Salve, scrivo perchè ho bisogno di capire meglio prima di prendere una decisione, sono stata operata
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Salve, scrivo perchè ho bisogno di capire meglio prima di prendere una decisione, sono stata operata di ernia al disco L5-S1 cinque anni fa, a 23 anni, dopo la quale la gamba sinistra è rimasta intorpidita. Adesso, a 29 anni,mi sono ritrovata anche il piede destro intorpidito, e dolori molto forti, ho fatto una risonanza e risulta questo:
Segni di spondiloartrosi,
Ridotto il segnaIe T2 dei dischi intersomatici per fenomeni degenerativo-disidratativi da L4 ad S1,
In D12-Ll bulging discaIe in appoggio sul sacco duraIe
In L4-L5 voluminosa ernia discale mediana, Iievemente migrata caudalmente, che determina marcata impronta sul sacco duraIe.
In L5-S1 nel contesto di un disco gIobalmente protruso, responsabile di parziale impegno deI III caudaIe dei neuroforami si segnala emia discale pre e intraforaminale sinistra sottesa ad osteofita, improntante il sacco durale e che entra in contatto con le radici di L5 ed S1 di sinistra. A tale livelIo sofferenza edematosa su base discogena delle limitanti somatiche affrontate. Il cono midollare termina a D12-L1 e non presenta alterazioni di rilievo.
Ho effettuato quindi una visita con il neurochirurgo che mi ha operata la prima volta,che mi ha detto che viste le condizioni mi servirebbe un'artrodesi L4-L5-S1 da considerare dopo una terapia farmacologica.
Ho fatto la terapia per 30 giorni e assieme al riposo, sto molto meglio, i dolori che ho non sono più limitanti e non sento il bisogno di prendere nulla, restano ma non fermano la mia vita, anche se va specificato che al momento non faccio molto e non sto lavorando.
Vorrei capire se nel mio caso un intervento del genere fosse possibile evitarlo o ritardarlo almeno,visto che non riesco a trovare pareri positivi e odio l'idea di perdere parte della mia mobilità e soprattutto e a chi dovrei rivolgermi possibilmente.
Segni di spondiloartrosi,
Ridotto il segnaIe T2 dei dischi intersomatici per fenomeni degenerativo-disidratativi da L4 ad S1,
In D12-Ll bulging discaIe in appoggio sul sacco duraIe
In L4-L5 voluminosa ernia discale mediana, Iievemente migrata caudalmente, che determina marcata impronta sul sacco duraIe.
In L5-S1 nel contesto di un disco gIobalmente protruso, responsabile di parziale impegno deI III caudaIe dei neuroforami si segnala emia discale pre e intraforaminale sinistra sottesa ad osteofita, improntante il sacco durale e che entra in contatto con le radici di L5 ed S1 di sinistra. A tale livelIo sofferenza edematosa su base discogena delle limitanti somatiche affrontate. Il cono midollare termina a D12-L1 e non presenta alterazioni di rilievo.
Ho effettuato quindi una visita con il neurochirurgo che mi ha operata la prima volta,che mi ha detto che viste le condizioni mi servirebbe un'artrodesi L4-L5-S1 da considerare dopo una terapia farmacologica.
Ho fatto la terapia per 30 giorni e assieme al riposo, sto molto meglio, i dolori che ho non sono più limitanti e non sento il bisogno di prendere nulla, restano ma non fermano la mia vita, anche se va specificato che al momento non faccio molto e non sto lavorando.
Vorrei capire se nel mio caso un intervento del genere fosse possibile evitarlo o ritardarlo almeno,visto che non riesco a trovare pareri positivi e odio l'idea di perdere parte della mia mobilità e soprattutto e a chi dovrei rivolgermi possibilmente.
Il quadro clinico-radiologico è complesso: seconda chirurgia al livello L5-S1 a cinque anni dalla prima microdiscectomia, nuova ernia voluminosa a L4-L5 e recidiva-progressione a L5-S1 con contatto radicolare bilaterale. L'indicazione a fusione bi-livello L4-L5-S1 posta dal suo neurochirurgo è clinicamente fondata in presenza di instabilità segmentaria multilivello e recidiva erniaria dopo chirurgia conservativa. Tuttavia, il miglioramento sintomatologico con terapia farmacologica e riposo è reale e va considerato. I criteri che orientano la decisione chirurgica sono: persistenza di deficit neurologici oggettivabili (forza, sensibilità), grado di disabilità funzionale nella vita quotidiana, eventuale instabilità documentata su radiografie dinamiche. Se i sintomi residui non limitano significativamente la vita, è razionale dilazionare la chirurgia, con rivalutazione clinica e strumentale a intervalli di 3-6 mesi. Una seconda opinione neurochirurgica specialistica, portando immagini RM in formato DICOM (non solo il referto), è fortemente raccomandata prima di qualsiasi decisione definitiva.
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