Cari Dottori, vorrei porre alla vostra attenzione una fobia abbastanza strana che mi affligge da mol
46
risposte
Cari Dottori, vorrei porre alla vostra attenzione una fobia abbastanza strana che mi affligge da molti anni. Più che una fobia, si tratta di una sensazione di schifo legata ai bottoni. Premetto che non mi fanno schifo quelli che indosso io (indosso quasi sempre camicie) e riesco a toccarli anche tranquillamente, ma quelli indossati dagli altri. Potete aiutarmi a capire psicoanaliticamente da cosa può dipendere o cosa può celarsi dietro questa repulsione? Sono un uomo e ho 34 aa. grazie mille.
Buonasera. Quella di cui parla sembra proprio una fobia, legata all'emozione del disgusto che aggiunge un pò di complessità al caso. Con il protocollo specifico della psicoterapia cognitivo-comportamentale relativo alle fobie dovrebbe raggiungere buoni risultati in un tempo relativamente veloce.
Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online
Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.
Mostra risultati Come funziona?
Gentilissimo, comprendo la sua apprensione nel voler capire la causa che si cela dietro al sintomo. Vorrei però chiederle se questa sensazione che definisce “di schifo” verso i bottoni altrui, e che si protrae ormai da molti anni, le abbia condizionato la vita sociale e relazionale e se si, in che modo.
Lei parla di fobia, che clinicamente si connota di caratteristiche ben specifiche e che appunto vanno a modificare e ad alterare le normali abitudini, per poi definirla sensazione.
Se potesse fornire qualche informazione in più, mi aiuterebbe a comprendere e a suggerirle un eventuale ipotesi di percorso, mirato e funzionale, principalmente orientato alla risoluzione del sintomo nell’immediato, per poi comprenderne la causa anche andando ad indagare nel suo vissuto.
Lei parla di fobia, che clinicamente si connota di caratteristiche ben specifiche e che appunto vanno a modificare e ad alterare le normali abitudini, per poi definirla sensazione.
Se potesse fornire qualche informazione in più, mi aiuterebbe a comprendere e a suggerirle un eventuale ipotesi di percorso, mirato e funzionale, principalmente orientato alla risoluzione del sintomo nell’immediato, per poi comprenderne la causa anche andando ad indagare nel suo vissuto.
Salve, la sua sensazione di schifo nei confronti dei bottoni, specialmente quelli degli altri si chiama "Koumpounophobia" è una fobia poco conosciuta ma molto diffusa. Chiaramente chi ha questa fobia, come tante altre, molto strane, ad esempio, lo sguardo delle oche, la vista di un alveare, la paura degli aghi etc. si pone delle domande, come anche lei si chiede nella sua lettera. Da cosa nascono queste avversioni così forti, che in alcuni casi gravi possono limitare fortemente l'esistenza di chi ne soffre? La fobia può essere legata ad un trauma infantile, l'oggetto della fobia è stato scelto come simbolo negativo, fonte di tutte le angosce possibili quindi da tenere lontane. La fobia potrebbe giocare il ruolo di copertura del Vaso di Pandoro di tutto il male. Il mondo delle fobie è misterioso e pieno di interrogativi. Come lei ci descrive nella sua domanda, lei soffre di più quando li vede negli altri non per quelli che lei porta indosso, quindi il disturbo le rende una vita difficile perchè tutti i momenti della sua giornata lei è a contatto con questo oggetto. Dietro questa fobia possono celarsi episodi traumatici con i bottoni, protagonisti che la memoria neurologica associa a una repulsione, oppure non avere un origine precisa, ma un rafforzamento progressivo nel tempo, fino ad arrivare al totale rifiuto. Potrebbe iniziare un lavoro psicologico su di sè per riuscire ad elaborare nel suo inconscio che cosa è successo nel suo passato per poter far nascere il suo disturbo, le auguro di trovare una risoluzione del suo disturbo, la saluto cordialmente, dott. Eugenia Cardilli.
