
    Rimango a disposizione per dubbi o informazioni. Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese


    Buongiorno, vivo in una città del nord da 21 anni, insieme a mio marito e 2 splendidi figli adolescenti.
    Io e mio marito siamo, di un paesino del sud Italia
    io ho una storia familiare non facile, mio padre assente, mia madre anaffettiva, controllante, giudicante
    a 23 anni ho conosciuto mio marito, appena la nostra unione è diventata ufficiale, sono caduta in depressione, una brutta depressione che ho curato con farmaci e tanta psicoterapia..alla fine del percorso sono arrivata alla conclusione che per stare bene, dovevo scappare dai miei posti..così ho lasciato il lavoro e sono partita, lui con me...
    nella città in cui viviamo sono stata benissimo da subito, ci siamo sistemati, sposati, abbiamo due lavori ottimi e due figli che ci danno grandi soddisfazioni, ci sono comunque delle cose di questa città che mi pesano, la considero non del tutto la mia città...mio marito non si è mai ambientato, infatti dice sempre che quando andrà in pensione trascorreremo periodi giù, dove abbiamo una splendida casa.

    Abbiamo sempre paragonato la città in cui viviamo a quella vicina al nostro paese d'origine e sempre detto che la nostra vita ideale sarebbe stata lì, conducendo una vita come quella che facciamo ora ma con meno spese e più svaghi, nei fine settimana avremmo potuto goderci la casa, gli amici e i parenti al paese, complici il clima, il mare, i paesaggi, facendo tutte le cose che ora non facciamo, e avendo anche il supporto dei parenti
    circa 10 anni fa abbiamo avuto l'occasione di poter rientrare definitivamente ma erano lavori precari, mio marito voleva tornare a tutti i costi, ma io sono di nuovo caduta in grave depressione, ricurata con farmaci. Abbiamo rinunciato

    2 anni fa ennesima occasione, appagante per me, ma stavolta è mio marito a rinunciare, in preda all'ansia

    ora io sono stata chiamata a colloquio tra un mese per un posto di lavoro al mio paese, un buon posto di lavoro, ci vorrei andare perchè vedo la vita che vorremmo, vivremo in città, io mi sposterei tutti i giorni in attesa di una destinazione più vicina, i ragazzi sono felici di un eventuale trasferimento, mio marito pure...ma io sono in ansia, dormo male, una volta lì penso che la mia mente vada a rivivere tutto il percorso depressivo della pre-partenza di 21 anni fa, il tutto accentuato dal fatto che non conosco bene la nuova città, temo di non riuscire ad ambientarmi e temo di lasciare ciò che ho perchè, in caso di fallimento, non posso poi tornare sui miei passi

    sono cresciuta tanto, caratterialmente, emotivamente, lavorativamente, vorrei riuscire a gestire il tutto ma non so, ho bisogno di un parere

