Esperienze
Sono uno psicologo clinico ad orientamento analitico-transazionale. Nel mio percorso professionale mi sono occupato principalmente di bambini in età scolare, adolescenti e giovani adulti, collaborando con diverse realtà del territorio. Queste esperienze mi hanno permesso di sviluppare uno sguardo clinico attento, rispettoso e sensibile.
Accanto alla formazione psicologica, ho coltivato il mio lato creativo attraverso lo studio di tecniche teatrali, artistiche ed espressive. Credo infatti che la creatività offra linguaggi alternativi e preziosi, soprattutto quando le parole non sono sufficienti a raccontare ciò che si vive.
Per me la terapia è, prima di tutto, una relazione autentica: uno spazio sicuro in cui sentirsi ascoltati, accolti e riconosciuti senza giudizio. È da questa qualità di incontro che può nascere un cambiamento profondo. Sono convinto che spesso siano le relazioni stesse ad avere un potere terapeutico, per questo mi impegno a offrire un ambiente accogliente, empatico e rispettoso, riconoscendo al contempo anche i miei limiti come parte del percorso condiviso.
Ogni percorso inizia da un primo passo. Se desideri, possiamo incontrarci per un colloquio conoscitivo e valutare insieme come intraprendere il tuo cammino di cambiamento.
Approccio terapeutico
Aree di competenza principali:
- Psicologia clinica
- Psicologia scolastica
- Psicologia clinica
Principali patologie trattate
- Ansia
- Depressione
- Sindrome da deficit di attenzione e iperattività
- Borderline
- Bulimia
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Foto e video
Prestazioni e prezzi
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Colloquio psicologico individuale
60 € -
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Consulenza online
50 € -
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Arteterapia
50 € - 60 € -
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Mindfulness
60 € -
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Colloquio di coppia
90 € - 100 € -
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Indirizzi (2)
Disponibilità
Pagamento online
Accettato
Telefono
Pazienti accettati
- Pazienti senza assicurazione sanitaria
Via Francesco Ferrer, 3, Busto Arsizio 21052
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Recensioni
7 recensioni
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C
C.B
Il dott. Nardi è una persona estremamente accogliente, capace di trasmettere serenità e calma fin dal primo incontro: per me questo è stato un aspetto fondamentale. Mi sta accompagnando con grande delicatezza in un percorso di riscoperta delle mie risorse, in un momento della mia vita particolarmente complesso, in cui mi sentivo confusa rispetto ad alcune scelte personali e lavorative. Grazie al suo modo di lavorare mi sto lentamente ritrovando e riscoprendo. Sono davvero molto soddisfatta del percorso che stiamo facendo insieme e non posso che consigliarlo.
• Studio L'Equilibrio • sostegno psicologico •
Dott. Massimiliano Nardi
Grazie mille, sono molto felice di poter essere d'aiuto!
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V
V.G.
Il dottor Nardi mi ha subito fatta sentire a mio agio. Ha ascoltato attentamente tutto quello che avevo da dire e mi ha proposto una terapia che ho reputato adeguata, mi è venuto incontro con orari e disponibilità. Consiglio di fare la sua conoscenza.
• Studio L'Equilibrio • colloquio psicologico individuale •
Dott. Massimiliano Nardi
Grazie mille, mi fa piacere avere questo riscontro positivo!
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A
A.V.
Professionista accogliente e alla mano, ha saputo arrivare subito al cuore del problema senza risultare né aggressivo né eccessivamente conciliante: il perfetto equilibrio di cui avevo bisogno.
Grazie al suo supporto la mia gestione dell’ansia sta migliorando e ho maturato nuove consapevolezze che mi aiutano ad affrontare il presente con maggiore serenità.
• Consulenza Online • consulenza online •
Dott. Massimiliano Nardi
Gentile A., sono felice che abbia trovato nello spazio dei nostri incontri un equilibrio che le consenta di lavorare su di sé con serenità. Sapere che sta maturando nuove consapevolezze e che la gestione dell’ansia sta migliorando è un risultato importante, frutto del suo impegno personale. Continueremo a costruire insieme questo percorso.
