Da agosto 2023 assumi Sertralina, ma ila mia depressione continua perché la causa è semore presente.
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Da agosto 2023 assumi Sertralina, ma ila mia depressione continua perché la causa è semore presente. Che devo fare??
Buonasera, comprendo la situazione e la difficoltà che sta vivendo, credo che accanto all'utilizzo del farmaco, che sicuramente è utile nell'attenuare il sintomo dovrebbe affiancare, se non lo ha già fatto, una buona terapia psicologica, in quanto di per sé il farmaco da solo non cura. La combinazione di farmaco e terapia potrebbe essere un ottimo aiuto alla problematica. Resto a disposizione per qualsiasi necessità e le faccio i miei migliori auguri.
Dott.ssa Ilaria Biasion
Dott.ssa Ilaria Biasion
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Buonasera, come ha già preso consapevolezza la radice del
Problema andrebbe affrontata, mettendo in atto nuove strategie e risorse, stabilendo obiettivi pratici e concreti con l’ ausilio di un percorso psicologico.
Problema andrebbe affrontata, mettendo in atto nuove strategie e risorse, stabilendo obiettivi pratici e concreti con l’ ausilio di un percorso psicologico.
Come da lei intuito, la causa potrebbe essere sempre presente e quindi per risolvere il problema, dovrà individuarla e rimuoverla. Consideri un percorso psicologico per riuscirci, i farmaci da soli raramente risolvono il problema, e dopo così tanto tempo, potrebbero perfino peggiorarlo
Immagino non sia semplice affrontare questa situazione. Spesso la depressione ha radici profonde o legate a contesti di vita attuali che il solo farmaco, per quanto utile nel ridurre i sintomi, non può risolvere del tutto.
Per agire alla radice del problema, il percorso più efficace è solitamente l'integrazione tra terapia farmacologica e psicoterapia. Le consiglio di valutare, insieme a uno specialista, l'inizio di un percorso terapeutico per lavorare attivamente sulle cause che alimentano il suo malessere.
Per agire alla radice del problema, il percorso più efficace è solitamente l'integrazione tra terapia farmacologica e psicoterapia. Le consiglio di valutare, insieme a uno specialista, l'inizio di un percorso terapeutico per lavorare attivamente sulle cause che alimentano il suo malessere.
Buongiorno, al fine di lavorare sulle origini del suo malessere le consiglio di avviare un percorso di psicoterapia in combinazione con la terapia farmacologica. Studi scientifici dimostrano che per la sua problematica l'intervento integrato è il più efficace. Resto a sua disposizione. Buona giornata
Salve. le suggerirei di contattare nuovamente lo specialista che la segue per rivalutare la terapia farmacologica e eventualmente modificarla. contemporaneamente però suggerirei un percorso di tipo psicologico per poter approfondire le cause dell'ansia e individuare soluzioni funzionali al suo benessere.
rimango a disposizione per eventuali chiarimenti o domande
buona giornata
rimango a disposizione per eventuali chiarimenti o domande
buona giornata
Buongiorno, non scrive se è seguito per la cura farmacologica da uno psichiatra, se non lo fosse le consiglierei prima di tutto di contattare questa figura. Poi le suggerirei, se già non lo avesse iniziato, di intraprendere un percorso psicologico che possa aiutarla nel gestire i sintomi e anche nel comprendere le cause di tale sintomatologia. Se avesse bisogno sono a sua disposizione in presenza o online, per una terapia di tipo relazionale integrata, con il supporto di varie tecniche personalizzate in base al paziente, ai suoi bisogni ed obiettivi con evidenza scientifica. Dott.ssa Susanna Scainelli
Chieda un consulto ad un altro professionista della salute mentale al fine di vagliare una farmacoterapia e psicoterapia che possa portarla alla risoluzione del suo problema.
Dott.ssa Alessia Eris Cimmino
Dott.ssa Alessia Eris Cimmino
È importante chiarire un punto: gli antidepressivi possono ridurre l’intensità dei sintomi, migliorare energia, sonno, ruminazione e stabilità emotiva, ma non possono eliminare una causa esterna che continua a essere presente nella sua vita. Se il fattore che alimenta la sofferenza è ancora attivo — una relazione difficile, una situazione lavorativa, un problema familiare o economico — il farmaco può sostenere, ma non risolvere.
