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Esperienze

Sono la Dott.ssa Francesca Marzano, psicologa e conduttrice di training autogeno. La mia carriera nasce tra Parma e il Salento, dove ho maturato una profonda esperienza nell’uso dell’espressione artistica libera come strumento di cura e crescita, lavorando con adolescenti e adulti in contesti psicosociali e psichiatrici.

Dal 2018 approfondisco il legame tra arte e terapia e nel 2019 ho conseguito il brevetto come conduttrice di Training Autogeno. La mia formazione si è arricchita ulteriormente con un Master in Mindfulness e diverse certificazioni in protocolli riconosciuti a livello internazionale, tra cui MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction), Mindful Self-Compassion, MBRP (Mindfulness-Based Relapse Prevention), Mindful Eating e Mindfulness Professional Trainer. Parallelamente, ho approfondito il linguaggio teatrale conseguendo un Master in Didattica del Teatro e specializzandomi in Teatro e Soft Skills (2024–2025) presso la Tujunga Acting House.

Sono laureata in Psicologia e iscritta all’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi di Puglia. Integro competenze artistiche, corporee e psicologiche in percorsi rivolti sia a individui che a gruppi. Accanto alla formazione e agli interventi in ambito aziendale, estendo la mia attività anche alla pratica psicologica, offrendo consulenza, supporto e percorsi di promozione del benessere e prevenzione del disagio. Il mio approccio si fonda sull’interconnessione tra creatività, consapevolezza corporea e mindfulness, con l’obiettivo di favorire equilibrio, crescita personale e salute psicologica nei diversi contesti di vita.

Altro Su di me

Aree di competenza principali:

  • Psicologia del lavoro

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  • Colloquio psicologico

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  • Consulenza online

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  • Colloquio psicologico online

    50 €

  • Mindful eating

    45 €

  • Mindfulness

    45 €

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Francesca Marzano
Francesca Cosima Marzano

Via Savoia, 60, Galatone 73044

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  • E

    Professionista competente, empatica e molto attenta all'ascolto. Consiglio vivamente questa psicologa per la sua professionalità e capacità di mettere a proprio agio.

     • Consulenza Online colloquio psicologico online  • 

    Dott.ssa Francesca Marzano

    Grazie per le sue parole e per la fiducia.
    Un caro saluto


  • A

    La Dott.ssa Francesca Marzano si distingue per la sua grande preparazione professionale, unita a una notevole capacità di ascolto e comprensione del paziente. Fin dal primo incontro trasmette competenza, empatia e attenzione verso ogni dettaglio, riuscendo a mettere a proprio agio anche nei momenti più delicati.
    La sua ampia conoscenza della materia emerge in ogni spiegazione, sempre chiara, precisa e approfondita. Si percepisce la passione con cui svolge il suo lavoro e la dedizione che mette nell’aiutare le persone con professionalità e sensibilità.
    Una professionista seria, preparata e molto attenta alle esigenze del paziente. Consigliata.

     • Francesca Cosima Marzano colloquio psicologico  • 

    Dott.ssa Francesca Marzano

    La ringrazio molto per le sue parole.
    Il suo riscontro rappresenta per me un grande valore.
    Un caro saluto.


  • Ho svolto un percorso di training autogeno e l’esperienza è stata estremamente positiva. Grazie alla sua dolcezza, pazienza e professionalità, è riuscita a creare un ambiente sereno e rilassante. Questo percorso mi ha aiutato concretamente a superare un periodo complesso. Consigliatissima.

     • Consulenza Online consulenza online  • 

    Dott.ssa Francesca Marzano

    Grazie di cuore Francesca per il suo riscontro, lieta che il percorso le sia stato utile e le auguro di proseguire con fiducia nel suo percorso.


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 2 domande da parte di pazienti di MioDottore

Salve! Grazie a tutti per l'attenzione!
Sono una ragazza, ho 20 anni e studio all'univsità. Da un po' di anni sto male a seguito di pensieri ricorrenti sulla morte, ansia, angoscia, attacchi di panico. Ho deciso di chiedere aiuto quando sentivo che da sola non potevo più andare avanti. Ora seguo una psicoterapia da un anno e stiamo lavorando su alcuni tratti di personalità e su problemi relazionali. Sono più consapevole di me stessa, l'ansia si è ridotta, inizio a stare meglio. Bene dovrei dire, ottima notizia. Il problema è che non voglio più guarire. Ora che intravedo la strada per stare meglio non la voglio percorrere, anzi vorrei quasi tornare indietro, toccare il fondo dinuovo. Voglio stare male, voglio tornare a stare peggio, come stavo un anno fa, voglio tornare a provare quell'angoscia che mi faceva sentire al limite dall'impazzire. Appena viene l'ansia o torna il pensiero di morte però vorrei non averlo e stare bene. È incoerente, perchè appena mi accorgo di stare meglio voglio tornare nel mio dolore. Voglio tornare a stare male, ma perchè? È come se mi piacesse sentirmi "pazza" , ritrovarmi nelle canzoni che parlano di quel mondo, di cui faccio parte anch'io e non voglio allontanarmene. Potete aiutarmi a capire?

