Salve a tutti buongiorno. Da circa 7 mesi sto soffrendo di una forte tensione e senso di divisione n
Salve a tutti buongiorno. Da circa 7 mesi sto soffrendo di una forte tensione e senso di divisione nella parte sinistra della testa. Mi sento come se fossi diviso in 2, ho problemi di concentrazione e di memoria. La caratteristica più importante è che mi sento come se fossi distaccato da me stesso, dalle mie emozioni e dalla realtà. Questo stato è facilmente risolvibile in quanto il mio corpo cerca di autoregolarsi tramite dei mormori vocali. Quando faccio questi mormori sento che la tensione diminuisce, che i pensieri si riorganizzano e soprattutto rientro in contatto con me stesso. Ho fatto varie visite psichiatriche e mi è stato detto che questo corrisponde ad uno stato dissociativo. Il problema principale è che non riesco a lasciarmi andare (cioè a scaricare questa tensione) perché ho paura che mio padre possa aggredirmi durante i momenti di vulnerabilità (cioè quando mi lascio andare). Questo perché sin dall'infanzia mio padre mi ha sempre traumatizzato con le sue urla, quando facevo qualcosa che gli dava fastidio. Di conseguenza sono rimasto bloccato in un loop dove il mio corpo cerca di lasciarsi andare con questi mormorii ma rimane in allerta per la paura che mio padre possa aggredirmi. Io vorrei semplicemente lasciarmi andare e sentirmi protetto. Ho provato anche ad andare via di casa, ma facendolo contro la mia volontà mi dissocio ancora di più. Per lo stesso principio, i miei genitori mi hanno proposto di ricoverarmi in una clinica, ma facendo qualcosa che non sento il sintomo dissociativo aumenta. Questo stato è sopraggiunto dopo un periodo di 3 mesi dove ho represso ciò che sentivo per adattarmi una situazione (nello specifico un corso di studi). Io vorrei solo sentirmi al sicuro da mio padre, ma in famiglia non capiscono che il nucleo del problema è questo. Ho fatto da circa 1 anno psicoterapia e ho assunto vari psicofarmaci, senza alcun risultato concreto. Cio che potrebbe aiutarmi è semplicemente sentirmi al sicuro. Cosa ne pensate?
2 risposte
Salve, il suo racconto fa pensare a un conflitto interno molto forte: da una parte c’è una parte di lei che sembra avere bisogno di esprimersi e di “lasciarsi andare”, dall’altra una parte che rimane in allerta, come se dovesse continuare a proteggerla da un possibile pericolo. In un’ottica di Analisi Transazionale, potrebbe essere interessante osservare proprio questo dialogo interno: quale messaggio ha imparato, nel rapporto con suo padre, rispetto al fatto di mostrare emozioni, essere vulnerabile o semplicemente “essere sé stesso”? Forse oggi una parte di lei continua a comportarsi come se dovesse ancora proteggersi da quelle vecchie esperienze, anche se il contesto presente può essere diverso. Il bisogno che esprime alla fine — _“vorrei semplicemente sentirmi al sicuro”_ — sembra quindi particolarmente significativo. Prima ancora di cercare di eliminare la tensione o di forzarsi a lasciarla andare, potrebbe essere importante costruire dentro e intorno a sé un’esperienza di sicurezza sufficientemente solida, nella quale poter riconoscere ciò che sente senza doverlo né reprimere né combattere. In AT si parlerebbe anche di attivare/ recuperare lo stato dell’Io Adulto, capace di distinguere ciò che appartiene alle esperienze del passato da ciò che sta accadendo nel presente, senza svalutare la paura della parte più vulnerabile. È un percorso che richiede tempo e, vista l’intensità dei sintomi che descrive, sarebbe importante portare proprio questi aspetti al professionista che la segue. Saluti, Dott.ssa Donatella Valsi
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Gentile utente, ha una capacità di auto-osservazione straordinaria e ha già centrato il nucleo del problema: il conflitto tra il bisogno del suo corpo di rilassarsi e l'ipervigilanza causata dalla paura di suo padre. I mormorii che le danno sollievo sono una naturale strategia neurologica di auto-regolazione per comunicare "sicurezza" al cervello. Tuttavia, non potendo abbassare la guardia in casa senza sentirsi minacciato, la sua mente sceglie l'unica via di fuga possibile per proteggersi dal dolore: la dissociazione. Non sorprende che il blocco sia esploso proprio dopo tre mesi di repressione emotiva per lo studio, quando il suo sistema era ormai saturo. Tutte le soluzioni imposte dall'esterno (ricovero, allontanamento forzato) peggiorano il sintomo perché il suo corpo le vive come un'ulteriore perdita di controllo. Nel mio approccio (analitico integrato), non cerchiamo di "spegnere" a forza queste difese, ma lavoriamo per costruire una relazione terapeutica che funga per lei da base sicura. Solo sperimentando un senso di protezione autentico all'interno dello spazio terapeutico, il suo corpo potrà gradualmente abbassare l'allerta e riconnettersi alla realtà. Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento. Un caro saluto, Dott.ssa Lara Zinzilli.
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.