Ci sono alcune possibilità da valutare con lo specialista che la segue. La prima è capire se il dosaggio è adeguato e se la risposta è stata parziale o nulla. A volte è necessario un aggiustamento del dosaggio o un cambio di molecola. La seconda è distinguere tra una depressione “reattiva” a una situazione persistente e una depressione con una componente biologica più marcata. Spesso le due cose coesistono.
Se la causa è realmente sempre presente, il lavoro centrale diventa psicologico: non tanto eliminare subito il problema esterno (che magari non è modificabile nell’immediato), ma lavorare su come lei lo vive, su quali pensieri lo mantengono così doloroso, su quali margini di azione reale ha e su quali confini può costruire. In questi casi un percorso psicologico strutturato, orientato alla gestione dello stress cronico e al potenziamento delle risorse decisionali, può fare una differenza significativa. Non è solo “parlare del problema”, ma apprendere strumenti concreti per ridurre l’impatto emotivo quotidiano.
Un altro aspetto importante è chiedersi se, dopo quasi tre anni, ci sia stato almeno un beneficio parziale. Se non c’è stato alcun miglioramento, è fondamentale rivedere la terapia con uno psichiatra. Se invece c’è stato un miglioramento ma non sufficiente, si può ragionare su un’integrazione tra intervento farmacologico e lavoro psicologico più mirato.
La cosa più importante è non restare in una posizione di rassegnazione. Il fatto che la causa sia ancora presente non significa che la sua sofferenza debba restare invariata. Si può lavorare su margini di cambiamento, interni o esterni, anche graduali.
Le suggerisco di fissare un colloquio di rivalutazione con lo specialista che le ha prescritto la terapia e, se non lo sta già facendo, di affiancare un percorso psicologico focalizzato sulla situazione concreta che mantiene la depressione.
Non si colpevolizzi se non “guarisce” finché il problema c’è: è una reazione umana. Ma si conceda la possibilità di intervenire in modo più mirato.
Cordiali saluti.
Ci sono alcune possibilità da valutare con lo specialista che la segue. La prima è capire se il dosaggio è adeguato e se la risposta è stata parziale o nulla. A volte è necessario un aggiustamento del dosaggio o un cambio di molecola. La seconda è distinguere tra una depressione “reattiva” a una situazione persistente e una depressione con una componente biologica più marcata. Spesso le due cose coesistono.
Se la causa è realmente sempre presente, il lavoro centrale diventa psicologico: non tanto eliminare subito il problema esterno (che magari non è modificabile nell’immediato), ma lavorare su come lei lo vive, su quali pensieri lo mantengono così doloroso, su quali margini di azione reale ha e su quali confini può costruire. In questi casi un percorso psicologico strutturato, orientato alla gestione dello stress cronico e al potenziamento delle risorse decisionali, può fare una differenza significativa. Non è solo “parlare del problema”, ma apprendere strumenti concreti per ridurre l’impatto emotivo quotidiano.
Un altro aspetto importante è chiedersi se, dopo quasi tre anni, ci sia stato almeno un beneficio parziale. Se non c’è stato alcun miglioramento, è fondamentale rivedere la terapia con uno psichiatra. Se invece c’è stato un miglioramento ma non sufficiente, si può ragionare su un’integrazione tra intervento farmacologico e lavoro psicologico più mirato.
La cosa più importante è non restare in una posizione di rassegnazione. Il fatto che la causa sia ancora presente non significa che la sua sofferenza debba restare invariata. Si può lavorare su margini di cambiamento, interni o esterni, anche graduali.
Le suggerisco di fissare un colloquio di rivalutazione con lo specialista che le ha prescritto la terapia e, se non lo sta già facendo, di affiancare un percorso psicologico focalizzato sulla situazione concreta che mantiene la depressione.
Non si colpevolizzi se non “guarisce” finché il problema c’è: è una reazione umana. Ma si conceda la possibilità di intervenire in modo più mirato.
Cordiali saluti.
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