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Antonio Cortese

    Gent.ma utente,
    grazie per questa sua condivisione davvero intensa e emotivamente coinvolgente.
    Ha già acquisito profonda capacità di auto-osservazione e consapevolezza dei sentimenti, nonché dei pensieri prevalenti.
    Sta notando che sono presenti pensieri automatici negativi legati soprattutto a una visione pessimistica del futuro e una frustrazione di fondo nel constatare l'impossibilità di prevederlo. E' presente anche un'ansia anticipatoria nel poter rivivere situazioni del passato che le hanno causato sofferenza e disagio; questo la sta condizionando molto nell'umore e la sta bloccando nel prendere delle decisioni importanti con serenità e determinazione.
    Questi bias di negatività sono senz'altro dominanti rispetto a una percezione quotidiana di soddisfazione e di felicità. Ed è questo il punto principale su cui dovrebbe provare a concentrarsi. Finché la sua mente è un flipper tra paure di un passato che può tornare nelle sue forme più disagevoli e un futuro che nasconde insidie e conseguenze che si ha paura di gestire, non troverà mai la lucidità per sapere cosa la rende grata e fiera della sua condizione del presente. Ma questa lucidità è necessaria per riscoprire valori personali, priorità di benessere per sé stessa e per le persone che le sono più vicine, una trasparenza di intenzioni e azioni che dimostrino coerenza con questi valori. Tutto ciò riguarda il concetto di autostima e il senso di auto-efficacia: le sue esperienze di depressione hanno forse affossato la sua auto-valutazione e riemergono periodicamente a generare nuovi e vecchi pensieri negativi, catastrofici, del genere "tutto-niente", pensieri che cercano continuamente di prevedere e controllare il futuro, ahimè incontrollabile.
    Ecco il mio parere: sfrutti la sua già sviluppata consapevolezza emozionale per distinguere ciò che è utile da ciò che non lo è, si concentri nel definire quanto i pensieri negativi siano attinenti alla realtà del presente e provi a ristrutturarli in senso più realistico e positivo, orienti la sua ricerca interiori ai valori, alle sue qualità migliori, agli attributi del suo temperamento che la caratterizzano in positivo e portano un concreto vantaggio al mondo che la circonda.
    Capisco che questi passaggi implicano un atteggiamento nuovo che conduce fuori dalla zona di comfort e implica il dover affrontare sfide, dubbi e paure. Ecco perché è fondamentale che lei cerchi il supporto psicologico opportuno per farlo con metodi e strumenti efficaci. Un approccio di crescita personale e psicologia positiva potrebbe essere molto indicato per il suo caso. Così come le tecniche di mindfulness e una gestione strategica dell'ansia.
    Mi contatti pure senza impegno per una consulenza online di approfondimento.
    Le auguro il meglio e la saluto, Dott. Antonio Cortese


    Ho quasi 49 anni, sposato con figlia di 7 anni, ipocondriaco del tipo evitante da tempo, soffro di anginofobia sin da prima dell adolescenza, un matrimonio in crisi da una vita privo do affetto e sesso. Da un paio di mesi mia moglie si è ammalata di un carcinoma al seno e l anginofobia è aumentata in maniera assurda: se prima riuscivo a periodi a mangiare tranquillo comunque sempre con dell'acqua o delle bevande vicino, negli ultimi periodi si è aggravata .a volte quando sono solo a casa mi sembra di non riuscire ad inghiottire neanche cibo reso in minima poltiglia tipo pezzetto di banana masticato all infinito o acqua. e quando ingoio in questo stato mi sembra che vada quasi nel "buco" sbagliato, percependo fastidio a livello retro gola e collegamento al naso. Si rischia di morire o polmonite ab ingestio?
    visita otorino con fibroscopia fatta un paio di mesi fa trovando un po' di reflusso gastroesofageo. Devo fare altro? Sono ipocndriaco e non vorrei fare esami invasivi tipo gastroscopia neanche cibo reso in minima poltiglia tipo pezzetto di banana masticato all infinito o acqua. e quando ingoio in questo stato mi sembra che vada quasi nel "buco" sbagliato, percependo fastidio a livello retro gola e collegamento al naso.
    nell atto della deglutizione mi capita di stringere i muscoli della gola superiore e faccio un verso come se volessi bloccare il cibo
    se va di trasverso l acqua o un liquido si può morire? delle volte in super ansia pure con i liquidi mi sembra di andare in difficoltà
    il problema che quando sono solo ni vergogno a mangiare in pubblico perché faccio delle faccio innaturali perché simulo faccia da soffocamento.
    mentre mangiavo in due occasioni nel momento di ingoiare ho serrato la gola ed emesso un verso come un rantolo in protezione per non far scendere il cibo. Questa cosa mi ha provocato una sensazione di pseudo acidità alla gola che sembrava arrivasse al naso. Come posso gestire tutto questo? Vi ringrazio.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Antonio Cortese

    Gentile utente,
    il suo racconto evidenzia una condizione estremamente invalidante che la sta allontanando da una qualità di vita accettabile. Le condizioni di salute di sua moglie, per cui auguro una pronta guarigione, costituiscono un fattore di stress che sta alimentando ulteriormente la sua già precedente sindrome da ansia per la salute (questo è la corretta terminologia che include sia l'ipocondria che l'anginofobia).
    L'ansia per la salute, soprattutto in casi marcati come il suo, deve essere necessariamente affrontata con intervento psicologico mirato e specifico per il trattamento dell'ansia. Continuare a fare test e esami più o meno invasivi potrebbe non evidenziare un problema fisiologico, proprio perché appare chiaro che la natura è prettamente mentale.