Gent.mo per poter rispondere alla sua domanda servono informazioni molto più approfondite, che si possono fornire ed elaborare solo con un percorso di psicoterapia. Se questa situazione crea grosse difficoltà e disagio nella sua vita, oserei dire soprattutto relazionale, visto che fa riferimento al disgusto che prova solo per i bottoni indossati da altri, allora le consiglio vivamente di approfondire questo aspetto. Potrebbe essere la spia di un disagio che, se non trattato in tempi utili, andrebbe ad amplificarsi con il tempo, dato che ne soffre da molti anni, incidendo ancor più sui suoi vissuti emotivi. Cordiali saluti
Salve. La sua problematica andrebbe sviscerata meglio in un contesto psicoterapeutico, mi creda. La pervasività di alcune fobie costringono la persona a condurre una vita povera di relazioni. Quanto la condiziona la sua situazione? Immagino molto. Per scoprire le cause e cosa innesca questo sistema difensivo sarebbe opportuno un approccio psicodinamico, se preferisce intervenire sul sintomo cerchi un collega Cognitivo Comportamentale , si tratta di un approccio molto incisivo su tali questioni. Cordiali Saluti. Dottor Grilli
Buongiorno. La sua richiesta di comprendere psicoanaliticamente il significato della sua fobia non può essere soddisfatta attraverso uno scambio epistolare, proprio in quanto il sintomo è della persona. Magari in lei tale fobia ha un significato (i bottoni aprono) ma per un altro soggetto cambia (i bottoni chiudono), per un altro ancora i bottoni sono troppo piccoli e sfuggono etc etc etc. È importante capire quanto e come tale fobia incide sulla sua vita e ne comprometta o meno una piena realizzazione
L'analisi di una fobia richiede una raccolta di informazioni che non può essere soddisfatta in questo spazio. La tecnica di desensibilizzazione sistematica favorisce l'elaborazione e soluzione della fobia ma richiede un assetto clinico specifico. Si deve indagare con precisione quale caratteristica dei bottoni "teme", quale aspetto funzionale provoca ansia tale da incutere poi paura (può essere anche un'immagine o ricordo) questo per citare solo alcuni aspetti dell'analisi di una fobia.
Buongiorno . Tutte le fobie , a prescindere dalla specificità dell'oggetto o della circostanza a cui sono rivolte , hanno un particolare significato che non è universale , ma che varia da persona a persona.
Ed ogni fobia cela e nasconde qualcosa di più profondo per cui proviamo disgusto o terrore .
Non c'è un significato univoco alla sua fobia . La psicoterapia con protocolli particolari permette di accedere al vero significato della fobia e aiuta a risolverla, svelando la verità a riguardo.
Ed ogni fobia cela e nasconde qualcosa di più profondo per cui proviamo disgusto o terrore .
Non c'è un significato univoco alla sua fobia . La psicoterapia con protocolli particolari permette di accedere al vero significato della fobia e aiuta a risolverla, svelando la verità a riguardo.
Salve. La sua fobia è molto specifica. Purtroppo senza conoscere il caso non si può dire molto, sicuramente si tratta di un'emozione che le si è attivata in un'altra occasione un po' più remota e dalla quale lei è stato forse asintomatico fino al recente esordio irruento ed alla cronicizzazione del disturbo. Io le consiglio di rivolgersi ad uno specialista prima che il sintomo diventi invalidante e intralci il normale svolgimento delle attività quotidiane.
Cari saluti
dott.ssa Nausicaa Precenzano
Cari saluti
dott.ssa Nausicaa Precenzano
Buongiorno, da quello che descrive potrebbe trattarsi di una fobia anche se non molto intensa. Di solito questi sintomi nascono da conflittualità interiori che si possono identificare e sciogliere in psicoterapia. Le consiglio di rivolgersi ad un professionista della sua zona o se preferisce può fare delle sedute on-line via skype da casa sua. La saluto molto cordialmente e rimango a disposizione
Gentilissimo le consiglio di andare a parlare con qualche psicoterapeuta e inquadrare il problema . Faccia alcuni colloqui e veda se leggermente è cambiato qualcosa nella percezione che lei ha di questo problema . Qualcosa sicuramente accadrà e da quel punto insieme al terapeuta deciderà come muoversi . Buone cose
Gentile utente,
gli psicoanalisti direbbero che la fobia nasce quando una minaccia derivante da un impulso inconscio angosciante viene spostato su un oggetto o su una situazione. L'oggetto della fobia ha un significato del tutto soggettivo per la persona che la genera e la patisce, pertanto le consiglio di approfondire con uno psicoterapeuta ciò che si cela dietro la sua specifica fobia. Individuare ed elaborare l'evento generatore e il significato attribuito potrá eliminare dai bottoni la connotazione angosciante a cui continuamente é esposto. Comprendo il suo importante disagio e le faccio un grande in bocca al lupo. Cordialmente, NA Losignore
gli psicoanalisti direbbero che la fobia nasce quando una minaccia derivante da un impulso inconscio angosciante viene spostato su un oggetto o su una situazione. L'oggetto della fobia ha un significato del tutto soggettivo per la persona che la genera e la patisce, pertanto le consiglio di approfondire con uno psicoterapeuta ciò che si cela dietro la sua specifica fobia. Individuare ed elaborare l'evento generatore e il significato attribuito potrá eliminare dai bottoni la connotazione angosciante a cui continuamente é esposto. Comprendo il suo importante disagio e le faccio un grande in bocca al lupo. Cordialmente, NA Losignore
Salve, io credo che, per il suo caso, potrebbe essere molto utile intraprendere un percorso trapeutico al fine di individuare le cause della sua patologia. Cordiali saluti
Come qualche collega ha già scritto, il significato del suo disgusto per i bottoni altrui può essere compreso solo all’interno del suo sistema di significati e può essere utile rivolgersi a un collega della sua città per ricostruirlo. Nel frattempo può cominciare a farsi un’idea cercando di risalire al periodo in cui presumibilmente è iniziato il problema e riflettere su cosa accadeva intorno a lei in quel momento.
