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Esperienze

Lavoro con persone che desiderano affrontare ciò che limita o blocca la loro vita, per comprendere le ragioni profonde di ciò che non sta funzionando e poterlo trasformare in una direzione più libera e soddisfacente.

Ogni forma di disagio, anche la più indefinita, contiene qualcosa che chiede di essere compreso. Non si tratta di eliminare un sintomo, ma di riconoscere ciò che si muove dietro la sofferenza, per poterla trasformare in un’esperienza più piena e vitale.

Mi sono formato in psicologia clinica e nella scuola di psicoterapia a orientamento psicoanalitico lacaniano. Oggi il mio metodo unisce la tradizione psicoanalitica con prospettive scientifiche e contemporanee, tra cui la psicologia evoluzionistica, le scienze cognitive e la teoria dei sistemi motivazionali.
L’obiettivo è favorire un lavoro serio e incisivo, che coniughi profondità analitica e chiarezza di metodo.

Ricevo privatamente a Brescia presso lo studio La Libellula.
Ho maturato esperienza professionale anche presso il centro RAM Psiche e in diversi contesti istituzionali — scuole, strutture sanitarie e contesti penitenziari — che hanno contribuito a consolidare la mia competenza clinica.
Parallelamente porto avanti una ricerca teorica personale sulle dinamiche del desiderio e della soggettività contemporanea, che ha portato a pubblicazioni in riviste specialistiche.

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  • Psicologia clinica

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Dr. Simone Gagliardi

QUANDO LA PROPRIA VITA SEMBRA ACCADERE ALTROVE
Capita che il soggetto descriva la propria esistenza come qualcosa che funziona, ma da cui si sente parzialmente escluso: il lavoro procede, le relazioni sono in piedi, gli impegni vengono rispettati, e tuttavia resta una distanza difficile da nominare tra ciò che si fa e ciò che ci riguarda davvero. Come se la scena fosse occupata, ma il posto del soggetto restasse sfocato.
In questi casi il problema non è “fare di più” o “riempire il tempo”, bensì interrogare che cosa mantiene questa distanza: quali scelte sono state delegate, quali desideri sospesi, quali compromessi hanno prodotto un’esistenza formalmente corretta ma poco abitata. Spesso è proprio quando ci si trova lontani dai contesti abituali – anche solo attraverso uno scambio che non passa dai luoghi consueti – che diventa possibile dire qualcosa di questa scissione senza doverla subito giustificare.
Il punto non è colmare in fretta il divario tra ciò che si vive e ciò che si sente, ma vedere che funzione ha avuto questa separazione: da che cosa ha protetto, che cosa ha evitato, quale prezzo chiede oggi per mantenersi. La domanda che si apre non è “come tornare a essere sé stessi”, ma che cosa si intende, concretamente, quando si dice di voler rientrare nella propria vita.

SILENZIO COME MODO PER NON INCONTRARE I PROPRI DESIDERI
Accade spesso che, proprio nelle relazioni più vicine, diventi quasi impossibile dire ciò che davvero riguarda il soggetto. Non solo per paura del giudizio, ma perché ogni parola rischia di spostare il ruolo che si occupa: figlio affidabile, partner accomodante, persona che “non crea problemi”.

In molti casi questo silenzio funziona come difesa dal proprio desiderio: se venisse messo in parola, costringerebbe a riconoscere cosa si vuole, cosa si sta evitando, quali scelte si stanno rinviando. Tacere permette di mantenere l’assetto com’è, anche a costo di restare scissi.

Per questo può diventare utile uno spazio di parola che non coincida con i luoghi e i ruoli della vita quotidiana, anche se non è fisicamente lo stesso luogo. Non per essere rassicurati, ma per vedere che cosa emerge quando il soggetto smette, almeno per un momento, di usare il silenzio come schermo rispetto al proprio desiderio.

23/11/2025

Prestazioni e prezzi

  • Colloquio psicologico

    90 €

  • Colloquio psicologico clinico

    90 €

  • Consulenza online

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  • Colloquio individuale

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  • Colloquio psicologico di coppia

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16 recensioni

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  • L

    Simone fa le domande e le osservazioni giuste. Esse sono essenziali, e di conseguenza incoraggianti allo sviluppo della propria libertà. La pratica che abbiamo costruito è stata molto d’aiuto a farmi vedere diversi aspetti della mia psiche che si presentavano troppo intimamente perché potessi coglierli, e cambiarli, senza un altro.