    Come sta sicuramente notando, l'ansia crea un circolo vizioso in cui la paura influenza il modo di pensare e i pensieri condizionano pesantemente il comportamento. Ma sono anche le situazioni ambientali in cui lei si trova ad agire a fungere da innesco scatenando nuove paure e imbarazzi, andando a colpire il suo stato dell'umore e abbassando il livello di autostima.
    Occorre che lei affronti questo disturbo per quello che è, un fenomeno psicologico, sicuramente invalidante, ma che è possibile imparare a gestire, fino anche a limitarne la presenza negativa.

    Dal giogo dell'ansia ci si può liberare, ma il supporto del professionista è fondamentale e facilitante.
    I passaggi chiave sono:
    - prendere consapevolezza della natura dell'ansia, dei suoi inneschi, delle sue manifestazioni;
    - essere capaci di osservare gli effetti dell'ansia senza reagire impulsivamente, imparando progressivamente a contestualizzare i pensieri catastrofici e, se possibile, trasformali in pensieri più realistici;
    - controllare la risposta dell'organismo e acquisendo tecniche per modulare la risposta fisiologica dell'ansia (per esempio, abbassare i battiti, rilassare i muscoli, ritrovare lucidità);
    - infine, sarà cruciale imparare ad applicare strategie comportamentali nuove e più adattive in presenza delle situazioni ansiogene, che non vanno evitate, bensì gestite in modo differente.

    Valuti al più presto la possibilità di essere seguito in un percorso psicologico, sia per migliorare la sua qualità di vita personale e il suo livello di benessere, sia per essere vicino a sua moglie in questa difficile situazione di salute.
    Rimango a sua disposizione, anche online.
    Dott. Antonio Cortese


    Ho sempre pensato di essere una persona equilibrata, pur con i normali alti e bassi.
    Di recente, però, dopo una brutta litigata, il mio compagno mi ha confessato tutto il malessere che ha accumulato in questi anni a causa dei miei comportamenti.
    Tutto è partito da una mia forte scenata di gelosia; una volta sfogata, mi sono resa conto che era del tutto infondata, ho capito l'errore e ho chiesto subito scusa. Ma ormai il danno era fatto.
    Il problema è che mi vengono dei momenti, dal nulla, in cui il mio umore crolla drasticamente. In quei frangenti emerge il mio lato peggiore: rabbia, gelosia, rancore, antipatia.
    Non sono una persona cattiva, anzi mi ritengo molto sensibile ed empatica, ma in quei minuti tutto il mio lato positivo svanisce.
    La cosa assurda è che così come questo malessere arriva, altrettanto velocemente se ne va, e io torno la persona tranquilla di sempre, come se non fosse successo nulla.
    ​Il mio compagno mi ha fatto giustamente notare che per lui è devastante: si sente come su un campo minato, dove deve stare attento a dove cammina per non fare esplodere la miccia. Io non voglio assolutamente una relazione così, e non avevo idea di fargli così male.
    ​Ho deciso che voglio affrontare questa cosa e cercare aiuto per capire perché mi succede e imparare a gestire queste tempeste emotive.
    A questo proposito, vorrei un consiglio: c'è una figura professionale specifica per questa cosa? Ed è meglio un percorso da sola, individuale, o devo coinvolgere anche il mio compagno, quindi fare terapia di coppia?
    Grazie di cuore a chiunque vorrà rispondermi.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Antonio Cortese