Un cordiale saluto.
Un cordiale saluto.
Salve, quella che descrive è una vera e propria fobia, meno rara di quello che pensa (tanto da darle un nome Koumpounophobia!). Le fobie non hanno un "interpretazione" univoca, ma hanno un'origine, spesso traumatica per il soggetto infantile o anche in età adulta. Trauma non è solamente qualcosa di effettivamente forte da vivere, ma anche eventi quotidiani non elaborati che rimangono intrappolati nel vissuto disfunzionale. Inoltre le fobie, per quanto scomode o brutte da vivere hanno una funzione protettiva nella persona che le prova. Mi distanzio da ciò che la mia testa mi indica come minacciante.
Dovrebbe chiedersi da cosa la "protegge" avere questa repulsione per i bottoni altrui, dal contatto con gli altri? Dal ricevere una apertura o una chiusura? Dal sentirsi esposto?...
Se è veramente intenzionato ad affrontare/indagare questa fobia le consiglio di rivolgersi ad un terapeuta che pratichi tecniche EMDR. Potrà senz'altro aiutarla ad andare a fondo nel significato di questa paura.
Un saluto,
Federica Miccichè
Dovrebbe chiedersi da cosa la "protegge" avere questa repulsione per i bottoni altrui, dal contatto con gli altri? Dal ricevere una apertura o una chiusura? Dal sentirsi esposto?...
Se è veramente intenzionato ad affrontare/indagare questa fobia le consiglio di rivolgersi ad un terapeuta che pratichi tecniche EMDR. Potrà senz'altro aiutarla ad andare a fondo nel significato di questa paura.
Un saluto,
Federica Miccichè
Salve, anche se come lei sottolinea la fobia è presente da molti anni, bisognerebbe comprendere più precisamente, all'interno di un percorso di psicoterapia, in quale periodo della sua vita questa fobia è comparsa e quali sono gli eventi ad essa legati, molto spesso infatti le fobie hanno origine da eventi traumatici che in quanto inaccettabili, sono stati rimossi dalla nostra coscienza.Cari saluti
Buongiorno prima di ipotizzare una vera e propria fobia specifica sarebbe interessante sapere se vi sono altri oggetti per i quali lei prova repulsione o disgusto. Di certo non è possibile fare una diagnosi con così poche informazioni quindi se la situazione descritta le genera disagio, oltre che la sola curiosità, può rivolgersi ad uno psicologo in zona per un approfondimento. Cordiali saluti, Federica Rossi
Concordo con il colleghi rispetto al fatto che ogni sintomo, compresa la fobia, ha un significato unico e particolare rispetto al visssuto del singolo. Inquadrare cosa possa significare per lei questa avversione credo sia importante per comprendere cosa altro sta accadendo nel suo mondo interno. Provi a contattare uno specialista per ampliare il significato del sintomo e capirne origine e cause. Un caro saluto.
Buongiorno!
Quando ho conosciuto la prima volta una persona con la sua stessa fobia ho pensato fosse utile ripercorrere assieme a lui che significato avesse il disgusto associato ad essa e comprendere di più sulla natura del problema. È stato importante ripercorrere con lui il significato che aveva nella sua vita tale disgusto e scoprire che c’erano molti motivi per i quali si manteneva attiva questa immagine disgustosa. Penso che la comprensione del significato personale e del contesto in cui si presentava la fobia siano stati importanti chiavi di lettura del problema e punti di partenza per il lavoro successivo.
Buona giornata!
Quando ho conosciuto la prima volta una persona con la sua stessa fobia ho pensato fosse utile ripercorrere assieme a lui che significato avesse il disgusto associato ad essa e comprendere di più sulla natura del problema. È stato importante ripercorrere con lui il significato che aveva nella sua vita tale disgusto e scoprire che c’erano molti motivi per i quali si manteneva attiva questa immagine disgustosa. Penso che la comprensione del significato personale e del contesto in cui si presentava la fobia siano stati importanti chiavi di lettura del problema e punti di partenza per il lavoro successivo.
Buona giornata!
