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Esperienze

La nostra personalità, le emozioni e i comportamenti derivano in gran parte da aspetti di cui non siamo consapevoli. Gli eventi passati costruiscono, uno dopo l’altro, un mondo mentale nel nostro inconscio che influenza il presente. 

Nell'infanzia affondano le radici di tanti nostri modi di essere, di pensare e agire: le esperienze vissute in famiglia, infatti, vengono apprese, memorizzate e riproposte nelle relazioni successive. Individuare e comprendere questi meccanismi - che in età adulta si attivano in maniera automatica - è la chiave per innescare il cambiamento.

Conoscere noi stessi significa portare alla luce ciò che per tanto tempo è rimasto dietro le quinte: raggiungere questo tipo di consapevolezza è il primo passo necessario per svincolare il presente dal passato e viverlo con maggiore serenità.

Nel percorso che faremo insieme ti ascolterò sempre con attenzione e partecipazione, aiutandoti a far emergere ricordi significativi e riflessioni approfondite sulla tua vita e su come ti relazioni con gli altri. Ti accompagnerò alla scoperta di tutti quegli aspetti di te che ti definiscono ma di cui non sei ancora pienamente cosciente.

Questo ti consentirà di riscoprire alcune tue qualità che erano rimaste in secondo piano, e di individuare risorse interiori che ti permetteranno di esprimerti con modalità nuove

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  • A

    Il Dottore Patti é un professionista che non cambierei, ha avuto tatto e cura nei miei confronti sin dal primo momento. Ha accolto le mie fragilità non facendomi mai sentire sbagliato.

     • Studio Privato - Palermo colloquio psicologico  • 

  • G

    Ho avuto un colloquio con la dottoressa/il dottor Giuseppe Patti e l’esperienza è stata molto positiva. Fin dal primo incontro mi sono sentito/a ascoltato/a e accolto/a, in un ambiente professionale ma allo stesso tempo umano e rassicurante. Lo/la psicologo/a ha dimostrato grande capacità di ascolto, chiarezza nelle spiegazioni e rispetto dei miei tempi. Un incontro utile e costruttivo che mi ha lasciato spunti concreti di riflessione. Consiglio vivamente.

     • Studio Privato - Palermo colloquio psicologico  • 

  • D

    Ho intrapreso un percorso di psicoterapia con il Dott. Patti circa un anno fa. Fin da subito mi sono sentita ascoltata e compresa nelle mie difficoltà, una condizione che mi ha permesso di affrontare finalmente il caos che mi circondava.

     • Studio Privato - Palermo psicoterapia  • 

  • G

    Mi sto sentendo capito, ascoltato, compreso. Il dottore è davvero molto bravo e riesce sempre a trovare le parole e i focus giusti quando parlo di qualcosa. Lo consiglio, Ottima scelta.

     • Studio Privato - Sciacca consulenza psicologica  • 

  • S

    Ho intrapreso un percorso con il dottore e sono sorpresa da come ha saputo individuare subito il nucleo del mio problema, aiutandomi a superare blocchi che mi trascinavo da tempo.
    Professionale lo consiglio.

     • Studio Privato - Palermo psicoterapia individuale  • 

  • F

    Un’esperienza davvero positiva. Durante la seduta mi sono sentita ascoltata con attenzione e rispetto. La professionalità è evidente, ma ciò che ho apprezzato di più è stata la capacità di mettere subito a proprio agio e creare un clima di fiducia.

     • Studio Privato - Palermo colloquio psicologico individuale  • 

  • M

    Esperienza molto positiva. Mi sono rivolto al dottor Patti per una fobia sociale che mi rendeva difficile anche uscire di casa. Con il suo supporto sto facendo passi concreti e graduali, senza sentirmi forzato o giudicato. Il percorso mi sta aiutando a capire meglio le mie difficoltà e a gestirle nella vita quotidiana. Consigliato a chi cerca un aiuto serio e rispettoso dei propri tempi.

     • Studio Privato - Palermo colloquio psicologico  • 

  • C

    Il dottore mi ha accolto con molta empatia ed attenzione, mettendomi subito a mio agio. Mi sono sentita finalmente ascoltata e capita.

