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Esperienze

Sono il Dott. Salvatore De Luca, Psicologo, Psicoterapeuta e Psicodrammatista.

Lavoro con percorsi individuali e gruppi di psicodramma, un metodo che utilizza l’azione, il corpo e la relazione per dare voce a emozioni e vissuti che a volte è difficile esprimere solo a parole. Attraverso lo psicodramma si possono esplorare parti della propria storia, guardarle da prospettive nuove e trovare modi più autentici di stare con se stessi e con gli altri.

Ho maturato esperienza come psicologo di comunità collaborando con cooperative sociali in Piemonte e in Sicilia, accompagnando adulti e adolescenti in percorsi di sostegno e in progetti dedicati al benessere della comunità.

Ho svolto inoltre attività di volontariato presso l’ASL TO2 di Torino e l’ASP di Palermo, con il desiderio di continuare a formarmi e di confrontarmi con contesti professionali stimolanti, che hanno arricchito il mio percorso umano e professionale.

Ricevo in presenza e online, lavorando con adulti, giovani adulti e adolescenti.
Per informazioni o per fissare un primo colloquio: 347/5965195.

Altro Su di me

Aree di competenza principali:

  • Psicoterapia
  • Terapia di gruppo

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Consulenza online

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Prestazioni e prezzi

  • Colloquio psicologico clinico

    50 €

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    50 €

  • Bonus Psicologo - Consulenza Psicologica online

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Studio di Psicoterapia

Via A. Bergonzoli 16, Palermo 90129

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8 recensioni

Tutte le recensioni contano e non possono essere rimosse o modificate dai dottori a proprio piacimento. Scopri come funziona il processo di moderazione delle recensioni. Per saperne di più sulle opinioni
  • F

    Un grande professionista aperto all'ascolto e molto empatico

     • Studio di consulenza online colloquio psicologico online  • 

    Dott. Salvatore De Luca

    Grazie per il feedback.


  • G

    Appena uscito dalla prima seduta.

    Ci ho messo anni a decidermi a venire, ho un problema grosso da tempo e non mi fido di nessuno. Oggi finalmente sono andato.

    Ero chiuso, poche parole, un po' sospettoso. Lui calmo, non ha forzato niente, non mi ha detto "fidati" o robe del genere. Ha ascoltato e basta, senza pressioni.

    Per me già questo è stato positivo, non mi sono sentito spinto o giudicato.

    Non so ancora come andrà, ma per ora mi sembra uno serio e paziente.
    Se sei diffidente e pensi che tanto nessuno capisce, forse vale la pena provarci.

    Grazie dottore, ci vediamo alla prossima.

     • Studio di Psicoterapia primo colloquio individuale  • 

    Dott. Salvatore De Luca

    Gentile Cliente
    La ringrazio intanto per il suo contributo così sentito e vero.
    Prendere la decisione di andare da uno psicologo è già un modo per stare meglio e se si è sentito ascoltato e compreso ciò può essere una base per la costruzione di qualcosa di bello e sano per la sua vita.
    A presto...
    Dott. Salvatore De Luca


  • L

    Come psichiatra pubblico di lungo corso ritengo il Dr De Luca un raro esempio di come si possa avere vocazione e preparazione raffinata per esercitare un mestiere così difficile

     • Studio di Psicoterapia  • 

    Dott. Salvatore De Luca

    La ringrazio tanto per le sue parole. Di sicuro una persona esperta come lei saprà certamente il significato di questo lavoro, che come ha descritto è più una vocazione oltre che un lavoro vero e proprio.

    Dott. Salvatore De Luca


  • D

    La ringrazio per la sua presenza e per il suo aiuto.

     • Studio di Psicoterapia  • 

    Dott. Salvatore De Luca

    La ringrazio per la sua recensione.
    Dott. Salvatore De Luca


  • P

    Ho ricevuto supporto in un momento molto difficile della mia vita, senza probabilmente non ce l’avrei fatta

     • Studio di consulenza online  • 

    Dott. Salvatore De Luca

    Grazie per aver condiviso questo pensiero così significativo.
    Sono davvero felice di averti potuto accompagnare in quel momento difficile.
    Il percorso lo hai fatto tu, con la tua forza e il tuo impegno.

    Dott. Salvatore De Luca


  • R

    Il suo contributo al mio benessere è stato fondamentale per stare meglio oggi.
    Grazie mille di tutto.

     • Studio di Psicoterapia Bonus Psicologo - Consulenza Psicologica  • 

    Dott. Salvatore De Luca

    Grazie di cuore per le tue parole.
    È stato un piacere accompagnarla in questo percorso e vedere i passi che ha compiuto.
    Le auguro il meglio di ciò che l'animo umano possa congegnare.

    Dott. Salvatore De Luca


  • M

    Dottore la ringrazio. Mi sono sentito capito e rispettato. Non pensavo di iniziare a stare meglio già al terzo incontro. Arrivederci alla prossima settimana.