Buongiorno, affidarsi a una psicoterapia può rivelarsi significativamente utile per conoscersi e comprendersi meglio, oltre che per raggiungere uno stato di maggior benessere e uno stile di vita più funzionale. Saluti, Dott.ssa Giancarli
Buongiorno, per riuscire a capire da cosa dipenda la sensazione di schifo che prova o che cosa può celarsi dietro questa fobia bisogna che lei faccia un percorso di psicoterapia. Non ci sono risposte univoche a un tipo di fobia, ogni persona risponde diversamente a un proprio disagio e le forme sono innumerevoli. Una di queste è la fobia, e le fobie sono anch’esse innumerevoli. Per cui l’unico modo per uscirne è approfondire il discorso con un professionista, magari uno psicanalista dato che lei ha usato la parola “psicoanaliticamente” e forse ha già iniziato a interrogarsi a un livello di analisi. Resto a disposizione, un saluto, dott. Valerio Mura
Salve,
per rispondere alla sua domanda sarebbe necessario incontrarla, esplorare insieme a lei il suo vissuto e la sua storia per poter comprendere il significato della fobia di cui parla. Non sarebbe professionale rispondere a questo quesito senza incontrarla personalmente. Sono una terapeuta psicoanalitica, se ha necessità mi contatti.
Cordiali saluti
per rispondere alla sua domanda sarebbe necessario incontrarla, esplorare insieme a lei il suo vissuto e la sua storia per poter comprendere il significato della fobia di cui parla. Non sarebbe professionale rispondere a questo quesito senza incontrarla personalmente. Sono una terapeuta psicoanalitica, se ha necessità mi contatti.
Cordiali saluti
Gentile utente, sarebbe interessante sondare le associazione che lei stesso fa rispetto a questa fobia, evitando interpretazioni che potrebbero non legarsi al suo vissuto. Saluti cordiali
Caro utente, ciò di cui parla sembra essere proprio una fobia legata all'emozione del disgusto. Sarebbe buono chiedersi se questa sensazione spiacevole interferisce con lo svolgimento della sua vita quotidiana e se in qualche modo risulta invalidante. Se così fosse le suggerisco il protocollo specifico della tecnica EMDR in psicoterapia relativo alle fobie, in questo modo dovrebbe raggiungere buoni risultati. Saluti, dott.ssa Tamara Muratore
Buongiorno! Molto spesso dietro queste "fobie" si nascondono vecchi ricordi legati a traumi o a forti sensazioni di paura (o disgusto) provate da piccoli e ormai dimenticate. Sarebbe interessante andare a fondo e far riemergere il vissuto passato. A prescindere da ciò esistono comunque comprovate tecniche cognitivo-comportamentali che potrebbero aiutarla a superare velocemente questa specie di fobia. Spero di essere stato utile. Cordiali saluti! Dott. Roberti
Buongiorno ogni ‘oggetto’ della fobia è ‘scelto’ come conseguenza di una esperienza vissuta emotivamente importante. La ricerca del significato dello specifico oggetto fobico va svolta all’interno di un percorso di psicoterapia che possa chiarire aspetti del proprio mondo interno che sono celati dalla fobia stessa che è come se fungesse da catalizzatore di sentimenti di disgusto vergogna e paura realmente vissuti o intensamente immaginati all’interno di un contesto che non ha saputo fornire una cornice di significato. Saluti
Dott.ssa Daniela La Porta
Dott.ssa Daniela La Porta
Gentilissimo, innanzitutto grazie per la condivisione. Anche se ha fornito già molte indicazioni, credo che andrebbero approfondite ulteriormente le questioni. Intraprendere un percorso di terapia potrebbe aiutarla ad esplorare ed elaborare al meglio le motivazioni sottostanti le sue difficoltà.
A disposizione!
AV
A disposizione!
AV
Buon pomeriggio,
è opportuno comprendere da dove derivi la fobia, spesso è legata ad un evento traumatico, che è stato rimosso dalla nostra coscienza, per questo è fondamentale che intraprenda un percorso per arrivare a raggiungere la consapevolezza che cerca.
Spero di essere stata utile
Dott.ssa Chiara Librandi
è opportuno comprendere da dove derivi la fobia, spesso è legata ad un evento traumatico, che è stato rimosso dalla nostra coscienza, per questo è fondamentale che intraprenda un percorso per arrivare a raggiungere la consapevolezza che cerca.
Spero di essere stata utile
Dott.ssa Chiara Librandi
Salve gentile utente, rischioso interpretare questa fobia sulla base di nessuna informazione, anzi direi impossibile e anche dannoso. Si rischierebbe di svilirne il significato e minimizzarlo. Le suggerire un orientamento psicoanalitico per andare nel profondo e dare un senso al vissuto di cui parla. Cordialmente, Giada di Veroli
Buongiorno,
grazie per aver condiviso la sua situazione. Sicuramente una prima risposta scritta non sarà esaustiva rispetto alle poche informazioni a disposizione, ma potrà darle qualche punto di riferimento per inquadrare meglio il problema che vive.