Salve,
leggendo ciò che scrive ho avuto l’impressione — ma naturalmente è solo una mia ipotesi — che quel dolore e quella sofferenza abbiano rappresentato per lei anche un modo molto intenso di sentirsi in contatto con se stessa.
A volte stati emotivi profondi, anche se molto faticosi, possono diventare qualcosa di familiare; come se quella parte sofferente di sé fosse anche la parte più autentica, quella che sente maggiormente “sua”. In questo senso, il ritrovarsi in certe canzoni o immagini legate a quel mondo potrebbe darle la sensazione di essere compresa, vista e riconosciuta anche nelle sue parti più fragili o spaventate, e questo può avere un effetto rassicurante.
Mi chiedo allora cosa significhi per lei “stare meglio”. Come si sente quando sta meglio? Come vive se stessa in quei momenti? Riesce a sentirsi comunque in contatto con ciò che prova, con ciò che desidera e con le parti più profonde di sé?
Perché a volte il passaggio dal malessere al benessere non riguarda soltanto la riduzione dell’ansia o della sofferenza, ma implica anche il confronto con nuove possibilità, con un’immagine diversa di sé e con una maggiore libertà di movimento nella propria vita. E questo, per quanto desiderato, può anche spaventare.
Credo che questi vissuti possano essere molto importanti da portare all’interno del percorso terapeutico che sta già facendo, proprio perché sembrano parlare di qualcosa di molto significativo nel modo in cui sente e costruisce il rapporto con se stessa.
Un caro saluto.