     • Studio di Psicoterapia  • 

    Dott. Salvatore De Luca

    La ringrazio molto per le sue parole. Sono davvero contento che abbia iniziato a sentirsi meglio: è un segnale importante e il merito è del suo modo di partecipare al lavoro.

    Continueremo su questa strada ci vediamo la prossima settimana.


  • D

    Un professionista di grande spessore, con una solida formazione psicodrammatica e una notevole esperienza nel lavoro con pazienti gravi e situazioni complesse. Nelle sue conduzioni riesce a creare un setting sicuro e profondamente umano, in cui lo psicodramma diventa un mezzo di esplorazione autentica e di cura profonda. La sua presenza empatica e la capacità di restare accanto anche nei momenti più difficili fanno di lui un terapeuta affidabile e capace di accompagnare percorsi di grande trasformazione.

     • Studio di Psicoterapia  • 

    Dott. Salvatore De Luca

    Grazie a te per ciò che hai portato oggi.
    La tua condivisione è stata davvero preziosa.

    Dott. Salvatore De Luca


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 7 domande da parte di pazienti di MioDottore

Domande su Narcisismo

Informandomi per ragioni personali su libri e in rete, a seguito di una diagnosi di Disturbo Narcisistico di personalità in una persona cara, traggo la conclusione che tale persona va evitata. Mi domando se non sia davvero possibile gestire tale disturbo senza cadere nello sconforto. Senza dubbio i consigli più comuni hanno lo scopo di proteggere le eventuali vittime di manipolazione, freddezza, e tutto il repertorio associato, ma che fine fa il narcisista stesso? Dovrebbe essere curato, ma risulta assai difficile se non impossibile. Occorrono anni, ma la persona è adulta da un pezzo, ammesso comunque che si riesca ad influire realmente. Dunque, che fine fanno i soggetti che per ragioni indipendenti dalla loro volontà (le cause risalgono all’infanzia) vivono questo disturbo che li porta a notevoli difficoltà sul piano relazionale?

Elena

Gentile Elena,
la sua riflessione è molto profonda e tocca un punto spesso trascurato quando si parla di Disturbo Narcisistico di Personalità.

È vero: molte indicazioni divulgative insistono sull’evitamento per proteggere chi rischia di restare intrappolato in dinamiche manipolative o dolorose. Questo è comprensibile e, in certi casi, necessario. Tuttavia, così facendo, il narcisista rischia di rimanere ridotto a una “categoria”, più che riconosciuto come una persona che soffre.

Il Disturbo Narcisistico di Personalità non nasce da cattiveria o scelta consapevole, ma — come lei giustamente osserva — da ferite precoci, spesso profonde, legate a carenze affettive, svalutazioni o richieste eccessive nell’infanzia. Dietro la grandiosità, la freddezza o il controllo c’è quasi sempre una fragilità intensa, una vergogna profonda e una paura estrema di dipendere dall’altro o di sentirsi nulla.

È vero anche che la cura è difficile. Non tanto perché “impossibile”, ma perché richiede condizioni complesse:

* che la persona riconosca una sofferenza (spesso arriva attraverso fallimenti relazionali, depressione, vuoto);
* che riesca a tollerare una relazione terapeutica senza viverla come minaccia o giudizio;
* che accetti un lavoro lungo, fatto di micro-cambiamenti più che di trasformazioni radicali.

Alcune persone con questo disturbo non arrivano mai a chiedere aiuto, altre sì. In quei casi, la psicoterapia può non “cambiare la personalità”, ma rendere la vita più abitabile: aumentare la consapevolezza, ridurre i comportamenti più distruttivi, permettere relazioni meno violente e meno difensive.

La domanda che lei pone — “che fine fa il narcisista?” — è una domanda etica e umana. La risposta, forse, è che non esiste una soluzione unica.
Chi è vicino a una persona con questo disturbo ha il diritto di proteggersi e di scegliere la distanza, senza colpa. Allo stesso tempo, il narcisista non è “condannato”, ma è una persona con limiti importanti, che può o non può intraprendere un percorso di cura, a seconda delle risorse e delle circostanze.

Tenere insieme entrambe le cose — la tutela di sé e uno sguardo non disumanizzante sull’altro — è probabilmente la posizione più matura, anche se la più difficile.

La ringrazio per aver portato una riflessione così rara e rispettosa. Domande come la sua aiutano a uscire dalle semplificazioni e a restituire complessità all’esperienza umana.