E' possibile che una "fobia" riferita ad un oggetto in possesso degli altri (non le fanno schifo i suoi bottoni invece), possa avere a che fare con il rapporto tra se stesso e le altre persone.
E' probabile che il sintomo che riferisce (la paura dei bottoni altrui) non sia al momento particolarmente invalidante, bisognerebbe invece capire se ci sono aspetti della relazione tra sé e gli altri che la fanno sentire in difficoltà e su cui sarebbe interessato a riflettere.
Intanto le auguro il meglio, rimanendo a disposizione per qualsiasi necessità.
Un caro saluto
dott. Giuseppe Saracino
grazie per aver condiviso la sua situazione. Sicuramente una prima risposta scritta non sarà esaustiva rispetto alle poche informazioni a disposizione, ma potrà darle qualche punto di riferimento per inquadrare meglio il problema che vive.
E' possibile che una "fobia" riferita ad un oggetto in possesso degli altri (non le fanno schifo i suoi bottoni invece), possa avere a che fare con il rapporto tra se stesso e le altre persone.
E' probabile che il sintomo che riferisce (la paura dei bottoni altrui) non sia al momento particolarmente invalidante, bisognerebbe invece capire se ci sono aspetti della relazione tra sé e gli altri che la fanno sentire in difficoltà e su cui sarebbe interessato a riflettere.
Intanto le auguro il meglio, rimanendo a disposizione per qualsiasi necessità.
Un caro saluto
dott. Giuseppe Saracino
Salve, la terapia cognitivo comportamentale puo' risultare utile per debellare il sintomo ma per indagare a fondo sul perche è della fobia, valuterei una analisi .
Gentile utente, grazie per la sua condivisione. La sua domanda apre numerosi scenari possibili che andrebbero vagliati ed esplorati in un contesto sicuro, come lo spazio psicoterapeutico, in cui poter andare ad esplorare questa sua fobia e i significati possibili che dietro a tale sintomo, possono celarsi. Tale disamina, dunque, non può avvenire in un contatto epistolare, ma necessita di uno spazio di ascolto e di pensiero. Chissà se riesce ad incuriosirsi lei stesso di questa dinamica in atto?! Qualora sentisse il bisogno o il desiderio di darsi questa possibilità, resto a disposizione, anche online.
Dott.ssa Emiliana Fariello
Dott.ssa Emiliana Fariello
per affrontare efficacemente la fobia legata ai bottoni, Le suggerirei di considerare la Terapia Breve Strategica. Questo approccio terapeutico offre soluzioni pratiche e mirate per gestire e ridurre fobie e repulsioni, senza necessariamente esplorare in profondità le origini del problema.
La Terapia Breve Strategica si concentra su tecniche per modificare le reazioni automatiche e i pensieri associati ai bottoni, aiutando a migliorare il Suo comfort e ridurre il disagio. Le consiglio di consultare un terapeuta specializzato in questo approccio per iniziare un percorso che affronti direttamente i sintomi e Le permetta di superare questa difficoltà.
La Terapia Breve Strategica si concentra su tecniche per modificare le reazioni automatiche e i pensieri associati ai bottoni, aiutando a migliorare il Suo comfort e ridurre il disagio. Le consiglio di consultare un terapeuta specializzato in questo approccio per iniziare un percorso che affronti direttamente i sintomi e Le permetta di superare questa difficoltà.
Salve, la sua fobia merita un approfondimento all’interno di un percorso di psicoterapia. Esistono diverse modalità di trattamento. Magari si informi sommariamente e poi ne scelga una. Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Gentile utente,
condivido in larga parte quanto espresso dai colleghi, poiché le loro osservazioni riflettono un approccio rispettoso e professionale verso il tema da lei sollevato.
Cordialmente
Dottor Mauro Vargiu
condivido in larga parte quanto espresso dai colleghi, poiché le loro osservazioni riflettono un approccio rispettoso e professionale verso il tema da lei sollevato.
Cordialmente
Dottor Mauro Vargiu
Gentile utente, è interessante e significativo come lei abbia osservato una chiara distinzione tra i bottoni che indossa personalmente, che riesce a gestire con naturalezza, e quelli indossati dagli altri, che invece le provocano una sensazione di disgusto.
Nel nostro approccio sistemico-relazionale, osserviamo come le reazioni emotive intense spesso racchiudano significati profondi legati alla nostra storia personale e alle nostre relazioni. La sua esperienza suggerisce un particolare pattern, una configurazione ricorrente, nella gestione dei confini tra sé e gli altri: ciò che è "proprio" viene vissuto come sicuro e familiare, mentre ciò che appartiene "all'altro" attiva una risposta emotiva intensa.
