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Su di me

Sono psicologo clinico, psicoterapeuta della Gestalt e Analista Transazionale. Sono allievo e discepolo di Claudio Naranjo, del cui modo di lavorar...

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Patologie trattate

  • Stress
  • Bulimia
  • Dipendenza affettiva
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Formazione

  • Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano)
  • Scuola di Specializzazione I.G.A.T. in Gestalt e Analisi Transazionale (Napoli)
  • Scuola SAT Claudio Naranjo

Specializzazioni

  • Psicoterapia della Gestalt
  • Psicoterapia
  • Psicoterapia Analitica Transazionale
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Competenze linguistiche

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ha risposto a 3 domande da parte di pazienti di MioDottore

Salve, sono un ragazzo di 28 anni e da quando mi sono trasferito in Francia (6 mesi fa) per lavoro soffro di una importante ansia anticipatoria prima di dover uscire, che si acuisce quando so di dover uscire con altre persone.
La mia paura enorme è quella di avere un attacco di panico (mai avuto) che sia ingestibile e che quindi dia inizio all'evitamento fobico, che sarebbe terribile da affrontare da solo in un altro Paese!
Questa mia ansia anticipatoria si concretizza nei rimugini che faccio per tutto il giorno a casa da solo, perché poi esco di casa e faccio ciò che devo fare. Solo che mentre esco l'angoscia non mi molla del tutto mai...sono sempre lì a controllare ogni cosa che avviene nel mio corpo, a controllare la mia vista, aspettando una depersonalizzazione che non sono certo di aver avuto (immagino che già questo sia un elemento per affermare di no, visto che se ce l'hai avuta penso che lo sai...) che da quando ho letto cos'è su Internet temo più del Covid! (Lo so, faccio questo enorme errore di cercare le cose su Internet...). Ogni tanto qualche sintomo reale ce l'ho (qualche giramento di testa, vertigini...) e tendo a soffrire soprattutto i locali al chiuso, per il chiasso che c'è e la quantità di gente!
Sono in terapia cognitivo-comportamentale da 3 mesi circa, e il mio psicologo continua a sostenere che io un attacco di panico non lo avrò mai. Ma la mia ipocondria da ansia (esatto, temo di essere un ipocondriaco per le malattie umorali e mentali) non trova assolutamente pace!

Eppure è strano; ho affrontato ogni situazione anche più volte (prendere l'aereo, andare in questi locali al chiuso, vivere da solo che è una cosa che faccio da mesi ormai) eppure il cervello continua a tenermi aggrappato lì. Il massimo impatto che ha avuto nella mia vita è che io non organizzo praticamente più le uscite, sono sempre gli altri a doverle organizzare per me. Questo perché io preferirò sempre stare in casa piuttosto che uscire e affrontare quest'angoscia, che per quanto sia limitatamente debilitante (dato che nessuno dall'esterno la coglie) io sento che c'è!

Il mio psicologo sostiene che io non abbia bisogno di farmaci ma soltanto della terapia. Io sono da una parte felice di ciò, perché non voglio assolutamente prenderli i farmaci (io vado in ansia anche quando mi spruzzo lo spray per il naso, per dire...e ogni volta dopo una dose di vaccino sono in ansia totale!) ma dall'altra ho paura che questa condizione possa non trovare mai sollievo senza. Dall'altra ancora, temo addirittura di peggiorare i sintomi se inizio a prendere i farmaci.

Comunque, la grande costante è la sovra-osservazione di ciò che accade nel mio corpo, e voi capite bene che quella è una trappola. Inizio ad esempio ad osservarmi le mani, e iniziando a dedicargli grande attenzione inizio a sentire il formicolio (e lì arriva l'ansia). Poi controllo il cuore, sento che ho la tachicardia (poi mi misuro i battiti e non la ho affatto...). Inizio a dedicare attenzione alle gambe e allora lì le sento insensibili. E a quel punto, inizio a dedicare troppa attenzione alla mia vista e lì è come se "forzassi" la depersonalizzazione.

