Salve, penso che mia nonna abbia gravi disturbi mentali e vorrei capire cosa ne pensiate, in famigli
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Salve, penso che mia nonna abbia gravi disturbi mentali e vorrei capire cosa ne pensiate, in famiglia le sue figlie giustificano sempre i suoi comportamenti malsani ad esempio "è perché è vecchia", "È perché è stanca", ma in realtà sono scuse che possono usare solo adesso perché quando ero piccola aveva poco più di 50 anni e pure mia madre conferma che è sempre stata così, il problema è che viene giustificata e incoraggiata. Quindi non prendete come dato "la vecchiaia", vi assicuro che pure a 20/30anni era esattamente identica a come ve la sto per descrivere: ha un QI bassissimo, non ha comprensione del testo, non è capace di dialogare, non dispone di abilità di problem solving, oggi ad esempio è andata in crisi psicologica perché non riusciva ad appoggiare il piatto di vetro nel microonde, mi ha chiesto aiuto, le ho spiegato che era un semplice incastro ad appoggio e che doveva almeno provarci da sola, ha iniziato a gridare, agitare le braccia, innervosirsi e minacciarmi in modo aggressivo poi quasi si è messa a piangere, solo perché le ho detto "provaci da sola è facile" per vedere se riusciva... Lei è così, alla minima difficoltà diventa nervosa, agiata, aggressiva verbalmente, cose veramente di competenza psichiatrica vi assicuro... Da quando ero piccola ogni problema aveva come soluzione il gridare, piangere, picchiarsi da sola per traumatizzarmi e poi la negazione, nega tutti i suoi comportamenti abusanti, dice che siamo tutti pazzi e ce li inventiamo noi, quando piú volte pure mia madre mi ha testimoniato di aver visto questi comportamenti lei ci ha minacciate, ci ha insultate inventandosi pure bugie. In più non conosce l'ironia, se le fai una battuta non ride mai, non la capisce mai, è completamente sprovvista di empatia, con risposte tipo "come pensi che stiamo io e il nonno se tu stai male? stiamo peggio", "hai mal di schiena? Io ho più male", proprio ti sfida perché vuole dimostrare di stare peggio fisicamente di tutti, sembra la muchausen, anche perché poi cerca sempre pietà e le attenzioni di tutti. Se qualcuno in casa sta male o ha un problema lei si offre di aiutarlo così poi dal chiamare praticamente TUTTI i parenti per fare la vittima e dipingersi come "brava persona, che aiuta tutti nei momenti difficili" per ricevere attenzioni. Una volta ad esempio le parlavo di un aborto spontaneo che ho messo molto a superare psicologicamente "io sono stata molto male psicologicamente durante quell'aborto" e lei ha risposto "ma che vuoi che sia?! Io avrò avuto almeno una cinquantina di aborti nella mia vita che avrò scambiato per ciclo" e di lì un susseguirsi di 45 minuti di spiegazioni di ogni singolo episodio della sua vita in cui ha avuto il ciclo abbondante e secondo lei ha abortito facendosi sopra una risata... Fa con tutti così, se mia madre le dice "ho mal di testa" lei dice "ah io? Cosa dovrei dire, io sto peggio!" E ti elenca tutti i suoi malanni quasi come per "vincere" e se non le credi (perché è impossibile che ogni giorno ne abbia una) lei si mette a fingere con insistenza il malanno, come zoppicare, fingere infatti, lamentarsi tutta la giornata, questo finché non viene compatita. Come se non bastasse è stra stra logorroica, dalla mattina alla sera PARLA SEMPRE. Vi giuro non sta zitta un attimo E RIPETE SEMPRE LE STESSE COSE TUTTI I GIORNI, è sempre stata così anche da giovane, non è un fattore di memoria o di demenza. Non riconosce le persone in giro, nemmeno se le conosce da anni, sembra sempre tonta e in un mondo tutto suo ma, nonostante ciò si sentirà sempre più intelligente di te, superiore a te, ne sa sempre più di te, non importa se hai un titolo di studio più elevato, lei sarà sempre la migliore, quello che tu dici non sarà mai condiviso e lei prevarrà sempre su di te, ma se non riuscirà a farlo, farà la vittima e ti diffamerà con tutti facendoti passare per un mostro e raccontando una narrazione distorta dei fatti con un abilità recitativa impressionante. Sono anni che battaglio con le mie zie per proporle un consulto psichiatrico ma lei si rifiuta categoricamente. Secondo voi che disturbi ha? Perché si comporta così da sempre? È un forma di ritardo oppure una cosa tipo la schizofrenia? Sarei veramente curiosa di capire cosa ne pensate... Grazie...
deve farla visitare da un gerontologo. Potrebbe essere alzheimer...demenza senie...o altro
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L'analisi del quadro descritto permette di fare alcune riflessioni cliniche importanti, pur con i limiti di una valutazione a distanza.
In primo luogo, sulla base della condotta riportata, mi sento di escludere una diagnosi di schizofrenia. I comportamenti descritti non sembrano riconducibili a una frammentazione del pensiero o a deliri tipici delle psicosi, quanto piuttosto a una struttura di personalità radicata e a limiti cognitivi presenti fin dalla giovane età.