Il disgusto, come emozione primaria, spesso si collega a esperienze significative del passato che possono essersi "cristallizzate" nel nostro sistema mente-corpo, come un ricordo congelato nel tempo che continua a influenzare il presente. È come se il corpo mantenesse una memoria emotiva che si riattiva in determinate circostanze, anche quando la mente razionale non ne comprende immediatamente il motivo.
L'EMDR rappresenta uno strumento prezioso in questo contesto, permettendo di accedere e rielaborare queste memorie implicite in modo delicato ed efficace. Attraverso un percorso terapeutico, possiamo esplorare insieme il significato personale di questa reazione nel suo sistema di relazioni e accompagnarla verso una trasformazione che rispetti i suoi tempi e le sue risorse.
Sono a sua disposizione per intraprendere questo viaggio di esplorazione e cambiamento quando lo riterrà opportuno, in uno spazio sicuro e professionale dove poter guardare a questa esperienza con nuovi occhi.
Cordialmente, Elin Miroddi
Nel nostro approccio sistemico-relazionale, osserviamo come le reazioni emotive intense spesso racchiudano significati profondi legati alla nostra storia personale e alle nostre relazioni. La sua esperienza suggerisce un particolare pattern, una configurazione ricorrente, nella gestione dei confini tra sé e gli altri: ciò che è "proprio" viene vissuto come sicuro e familiare, mentre ciò che appartiene "all'altro" attiva una risposta emotiva intensa.
Il disgusto, come emozione primaria, spesso si collega a esperienze significative del passato che possono essersi "cristallizzate" nel nostro sistema mente-corpo, come un ricordo congelato nel tempo che continua a influenzare il presente. È come se il corpo mantenesse una memoria emotiva che si riattiva in determinate circostanze, anche quando la mente razionale non ne comprende immediatamente il motivo.
L'EMDR rappresenta uno strumento prezioso in questo contesto, permettendo di accedere e rielaborare queste memorie implicite in modo delicato ed efficace. Attraverso un percorso terapeutico, possiamo esplorare insieme il significato personale di questa reazione nel suo sistema di relazioni e accompagnarla verso una trasformazione che rispetti i suoi tempi e le sue risorse.
Sono a sua disposizione per intraprendere questo viaggio di esplorazione e cambiamento quando lo riterrà opportuno, in uno spazio sicuro e professionale dove poter guardare a questa esperienza con nuovi occhi.
Cordialmente, Elin Miroddi
Salve,
Per le fobie è risultata efficace la psicoterapia EMDR. Può andare se vuole sul sito ufficiale e cercare un terapeuta della sua zona. E' una fobia comune.
Un saluto
Per le fobie è risultata efficace la psicoterapia EMDR. Può andare se vuole sul sito ufficiale e cercare un terapeuta della sua zona. E' una fobia comune.
Un saluto
Buongiorno, le fobie spesso rappresentano in maniera condensata dei contenuti mentali che a volte facciamo fatica a rappresentarci per quello che sono. Questa è la prima risposta che mi viene da darle. Certo, poi bisognerebbe entrare nella sua storia per cercare di capire proprio perchè i bottoni e in che relazione si trovano con la sua persona, le sue relazione e nel suo contesto di vita e questo necessiterebbe un luogo appropriato proprio come quello di una psicoterapia. Anche perchè ritengo che in gioco non ci sia solamente una consapevolezza o un sapere generale circa le cause specifiche, ma proprio il suo essere e le sue modalità di relazione al mondo. Ripeto, purtroppo non conoscendo nulla di lei mi risulta difficile entrare più nello specifico. Mi verrebbe inoltre da domandarle se nella vita di tutti i giorni incontra altre difficoltà, angosce, dubbi ecc. che si connettono o meno con i suoi sintomi fobici. Questo potrebbe essere un discriminante per consigliarle effettivamente di iniziare un percorso o se invece lasciar stare. Se posso permettermi un consiglio si senta libero di provare a iniziare un percorso e vedere se le porta giovamento. Con una domanda così specifica come la sua, qualora non se ne aprissero altre strada facendo, le tempistiche potrebbero essere anche brevi. Cordiali saluti
Salve, il suo è un caso estremamente raro di cumpunofobia. Questo tipo di fobia interessa un paziente su 75000 e può, come tutte le fobie, essere piuttosto condizionante rispetto alla quotidianità dell'individuo. Esistono tecniche e manovre ad hoc, che se applicate e prescritte nelle giuste misure da un professionista posso portarla ad una risoluzione totale della problematica.
