Salve, ho 31 anni. Svariate volte in passato ho provato a cominciare un percorso con uno psicolo
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Salve,
ho 31 anni. Svariate volte in passato ho provato a cominciare un percorso con uno psicologo ma, per un motivo o per l'altro, ho sempre interrotto dopo poche sedute. Inizialmente sono andata in seguito ad un paio di episodi di attacchi di panico e crisi di ipocondria. Ad oggi non ho più attacchi di panico, ma sono ormai anni che vivo in quello che credo sia uno stato depressivo. Ho allontanato praticamente tutti gli amici, se non quelli più stretti. Cerco di trovare nuovi stimoli per affacciarmi al mondo lavorativo, ma poi non lo faccio mai. Esco di casa lo stretto necessario, ho perso interesse per molte delle cose che prima mi piaceva fare, evito sempre situazioni sociali che so che potrebbero darmi molta ansia, soffro di insonnia e la mattina faccio fatica ad alzarmi dal letto. Ho vissuto tutti questi anni con mia madre a cui è stata diagnosticata anni fa la depressione maggiore. Vivere con lei non è stato facile e credo che la sua situazione abbia influito molto sulla mia condizione psicologica. Ogni tanto provo una forte rabbia nei suoi confronti, che però tengo sempre per me.
Questa situazione di disagio e ritiro sociale va avanti da anni, ma negli ultimi tempi è peggiorata notevolmente. Ho anche iniziato a soffrire di forti cefalee che mi durano 24 ore circa e non passano con nessun farmaco, si ripresentano ogni mese. La notte ho anche episodi di paralisi del sonno.
A differenza delle altre volte, credo oggi di essere abbastanza consapevole (almeno in parte) di quello che sto vivendo. Se in passato, pur vivendo in una situazione di forte disagio, pensavo che le cose si sarebbero aggiustate da sole e avevo ancora speranza nel futuro, ad oggi quella speranza non c'è più, se non in minima parte. Mi rendo quindi conto che non posso più ignorare il problema.
Vorrei quindi iniziare un percorso di psicoterapia, ma ecco qui che ritorna la questione iniziale. Avendo già iniziato percorsi di questo tipo in passato e avendoli sempre bruscamente interrotti, nonostante in un caso particolare mi trovavo molto bene con il mio psicologo, ho paura che questo tipo di meccanismo si possa ripresentare. So che dipende tutto da me, ma mi chiedevo se, considerata la mia situazione, non fosse il caso anche di fare un consulto psichiatrico per valutare l'eventualità di un supporto farmacologico, oltre che la psicoterapia.
La mia paura, in parte, è quella di stare "esagerando", passatemi il termine e che devo soltanto avere più forza di volontà e pazienza con l'analisi.
ho 31 anni. Svariate volte in passato ho provato a cominciare un percorso con uno psicologo ma, per un motivo o per l'altro, ho sempre interrotto dopo poche sedute. Inizialmente sono andata in seguito ad un paio di episodi di attacchi di panico e crisi di ipocondria. Ad oggi non ho più attacchi di panico, ma sono ormai anni che vivo in quello che credo sia uno stato depressivo. Ho allontanato praticamente tutti gli amici, se non quelli più stretti. Cerco di trovare nuovi stimoli per affacciarmi al mondo lavorativo, ma poi non lo faccio mai. Esco di casa lo stretto necessario, ho perso interesse per molte delle cose che prima mi piaceva fare, evito sempre situazioni sociali che so che potrebbero darmi molta ansia, soffro di insonnia e la mattina faccio fatica ad alzarmi dal letto. Ho vissuto tutti questi anni con mia madre a cui è stata diagnosticata anni fa la depressione maggiore. Vivere con lei non è stato facile e credo che la sua situazione abbia influito molto sulla mia condizione psicologica. Ogni tanto provo una forte rabbia nei suoi confronti, che però tengo sempre per me.
Questa situazione di disagio e ritiro sociale va avanti da anni, ma negli ultimi tempi è peggiorata notevolmente. Ho anche iniziato a soffrire di forti cefalee che mi durano 24 ore circa e non passano con nessun farmaco, si ripresentano ogni mese. La notte ho anche episodi di paralisi del sonno.
A differenza delle altre volte, credo oggi di essere abbastanza consapevole (almeno in parte) di quello che sto vivendo. Se in passato, pur vivendo in una situazione di forte disagio, pensavo che le cose si sarebbero aggiustate da sole e avevo ancora speranza nel futuro, ad oggi quella speranza non c'è più, se non in minima parte. Mi rendo quindi conto che non posso più ignorare il problema.