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M
Martina
Fin dal primo incontro mi sono sempre sentita ascoltata e accolta, mai giudicata. La sua capacità di creare un ambiente sicuro ed empatico ha reso ogni seduta preziosa: non è facile trovare qualcuno che riesca a coniugare così bene la competenza professionale con la sensibilità. Mi ha aiutato a superare ostacoli che mi sembravano insormontabili e a sviluppare strumenti per vivere con maggiore serenità. Se cercate un professionista competente, empatico e profondamente coinvolto nel benessere dei suoi pazienti il dottor Nardi è una garanzia
• Consulenza Online • consulenza psicologica •
Dott. Massimiliano Nardi
Grazie Martina, abbiamo fatto veramente un bel percorso insieme!
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E
Elisa F.
Il Dottor Nardi è in grado di ascoltarmi come mai nessuno prima. Anche comprendere e non mi sono mai sentita così libera di dire qualcosa con qualcuno. Mi ha aiutata tantissimo. Apprezzo molto anche che sappia essere simpatico e ironico mettendomi a mio agio. Avevo paura che la terapia fosse un luogo troppo serioso, invece con lui è un ambiente rilassato e aperto.
• Studio L'Equilibrio • colloquio psicologico •
Dott. Massimiliano Nardi
Grazie mille Elisa!
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S
S.M.
Professionista serio e competente, mi ha aiutata a superare momenti di difficoltà legati alla gestione delle emozioni offrendomi soluzioni concrete. Lieta di essermi rivolta a lui e di aver intrapreso questo percorso insieme
• Altro • Altro •
Dott. Massimiliano Nardi
Grazie mille!
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M
Maurilio
Massimiliano è stato capace di accogliermi ed ascoltarmi. È un professionista molto umano ed empatico che è riuscito ad aiutarmi durante un periodo difficile e ha saputo come farmi superare la maggior parte dei miei problemi.
Vorrei poter continuare ad essere seguito da lui, sia per le motivazioni sopra elencate, sia per il prezzo contenuto delle sedute e per l’ambiente confortevole.• Studio L'Equilibrio • consulenza psicologica •
Dott. Massimiliano Nardi
Sono felice di fare questo percorso insieme!
Risposte ai pazienti
ha risposto a 14 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buongiorno, vi chiedo un cortese riscontro per aiutarmi a comprendere meglio cosa mi possa essere successo quest'estate.
Dopo diversi anni di stress accumulato (problemi in famiglia, orari lavorativi molto sostenuti e poca soddisfazione dalla mia posizione impiegatizia, 4/5 ore di sonno ogni notte..) quest'estate, proprio durante le ferie, ho avuto un attacco di panico molto forte. Specifico anche che da ottobre dell'anno precedente ho iniziato ad avere diversi problemi d'ansia e di ipocondria legati al mio stato di salute (tachicardie frequenti, gastriti, attacchi di panico) che mi hanno portato a tenere controllata la mia condizione fisica regolarmente con diverse visite specialistiche, ricoveri in PS e monitoraggio giornaliero della frequenza cardiaca. Da dopo questo attacco di panico estivo, non mi sento più la stessa persona: mi sembra che qualcosa dentro di me si sia "staccato". Vivo con meno leggerezza le mie giornate, mi sembra di aver perso l'entusiasmo nel fare quello che facevo prima, si sono accentuati diversi sintomi fisici che prima non avevo, perlopiù emicranie tensive. Inoltre, sono sempre in allerta che possa succedere qualcosa di brutto su cui solo io posso avere il controllo per evitare il peggio. Rispetto alle crisi avute precedentemente che ho sempre ritenuto essersi manifestate fisicamente con fatica a respirare, tremori e pianto, questo attacco mi ha demolito mentalmente, con pensieri intrusivi che mai avevo fatto prima di quel momento.
Sto affrontando un percorso piscologico che spero possa essermi d'aiuto, ma nel frattempo volevo chiedere a voi se il quadro delineato possa rientrare nello spettro dell'ansia generalizzata o di qualche altra patologia mentale.
