Io ho lo stesso problema! Mi sono operato al ginocchio destro perche la rótula era frantumata il 02
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Mi sono operato al ginocchio destro perche la rótula era frantumata il 02 marzo 2020 con fili di Kirschner, nonostante ho fatto più di 4 mesi di fisioterapia, Non posso piegare per bene il ginocchio, arrivo a 90 gradi. Nella ultima visita dai medici chirurgici mi hanno detto che dovranno ri-operarmi per togliere i fili e la seconda operazione per sblocco in narcosi eventuale Judet.
Qualcuno per favore po’ spiegarmi meglio cosa voldire.? Qualcuno ha già passato per questa situazione.? Dopo questi interventi potrò rimanere normale.? Oppure potrebbe essere delle complicanze.?
Attendo i vostri commenti!
Grazie
Alberti
Qualcuno per favore po’ spiegarmi meglio cosa voldire.? Qualcuno ha già passato per questa situazione.? Dopo questi interventi potrò rimanere normale.? Oppure potrebbe essere delle complicanze.?
Attendo i vostri commenti!
Grazie
Alberti
Buongiorno.
Le fratture di rotula possono comportare delle parziali limitazioni di movimento dopo la loro guarigione.
Sicuramente è opportuno rimuovere i fili di Kirschner e già questo intervento (veramente di minimo impatto), potrebbe risolvere, almeno in parte, la sua limitazione. La mobilizzazione in narcosi può ulteriormente contribuire al miglioramento della sua situazione. Si tratta di muovere passivamente il ginocchio mentre la persona è addormentata, così da evitare le difese da dolore che sono altrimenti inevitabili.
Per quel che riguarda l'intervento di Judet sarei molto cauto.
Il razionale dell'intervento è rappresentato dal fatto che la rigidità del ginocchio in estensione ha due componenti: una articolare e una extrarticolare dovuta alle aderenze del muscolo quadricipite.
Robert e Jean Judet, due chirurghi francesi, nel 1956, hanno proposto una tecnica efficace per risolvere questo delicato problema.
Le indicazioni devono essere poste con cautela: infatti l'intervento è molto impegnativo, il femore deve essere solido, lo stato della cute e delle parti molli deve essere buono, non ci devono essere rischi di infezione.
La tecnica operatoria comporta due tempi fondamentali: l'artrolisi (cioé laliberazione dell'articolazione da eventuali cicatrici che ne limitino il movimento, e la disinserzione del muscolo quadricipite. Questa manovra, che avviene attraverso un'ampia via d'accesso esterna, comporta lo scollamento (cioé il distacco) completo dei muscoli vasto esterno e del crurale dalla diafisi femorale, terminando con la sezione del tendine principale del vasto esterno e soprattutto con quella del tendine del retto anteriore.
La liberazione dell'apparato estensore è un intervento progressivo: occorre sollecitare la flessione in tutti i tempi operatori e l'obiettivo minimo al termine dell'intervento è ottenere una flessione a 100°.
Il postoperatorio è centrato sulla rieducazione passiva pura con l'ausilio di un trattamento antalgico e della mobilizzazione su tutore motorizzato nelle prime 3 settimane.
Il risultato funzionale risulta acquisito dopo 6 mesi.
Per poter continuare la rieducazione è necessario trattare le complicanze, che spesso causano una perdita del miglioramento della mobilità.
Come può comprendere si tratta di un intervento importante per aggressività chirurgica e per tempi di guarigione.
Cordiali saluti.
Le fratture di rotula possono comportare delle parziali limitazioni di movimento dopo la loro guarigione.
Sicuramente è opportuno rimuovere i fili di Kirschner e già questo intervento (veramente di minimo impatto), potrebbe risolvere, almeno in parte, la sua limitazione. La mobilizzazione in narcosi può ulteriormente contribuire al miglioramento della sua situazione. Si tratta di muovere passivamente il ginocchio mentre la persona è addormentata, così da evitare le difese da dolore che sono altrimenti inevitabili.
Per quel che riguarda l'intervento di Judet sarei molto cauto.
Il razionale dell'intervento è rappresentato dal fatto che la rigidità del ginocchio in estensione ha due componenti: una articolare e una extrarticolare dovuta alle aderenze del muscolo quadricipite.
Robert e Jean Judet, due chirurghi francesi, nel 1956, hanno proposto una tecnica efficace per risolvere questo delicato problema.
Le indicazioni devono essere poste con cautela: infatti l'intervento è molto impegnativo, il femore deve essere solido, lo stato della cute e delle parti molli deve essere buono, non ci devono essere rischi di infezione.
La tecnica operatoria comporta due tempi fondamentali: l'artrolisi (cioé laliberazione dell'articolazione da eventuali cicatrici che ne limitino il movimento, e la disinserzione del muscolo quadricipite. Questa manovra, che avviene attraverso un'ampia via d'accesso esterna, comporta lo scollamento (cioé il distacco) completo dei muscoli vasto esterno e del crurale dalla diafisi femorale, terminando con la sezione del tendine principale del vasto esterno e soprattutto con quella del tendine del retto anteriore.
La liberazione dell'apparato estensore è un intervento progressivo: occorre sollecitare la flessione in tutti i tempi operatori e l'obiettivo minimo al termine dell'intervento è ottenere una flessione a 100°.
Il postoperatorio è centrato sulla rieducazione passiva pura con l'ausilio di un trattamento antalgico e della mobilizzazione su tutore motorizzato nelle prime 3 settimane.
Il risultato funzionale risulta acquisito dopo 6 mesi.
Per poter continuare la rieducazione è necessario trattare le complicanze, che spesso causano una perdita del miglioramento della mobilità.
Come può comprendere si tratta di un intervento importante per aggressività chirurgica e per tempi di guarigione.
Cordiali saluti.
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