Dott. Salvatore De Luca

Dott. Salvatore De Luca

Gentili dottori, a riguardo la situazione con questa ex amica, ho molta paura, delusione, confusione, ma anche disagio, vergogna, imbarazzo.
Per tanti motivi:
1) Non ci parliamo da due anni e più. Non ci salutiamo nemmeno, nemmeno ci guardiamo, si è alzato un muro che è sempre più forte.
2) Non so più niente, è arrabbiata con me? Mi odia così tanto? Il suo fidanzato mi guarda davvero male? Se mi avvicinassi cosa potrebbe succedere? Il fidanzato potrebbe minacciarmi e allontanarmi? Lei potrebbe arrabbiarsi? Ecc.
3) Il nostro era un rapporto di amicizia molto intenso, almeno per me la consideravo più di una semplice amicizia, una sorella, una persona a cui dicevo tutto. Improvvisamente c'è stato un distacco, come quando si guarda un film e ad un certo punto si spegne la TV. Il film si è interrotto così improvvisamente. Almeno questa è la sensazione che vivo e provo io.
4) Ogni volta che la vedo all'università, essendo colleghi, si attiva questa sensazione ed emozione. Giustamente io sto facendo la mia vita ma mi dispiace, ci rimango male del fatto che prima c'era tutto e adesso c'è niente, neanche un saluto.
5) Per tutto questo, non salgo al secondo piano, studio a casa, non entro nel laboratorio, mi metto fuori su una panchina, sperando di non incontrare nessuno.
Evito di partecipare a situazione in cui so che ci sarà anche questa persona.
6) Non è per ripicca o rabbia, non è che sono un bambino, ma io purtroppo voglio ancora bene a questa persona. E mi sarebbe piaciuto poterci salutare o scambiare due chiacchiere. Essendo colleghi. Farle sapere che sto bene, che mi sono laureato, che sto lavorando alla magistrale, sto facendo tante attività, con i miei genitori va bene così via.
Invece nonostante tutti questi progressi, rimane un nodo irrisolto, uno scoglio dentro di me a cui purtroppo non posso fare niente.
Faccio bene a comportarmi così? In questo modo non dò fastidio a nessuno.

Grazie per aver espresso tutto questo con tanta precisione e onestà emotiva. Quello che descrive non è affatto infantile né eccessivo: è il vissuto di una relazione significativa che si è interrotta bruscamente, senza una vera possibilità di comprensione o di chiusura.

Provo a restituirle alcuni punti di riflessione, con rispetto e senza giudizio.

1. Le sue emozioni sono comprensibili.
Paura, vergogna, imbarazzo, confusione e affetto possono coesistere. Quando un legame è stato intenso e improvvisamente interrotto, il dolore non riguarda solo la persona, ma anche il senso di continuità della propria storia. È come se una parte del racconto fosse rimasta sospesa, senza finale.

2. L’evitamento la protegge, ma ha un costo.
Evitare i luoghi, le situazioni, il laboratorio, il secondo piano, oggi le serve per non riattivare un dolore troppo forte. In questo senso, *sta facendo del suo meglio per proteggersi*. Tuttavia, il prezzo che paga è alto: limita la sua libertà, il suo spazio, la sua vita universitaria. Non è una colpa, ma è un segnale che quel nodo è ancora vivo.

3. L’assenza di contatto non significa necessariamente odio.
La mente, quando non ha informazioni, tende a riempire i vuoti con le ipotesi più dolorose: “mi odia”, “mi disprezza”, “potrei essere minacciato”. In realtà, l’evitamento dell’altra persona può avere molte spiegazioni (difesa, imbarazzo, richiesta del partner, difficoltà a gestire il passato), ma nessuna di queste è una certezza. Il punto importante è che *lei sta soffrendo per ciò che immagina, non per ciò che sa*.

4. Il desiderio di un saluto non è una pretesa.
Voler salutare, scambiare due parole, mostrare che oggi sta bene, non è invadere né disturbare. È un bisogno umano di riconoscimento e di continuità. Il fatto che lei scelga di non farlo, per rispetto e per paura, dice molto della sua sensibilità — non della sua inadeguatezza.

5. “Non dare fastidio” non dovrebbe significare scomparire.
Lei oggi sta facendo tutto per non disturbare nessuno, ma rischia di disturbare profondamente se stesso. Quando l’evitamento diventa così esteso da condizionare scelte, movimenti e opportunità, non è più solo prudenza: è sofferenza che chiede ascolto.

In sintesi:
Sta facendo il possibile con gli strumenti che ha ora. Ma questo nodo non è qualcosa a cui “non può fare niente”. È qualcosa che può essere *lavorato*, lentamente, in uno spazio terapeutico, per restituirle libertà interna, non necessariamente per riaprire un rapporto, ma per non esserne più prigioniero.

Se sente che mettere tutto questo per iscritto le ha già dato un minimo di sollievo o chiarezza, è molto probabile che portare questo tema nei colloqui con uno psicoterapeuta possa aiutarla ancora di più: a dare senso, a ridurre la paura, e a trovare una posizione più abitabile per lei, qualunque sia l’evoluzione esterna.

Non sta sbagliando. Sta soffrendo. E la sofferenza, quando viene ascoltata, può trasformarsi.

Dott. Salvatore De Luca

Dott. Salvatore De Luca
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