Buongiorno, dal suo racconto emerge con chiarezza quanto questi anni siano stati per Lei impegnativi, sia sul piano fisico che su quello emotivo. Dopo anni di stress accumulato, il suo sistema ha probabilmente “alzato bandiera bianca” e l’attacco di panico che ha vissuto durante l’estate può essere letto come un segnale, doloroso ma significativo, di un limite raggiunto. Si potrebbe dire che una parte di Lei ha sostenuto per molto tempo richieste e pressioni senza potersi concedere ascolto o riposo, mentre un'altra parte l'ha spinta a “tenere duro” anche quando il corpo e la mente chiedevano tregua. L’attacco di panico, in questo senso, potrebbe essere paradossalmente un messaggio di una parte sana: è come se dentro di Lei si fosse attivato un allarme che la invita finalmente a fermarsi, a rinegoziare i ritmi e a prendersi cura di sé in modo più autentico. Il senso di “distacco” e di perdita di entusiasmo che descrive sono una reazione frequente dopo un evento acuto di questo tipo. È come se l’equilibrio che prima reggeva, anche se faticosamente, non fosse più sostenibile e forse accettabile. Lo vedrei come una fase di riassestamento profondo in cui la mente sta cercando nuovi punti di stabilità, piuttosto che una patologia in senso stretto. È molto importante che Lei stia già affrontando un percorso psicologico: sarà lì che potrà esplorare, con l’aiuto di un professionista, le dinamiche interne tra le sue parti, imparando a dare più voce a tutte le sue parti interiori, ascoltandone i bisogni senza negare le responsabilità. Quanto ai sintomi che riporta, come le tensioni muscolari, l’ipervigilanza e la difficoltà a “lasciarsi andare”, possono rientrare nel quadro di un disturbo d’ansia generalizzato o in una condizione ansiosa reattiva a stress prolungato, ma solo una valutazione diretta potrà definirlo con precisione. Tuttavia comprendo la necessità di dare un nome a quello che ha provato e sta provando: serve a creare ordine, a sentirsi meno smarriti. Ma in psicologia la diagnosi non ha lo scopo di “etichettare” o ridurre una persona a un disturbo, quanto piuttosto di offrire un punto di partenza simbolico, una parola o una formula che racchiuda un insieme di vissuti, emozioni, sensazioni e pensieri. In altre parole, la diagnosi non definisce chi Lei è, ma aiuta a orientare il percorso di comprensione e di cura. Proprio per questo, non è utile, e anzi rischia di essere fuorviante, cercare di autodiagnosticarsi o ridurre il proprio malessere a una categoria. Le esperienze umane, e in particolare quelle di sofferenza, sono molto più complesse e profonde di qualunque definizione clinica. Per questo più che concentrarsi sul “che cos'ho?”, credo possa essere prezioso chiedersi “che cosa mi sta dicendo questo momento della mia vita?”. Spesso, dietro un attacco di panico, si nasconde il tentativo del nostro Sé più vulnerabile di tornare a essere visto, accolto e compreso.
Un caro saluto,
Dott. Nardi Massimiliano
Buonasera a tutti. Sono nel caos mentale e per questo scrivo in cerca di spunti di riflessione. Sto con un bravo uomo da 8 anni, con il quale abbiamo costruito la casa dei nostri sogni e avviato progetti lavorativi importanti che vanno bene: apparentemente, quindi, la mia vita è perfetta.
Eppure, da un anno e mezzo ho avviato una relazione con un mio dipendente, di nazionalità straniera, che all'inizio ho cercato di respingere con tutta me stessa, attaccandomi con le unghie e con i denti alle promesse fatte al mio compagno, poi ho dovuto assecondare perché l'attrazione fisica era alle stelle e nei momenti in cui ci trovavamo da soli diventava una forza irresistibile da contrastare.
Nata, quindi, come un'attrazione meramente fisica, alla fine la cosa per me è diventata amore, al punto che sarei disposta a buttare tutta la mia vita all'aria per provare a dare una chance a questa cosa, pur essendo consapevole che sarebbe difficile avere una relazione con questa persona perchè le differenze culturali sono importanti. Purtroppo lui non vuole che io faccia quel che ho in mente (dice per non dare un dispiacere al mio compagno che, insieme a me, è il suo capo) e, per assecondare le richieste della famiglia e, al contempo, provare ad allontanarsi da me, ha deciso di andare al suo paese di origine e sposarsi (con una donna che conoscerà il giorno del matrimonio, come da usanza del suo paese).
Da quando me l'ha annunciato e, anzi, già da prima (da quando cioè gli ho detto che avrei voluto provare a stare con lui e lui mi ha respinta) abbiamo provato a stare lontani ma, nonostante i buoni propositi e gli sforzi, siamo ancora finiti a letto insieme e, anche durante le giornate di lavoro, le attenzioni l'uno per l'altra non sono calate. Qualche giorno fa, cercando una fotografia di lavoro sul suo cellulare, ho visto la fotografia delle partecipazioni di matrimonio che la sua famiglia gli ha mandato e sono crollata.