     • La Libellula colloquio psicologico  • 

  • A

    Ottima esperienza, il dottore sa interpretare correttamente quali sono le mie problematiche

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  • S

    Ho fatto sedute con Simone per un anno abbondante. Le sedute mi ha aiutato a comprendere me stesso, la mia natura e gli schemi che condizionavano il mio modo di pensare e di vivere. Simone è stato uno psicologo attento, empatico e mai scontato. Consiglio a chiunque voglia fare chiarezza dentro se stesso.

     • La Libellula consulenza psicologica  • 

    Dr. Simone Gagliardi

    Grazie Simone


  • S

    Molto professionale e di tanta empatia grande aiuto per la coppia

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    Dr. Simone Gagliardi

    Sonia, grazie


  • L

    Molto professionale. Bravo nel interpretare la copia

     • Altro Altro  • 

    Dr. Simone Gagliardi

    Grazie Luigi


  • D

    Professionale e attento, supporto davvero efficace.

     • La Libellula colloquio psicologico  • 

    Dr. Simone Gagliardi

    Grazie


  • A

    Il Dr. Gagliardi mi ha fatto sentire molto a mio agio, con la sua empatia e il suo ascolto attivo, facendomi sentire più consapevole della percezione dell'io, aumentando la mia autostima e capire da dove nascono le mie emozioni più interne.

     • Altro Altro  • 

    Dr. Simone Gagliardi

    Grazie


  • A

    Il dottore fa percepire una forte empatia e ha la capacità di mettere a proprio agio pur senza parlare molto, il che porta (almeno nel mio caso) a una grande facilità nel raccontare anche cose "difficili". Qualche domanda precisa, al momento giusto, induce poi a rivedere il proprio punto di vista, a volte in modo sorprendente.

    Non è un approccio per chi pretenda di trovare risoluzione in poche visite (ammesso che sia possibile in assoluto) ma porta a farsi molte domande molto utili.
    Mi limito alle quattro stelle perché il mio caso era assai specifico e non posso valutare il complesso delle capacità, ma aggiungo che il dottore mi ha contattato per sapere come me la stessi passando parecchio tempo dopo la conclusione del nostro rapporto, un'attenzione per nulla scontata e che ho apprezzato molto.

     • La Libellula consulenza psicologica  • 

  • E

    Il Dott. Gagliardi ascolta davvero, con empatia e cura. Anche se il percorso di coppia non è continuato, con lui ho potuto chiudere un cerchio dentro di me, raccogliere i pezzi sparsi e sentire un respiro nuovo tra mente e cuore. Essere vista e accolta così è stato un dono. Grazie

     • Altro Altro  • 

  • S

    Mi sono rivolto al dott. Gagliardi in un periodo in cui mi sentivo perso e non capivo che direzione stavo intraprendendo nella mia vita. Ha saputo ascoltare veramente e mi ha dato i giusti stimoli per prendere in mano la situazione e concentarmi su ciò che per me è importante.

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 62 domande da parte di pazienti di MioDottore

Salve,
sono a raccontarvi la situazione che sto vivendo in questo momento. Ho una relazione con un ragazzo da circa 4 anni e l'anno scorso, a seguito di un suo trasferimento in un'altra città, ho scoperto che per qualche giorno ha intrattenuto conversazioni con una ragazza che poi ha anche incontrato e avuto qualche effusione. Io scopro il tutto ma la verità mi viene raccontata dall'altra persona. Le giustificazioni a questo atto sono state "un momento di fragilità" "mancato supporto da parte mia" "momento di confusione" sfogato in questo modo non essendo riuscito a parlamene. Da allora, ad oggi, stiamo provando ad andare avanti ma con grande difficoltà in quanto da parte mia c'è totalmente annullamento di me stessa e provo costantemente ansia e agitazione legato a ciò che è accaduto. Mancanza di fiducia. Visione diversa dell'altro. Il mio ragazzo invece sta avendo una reazione opposta, si mostra forte, sta bene ma non so in fondo cosa pensa perché non è aperto al dialogo... di nessun tipo. Ciò che gli ho chiesto da allora è di lavorare proprio sul dialogo, sull'ascolto e la comprensione ma gli viene difficile, riconosce che non è aperto a queste cose ma mi dice che "lui è così". A questo si aggiunge una mancanza di empatia rispetto a come sto vivendo io il momento, si comporta normalmente come se nulla fosse accaduto e non accetta che io stia male (probabilmente perché non ha capito quanto è stato doloroso). Non si interessa di come io stia vivendo i miei momenti e gli da fastidio se mi espongo quindi è come se dovessi tenermi tutto dentro. Io vedendo questi atteggiamenti tutto mi trasmettono tranne che stabilità, fiducia e chiarezza, sono sempre più nel panico con lui (in quanto divento ossessiva e ripetitiva e ovviamente a lui non sta bene) e con me stessa. Sto iniziando a mettere in dubbio me stessa. Gli ho anche proposto una terapia di coppia ma inizialmente mi è stato detto che doveva capire prima se stesso ora invece non è più propenso e mi dice che sono cose nostre ed è una sconfitta che debba aiutarci qualcun altro. Lui nel mentre va da uno psicologo ma per quel che mi racconta non affronta quei lati comportamentali che probabilmente in questo momento portano ancora più scompiglio.

