Salve dottori ho 24 anni, ed è da un paio di mesi che ho ossessioni ricorrenti di poter essere omose
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Salve dottori ho 24 anni, ed è da un paio di mesi che ho ossessioni ricorrenti di poter essere omosessuale.
Dunque due mesi fa l'uomo che amo tuttora, mi ha lasciata. Dopo quest'avvenimento, ho cominciato a pensare alla tipologia di donna con la quale mi avrebbe potuta sostituire, ed è in quel momento che è iniziato tutto il calvario. Mi sono chiesta "ma come ci sto pensando?, come guardo le donne?, allora ne sono attratta?".
Da qui è stata un escalation di problemi che hanno causato un susseguirsi di scenari in cui forzatamente mi imponevo di immaginarmi accanto ad una donna e di controllare le mie pulsioni.
Ad oggi devo ammettere che quando tutto è cominciato, non avevo affatto pulsioni, ora invece è tutto molto confuso, a furia di costringermi a pensarci vivo delle simili pulsioni, non so come spiegare, che non sono le stesse che provo quando ripenso all'intimità tra me ed il mio ex fidanzato.
La cosa assurda è che io queste cose non le ho mai pensate, fatte e soprattutto desiderate! Io che fin da bambina mi immaginavo accanto ad un uomo ideale, una storia ideale in cui potessi essere riconosciuta come la più donna importante per un ipotetico lui.
Tutto questo non ha senso, se penso a me con una donna, mi sembra assurdo, è una cosa che non mi viene affatto naturale, una cosa che realmente non ho mai desiderato.
È come se avessi messo in discussione all'improvviso tutto quello che sono sempre stata fino a che non mi ha lasciata.
Bisogna aggiungere a questo che, non esco più, proprio per la paura di aver Subìto un cambiamento mai desiderato, mai fantasticato!
Cerco incessantemente risposte su internet e mi confondono il triplo, troppe teorie contrastanti sulla sessualità, ed io non ci sto capendo nulla.
È giusto ammettere anche che durante la relazione, estremamente importante per me, non mi dispiaceva affatto attrarre l'attenzione di altri uomini se capitava di tanto in tanto.
Per cui cosa mi sta succedendo? Potete darmi un vostro parere?
Ci sono volte in cui penso solo di dovermi rassegnare alla cosa e vivere questa situazione come inevitabile.
Dunque due mesi fa l'uomo che amo tuttora, mi ha lasciata. Dopo quest'avvenimento, ho cominciato a pensare alla tipologia di donna con la quale mi avrebbe potuta sostituire, ed è in quel momento che è iniziato tutto il calvario. Mi sono chiesta "ma come ci sto pensando?, come guardo le donne?, allora ne sono attratta?".
Da qui è stata un escalation di problemi che hanno causato un susseguirsi di scenari in cui forzatamente mi imponevo di immaginarmi accanto ad una donna e di controllare le mie pulsioni.
Ad oggi devo ammettere che quando tutto è cominciato, non avevo affatto pulsioni, ora invece è tutto molto confuso, a furia di costringermi a pensarci vivo delle simili pulsioni, non so come spiegare, che non sono le stesse che provo quando ripenso all'intimità tra me ed il mio ex fidanzato.
La cosa assurda è che io queste cose non le ho mai pensate, fatte e soprattutto desiderate! Io che fin da bambina mi immaginavo accanto ad un uomo ideale, una storia ideale in cui potessi essere riconosciuta come la più donna importante per un ipotetico lui.
Tutto questo non ha senso, se penso a me con una donna, mi sembra assurdo, è una cosa che non mi viene affatto naturale, una cosa che realmente non ho mai desiderato.
È come se avessi messo in discussione all'improvviso tutto quello che sono sempre stata fino a che non mi ha lasciata.
Bisogna aggiungere a questo che, non esco più, proprio per la paura di aver Subìto un cambiamento mai desiderato, mai fantasticato!
Cerco incessantemente risposte su internet e mi confondono il triplo, troppe teorie contrastanti sulla sessualità, ed io non ci sto capendo nulla.
È giusto ammettere anche che durante la relazione, estremamente importante per me, non mi dispiaceva affatto attrarre l'attenzione di altri uomini se capitava di tanto in tanto.
