Salve, avrei bisogno di un parere di un esperto. Parto dal dire che mi è stato diagnosticato il DO

5 risposte
Salve, avrei bisogno di un parere di un esperto.
Parto dal dire che mi è stato diagnosticato il DOC.
Qualche settimana fa ho dormito a casa di un amico e durante la notte (mentre ero mezzo addormentato ma ancora cosciente) il suo gatto mi è salito addosso e si è messo a dormire sopra il mio petto. Io ero completamente rilassato e avevo un erezione spontanea mentre dormivo.
Sul momento non ho badato molto alla cosa, ho accarezzato il gatto e l’ho lasciato dormire sopra di me e poi mi sono riaddormentato.
Non ho provato pulsioni sessuali nei suoi confronti, ma comunque non gli ho ordinato di scendere e l’ho lasciato dormire lì dove era.
Ripeto, sul momento non ho dato molta importanza a questa cosa, adesso ripensandoci dopo un po’ di tempo ho iniziato a provare senso di colpa e ansia di aver fatto qualcosa di male.
So che questo senso di colpa e questa “paura” irrazionale fanno parte del DOC e che, in un certo senso, sono qui a cercare qualcuno che mi dia delle rassicurazioni più che una vera e propria risposta. Nonostante questo ho bisogno di sapere ciò che un esperto direbbe.
Grazie mille in anticipo.
Dott.ssa Teresita Forlano
Psicologo, Sessuologo, Psicoterapeuta
Roma
Buona sera.
Secondo quanto ha descritto qui, la sua erezione è stata una reazione normale al rilassamento e al sonno. Non ad altro.
Un saluto, dottoressa Teresita Forlano

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Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Salve,
la situazione che descrive va letta tenendo conto di alcuni aspetti fondamentali.

Le erezioni spontanee durante il sonno o nelle fasi di dormiveglia sono fenomeni fisiologici automatici, non collegati a desiderio, intenzionalità o contenuti sessuali. Il corpo può reagire a rilassamento, stimolazioni casuali o semplicemente a cicli neurofisiologici del sonno, senza che questo abbia alcun significato psicologico o morale.

Da ciò che racconta, non erano presenti fantasie, pulsioni o intenzioni sessuali, né un comportamento volontario a sfondo sessuale. Accarezzare un animale domestico e lasciarlo dormire sul petto rientra in un comportamento neutro e affettivo, non sessuale. Il fatto che oggi lei provi ansia e senso di colpa non indica che abbia fatto qualcosa di sbagliato, ma è molto coerente con il funzionamento del Disturbo Ossessivo-Compulsivo, che spesso porta a:

iperanalizzare eventi passati,

attribuire significati morali a reazioni corporee involontarie,

cercare rassicurazioni per placare l’ansia.

È importante sottolineare che una reazione corporea non equivale a un desiderio, e un pensiero o un dubbio non definisce chi siamo né ciò che vogliamo. Nel DOC, però, il bisogno di certezza assoluta e la paura di “aver fatto qualcosa di imperdonabile” possono diventare molto insistenti.

Detto questo, se questi pensieri continuano a generare disagio, colpa o ruminazione, è consigliabile approfondire il tema con uno specialista, che possa aiutarla a lavorare non tanto sul contenuto del dubbio, quanto sul meccanismo ossessivo che lo mantiene.

Un caro saluto

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Salve,
capisco molto bene il disagio che sta provando e apprezzo la lucidità con cui riconosce già il funzionamento del DOC in ciò che descrive. Questo è un elemento importante.

Dal punto di vista clinico e sessuologico, l’episodio che racconta non ha alcuna valenza sessuale né etica negativa. Un’erezione durante il sonno o nella fase di dormiveglia è un fenomeno fisiologico, automatico, che non indica desiderio, intenzione o piacere sessuale. Il fatto che un gatto si sia sdraiato su di Lei e che Lei, in uno stato di rilassamento, lo abbia accarezzato come si farebbe con qualsiasi animale domestico, rientra in una normale interazione affettiva e non sessuale.

Il nodo centrale, come Lei stesso intuisce, non è ciò che è accaduto, ma il modo in cui il DOC ha riletto l’evento a posteriori, trasformandolo in un dubbio morale, in una colpa e in una paura di “aver fatto qualcosa di male”. Questo è molto tipico del DOC: la mente prende un dettaglio neutro, lo isola e lo carica di significati che non gli appartengono, generando ansia e bisogno di rassicurazione.

È importante però che io sia onesto con Lei anche su un punto delicato: cercare rassicurazioni esterne (“dimmi che non ho fatto nulla di male”) dà sollievo nell’immediato, ma nel lungo periodo alimenta il circolo del DOC. Non perché Lei abbia torto a chiederle, ma perché il disturbo funziona proprio così.

Se dovessi dirLe cosa direbbe un esperto, direi questo: non c’è stato alcun comportamento scorretto, non c’è intenzionalità, non c’è desiderio, non c’è danno. C’è invece un pensiero ossessivo che chiede certezza assoluta su qualcosa che la mente non riesce a lasciare andare.

Il lavoro più utile, in questo momento, non è continuare a giudicare l’episodio, ma osservare come il DOC lo stia usando contro di Lei. Se non lo sta già facendo, sarebbe importante affrontare questi temi in terapia, magari con un approccio specifico per il DOC, proprio per imparare a tollerare il dubbio senza trasformarlo in colpa.