     • Studio Privato - Palermo psicoterapia  • 

  • P

    Mi ha messo a proprio agio fin dal primo incontro, con serietà e attenzione. Ho sentito un enorme rispetto nei miei confronti. Grazie

     • Studio Privato - Palermo psicoterapia individuale  • 

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 1 domande da parte di pazienti di MioDottore

Domande su Derealizzazione

Salve sono un ragazzo di 20 anni e da poco più di un’anno a questa parte soffro di derealizzazione e depersonalizazione . Il tutto è iniziato dal periodo del primo lockdown in cui ho incominciato ad assumere sostanze , anche se per un brevissimo periodo. A causa di una spiacevole brutta esperienza con una di queste sono finito all’ospedale con la tachicardia a 200 , un attacco di panico e una possibile intossicazione (deduco , poiché mi sono calmato dopo l’iniezione di narcan endovena). Da quel giorno ho cambiato totalmente stile di vita smettendo di punto in bianco con qualsiasi sostanza (premetto che ho anche fumato cannabis per 5 anni) ma ho incominciato a soffrire d’ansia e attacchi di panico persistenti e mi sono rivolto anche ad uno psicoterapeuta (che ha diverse qualifiche ed è anche medico di base quindi può effettuare prescrizioni) da cui vado tutt’ora . Attualmente non ho un attacco da mesi e l’ansia sembra parecchio migliorata senza nemmeno aver mai dovuto prendere farmaci se non naturali , ma la depersonalizazione persiste ancora in determinati momenti del giorno , ad esempio la mattina in cui ho la sensazione di non riuscire a mettere a “fuoco” la vista dal balcone con la luce naturale ed è come se ci fosse un vetro tra me e la realtà. Sono contento che la situazione sia parecchio migliorata dal trauma psicologico dell’anno scorso , ma vi sarei grato se mi potreste dare consigli per affrontare la situazione rimanente in maniera migliore . Ps: ne ho già parlato con il mio psicoterapeuta più volte ma sembra non aver compreso perfettamente il problema , non so se riaprire il discorso è magari richiedergli se sarebbe necessario un supporto farmacologico , cosa che il mio medico ha sempre voluto evitare poiché mi ha definito come un soggetto incline alle dipendenze (e considerando i miglioramenti che comunque ho riscontrato anche senza farmaci penso di potergli dare più che ragione )

La sintomatologia che lei descrive (derealizzazione e depersonalizzazione insorte dopo un’esperienza acuta con sostanze e un accesso in pronto soccorso caratterizzato da tachicardia intensa e panico) appare coerente con un quadro dissociativo secondario a un evento vissuto come traumatico. Questi fenomeni, soprattutto quando emergono in un contesto di forte attivazione ansiosa, possono rappresentare modalità difensive dell’apparato psichico: in poche parole, un modo per proteggersi da un vissuto diventato eccessivamente disturbante.

Il fatto che gli attacchi di panico siano cessati e che l’ansia si sia ridotta sembra un aspetto favorevole del suo percorso di cura. Tuttavia, la persistenza della derealizzazione in momenti specifici della giornata (come al mattino, nella luce naturale) suggerisce che il sintomo non sia solo un residuo ansioso, ma forse anche un segnale che mantiene un significato più profondo nella sua economia psichica.

Le chiederei: che cosa ha rappresentato per lei quell’episodio in ospedale? È stato vissuto come un rischio di morte, come una perdita di controllo, come una frattura nella continuità della sua identità? E il cambiamento radicale di stile di vita che ne è seguito, che valore ha assunto nella sua storia personale? È stato un atto di riparazione, di rinascita, di colpa, di paura?

Inoltre, quando sperimenta quella sensazione di “vetro tra sé e la realtà”, che emozione prevale? Angoscia, estraneità, vergogna, timore di non essere più come prima? E cosa accade, internamente, se prova a non combattere il sintomo ma a osservarlo come un messaggio?

Rispetto al tema farmacologico, la prudenza del suo curante appare comprensibile alla luce della sua storia e dei miglioramenti già ottenuti. Forse la questione non è tanto se introdurre o meno un farmaco, quanto comprendere quale funzione stia ancora svolgendo il sintomo nel suo equilibrio attuale.

Infine, mi soffermerei su un aspetto relazionale: quando dice che il suo terapeuta potrebbe non aver compreso pienamente il problema, che esperienza è per lei sentirsi non del tutto compreso proprio su questo punto? È una sensazione nuova o richiama qualcosa di più antico nel suo modo di sentirsi visto dall’altro?

A volte la riduzione del sintomo non coincide immediatamente con la sua integrazione simbolica. Può darsi che il lavoro ora non consista tanto nel “farlo sparire”, quanto nel comprenderne il posto nella sua storia e nel momento evolutivo che sta attraversando.

Dott. Giuseppe Patti

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