Per cui cosa mi sta succedendo? Potete darmi un vostro parere?
Ci sono volte in cui penso solo di dovermi rassegnare alla cosa e vivere questa situazione come inevitabile.
Salve, partiamo dall incipit del suo messaggio: “ho ossessioni ricorrenti di poter essere omosessuale”.
Da quello che scrive poi, c’è una buona probabilità lei abbia inquadrato correttamente la situazione.
Possono essere pensieri di stampo ossessivo, rimuginativo, dove pensando di seguire un ordine logico, dove ognuno spiega l’altro, lei faccia dei collegamenti che in realtà non stanno in piedi.
Lei dice di aver cominciato a pensare alla tipologia di donna con cui potrebbe averla sostituita.
Non voglio addentrarmi nell’analisi della questione in se, ma pare che, non potendo né avere risposte, né smettere di pensare, sia successo proprio quello che descrivevo prima. Un susseguirsi di pensieri che lei ha messo in collegamento, tra cui probabilmente “se lo penso così tanto allora vuol dire che…” e via avanti, fino a non capire più da dove partono le cose.
Questo non ha nulla a che fare con l’omosessualità, ha a che fare con il suo modo avere a che fare con questa situazione dolorosa.
La condizione che descrive non è da prendere alla leggera. Un ritiro sociale porta solo di più a sprofondare nei propri pensieri, senza nemmeno un confronto con l’estero che possa tenerli più aderenti alla realtà.
Ha fatto bene a scrivere qui.
Il prossimo passo è parlarne con qualcuno dal vivo per poter uscire da questo circolo vizioso.
Da quello che scrive poi, c’è una buona probabilità lei abbia inquadrato correttamente la situazione.
Possono essere pensieri di stampo ossessivo, rimuginativo, dove pensando di seguire un ordine logico, dove ognuno spiega l’altro, lei faccia dei collegamenti che in realtà non stanno in piedi.
Lei dice di aver cominciato a pensare alla tipologia di donna con cui potrebbe averla sostituita.
Non voglio addentrarmi nell’analisi della questione in se, ma pare che, non potendo né avere risposte, né smettere di pensare, sia successo proprio quello che descrivevo prima. Un susseguirsi di pensieri che lei ha messo in collegamento, tra cui probabilmente “se lo penso così tanto allora vuol dire che…” e via avanti, fino a non capire più da dove partono le cose.
Questo non ha nulla a che fare con l’omosessualità, ha a che fare con il suo modo avere a che fare con questa situazione dolorosa.
La condizione che descrive non è da prendere alla leggera. Un ritiro sociale porta solo di più a sprofondare nei propri pensieri, senza nemmeno un confronto con l’estero che possa tenerli più aderenti alla realtà.
Ha fatto bene a scrivere qui.
Il prossimo passo è parlarne con qualcuno dal vivo per poter uscire da questo circolo vizioso.
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È scorretto affermare che questa situazione “non ha senso”, “è assurda”.
Si tratta di una condizione clinica molto più comune di quanto lei non immagini e che, come ha puntualizzato la collega Dott.ssa Navarra, nulla ha a che vedere con l’orientamento sessuale.
E’ ipotizzabile che, in altre circostanze, abbia avuto pensieri caratterizzati dal dubbio.
Ad oggi, è presumibile che la rottura della sua relazione le stia causando un disagio tale da alimentare i pensieri ossessivi riferiti.
Mi sento di darle un consiglio: nel suo caso può essere nocivo continuare a cercare sul web informazioni che, peraltro, possono non essere attendibili. In questo modo, non fa che alimentare la sua rimuginazione, confondersi e isolarsi in maniera “insana”. Chieda un supporto psicoterapeutico: non solo i pensieri descritti potranno essere oggetto di approfondimento, ma anche il ruolo del distacco e della perdita nelle sue relazioni con il prossimo.
Si tratta di una condizione clinica molto più comune di quanto lei non immagini e che, come ha puntualizzato la collega Dott.ssa Navarra, nulla ha a che vedere con l’orientamento sessuale.
E’ ipotizzabile che, in altre circostanze, abbia avuto pensieri caratterizzati dal dubbio.