Gentile utente, la sua preoccupazione per questa particolare avversione verso i bottoni indossati dagli altri merita attenzione. Anche se potrebbe sembrare una fobia specifica e insolita, è importante sottolineare che ogni pensiero, emozione e comportamento ha un significato e una funzione all'interno del nostro mondo interiore. I bottoni, oltre alla loro funzione pratica di chiudere i vestiti, possono assumere significati simbolici diversi. Senza un'analisi più approfondita del suo vissuto personale e delle sue dinamiche relazionali, è difficile individuare con precisione le cause di questa sua reazione. Le consiglio di intraprendere un percorso di psicoterapia per comprendere le radici di questa fobia e capire ciò che si cela dietro questa repulsione.
Resto a disposizione.
Un caro saluto Dott.ssa Valentina De Chiara
Resto a disposizione.
Un caro saluto Dott.ssa Valentina De Chiara
Gentile utente, la sua domanda mi ha colpito molto ed incuriosito. E' interessante che tale sensazione si verifica solo verso i bottoni indossati da altre persone. Senz'altro ci sono motivi che si celano dietro questa specifica e selettiva repulsione e senz'altro sono motivi sfuggenti, da ricercarsi nell'inconscio attraverso l'analisi dei contenuti psicologici ed emotivi rimossi della sua storia presente e soprattutto passata. Per esempio sarebbe interessante sapere quando e come è iniziata questa repulsione e se è coincisa con degli eventi particolari. Comunque questa sensazione si collega all'emozione del disgusto che esprime con energia un fastidio psicologico, emotivo ed anche corporeo. L'emozione del disgusto potrebbe interessare e coprire anche altre emozioni e contenuti rimossi. Tali contenuti andrebbero gradualmente in un percorso di psicoterapia riportati alla coscienza ed espressi emotivamente per aumentare padronanza sul sintomo e soddisfazione. Resto a disposizione per qualsiasi domanda o dubbio. Cordiali saluti, dottor Stefano Angeletti.
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Buongiorno, non è possibile aiutarla a capire il significato di quanto dice senza fare un percorso di psicoterapia. Se ne ha intenzione, può pensare di intraprendere un percorso di psicoterapia analitica
Salve,
la sua reazione ai bottoni indossati dagli altri potrebbe essere il risultato di un condizionamento appreso nel tempo, magari legato a un’esperienza passata — anche minima o dimenticata — che ha creato un’associazione tra quell’oggetto e una sensazione di fastidio, invasione o “impurità”.
Il fatto che riesca a gestire i suoi bottoni ma non quelli altrui suggerisce che non è l’oggetto in sé, ma il contesto relazionale e percettivo a scatenare la risposta. In termini psicologici, potremmo parlare di una risposta fobica o evitante, mantenuta da meccanismi automatici appresi.
Un percorso cognitivo-comportamentale può aiutarla a ricostruire queste associazioni e modificarle, anche con tecniche specifiche come l’esposizione graduale e il lavoro sui pensieri sottostanti.
Un caro saluto,
Dott. Jacopo Modoni
Psicologo Clinico, PhD – Terapeuta Cognitivo-Comportamentale in formazione
la sua reazione ai bottoni indossati dagli altri potrebbe essere il risultato di un condizionamento appreso nel tempo, magari legato a un’esperienza passata — anche minima o dimenticata — che ha creato un’associazione tra quell’oggetto e una sensazione di fastidio, invasione o “impurità”.
Il fatto che riesca a gestire i suoi bottoni ma non quelli altrui suggerisce che non è l’oggetto in sé, ma il contesto relazionale e percettivo a scatenare la risposta. In termini psicologici, potremmo parlare di una risposta fobica o evitante, mantenuta da meccanismi automatici appresi.
Un percorso cognitivo-comportamentale può aiutarla a ricostruire queste associazioni e modificarle, anche con tecniche specifiche come l’esposizione graduale e il lavoro sui pensieri sottostanti.
Un caro saluto,
Dott. Jacopo Modoni
Psicologo Clinico, PhD – Terapeuta Cognitivo-Comportamentale in formazione
Gentile Signore,
la ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza un’esperienza personale così particolare. La repulsione selettiva che descrive — verso i bottoni indossati dagli altri, ma non verso i propri — è certamente atipica, ma non priva di significato dal punto di vista psicodinamico o psicoanalitico.
Nel linguaggio della psiche, la fobia o il “disgusto irrazionale” spesso agiscono come simboli, come rappresentazioni esterne di un conflitto interno non ancora elaborato o non del tutto conscio. Gli oggetti che generano repulsione o angoscia possono avere un valore fortemente simbolico e, nel suo caso, il fatto che i bottoni “altrui” siano fonte di disagio (mentre i suoi no) suggerisce un tema potenzialmente relazionale.
