Salve, ho 41 anni e quest'anno, in seguito a un periodo di forte stress, ho avuto un episodio di par

6 risposte
Salve, ho 41 anni e quest'anno, in seguito a un periodo di forte stress, ho avuto un episodio di paranoia molto forte, in cui ero convinta di essere in pericolo di vita e che una persona cara mi volesse fare del male. L'episodio è durato molte ore, direi quasi 20 ore di fila. Poi mi sono resa conto da sola di non essere in me. Questa convinzione è tornata ciclicamente, pian piano modificandosi in forme più attendibili, ragionevoli, ma comunque la sofferenza, quando arrivano queste idee, è molto forte. Ho consultato un neurologo e fondamentalmente mi ha detto che non ho nulla, mi ha prescritto un antidepressivo (che non ho preso, perché mi è sembrato un gesto poco attento dopo una visita di venti minuti più che altro sui riflessi automatici). Ho consultato uno psichiatra che mi ha detto che in base all'andamento degli episodi ritiene che la situazione si appianerà da sola, senza alcun farmaco. La mia psicoterapeuta ha trovato delle somiglianze con il funzionamento del DOC (cosa che lo psichiatra ha escluso). Non so cosa pensare. Vorrei delle risposte basate su dati certi, visto che la situazione resta più o meno invariata e sta diventando invalidante per la mia vita privata. Ho notato che durante il primo episodio (quello molto intenso, in cui non riuscivo a mangiare, mi piegavo in due, ero nel panico più totale con la stessa sensazione che provo durante un incubo notturno) sentivo sul lato destro della testa, una sensazione di ottundimento e al tatto non sentivo il contatto diretto, come invece sentivo sul lato sinistro: era come se la pelle fosse un po' addormentata. Questa cosa mi succede ancora durante gli episodi un po' più forti. Ho anche sbalzi di temperatura. Sento (a volte) alcuni sapori, cattivi. Ho il dubbio che possa essere qualcosa di strutturale, e non di puramente psicologico, perché spesso la parte emotiva viene fuori molti minuti dopo la sensazione fisica. Chiedo un parere su come muovermi per avere qualche risposta in più.
Dr. Alessio Fogliamanzillo
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Casagiove
Salve. In riferimento agli specialisti da lei consultati, il problema può essere nel fatto che abbiano valutato solo "la parte loro" senza quindi vedere il quadro di insieme: le anestesie parziali che indica possono essere secondarie sia a disturbi neurologici transitori o degenerativi (esempio epilessia, emicrania, oppure sintomi prodromici di problemi con esordio nei prossimi anni) sia a crisi psicotiche, sia a disturbi organici dovuti a sostanze o loro carenze (esempio abuso o astinenza da alcuni farmaci o droghe), per citarne alcune; in questo senso il neurologo non aveva le conoscenze per distinguere la crisi psicotica, lo psichiatra non ne aveva per capire le sindromi neurologiche, la psicoterapeuta potrebbe non aver avuto le conoscenze per distinguere un disturbo psicologico primario (solo psicologico per intenderci) da uno secondario (neuropsichiatrico, ovvero dovuto a qualcosa di organico con risvolti psicologici). Le consiglierei dunque un percorso psicologico con qualcuno che abbia competenze sia in Psicologia Clinica che in Neuropsicologia o Neuropsichiatria, eventualmente nel suo caso deve essere preso in esame il sintomo di tutt'e due le categorie e non è mai pratico che siano professionisti diversi che la vedono in momenti diversi a farlo separatamente

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Dott.ssa MARIELLA BELLOTTO
Psicoterapeuta, Neuropsicologo, Psicologo
Vicenza
Buongiorno,
da quanto riferisce, il quadro non è riconducibile con certezza a una reazione ansiosa aspecifica. L’esordio in età adulta, la ricorrenza degli episodi e la presenza di sintomi sensoriali e corporei lateralizzati, talora precedenti l’attivazione emotiva, rendono indicato un approfondimento neurologico e psichiatrico strutturato, prima di formulare ipotesi esclusivamente psicologiche.

Solo dopo un’adeguata esclusione organica è possibile orientare il lavoro psicoterapeutico in modo mirato.

