Salve, mia madre ha 62 anni e da quest'estate soffre di depressione. Lei si è occupata di mio padre,
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Salve, mia madre ha 62 anni e da quest'estate soffre di depressione. Lei si è occupata di mio padre, malato di SLA da 8 anni, e vista la difficile situazione quest'estate è crollata. Il primo psichiatra che l ha visitata ha prescritto entumin, EN e prothiaden. Inizialmente stava bene, dopo un paio di mesi il medico ha deciso di abbassare la dose e a quel punto ha avuto la ricaduta. Il medico allora ha rialzato le dosi dei farmaci, ma non ha funzionato. Persistevano ansia e agitazione, in più si è accentuato il fatto di non riuscire a stare seduta, pranzo e cena in piedi perché è impossibile stare seduta. Per questo siamo andati al pronto soccorso dove è stato notato un allungamento del QT. Il nuovo psichiatra che abbiamo conosciuto al PS ha deciso di eliminare tutta la cura (ha lasciato solo EN). Ha sofferto più di una settimana gli effetti dell'astinenza, poi il QT è tornato a livelli standard e ha cominciato la nuova terapia che comprendeva Brintellix, Depakin, Olanzapina, Zoplicone, Diazepam. Dopo un mese e mezzo di continua disperazione, malessere, stanchezza, preoccupazione persistente e acatisia marcata (sempre non riducendo a stare seduta nemmeno per i pasti) ed il medico che sosteneva fosse solo questione di tempo e nonostante la nostra preoccupazione insisteva nel dirci di aspettare, c'è stato un tentativo anticonservativo con l'assunzione di Zoplicone (che sono state fortunate smaltite dopo un paio d'ore senza nessuno affetto collaterale).Viene per questo motivo ricoverata in Psichiatria. In prima giornata la visita il medico dicendole che la terapia che assumeva era esageratamente forte per lei e che tutto quello che stava soffrendo erano effetti collaterali dei farmaci. La lascia per un giorno senza terapia, solo con Diazepam e Akineton. Andiamo a trovarla nel primo pomeriggio e lei è un'altra persona. È visibile e lei stessa sostiene di essere più serena, rilassata, meno agitata e senza ansia e soprattutto riesce finalmente a stare seduta per più di due ore (unica pecca quella notte non è riuscita a dormire). Quella stessa sera assume mezza cp della nuova terapia (Mirtazapina) prescritta dal nuovo medico che la prende in cura all'ospedale. L'indomani rimandiamo a trovarla ma lei presenta GLI STESSI IDENTICI SINTOMI DEL PRERICOVERO: ansia, agitazione, disperazione, preoccupazione e acatisia. A noi è sembrato evidente che tutti questi farmaci abbiano qualcosa che le dà più effetti collaterali che benefici, visto che in tanti mesi L'UNICO giorno in cui è stata bene è stato il giorno senza terapia (ripeto solo Diazepam e Akineton). Che ne pensate? Siamo molto preoccupati che i medici ci dicano di aspettare anche stavolta e che anche stavolta stia invece soffrendo solo effetti collaterali.
Scusate se mi sono dilungata, ringrazio anticipatamente chiunque di voi risponderà.
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Salve
Situazione apparentemente molto complessa, da gestire in ricovero in una struttura adeguata, come ad esempio in un buon ospedale universitario, prima in ricovero e magari successivamente in Day Hospital, così da monitorare il quadro
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Buongiorno,
la situazione che descrive è complessa e comprensibilmente molto preoccupante per voi. Da quanto riferisce, è possibile che parte della sintomatologia (in particolare agitazione e difficoltà a stare seduta) fosse legata anche a effetti collaterali farmacologici, come già ipotizzato in reparto.
Tuttavia un miglioramento di un solo giorno, in assenza quasi completa di terapia, non è sufficiente per trarre conclusioni definitive: in fase di ricovero possono incidere anche fattori ambientali, contenimento clinico e sospensione graduale dei farmaci precedenti.
In questo momento è fondamentale affidarsi all’équipe che la sta seguendo in reparto, segnalando con chiarezza ogni cambiamento osservato. La rivalutazione quotidiana in ambiente ospedaliero è la condizione più sicura per trovare l’equilibrio terapeutico adeguato.
Comprendo la vostra apprensione, ma il fatto che ora sia in un contesto protetto rappresenta un elemento di tutela importante.
Un cordiale saluto.
la situazione che descrive è complessa e comprensibilmente molto preoccupante per voi. Da quanto riferisce, è possibile che parte della sintomatologia (in particolare agitazione e difficoltà a stare seduta) fosse legata anche a effetti collaterali farmacologici, come già ipotizzato in reparto.
Tuttavia un miglioramento di un solo giorno, in assenza quasi completa di terapia, non è sufficiente per trarre conclusioni definitive: in fase di ricovero possono incidere anche fattori ambientali, contenimento clinico e sospensione graduale dei farmaci precedenti.
In questo momento è fondamentale affidarsi all’équipe che la sta seguendo in reparto, segnalando con chiarezza ogni cambiamento osservato. La rivalutazione quotidiana in ambiente ospedaliero è la condizione più sicura per trovare l’equilibrio terapeutico adeguato.
Comprendo la vostra apprensione, ma il fatto che ora sia in un contesto protetto rappresenta un elemento di tutela importante.
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