Salve sono una signora di 72 anni, due anni fa sono stata operata di artrodesi L5/L5. Piede cadente.

Salve sono una signora di 72 anni, due anni fa sono stata operata di artrodesi L5/L5. Piede cadente. Dolori inenarrabili subito post intervento e a tutt’oggi. Fatto intervento trasposizione tendinea perone longus andato bene, ma ora a 5 medi sciatica fatta ex e riscontrato allentamento viti L3. Dolori mai visti. Posso evitare ulteriore intervento?(L3/5)

2 risposte


Buongiorno, credo che Lei abbia bisogno di una rivalutazione clinica da un Neurochirurgo con buona esperienza vertebro-midollare dopo aver praticato un nuovo bilancio NRx con RM e TC lombosacrale.

Dott. Luigi Genovese

Dott. Luigi Genovese

neurochirurgo

Santa Maria Capua Vetere

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Le rispondo con la franchezza con un caso complesso come il suo. Prima di tutto: la situazione che descrive non è “banale” dopo un’artrodesi lombare. Un intervento come la stabilizzazione L3–L5 (immagino questo sia il tratto coinvolto) può, nel tempo, andare incontro a problemi meccanici come l’allentamento delle viti, soprattutto in presenza di osteoporosi o sovraccarico del segmento. Quando questo si associa a dolore severo e a sintomi radicolari (la “sciatica”), il quadro va preso molto seriamente. Cosa significa davvero “allentamento delle viti” Non è solo un dato radiologico. Può indicare: perdita di stabilità del segmento micro-movimenti dolorosi possibile irritazione delle radici nervose Questo spiega perché il dolore possa essere “mai visto” rispetto a prima. Si può evitare un nuovo intervento? La risposta onesta è: dipende, ma spesso è difficile evitarlo se ci sono certe condizioni. Può tentare una gestione conservativa se: non c’è peggioramento neurologico (nuova debolezza, peggioramento del piede cadente) il dolore è controllabile, almeno parzialmente non c’è instabilità marcata documentata (serve valutazione con TAC e/o radiografie dinamiche) In questi casi si può provare: terapia farmacologica mirata (non solo antidolorifici generici, ma modulazione del dolore neuropatico) infiltrazioni selettive o procedure antalgiche (es. blocchi radicolari, radiofrequenza) eventuale neuromodulazione (stimolazione midollare) nei casi refrattari Quando invece l’intervento diventa difficile da evitare Ci sono segnali che orientano verso una revisione chirurgica: dolore meccanico e continuo, non controllabile evidenza chiara di mobilità delle viti compressione nervosa documentata peggioramento funzionale In questi casi, non intervenire significa spesso cronicizzare ulteriormente il dolore e peggiorare la qualità di vita. Ma attenzione: non tutti gli interventi sono uguali Un’eventuale revisione oggi non è “rifare tutto” in modo standard. Si deve valutare: se è davvero necessario estendere la stabilizzazione se si può correggere solo il problema meccanico qualità dell’osso (fondamentale a 72 anni) approcci meno invasivi quando possibile Un punto cruciale nel suo caso Lei ha già avuto: dolore severo post-operatorio deficit neurologico (piede cadente) un secondo intervento (trasposizione tendinea) Questo impone massima prudenza: prima di qualsiasi decisione serve una valutazione altamente specialistica multidisciplinare (neurochirurgo + terapista del dolore).

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