Ad oggi, è presumibile che la rottura della sua relazione le stia causando un disagio tale da alimentare i pensieri ossessivi riferiti.
Mi sento di darle un consiglio: nel suo caso può essere nocivo continuare a cercare sul web informazioni che, peraltro, possono non essere attendibili. In questo modo, non fa che alimentare la sua rimuginazione, confondersi e isolarsi in maniera “insana”. Chieda un supporto psicoterapeutico: non solo i pensieri descritti potranno essere oggetto di approfondimento, ma anche il ruolo del distacco e della perdita nelle sue relazioni con il prossimo.
Buongiorno l'omosessualità è un orientamento sessuale e non una malattia come molti pensano. E' chiaro che dopo una forte delusione amorosa si possa pensare a variabili sessuale, ma ciò è tutto da verificare, quindi consiglio che possa consultare uno psicoterapeuta psicodinamico che può aiutare nel suo percorso alla ricerca dell'identità sessuale che credo non debba diventare un ossessione
auguri
auguri
Gentile utente,
La psicoterapia con un sessuologo può essere un'opportunità preziosa per esplorare e comprendere meglio le proprie emozioni, i propri pensieri e i comportamenti, lavorando per favorire il benessere psicologico e una maggiore consapevolezza di sé anche da un punto di vista di orientamento sessuale.
Esistono diverse modalità terapeutiche, tra cui la terapia cognitivo-comportamentale, la psicoterapia psicodinamica, e l'approccio sistemico-relazionale, tutte valide. La scelta del percorso dipende molto dalle sue esigenze personali, dalle difficoltà che intende affrontare e dalle risorse che desidera sviluppare.
La cosa più importante è sentirsi a proprio agio con il terapeuta, che deve essere in grado di offrire un ambiente sicuro, rispettoso e privo di giudizio. Un primo colloquio potrebbe aiutarla a valutare quale approccio le risuona maggiormente, e a stabilire insieme un percorso che rispetti il suo ritmo e i suoi tempi.
Cordiali saluti
Dottor Mauro Vargiu
La psicoterapia con un sessuologo può essere un'opportunità preziosa per esplorare e comprendere meglio le proprie emozioni, i propri pensieri e i comportamenti, lavorando per favorire il benessere psicologico e una maggiore consapevolezza di sé anche da un punto di vista di orientamento sessuale.
Esistono diverse modalità terapeutiche, tra cui la terapia cognitivo-comportamentale, la psicoterapia psicodinamica, e l'approccio sistemico-relazionale, tutte valide. La scelta del percorso dipende molto dalle sue esigenze personali, dalle difficoltà che intende affrontare e dalle risorse che desidera sviluppare.
La cosa più importante è sentirsi a proprio agio con il terapeuta, che deve essere in grado di offrire un ambiente sicuro, rispettoso e privo di giudizio. Un primo colloquio potrebbe aiutarla a valutare quale approccio le risuona maggiormente, e a stabilire insieme un percorso che rispetti il suo ritmo e i suoi tempi.
Cordiali saluti
Dottor Mauro Vargiu
Gentilissima comprendo l'estrema confusione che sta vivendo. Procediamo con ordine, tutto e' iniziato con la rottura della relazione affettiva con il suo fidanzato ,da qui lei ha cominciato ad immaginare.....infiniti scenari ,che l'hanno portata a perdersi..a confondersi. Il nocciolo della questione e' L'ABBANDONO che le ha procurato tanta sofferenza perche', come ha scritto, lei era molto innamorata di lui. Da qui lei deve ripartire, ricominciare a vivere senza di lui. Certo non e' facile ,ma e' possibile. La incoraggio ad incontrare nuove persone , a sviluppare nuovi interessi, a leggere libri, impegnarsi in un volontariato , a passare piu' tempo con chi le vuole bene, pur avendo la tristezza nel cuore.
Potrebbe giovarle un percorso di sostegno psicologico e sarei lieta di accompagnarla .
Resto a disposizione e la saluto cordialmente
Dott.ssa Adriana Gaspari
Potrebbe giovarle un percorso di sostegno psicologico e sarei lieta di accompagnarla .
Resto a disposizione e la saluto cordialmente
Dott.ssa Adriana Gaspari
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