Dott.ssa Francesca Marzano

Salve, vi scrivo per avere una consulenza riguardo una situazione lavorativa in cui mi trovo. Per contesto, lavoro nell’azienda attuale da più di 7 anni in cui progressivamente mi sono affermata, o così pensavo, nei vari ambiti di competenza sempre con impegno e forte dedizione. Il clima aziendale è sempre stato subdolamente tossico, principalmente a causa di una collega che ha reso e continua a rendere il posto un inferno per chiunque si “metta contro” di lei o delle sue idee. Questo ha portato a diversi scontri con diverse personalità nell’azienda che a volte si sono risolte semplicemente con il passare del tempo, e altre volte hanno portato proprio alle dimissioni di alcuni. Io stessa in prima persona ho subito più volte le sue “paturnie” perché caratterialmente sono una persona che preferisce il confronto piuttosto alla falsità e quando alcune cose che mi ha fatto non mi sono state bene ho sempre preferito parlarne direttamente (prese in giro tramite i vari social, turni cambiati per palese ripicca…). Quando ho poi affrontato la persona il più delle volte la situazione si distendeva per passare alla prossima vittima. Per arrivare alla situazione attuale, nell’ultimo periodo c’è stato parecchio stress in tutto l’ambiente anche dovuto all’arrivo imminente di un controllo dai piani alti della sede, che ha portato ad uno “scontro” tra me e il mio datore di lavoro. Da parte sua c’è stata una forte aggressione verbale, con toni di voce fortemente alterati, colpi dati alle ringhiere…, aggressione questa dovuta a detta sua ad una “evidente necessità di essere più aggressivo per poter essere ascoltato visto il forte menefreghismo”. Da parte mia una risposta di difesa in cui appunto affermavo che non capivo il tono dell’attacco e soprattutto le accuse, essendo sempre stata come dicevo fortemente dedita a questo posto di lavoro spesso anche sacrificando molto del mio tempo libero o addirittura presentandomi anche in condizioni di salute fortemente precarie. La discussione non si è conclusa in alcun modo perché alla sua frustrazione sul “perché se parlo con le altre stanno zitte e dicono di sì, quando invece parlo con te hai sempre da rispondermi?” Io non sapevo che risposta dare. Non nego però che questa discussione mi ha lasciato fortemente turbata in primo luogo per la violenza dell’attacco, e poi per l’estraneità dalle accuse che mi rivolgeva. (Solo dopo scoprirò che la discussione che lui faceva non era indirizzata a me!) In ogni caso per giorni io mi sono trovata fortemente destabilizzata da questo episodio aspettandomi che comunque avvenisse un chiarimento una volta che il nervoso del momento fosse passato. Questo non è avvenuto e mi ha lasciato per giorni a pezzi, giorni in cui mi recavo a lavoro senza essere salutata lasciata sola ed esclusa da qualsiasi cosa. Mi sono trovata a non riuscire più a dormire per pensare a come avrei potuto affrontare la situazione, a cosa potevo aver sbagliato, a non mangiare per la sensazione di nausea costante. La cosa che mi ha turbato più di tutte poi è stata la mancanza di empatia da tutto lo staff di colleghe, che mi hanno esclusa da tutto e a malapena mi rivolgevano parola. Questo ha portato alla mia necessità di riaffrontare il mio datore di lavoro per avere un chiarimento, per capire come poter risolvere la situazione. Non è stato facile perché lui ha cercato di evitare il confronto dicendomi anche che lui non aveva niente di cui parlare perché non c’era nessuna situazione. Una volta che sono riuscita ad instaurare un dialogo civile ho cercato di spiegare le mie ragioni della risposta e cercando di capire le sue ragioni per una reazione così aggressiva (qui scoprivo che la sua era una discussione mirata a tutti non solo a me). Più ho provato a spiegargli che secondo me un attacco così aggressivo non poteva portare a nulla di buono più ricevevo risposte fredde e dure. Purtroppo questo muro mi ha fatto vacillare, tanto da farmi arrivare a chiedergli se veramente quindi non avevo nessun valore per quella azienda e se questo trattamento secondo lui era meritato. Da notare è che il primo scontro era stato in presenza della collega di cui parlavo all’inizio, mentre questo secondo incontro lei non era presente. Comunque dopo un po di conversazione ci siamo spiegati e anche lui ha ammesso lo stress e l’aggressività del suo atteggiamento. Per me questa seconda discussione era necessaria per un suo intervento nell’atteggiamento di tutto lo staff, affinché intervenisse perché io potessi trovare un ambiente lavorativo vivibile e non così provante come era stato fino a quel giorno. E da questa seconda discussione sono uscita lievemente positiva e lievemente rincuorata, anche dal fatto che mi ha detto “hai fatto bene a parlarne perché magari io ero ancora innervosito dalla situazione ma parlandone siamo tutti più tranquilli”. Dopo questo confronto io ho avuto i miei giorni di riposo e sono rientrata a lavoro il giorno prima dei controlli in cui ingenuamente, e nuovamente, mi sono trattenuta oltre orario cercando di mostrarmi più positiva anche con le colleghe. Il giorno dopo, giorno dei controlli, arrivo a lavoro e il clima era invece di nuovo di ferro. A malapena saluti, la collega aveva nuovamente stretto la morsa sulle altre tanto ad arrivare al fatto che durante l’ora di pranzo loro si sono prese da mangiare se lo sono divise tra di loro chiedendosi le une con le altre cosa volevano dandomi le spalle e ignorandomi e mangiando davanti a me come se non esistessi. La giornata è stata lunga ed infernale.. e da lì ho capito che non c’era soluzione. Avergli parlato non ha fatto che peggiorare ulteriormente la situazione e io ero ormai 15 giorni sull’orlo dell’esaurimento nervoso, 15 giorni senza mangiare quasi nulla e senza dormire piangendo ogni giorno per l’ansia di cosa mi avrebbe aspettato il giorno dopo. L’ultimo giorno mi sono dovuta recare dal dottore in preda al panico che mi ha dato delle gocce e mi ha consigliato del riposo perché non erano condizioni normali. Io non so più neanche se ho sbagliato o non ho sbagliato, ma mi è sembrato come se volessero eliminarmi per essere quella che risponde, e che tutto è andato giù molto rapidamente. Non mi sembra che ci sia una alternativa sé non andare via, perché arrivare a pensare a gesti estremi pur di non dover andare in quell’ambiente mi sembra assurdo! La mia problematica è una sola, ora sono in malattia e mi sto piano piano riprendendo, ma so già che rientrare lì dopo aver preso una malattia sarebbe un circolo infinito di ritorsioni. Allo stesso tempo però il mio compagno lavora lì con me, e non voglio denunciare per mobbing per evitare ritorsioni anche a lui.. cosa mi consigliate di fare? Io non so più dove sbattere la testa…

Buonasera,
premetto che la circostanza di cui parla sembra molto complessa, per cui una semplice risposta potrebbe non essere sufficiente; piuttosto credo che un supporto psicologico, in una fase così delicata, potrebbe esserle utile per poter avere una visione più nitida del momento che sta attraversando e delle dinamiche che vi intercorrono.

Dalle sue parole mi sembra di leggere una forte delusione e sicuramente non dev’essere semplice affrontare questa situazione con un coinvolgimento emotivo così intenso. Allo stesso tempo, mi sembra che nel suo racconto emergano anche delle risorse importanti, come la capacità di esprimere il proprio punto di vista e di cercare il confronto quando sente che qualcosa non le appartiene o la ferisce.

Forse, prima ancora di trovare una soluzione immediata, potrebbe esserle utile provare a comprendere con maggiore chiarezza ciò che questa situazione sta significando per lei, cercando di mantenere uno sguardo il più possibile centrato anche sui propri vissuti e bisogni.

Un caro saluto.

Dott.ssa Francesca Marzano

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