    Gent.ma utente,
    grazie per aver condiviso questo suo momento difficile sul piano relazionale, ma anche sul piano della valutazione personale che sta facendo di sé stessa.
    Come ha potuto osservare, anche un solo comportamento impulsivo può generare conseguenze negative sul mondo che la circonda, innescando poi una catena di pensieri intrusivi e di sensi di colpa. Quando si cede alla tempesta emotiva e si viene travolti, ogni scelta di valore passa in secondo piano e volano parole grosse o gesti inconsulti.
    Una cattiva gestione delle emozioni e dell'umore influenza significativamente tutti gli ambiti della vita, dalle relazioni personali, al rendimento lavorativo, togliendo spazio e tempo alla possibilità di godersi le cose belle della vita. Gli sbalzi d'umore, infatti, così come le reazioni esagerate, ci mettono sulle spine e ci impediscono di far emergere momenti di emozione positiva e di coinvolgimento in attività interessanti o divertenti.

    Nella sua situazione, avere preso consapevolezza di poter migliorare sotto l'aspetto della regolazione emotiva e dell'autocontrollo, è un grosso passo in avanti. Spesso, infatti, questi schemi di comportamento sono automatici e le persone non si rendono conto delle conseguenze delle loro parole o dei loro gesti, proprio come è accaduto a lei prima che il suo compagno glielo facesse notare.
    L'intervento di uno psicologo potrebbe aiutarla molto a indirizzare la sua mente verso un diverso modo di vivere le emozioni e rispondere a esse con valore e vantaggio, senza reagire impulsivamente.
    Il percorso che le consiglio è individuale e si basa sull'approccio della psicologia positiva e delle pratiche di Mindfulness. Queste discipline consentono alle persone di lavorare su due binari contemporaneamente: da un lato, una migliore capacità di osservare il comportamento della mente e intervenire strategicamente per non essere in balia degli eventi e delle circostanze; dall'altro lato si potenziano le capacità individuali di ricercare benessere nella vita quotidiana, ricercando attivamente fonti di soddisfazione, come le emozioni positive, le attività più coinvolgenti e la realizzazione degli obiettivi.
    La psicologia positiva lavora anche sullo sviluppo di strumenti come l'autocompassione e l'accettazione che rinforzano l'autostima e aiutano a tollerare lo stress o le situazioni ansiogene.
    Un percorso di gestione emotiva e crescita personale potrebbe davvero esserle d'aiuto, anche nel ritrovare equilibrio nella vita relazionale e sentimentale.

    Sono a sua disposizione per dubbi o informazioni su un percorso di questo tipo, anche tramite consulenza online.
    Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese


    Buongiorno Dottori. Circa 10 anni fa ho casualmente incontrato un uomo molto molto più giovane di me. Uscivo da un periodo terribile, avevo appena perso mia madre dopo una malattia inesorabile ed ero sentimentalmente sola già da molto tempo. Ero in cura con farmaci antidepressivi e vivevo come in mezzo ad una nebbia. Finchè, quasi mi fossi "risvegliata" da un brutto sogno, mi sono improvvisamente accorta dei suoi sguardi, delle sue attenzioni, delle sue premure nei miei confronti, ma data la notevole differenza di età ho preso la cosa con divertimento, pur essendone lusingata. Poi, è scoppiato il covid e siamo rimasti tutti isolati nelle case. Ma un giorno, inaspettatamente, lui si è presentato a casa mia, dicendo che voleva rivedermi e che mi aveva portato la colazione. L'ho fatto salire, non senza stupore, abbiamo chiacchierato un po' ma...la "scintilla", se così vogliamo chiamarla, era ormai scattata e abbiamo fatto sesso con trasporto. Pensavo fosse finita lì, e invece -poichè per motivi legati alla professione che lui svolge ci incontriamo settimanalmente - tutto è continuato. Quando l'ho conosciuto era ancora fidanzato, poi si è sposato, ha avuto un figlio, a differenza mia che ho avuto una vita sentimentale disastrosa nonostante ogni volta abbia dato tutta me stessa al partner e per far funzionare il rapporto. Il suo, sembrava un matrimonio felice, innamorato della ragazza di sempre, un figlio splendido, quello che insomma avrei voluto la vita riservasse a me. Due anni fa, mi ha inaspettatamente detto che si stava separando dalla moglie. Lo vedevo infatti da tempo incupito, con meno voglia di parlare, ma a mia richiesta rispondeva che aveva "problemi" di cui non gli andava di parlare. Sembrava essersi lasciato andare. Ingrassato, trascurato (come è anche tuttora). Avendo cambiato posto di lavoro, mi nominava spesso colleghi e soprattutto colleghe con cui di tanto in tanto usciva e, particolarmente nominava le colleghe, a suo dire tutte belle, tutte brave, con cui c'era tanto affetto. Intanto, nel frattempo, aveva lasciato moglie e figlio non potendone più della situazione in casa, separandosi tuttavia solo di fatto. La moglie gli ha negato la separazione consensuale e dunque vivono in case diverse anche se a poca distanza, per il bambino. Ne sono rimasta dispiaciuta e l'ho invitato a riflettere, a tornare sui propri passi per amore del figlio, ma lei sembra irremovibile. Non se ne è andato per me. Noi abbiamo avuto solo rapporti intimi, anche se durante i nostri incontri ci siamo conosciuti meglio, sorretti a vicenda nei momenti di crisi, confidati, ma un rapporto vero e proprio non è mai partito (nel senso uscire insieme, condividere degli spazi e degli interessi): io non l'ho chiesto, data l'insormontabile differenza d'età sapevo già dall'inizio di non poterlo pretendere, ma neppure lui l'ha fatto. Finchè, proprio durante i rapporti intimi, a un certo punto lui non ha voluto più che gli lasciassi "segni" sul corpo a causa di baci un po' troppo marcati, pretendendo tuttavia di continuare a farli a me. Già questo mi ha lasciata perplessa. Ho chiesto spiegazioni, e lui mi ha risposto che non vuole si notino, data la professione che svolge. A questo punto, ho detto che anch'io avevo però diritto a non essere "marchiata". Poi, con il trascorrere del tempo, e sempre non richiesto, ha cominciato a nominarmi spesso una collega, anche lei separata però legalmente e con due figli con cui si era incontrato di tanto in tanto, anche con gli altri colleghi, affermando che era una donna molto bella (ma lo sono anch'io), facendomi capire che indossava biancheria sexy, quando io al contrario non ho voluto indossarla non perchè non la possegga, ma perchè suppongo che il desiderio sessuale di un uomo, se è genuino, debba scattare senza ricorrere a mezzucci.... Infine, siamo arrivati a ciò che non ho potuto tollerare. E' accaduto che mentre si trovava da me, la collega lo chiamasse, e non per una volta, sul cellulare. Trovandomi lì vicino e pur non volendo, non ho potuto fare a meno di ascoltare le loro voci affettuose, e scambiarsi facezie non di lavoro, con l'intesa di sentirsi la sera. Soprattutto mi ha ferita il suo "Finalmente!" come di persona che ha aspettato tanto una telefonata ed ora che è arrivata se ne compiace. Unpo' troppo, per una collega che si ha modo di vedere tutti i giorni, o quasi. Tra l'altro e' per me inaccettabile che queste telefonate avvengano comunque in mia presenza e senza nessun riguardo per lui che sta lavorando ed anche per me che sto lavorando con lui. Non capisco perchè lui glielo permetta, perchè non le dica, come ritengo avrebbe dovuto fare, di richiamare in altra ora. Lì per lì ho fatto come sempre, vale a dire non ho commentato pur assumendo un atteggiamento freddo e distaccato, ma quando lui mi ha fatto capire attraverso baci e carezze che voleva un rapporto, mi sono rifiutata, ben decisa, stavolta, a parlare. L'ho invitato ad essere chiaro, a dirmi la verità su questa persona che stava diventando, stando alla quantità di volte in cui non richiesto me la nominava, mostrandomi la sua foto e quella dei suoi figli che tiene nel cellulare insieme a quelle del figlio legittimo, e adesso facendomi ascoltare anche le loro telefonate, sempre più ingombrante, almeno in casa mia. E che, permettendole di farle, stava dimostrando un'assoluta mancanza di rispetto, e di sensibilità nei miei confronti. Come fanno tutti gli uomini in queste situazioni, ha ovviamente negato, dicendo le solite frasi "sei gelosa, è solo una collega (che tra l'altro vede tutti i giorni), sei veramente una grande regista per mettere su tutto questo, ecc.). Ho risposto che prima di essere gelosa sono una persona che tiene molto alla sua dignità. Che, se mi riteneva una grande regista, lui si era però dimostrato un pessimo attore, e che a prescindere da tutto, non mi prestavo ad essere la "ruota di scorta". Del resto, se come suppongo ha un'altra, i rapporti intimi ora può tranquillamente averli con l'altra, io non sono la moglie. Quale dovrebbe essere, infatti, il mio ruolo? Se ne è andato incupito. Ed io mi sento distrutta. Se ha un'altra relazione perchè non dirmelo apertamente? Io, essendo una donna educata tradizionalmente, non ho mai preso "iniziative" con gli uomini, neppure quando ero più giovane. Dunque, si è trovato anche facilitato, in questo senso, io avevo già capito, non c'era bisogno che mi facesse del male. Come è potuto cambiare così? E quale dovrebbe essere ora, il mio comportamento se queste telefonate dovessero continuare ( sempre che io lo riveda)? Non so immaginare, infatti, se e quando lo rivedrò avendo lasciato del lavoro in sospeso, non credo vorrà riparlarne e neppure io, avendo già detto ciò che ho ritenuto fosse giusto dire per me, ma non si sa mai. Potreste rispondermi? Vi ringrazio, la mia sofferenza è immensa.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Antonio Cortese