Gli ho dato dei giorni di vacanza per non vederlo e piangere tutto il giorno, poi gli ho chiesto di andare e non tornare. Lui non vuole, in quanto lavorare nella mia azienda rappresenta per lui una possibilità enorme, che non si presenterà nuovamente nella sua vita. Oggi ci siamo parlati, gli ho chiesto di non andare a sposarsi ma di provare a stare con me, mi ha risposto che, oltre al fatto che non vuole far star male il mio compagno, non può adesso annullare tutto. Nel dirmelo flirtava e io, pur sentendo parole amare, ero felice.
Come uscire da una cosa simile? Mi sento alla deriva.
Gentilissima,
sento in quello che descrive un vissuto umano molto complesso, in cui convivono insieme amore, desiderio, senso di colpa e paura. Non è raro che, proprio quando la vita sembra “apparentemente perfetta”, emergano dentro di noi bisogni e parti che da tempo non trovavano spazio per esprimersi. A volte succede che proprio questi lati contrastanti emergano perchè abbiamo una stabilità alle spalle che ci dà una base di appoggio, quindi possiamo ascoltare queste difficoltà senza cadere nella disperazione. Infatti ha costruito con il suo compagno una vita solida e coerente con i propri valori e con ciò che è socialmente riconosciuto come “giusto”. D'altra parte, ha trovato in questa inaspettata relazione un canale di vitalità, di passione e di riconoscimento profondo, che forse per troppo tempo era rimasto inascoltato. È possibile che il conflitto che oggi sente nasca proprio da questa frattura interna: due parti di sé stanno cercando di esistere, ma non trovano ancora un modo armonico per convivere. È importante sottolineare che ciò che sta vivendo non la definisce come persona “sbagliata”. Al contrario, racconta di un movimento interno che chiede di essere ascoltato: un bisogno di autenticità, di libertà, forse anche di conferma di sé. La relazione con quest’uomo potrebbe aver avuto, oltre alla dimensione affettiva, anche un valore simbolico: ha fatto entrare in scena e dato voce a una parte di sé più spontanea, istintiva, meno vincolata ai doveri e alle aspettative. Allo stesso modo, il dolore che sente ora, quel senso di caos e di deriva, nasce anche dal confronto con la realtà: da una parte un legame che l’ha fatta sentire viva ma che non trova spazio concreto, dall’altra una relazione stabile che ora appare spenta o distante dal suo sentire. Questo doppio legame può generare una sorta di “paralisi emotiva”, in cui ogni scelta sembra far male a qualcuno, compresa sé stessa. In questo quadro, anche il comportamento dell’uomo di cui è innamorata contribuisce a mantenerla in una condizione di ambiguità e confusione: dice di non volere nulla, ma continua a cercarla; ha deciso di sposarsi, ma al tempo stesso mantiene con lei un legame fisico ed emotivo. Questi messaggi contraddittori alimentano la speranza e, insieme, il dolore. Per questo credo sia importante che sia lei, ora, a mettere confini chiari e coerenti, sia a parole che nei comportamenti. La aiuteranno a proteggersi e ritrovare una posizione interna stabile, che non dipenda dalle oscillazioni dell’altro. Il lavoro interiore non riguarda tanto la scelta fra l'una o l'altra persona, quanto la possibilità di integrare in sé il desiderio e la responsabilità, la libertà e la coerenza, senza che l’una escluda per forza l’altra. È un cammino di riconciliazione, non di colpa. Infine, il bisogno di “uscire da una cosa simile” è comprensibile, ma a volte non si esce immediatamente: si attraversa. E attraversare significa concedersi il tempo di sentire il dolore, di capire che funzione ha avuto tutto questo nella propria storia, e di imparare a riconoscere le proprie fragilità come parti vive e preziose, non come fallimenti. Ciò che sta vivendo, per quanto doloroso, può diventare un’occasione per conoscersi in profondità e per costruire o ricostruire relazioni future più autentiche, fondate su un desiderio consapevole e reciproco.
Un caro saluto.
Dott. Nardi Massimiliano
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