Un punto centrale riguarda le difficoltà esecutive e il basso quoziente intellettivo menzionati. Spesso, una consapevolezza inconscia dei propri deficit personali può rendere i soggetti affetti particolarmente reattivi, se non francamente aggressivi. Questa irritabilità sorge nella speranza che i propri difetti non emergano: la reazione sproporzionata davanti a un compito semplice, come l'uso di un elettrodomestico, è frequentemente una difesa per mascherare l'incapacità di gestire il problema.
Lo stesso meccanismo può essere alla base della necessità di ricercare continue attenzioni, anche attraverso l'accentuazione dei propri problemi di salute o la svalutazione dei vissuti altrui (scarsa empatia). In quest'ottica, la competizione sui malanni o il racconto di eventi inverosimili servono a mantenere un ruolo centrale nel nucleo familiare, compensando un senso di inadeguatezza profondo.
Per quanto riguarda l'approccio dei familiari, è necessario fare una distinzione. Da un lato, tentare continue correzioni della condotta o mostrare rabbia e insistenza verso la persona affetta può risultare controproducente, poiché alimenta il circuito di reattività e vittimismo. In questo senso, l'atteggiamento più comprensivo o tollerante degli altri familiari sembra un approccio più umano e funzionale a mantenere un clima di minore conflittualità.
Dall'altro lato, è certamente corretto insistere nel richiedere un consulto psichiatrico per inquadrare meglio il disturbo, ma bisogna essere consapevoli di due grandi ostacoli. Il primo è la mancata disponibilità della signora: senza una minima alleanza terapeutica, qualsiasi tentativo di approccio rischia di essere inutile. Il secondo è di natura clinica: un intervento psichiatrico è estremamente complesso in soggetti con disturbi di personalità così strutturati, che rappresentano tra le sfide più difficili da trattare, soprattutto quando l'età avanzata diventa un ulteriore ostacolo alla plasticità del comportamento.
In conclusione, ci troviamo probabilmente di fronte a una combinazione di fragilità cognitiva e tratti di personalità disfunzionali. La gestione migliore, in attesa di un eventuale supporto specialistico, rimane quella di evitare lo scontro diretto sulle capacità della persona, cercando di proteggere al contempo il proprio equilibrio psicologico dal carico emotivo che tali comportamenti comportano. Ma anche proteggere un soggetto così fragile come sua nonna rispettando i suoi limiti, di cui non è responsabile, e la sua necessità di mascherarli. Saluti
In primo luogo, sulla base della condotta riportata, mi sento di escludere una diagnosi di schizofrenia. I comportamenti descritti non sembrano riconducibili a una frammentazione del pensiero o a deliri tipici delle psicosi, quanto piuttosto a una struttura di personalità radicata e a limiti cognitivi presenti fin dalla giovane età.
Un punto centrale riguarda le difficoltà esecutive e il basso quoziente intellettivo menzionati. Spesso, una consapevolezza inconscia dei propri deficit personali può rendere i soggetti affetti particolarmente reattivi, se non francamente aggressivi. Questa irritabilità sorge nella speranza che i propri difetti non emergano: la reazione sproporzionata davanti a un compito semplice, come l'uso di un elettrodomestico, è frequentemente una difesa per mascherare l'incapacità di gestire il problema.
Lo stesso meccanismo può essere alla base della necessità di ricercare continue attenzioni, anche attraverso l'accentuazione dei propri problemi di salute o la svalutazione dei vissuti altrui (scarsa empatia). In quest'ottica, la competizione sui malanni o il racconto di eventi inverosimili servono a mantenere un ruolo centrale nel nucleo familiare, compensando un senso di inadeguatezza profondo.
Per quanto riguarda l'approccio dei familiari, è necessario fare una distinzione. Da un lato, tentare continue correzioni della condotta o mostrare rabbia e insistenza verso la persona affetta può risultare controproducente, poiché alimenta il circuito di reattività e vittimismo. In questo senso, l'atteggiamento più comprensivo o tollerante degli altri familiari sembra un approccio più umano e funzionale a mantenere un clima di minore conflittualità.
Dall'altro lato, è certamente corretto insistere nel richiedere un consulto psichiatrico per inquadrare meglio il disturbo, ma bisogna essere consapevoli di due grandi ostacoli. Il primo è la mancata disponibilità della signora: senza una minima alleanza terapeutica, qualsiasi tentativo di approccio rischia di essere inutile. Il secondo è di natura clinica: un intervento psichiatrico è estremamente complesso in soggetti con disturbi di personalità così strutturati, che rappresentano tra le sfide più difficili da trattare, soprattutto quando l'età avanzata diventa un ulteriore ostacolo alla plasticità del comportamento.
In conclusione, ci troviamo probabilmente di fronte a una combinazione di fragilità cognitiva e tratti di personalità disfunzionali. La gestione migliore, in attesa di un eventuale supporto specialistico, rimane quella di evitare lo scontro diretto sulle capacità della persona, cercando di proteggere al contempo il proprio equilibrio psicologico dal carico emotivo che tali comportamenti comportano. Ma anche proteggere un soggetto così fragile come sua nonna rispettando i suoi limiti, di cui non è responsabile, e la sua necessità di mascherarli. Saluti
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