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L'aumento delle transaminasi in gravidanza è grave?
100 domande in gastroenterologia ed epatologia. Numero 66.
L’aumento delle transaminasi in gravidanza non è automaticamente un segnale di gravità, ma è un dato che va sempre valutato con attenzione. Le transaminasi (AST e ALT) sono enzimi che indicano una possibile sofferenza del fegato: quando si alzano significa che le cellule epatiche stanno subendo uno stress o un danno.
In molti casi l’aumento è lieve e transitorio. Può accadere soprattutto nel primo trimestre, ad esempio in presenza di nausea e vomito importanti, oppure per cause banali come un’infezione virale o l’assunzione di alcuni farmaci. Se i valori sono solo poco superiori alla norma e la donna sta bene, spesso è sufficiente un monitoraggio nel tempo.
Ci sono però situazioni tipiche della gravidanza in cui l’aumento delle transaminasi assume un significato più rilevante. Una è la Colestasi intraepatica della gravidanza, che si manifesta soprattutto con prurito intenso (in particolare a mani e piedi) e richiede controlli specifici perché può avere implicazioni per il feto. Un’altra condizione più seria è la Preeclampsia, talvolta associata alla Sindrome HELLP, in cui oltre alle transaminasi aumentate possono comparire pressione alta, mal di testa, dolore nella parte alta dell’addome e alterazioni delle piastrine. Più raramente, nel terzo trimestre, può presentarsi il Fegato grasso acuto della gravidanza, una condizione seria ma fortunatamente poco frequente.
In sintesi, un lieve aumento delle transaminasi in gravidanza non è necessariamente grave, ma deve sempre essere interpretato nel contesto clinico: settimana di gestazione, entità dell’aumento, presenza o meno di sintomi e altri esami del sangue. È fondamentale che sia il ginecologo a valutare il quadro complessivo e decidere se si tratta di una situazione da semplice monitoraggio o che richiede accertamenti più approfonditi.
21/02/2026