Il mio psicologo mi prende "quasi" in giro, sostenendo che io stia facendo un enorme lavoro nell'ingigantire il problema. Ed io, come i bravi ipocondriaci, ho iniziato a mettere in dubbio le sue competenze!
Le ho messe così in dubbio che, senza dire nulla a lui, ho consultato uno Psichiatra. Lui invece mi prescrive Zoloft e EN all'occorrenza, che io non ho assolutamente alcuna intenzione di prendere.

La mia domanda è questa: si può sconfiggere una problematica di questo tipo senza l'uso di farmaci? O quelli sono sempre necessari?

Vi ringrazio in anticipo!

Ciao, da quello che hai descritto mi sembra che nel fondo ci sia in te una grande sfiducia. Sfiducia negli altri (nonostante tu ti sia "affidato" ad uno psicologo, cerchi conferme da altri specialisti) e sfiducia nel tuo corpo. Che spesso sono lo specchio di una più grande e profonda invalidazione: non ti fidi di te.

In questi casi è molto difficile uscire dal loop dei pensieri circolari, perché per quanto possano essere scomodi, sono comunque una base a cui tu ti aggrappi. Una base, certo, con poca consistenza (sono pur sempre solo pensieri), ma alle volte sono meglio di niente.

Perché tu possa uscire da questa situazione così difficile, mi sembra che sia necessario ricostruire prima di tutto un rapporto di fiducia con te. Sapere chi sei, quali sono i tuoi valori, per cosa ti svegli la mattina e cominci la giornata, ecc.

Sei alla ricerca di un percorso di cui fidarti: fidati del tuo istinto e, quando finisci la ricerca, abbandona un po' di resistenze e segui quella strada.

In bocca al lupo.

Dott. Salvatore Torsi

Buonasera dottori, mi presento, sono una ragazza di 20 anni e purtroppo ho un enorme problema che mi sta affliggendo da parecchio tempo.. premetto che sono in sedia a rotelle sin da bambina e questo ha sicuramente influenzato di molto la questione che sto per descrivere. É da circa 5/6 anni (piena fase adolescenziale) che soffro di un ansia fortissima che per certi periodi mi ha invalidato più di quanto mi invalidasse la sedia a rotelle in sé, da un bel periodo a questa parte che però quest'ansia si é trasformata in modo particolare, portandomi a far credere che abbia un qualche deficit mentale, cosa che mi crea una fortissima insicurezza nei rapporti sociali. Mi spiego meglio, io mi rendo conto che questa cosa probabilmente non è razionale, avendo effettuato svariati test cognitivi tutti risultati nella norma, ma é come se nella mia testa ci fosse qualcosa che spinge contro la mia volontà per farmi credere che magari mi stiano facendo credere a qualcosa di non vero per non farmi stare male per questa cosa, e io con tutte le forze cerchi di scacciare via il più possibile questo pensiero che mi sta veramente rendendo la vita impossibile, ma il tutto si rivela inutile o certe volte persino controproducente.. Cosa posso fare per affrontare la situazione?

Ciao, la fase dell'adolescenza è un periodo di forti transizioni: si passa dall'essere dipendenti da altri ad un autosostegno e questo non è mai facile. Dubbi, incertezze, disistime sono presenti continuamente e con una paura di fondo di non potercela fare. Non sentirsi pronti è quasi sempre la regola e ognuno passa questa fase di transizione con le proprie sfumature, con la propria storia, restando più o meno ancorati al passato.

Per la nostra felicità, però, è necessario compiere questo passaggio: prima o poi ognuno di noi deve abbandonare il più è possibile la sicurezza del nostro guscio che ci tiene sicuri, ma anche stretti, e affrontare il grande viaggio della vita. È un viaggio misterioso, che naturalmente spaventa, ma è l'unica possibilità che abbiamo per poterci sentire felici e realizzati.

È un viaggio - per fortuna! - che non dobbiamo necessariamente intraprendere da soli, ma ci sono numerose scialuppe che ci possono accompagnare: prova a vedere se hai la possibilità di affidarti ad una di queste e vedi dove ti porta.

In bocca al lupo e che il vento ti sia favorevole.

Dott. Salvatore Torsi

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  • Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano)
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