    Gent.ma utente buonasera.
    Complimenti per la sua scrittura elegante e scorrevole. Dal suo racconto si evince amarezza e delusione per il comportamento di quest'uomo, dopo aver trascorso con lui non solo momenti intimi ma anche momenti di condivisione e supporto, come in occasione della sua separazione. Si evince anche che, probabilmente, c'è stato un disequilibrio nel dare e ricevere, con lei che è stata molto più generosa di quanto poi abbia ricevuto in cambio.
    E' vero che c'era condiscendenza da ambo le parti, ma visti soprattutto gli ultimi comportamenti che ha raccontato, è come se lui la considerasse per scontata, una persona verso cui non è necessario prestare impegno e attenzione.
    Su questo la inviterei a riflettere. Capiterà senz'altro di rivedervi, perché le persone così ricompaiono sempre alla fine, e allora dovrà proteggere davvero i suoi valori e la sua dignità e non sentirsi la controfigura di nessuno.

    Credo, però, che la cosa più importante per lei sia lenire questa sofferenza, legata a fattori che sostanzialmente non dipendono da lei e che non può controllare, come la volontà e le azioni delle altre persone. Forse questa situazione le sta dando l'opportunità di fermarsi e di rivedere alcune sue priorità, anche nell'ambito delle relazioni veramente significative che vuole intrattenere.
    E' importante che lei sappia affrontare e gestire la quantità fastidiosa di pensieri intrusivi e di rinsaldare la sua autostima che in questo momento è troppo minacciata dal comportamento altrui.

    Lei ha tutto il diritto e il merito di essere l'attrice protagonista della sua vita, sicuramente non una comprimaria, e deve lottare per conquistare un benessere duraturo e molte altre soddisfazioni. Valuti con serenità un supporto psicologico.
    Se vuole, rimango a disposizione, anche online.
    Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese


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