Salve,
da quello che racconta emerge una forte asimmetria: da una parte lei prova a tenere insieme il legame facendosi carico del dolore, dall’altra il suo compagno sembra reagire ritirandosi, chiudendo il dialogo e normalizzando quanto accaduto. In questo modo, però, il peso dell’accaduto resta quasi interamente su di lei.

Colpisce come, più che il tradimento in sé, oggi la ferita sembri alimentata dall’impossibilità di parlarne e dal fatto che il suo malessere non trovi uno spazio di riconoscimento. In questa situazione l’ansia e il senso di smarrimento non sono un segno di debolezza, ma l’effetto di un continuo tentativo di adattarsi a qualcosa che resta opaco e non condiviso.

Il punto allora non è convincerlo a cambiare o a “capire”, ma interrogarsi su quanto questa relazione, così com’è ora, le stia chiedendo di rinunciare a se stessa. È su questo nodo — più che sulla coppia in astratto — che avrebbe senso fermarsi a lavorare, per capire che posizione vuole occupare e a che prezzo.

Dr. Simone Gagliardi

Gentili dottori,soffro da anni e anni di ansia e attacchi di panico anche se ultimamente non avevo più questi problemi,dopo un percorso psicologico. Giovedì scorso però mi è successo mentre facevo pulizie a casa (convivo da luglio ormai),improvvisamente mi sento male(attacco di panico) e chiamo mio cognato che era l'unico che c'era,mi alza le gambe e dopo chiama il mio compagno. Da quel giorno sempre ansiosa e paura di sentirmi male. Il venerdì avevo l'ansia a palla anche perché dovevo partire e nonostante ho superato la paura dell'aereo sto sempre in ansia. A bucarest sono stata abbastanza bene ma ho avuto periodi in cui non respiravo però pensando ad altro mi passava. Non so cosa abbia causato quest'ansia forte o il viaggio,il cane,lasciare casa pulita,lavori anche se 4 ore al giorno(assisto la nonna deli mio compagno e faccio servizi in casa a mia zia che ha bisogno),forse un pò di stress mi ha provocato tutto questo perché ho dovuto fare la valigia per tutti (papà,sorella,cognato,me e compagno) 1 valigia in 5... ieri nuovamente attacco di panico,viene mia madre e mi aiuta....questi due giorni o tre sto male non mi sento nel mio corpo,mi sento strana,ho sbandamento e giramenti di testa,faccio i servizi con ansia e vado via da mia suocera o dai miei nonni. Non voglio stare a casa forse perché mi fisso che mi succede dinuovo? Ho avuto un periodo brutto,i miei genitori a novembre si sono divorziati,forse è tutto collegato? Insomma ho al testa ovattata,sbando,mi girano la testa e gli occhi,cerco di stare sempre straiata anche se mi gira lo stesso,sto prendendo le tisane ma mi calmano poco,non respiro bene e non sento estranea a questo mondo come se non fossi qui realmente. Mi sento strana come se le cose non le faccio realmente. Come se stessi sognando o in un altra dimensione. Scusate lo sfogo spero mi aiuterete a tranquillizzarmi. Grazie e saluti

Gentile,
da quello che racconta sembra che l’ansia non sia esplosa per un singolo motivo, ma nel punto in cui molte cose insieme hanno iniziato a chiederle troppo. Quando il carico supera una certa soglia, il corpo prende la parola e lo fa in modo brusco, producendo sensazioni strane, di distacco e perdita di controllo.

Colpisce come il malessere aumenti quando si ferma o resta sola, quasi che il problema non sia “sentirsi male”, ma dover stare a contatto con ciò che sente senza appoggi esterni. In questi momenti l’ansia sembra funzionare come un segnale, più che come un nemico da combattere.

Il punto allora non è tranquillizzarsi, ma capire che posto sta occupando oggi questo allarme e cosa sta dicendo della posizione in cui si trova. Riprendere un lavoro su di sé può servire proprio a questo: non a far sparire i sintomi, ma a rimettere ordine nel rapporto con essi.

Dr. Simone Gagliardi
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