Non c’è nulla, in ciò che ha raccontato, che dica qualcosa di negativo su di Lei come persona. La sofferenza che prova è reale, ma non è una prova di colpa: è un sintomo. E come tale merita comprensione, non condanna. Rimango a disposizione, un saluto!
Dr. Matteo Lupi
Psicologo, Sessuologo, Psicologo clinico
Prato
Capisco molto bene l’ansia e il senso di colpa che descrivi, e apprezzo la lucidità con cui riconosci che ciò che stai vivendo rientra in un funzionamento ossessivo e nella ricerca di rassicurazioni. È già un passaggio importante.

Dal punto di vista dei fatti, è utile essere molto chiari: non hai fatto nulla di male. L’erezione che descrivi è un fenomeno fisiologico comune durante il sonno o nei momenti di rilassamento, e non ha valore di intenzione, desiderio o pulsione. Il contatto con il gatto, così come l’averlo accarezzato, rientra in un gesto affettivo e automatico, privo di qualsiasi connotazione sessuale. Non c’è stato alcun comportamento intenzionale o agito problematico.

Quello che stai vivendo ora sembra riguardare soprattutto la rilettura retroattiva dell’episodio, tipica dei pensieri ossessivi: un evento neutro o ambiguo viene rianalizzato a distanza, caricato di significati morali e accompagnato da colpa, paura e bisogno di “certezza”. Il fatto che sul momento tu non abbia provato nulla di disturbante e che l’ansia sia comparsa solo dopo è un elemento molto coerente con questo meccanismo.

È importante però fare attenzione a un punto: anche se è comprensibile cercare rassicurazioni, continuare a chiedersi se “si è fatto qualcosa di sbagliato” o a cercare conferme esterne rischia di mantenere il circolo dell’ansia. Più che stabilire se l’episodio fosse giusto o sbagliato (cosa che, nei fatti, non lo è), il lavoro utile è tollerare il dubbio e ridurre il peso che questi pensieri hanno su di te, senza doverli risolvere uno per uno.

Ti incoraggio a portare questo episodio nel tuo percorso terapeutico, non per giudicarlo, ma per lavorare su come funziona questo senso di colpa a posteriori e su come rispondere ai pensieri intrusivi senza assecondarli. Con il giusto lavoro, anche questi timori possono perdere forza e diventare molto più gestibili.
Un saluto
Dr. Matteo Lupi
Dott. Fabio Coletta
Psicologo clinico, Sessuologo, Psicologo
Treviglio
Salve,
provo a risponderle in modo discorsivo, chiaro e professionale, tenendo insieme sia l’aspetto clinico del DOC sia ciò che è realmente accaduto, senza alimentare inutilmente l’ansia ma nemmeno sminuendo il suo bisogno di capire.

Parto da un punto fondamentale: ciò che descrive non è un comportamento sessuale, né dal punto di vista psicologico né da quello clinico. È molto importante dirlo con chiarezza.

Durante il sonno e le fasi di dormiveglia il corpo può produrre erezione spontanea indipendentemente da desiderio, intenzione o contenuto mentale. È un fenomeno fisiologico, automatico, regolato dal sistema nervoso autonomo. Accade spesso di notte, accade al risveglio, e può accadere anche in totale assenza di stimoli erotici. Il fatto che lei fosse rilassato, mezzo addormentato e sdraiato favorisce questo tipo di risposta corporea, che non ha alcun significato morale o sessuale.

Il gatto che le si è sdraiato sul petto è un evento neutro: un animale che cerca calore e contatto. Lei non ha provato attrazione, non ha avuto fantasie, non ha messo in atto alcuna intenzione o comportamento sessuale. Il fatto di averlo accarezzato e lasciato dormire lì rientra in un gesto normale, affettivo e non sessualizzato. Non c’è stata nessuna azione deliberata, nessuna ricerca di piacere, nessuna trasgressione.

Il punto centrale, però, non è tanto l’evento in sé, quanto ciò che è successo dopo nella sua mente. Qui entra in gioco il DOC.

Nel disturbo ossessivo-compulsivo è molto frequente che un episodio neutro, inizialmente privo di significato, venga ripescato a distanza di tempo, analizzato in modo ossessivo e reinterpretato come “potenzialmente grave”, “moralmente sbagliato” o “pericoloso”. Il senso di colpa che prova ora non nasce dall’evento, ma dal meccanismo ossessivo, che lavora retroattivamente e trasforma un ricordo normale in una “prova” contro di sé.

Il fatto che lei stesso riconosca di essere qui anche per cercare rassicurazione è un segnale di grande consapevolezza. Allo stesso tempo, è importante dirle con onestà clinica che il DOC tende a chiedere rassicurazioni continue, senza che queste riescano mai a calmare davvero l’ansia nel lungo periodo. Questo non significa che lei stia facendo qualcosa di sbagliato, ma che questa modalità è parte del disturbo.

Dal punto di vista di un esperto, quindi, le direi questo:
non ha fatto nulla di male, nulla di sessualmente deviante, nulla che indichi desideri nascosti o intenzioni inaccettabili. L’erezione non è un indicatore morale, né una prova di volontà o di desiderio. Il senso di colpa che prova ora è coerente con il DOC, non con la realtà dei fatti.

Detto questo, ed è importante sottolinearlo, il passo più utile resta sempre confrontarsi con un professionista che la segue o con il suo medico. Se è già in carico a uno psicologo o a uno psichiatra, questo episodio è un ottimo materiale clinico da portare in seduta, perché rappresenta molto bene il funzionamento del disturbo. Se non lo è, parlarne con il medico di base può essere un primo passo per orientarsi verso un supporto adeguato.

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