Salve a tutti, avrei bisogno di un consiglio. Da circa 7 mesi soffro di una forte tensione e senso d
Salve a tutti, avrei bisogno di un consiglio. Da circa 7 mesi soffro di una forte tensione e senso di divisione nella parte sinistra della testa. Mi sento come se fossi scollegato da me stesso e come se la mia coscienza sia divisa. Inoltre sento la realtà distante e ovattata. Tutto ciò comunque rimanendo lucido e cosciente della realtà che mi circonda. Questo stato, diagnosticato da uno psichiatra come depersonalizzazione e derealizzazione, è sopraggiunto dopo un periodo di adattamento forzato ad un corso nel quale pur di frequentarlo reprimevo ciò che sentivo. Dopo 3 mesi di corso, ho iniziato sviluppare questi sintomi. Il mio corpo cerca, in maniera naturale, di scaricare questa tensione e di ricollegarsi a se stesso, tramite dei mormori vocali. Quando faccio questi mormorii sento che la tensione diminuisce e che la coscienza si riordina. Questo stato penso sia facilmente risolvibile, ma il problema è che non riesco a lasciarmi andare a casa mia. Questo perché non appena cerco di lasciarmi andare con questi mormorii mi assale la paura e il timore che mio padre mi possa aggredire nei momenti in cui sono vulnerabile e non posso difendermi. Questa paura nasce da anni di esperienza in quanto mio padre, sin dall'infanzia, è sempre stata una persona aggressiva. Questa paura mi sta impedendo di rilassarmi a lasciarmi andare e nonostante penso che il pericolo non è attuale la paura mi blocca e non mi permette di lasciarmi andare in quanto il mio corpo rimane in allerta e in previsione di una possibile reazione da parte di mio padre. Circa un mese fa abbiamo avuto uno scontro piuttosto acceso. Ho riflettuto anche sulla possibilità di andare via di casa ma se mi obbligo a fare qualcosa che non sento il sintomo aumenta, in quanto io vorrei rimanere a casa mia con la mia famiglia. Vorrei solo che lui se ne andasse per sempre perché sta limitando la mia libertà di espressione. Grazie per i vostri pareri.
6 risposte
Buonasera, tutti i sintomi che descrive, dal suo racconto, potrebbero essere collegati a questo clima di tensione molto forte con suo padre , come descrive. Stati di paura e di allerta costanti possono portare a reazioni corporee molto forti e non controllabili immediatamente. Lei ha bisiogno di un aiuto psicoterapeutico unito a visite periodiche e contemporanee da un/una psichiatra. Per quanto riguarda l'aspetto psicotrapeutico sono disponibile, anche online. Saluti Dario Martelli
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Gentile utente di mio dottore, si apra alla possibilità di intraprendere un percorso di psicoterapia, ne vale del suo benessere. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara
Salve, purtroppo impiega troppa energia a trattenere tutte le tensioni come al corso e a casa, il vero problema è la capacità di poter esprimere ciò che sente senza paura di essere aggredito, immagino che i suoi livelli di tolleranza allo stress si siano abbassati e anzichè apprendere come comunicare i sintomi quali i rumorini prendono più piede complicando probabilmente i pochi rapporti diretti che lei ha. Le consiglio un percorso psicoterapeutico per essere aiutato ad affrontare le paure che lo bloccano. Buon percorso
buongiorno, il percorso terapeutico è importante per ipotizzare una diagnosi, e valutare l'eventuale causa del disturbo. Sono a disposizione per qualsiasi chiarimento. Dssa Vincenza Papeo
Salve, ciò che descrive sembra essere una condizione di forte tensione e allerta che merita di essere affrontata con attenzione. Il fatto che sia già stato valutato da uno psichiatra e abbia ricevuto un inquadramento di depersonalizzazione e derealizzazione è un punto di partenza importante. È possibile che periodi prolungati di stress e situazioni vissute come forzate possano contribuire a questo tipo di esperienza, ma sarebbe importante non concentrarsi soltanto sul sintomo. Nel suo racconto emerge infatti anche un elemento significativo: la difficoltà a sentirsi completamente al sicuro all'interno della propria casa, in relazione alla storia di aggressività di suo padre. Anche se oggi riconosce razionalmente che il pericolo potrebbe non essere presente, è comprensibile che il corpo possa rimanere in uno stato di allerta quando una persona ha vissuto a lungo determinate situazioni. Per questo eviterei di forzarsi a “lasciarsi andare” o a fare qualcosa che aumenta la paura: l'obiettivo dovrebbe essere costruire gradualmente una maggiore sensazione di sicurezza. Le consiglierei di approfondire questi aspetti con uno psicoterapeuta, possibilmente in continuità con lo psichiatra che l'ha già seguito, lavorando sia sulla sintomatologia sia sul vissuto legato alla relazione con suo padre. Sarà importante anche valutare concretamente quanto oggi si senta al sicuro nell'ambiente domestico. Il fatto che desideri rimanere nella sua casa e contemporaneamente senta il bisogno di maggiore libertà è un aspetto che può essere esplorato nel percorso, senza costringersi a prendere decisioni drastiche prima di aver compreso meglio ciò di cui ha bisogno. Se invece ci fosse un rischio concreto e attuale di aggressione, la priorità sarebbe la sua sicurezza e sarebbe importante rivolgersi tempestivamente ai servizi o alle persone di riferimento. Un caro saluto! Dott.ssa Cinzia Pirrotta
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