Resto a disposizione.
Dott.ssa Laura Martinez
Neuropsicologo, Psicologo
Pavia
Capisco molto bene la tua confusione e la tua stanchezza: quello che stai vivendo è spaventoso, logorante, e il fatto di ricevere pareri diversi non aiuta affatto a sentirsi al sicuro. È importante dirti che non sei “fuori controllo” né stai impazzendo: il fatto che tu ti renda conto che qualcosa non va, che tu riesca a mettere in discussione quelle convinzioni e che tu stia cercando spiegazioni è un segnale di grande lucidità.

Detto questo, Situazioni di forte stress possono davvero provocare episodi di panico molto intensi, pensieri di pericolo, sensazioni corporee strane, derealizzazione e persino idee che sembrano paranoiche; allo stesso tempo, quando compaiono sensazioni fisiche specifiche e ricorrenti (come il lato della testa che sembra “addormentato”, i sapori cattivi, gli sbalzi di temperatura), è comprensibile chiedersi se ci sia anche altro. Spesso queste sensazioni possono essere legate all’ansia, ma è giusto escludere con calma e metodo cause mediche, proprio per poterti tranquillizzare davvero.
Se da vero senti il bisogno di indagare ancora e i risultati che hai non ti convincono, potresti cercare una valutazione neurologica più approfondita (anche solo per conferma), spiega bene come iniziano gli episodi e come il corpo reagisce prima delle emozioni, e allo stesso tempo continua la psicoterapia, chiarendo che per te la situazione è diventata invalidante. Non è una sconfitta chiedere altri pareri, e non è un’esagerazione voler capire cosa ti sta succedendo.
Dott.ssa Francesca Proietti
Psicoterapeuta, Neuropsicologo, Psicologo
Roma
Buona pomeriggio. Ha provato a condividere con la sua terapeuta questi suoi dubbi? forse potrebbe aiutarla nel chiarirsi un pò le idee sia rispetto al funzionamento DOC, che alla mancanza di coerenza che sente tra quello che dice la dottoressa e quello che dice lo psichiatra. Un caro saluto, Dott.ssa Francesca Proietti
Dott.ssa Susanna Scainelli
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Albino
Buongiorno, sta seguendo le strade più opportune, ha escluso problemi neurologici tramite la visita del neurologo, è seguita da uno psichiatra e da uno psicoterapeuta, prosegua con queste figure di riferimento, qualora non avesse nessun risultato potrà eventualmente valutare di cambiare professionista. Se avesse bisogno in futuro sono a sua disposizione in presenza o online, per una terapia di tipo relazionale integrata, con il supporto di varie tecniche personalizzate in base al paziente, ai suoi bisogni ed obiettivi con evidenza scientifica. Dott.ssa Susanna Scainelli
Dott.ssa Annamaria Ghellere
Psicologo clinico, Neuropsicologo
San Bonifacio
Salve, la sua situazione merita un’attenzione che vada oltre il "passerà da solo", specialmente perché i sintomi fisici che descrive sono molto specifici. In ambito clinico e cognitivo-comportamentale (CBT), il fatto che la sensazione fisica (intorpidimento a destra e cattivi sapori) preceda il pensiero paranoide è un dato fondamentale: suggerisce che il suo sistema nervoso entri in uno stato di allarme "bottom-up". In pratica, il corpo lancia un segnale di terrore fisico e il cervello, per dare un senso a quel malessere, costruisce una spiegazione esterna (la paranoia).

Il contrasto tra le diagnosi di DOC e paranoia dipende spesso dall’insight: se lei si rende conto dopo che il pensiero era privo di riscontri oggettivi, siamo più vicini a un funzionamento ossessivo; se invece durante l'episodio la convinzione è totale, si tratta di ideazione paranoide transitoria legata a stress estremo.

Tuttavia, dato che riferisce sintomi unilaterali (solo lato destro) e alterazioni del gusto (cacosmia), il mio consiglio per avere "dati certi" è di non fermarsi a una visita superficiale. Sarebbe opportuno richiedere una Risonanza Magnetica (RM) encefalo e un EEG per escludere con certezza cause strutturali o irritative del lobo temporale, che possono simulare stati di panico o paranoia. Se gli esami risulteranno negativi, potrà affrontare con più serenità un percorso di psicoterapia mirato alla gestione dei traumi o dello stress, valutando con uno psichiatra se una terapia farmacologica specifica (non necessariamente un antidepressivo generico) possa aiutarla a stabilizzare queste "scosse" del sistema nervoso che al momento sono invalidanti.

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