Spesso, in casi come questi, il significato soggettivo dell’oggetto fobico o “repellente” può emergere solo attraverso un lavoro esplorativo, fatto in un contesto sicuro, dove l’associazione libera, i ricordi, i sogni e le emozioni possono aiutarci a costruire un ponte tra il sintomo e il vissuto interno.
La invito, se lo desidera, a contattarmi per approfondire insieme questa esperienza e capire meglio, non solo l’origine della sua reazione, ma anche quale funzione possa avere oggi nella sua vita affettiva o relazionale. A volte, ciò che inizialmente appare “strano” è proprio ciò che può condurre alle comprensioni più profonde.
Resto a disposizione.
Saluti,
dott.ssa Greta Pisano
psicologa e psicoterapeuta
la ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza un’esperienza personale così particolare. La repulsione selettiva che descrive — verso i bottoni indossati dagli altri, ma non verso i propri — è certamente atipica, ma non priva di significato dal punto di vista psicodinamico o psicoanalitico.
Nel linguaggio della psiche, la fobia o il “disgusto irrazionale” spesso agiscono come simboli, come rappresentazioni esterne di un conflitto interno non ancora elaborato o non del tutto conscio. Gli oggetti che generano repulsione o angoscia possono avere un valore fortemente simbolico e, nel suo caso, il fatto che i bottoni “altrui” siano fonte di disagio (mentre i suoi no) suggerisce un tema potenzialmente relazionale.
Spesso, in casi come questi, il significato soggettivo dell’oggetto fobico o “repellente” può emergere solo attraverso un lavoro esplorativo, fatto in un contesto sicuro, dove l’associazione libera, i ricordi, i sogni e le emozioni possono aiutarci a costruire un ponte tra il sintomo e il vissuto interno.
La invito, se lo desidera, a contattarmi per approfondire insieme questa esperienza e capire meglio, non solo l’origine della sua reazione, ma anche quale funzione possa avere oggi nella sua vita affettiva o relazionale. A volte, ciò che inizialmente appare “strano” è proprio ciò che può condurre alle comprensioni più profonde.
Resto a disposizione.
Saluti,
dott.ssa Greta Pisano
psicologa e psicoterapeuta
Buonasera,
le fobie sono un modo attraverso cui la nostra mente tenta di proteggerci da emozioni troppo intense, da conflitti emotivi inconsci che sarebbero altrimenti troppo dolorosi da sentire direttamente. Le fobie trasformano questo dolore in paure più concrete e quindi apparentemente più controllabili.
Proprio per questo le fobie non hanno significati universali, ma il loro senso si costruisce nella storia profonda di ognuno di noi. Una psicoterapia di orientamento psicoanalitico lavora proprio su questo e potrà aiutarla a comprendere quello che la affligge da anni. Buona ricerca!
le fobie sono un modo attraverso cui la nostra mente tenta di proteggerci da emozioni troppo intense, da conflitti emotivi inconsci che sarebbero altrimenti troppo dolorosi da sentire direttamente. Le fobie trasformano questo dolore in paure più concrete e quindi apparentemente più controllabili.
Proprio per questo le fobie non hanno significati universali, ma il loro senso si costruisce nella storia profonda di ognuno di noi. Una psicoterapia di orientamento psicoanalitico lavora proprio su questo e potrà aiutarla a comprendere quello che la affligge da anni. Buona ricerca!
Esperti
Domande correlate
- Salve. Ho una fobia strana. Non trovo mai nulla su di essa, ricerche, spiegazioni. Se penso a qualche oggetto che si "incolla" alla mia pelle, oggetti strani... mi viene tanta angoscia e una sensazione di forte paura. Tanto che faccio anche dei sogni legati a questo. Ad esempio ho sognato che da alcuni…
- Salve, io vorrei sapere come e se è possibile eliminare l’emozione del disgusto di fronte a situazioni, ad esempio quando vedo un film con scene cruente.. Perché questo mi provoca ansia e sinceramente vorrei evitarlo. Grazie e buona giornata
- Salve. Vorrei chiedere aiuto ad uno specialista su come affrontare i miei problemi di insicurezza e sociofobia ( abbastanza lievi, ma non vorrei che peggiorassero). Sono un ragazzo di 27 anni, ho deciso di affidarmi ad un professionista che mi aiuti in un percorso di miglioramento. Sono indeciso se affidarmi…
- Io sono andata tante volte dal dentista però ogni volta che devo tornarci ho un attacco di paura e depressione perché ? Non capisco se è una fobia
Vuoi inviare una domanda?
I nostri esperti hanno risposto a 5 domande su Fobia
Il tuo caso è simile? Questi specialisti possono aiutarti:
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.