Buongiorno,
La ringrazio per aver condiviso la sua esperienza. Quello che racconta è il vissuto di una donna che per anni ha portato avanti un progetto di coppia e di famiglia con impegno, sacrificio, e tanta dedizione, spesso mettendo da parte sé stessa per il bene degli altri. È comprensibile che oggi si senta stanca, confusa, delusa e anche spaventata, soprattutto se ha la sensazione di essere rimasta sola, sia nella coppia che nel suo ruolo genitoriale.
Quello che mi colpisce nella sua storia è la centralità delle relazioni: lei si è sempre presa cura degli equilibri familiari, si è adattata, ha mediato, ha “tenuto insieme”, anche a costo di sacrificare parti importanti di sé. Questo è un ruolo che molte donne (madri, mogli, figlie) finiscono per assumere, spesso in modo invisibile, quasi scontato. Ma è un ruolo che alla lunga può svuotare, logorare, e far sentire non riconosciute.
Ciò che sta vivendo può essere visto come una crisi evolutiva, non solo dolorosa ma anche portatrice di un possibile cambiamento. La separazione (anche se ancora non concretizzata) segna un punto di rottura rispetto a un modo di stare in relazione che ormai non funziona. Unitamente alla fatica del dover ricostruire e riscoprire una propria identità personale che vada oltre i soli ruoli di moglie e madre. Questo passaggio però la mette anche di fronte a nuove domande: chi sono io oggi, fuori da questo legame di coppia? Cosa voglio per me? Come posso (ri)orientare la mia vita ora che i figli sono quasi adulti?
Mi colpisce, nella sua narrazione, come sia cambiata la disponibilità del padre nei confronti dei figli ed è proprio la modalità attuale che dice essere quella che non gli appartiene. Parlare di “accaparrarsi i ragazzi” potrebbe far scivolare nella direzione della competizione genitoriale, togliendo lo spazio a quello che di buono l’altro ha fatto nel corso di questi anni. Perchè se da un lato è vero che si può smettere di essere coppia coniugale, dall’altro è vero anche che non ci può essere una destituzione in quanto coppia genitoriale. Proprio per questo è fondamentale prestare attenzione a come si costruiscono oggi le nuove relazioni all’interno della famiglia, in un momento di transizione così delicato. Quando la coppia coniugale entra in crisi o si separa, c’è il rischio che le tensioni irrisolte vengano spostate sul piano genitoriale, trasformando i figli in alleati, testimoni o addirittura strumenti di conferma del proprio valore. Ma questo tipo di dinamica, anche se nasce da un bisogno di legittimazione o di riconoscimento, può intrappolare i ragazzi in ruoli ambigui, caricandoli di responsabilità emotive che non spettano loro. Il lavoro da fare, ora, è proprio quello di mantenere — per quanto possibile — una cornice adulta, dove ciascuno possa restare genitore a pieno titolo, senza bisogno di “vincere” sull’altro, e dove i figli possano sentirsi liberi di costruire un rapporto distinto con ciascun genitore, senza dover scegliere o schierarsi. Così sarà possibile trasformare questa crisi in un passaggio evolutivo, anziché in una frattura.
In momenti come questo, non è necessario affrontare tutto da soli, soprattutto quando il peso è troppo grande o la direzione sembra confusa.
Se lo desidera, resto a disposizione per approfondire insieme ciò che sta vivendo e offrire uno spazio di confronto e riflessione.
Un caro saluto,
Chiara