Vorrei quindi iniziare un percorso di psicoterapia, ma ecco qui che ritorna la questione iniziale. Avendo già iniziato percorsi di questo tipo in passato e avendoli sempre bruscamente interrotti, nonostante in un caso particolare mi trovavo molto bene con il mio psicologo, ho paura che questo tipo di meccanismo si possa ripresentare. So che dipende tutto da me, ma mi chiedevo se, considerata la mia situazione, non fosse il caso anche di fare un consulto psichiatrico per valutare l'eventualità di un supporto farmacologico, oltre che la psicoterapia.
La mia paura, in parte, è quella di stare "esagerando", passatemi il termine e che devo soltanto avere più forza di volontà e pazienza con l'analisi.
Buonasera, potrebbe essere utile nel suo caso eseguire una visita psichiatrica per valutare l'introduzione di una terapia farmacologica da associare ad un percorso di psicoterapia. Consideri che combinando i due elementi (farmaci/psicoterapia) si possono ottenere, in molti casi, diversi benefici. Cordiali saluti
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Gentile utente,
Le tue parole trasmettono una sofferenza profonda, e mi colpisce il coraggio con cui stai affrontando questa consapevolezza.
Per mia esperienza clinica, riconoscere il peso di anni di disagio, come il tuo ritiro sociale, la perdita di interessi e le cefalee, è un passo fondamentale verso il cambiamento.
La tua storia, con sintomi come insonnia, paralisi del sonno, apatia e rabbia repressa, insieme all’influenza della depressione di tua madre, suggerisce un quadro che potrebbe essere coerente con un disturbo depressivo o ansioso, ma non è raro che situazioni simili si intreccino con dinamiche emotive complesse.
Hai ragione a considerare un nuovo percorso di psicoterapia, nonostante le interruzioni passate.
Per mia esperienza, l’abbandono precoce è comune quando la fiducia o la motivazione vacillano, ma un terapeuta empatico può aiutarti a superare questa barriera. Un consulto psichiatrico è un’ottima idea: un supporto farmacologico, può alleviare sintomi come apatia o cefalee (spesso legate a tensione emotiva) e rendere la psicoterapia più efficace.
Non stai “esagerando”: chiedere aiuto è un segno di forza, non di debolezza.
Ti consiglio di contattare uno psichiatra per una valutazione, che è fondamentale, e di cercare un terapeuta con cui costruire un legame di fiducia.
Cari saluti, resto a disposizione per eventuali necessità
Le tue parole trasmettono una sofferenza profonda, e mi colpisce il coraggio con cui stai affrontando questa consapevolezza.
Per mia esperienza clinica, riconoscere il peso di anni di disagio, come il tuo ritiro sociale, la perdita di interessi e le cefalee, è un passo fondamentale verso il cambiamento.
La tua storia, con sintomi come insonnia, paralisi del sonno, apatia e rabbia repressa, insieme all’influenza della depressione di tua madre, suggerisce un quadro che potrebbe essere coerente con un disturbo depressivo o ansioso, ma non è raro che situazioni simili si intreccino con dinamiche emotive complesse.
Hai ragione a considerare un nuovo percorso di psicoterapia, nonostante le interruzioni passate.
Per mia esperienza, l’abbandono precoce è comune quando la fiducia o la motivazione vacillano, ma un terapeuta empatico può aiutarti a superare questa barriera. Un consulto psichiatrico è un’ottima idea: un supporto farmacologico, può alleviare sintomi come apatia o cefalee (spesso legate a tensione emotiva) e rendere la psicoterapia più efficace.
Non stai “esagerando”: chiedere aiuto è un segno di forza, non di debolezza.
Ti consiglio di contattare uno psichiatra per una valutazione, che è fondamentale, e di cercare un terapeuta con cui costruire un legame di fiducia.
Cari saluti, resto a disposizione per eventuali necessità
Gentilissima, dalle sua parole si comprende bene la grande sofferenza che sta provando, che sembra compromettere molto la sua quotidianità. Una valutazione psichiatrica potrebbe essere opportuna, per considerare la possibilità di iniziare una terapia farmacologica che la aiuti a sentire meno disagio e più speranza per il futuro. Mi sentirei anche di consigliarle caldamente di iniziare un percorso di psicoterapia. Si potrebbe cominciare portando proprio quel meccanismo che l'ha portata a interrompere i precedenti percorsi. Un caro saluto.
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