Cari dottori, Sono una ragazza di 25 anni. È un periodo molto buio. Pensavo fosse una fase transi
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Cari dottori,
Sono una ragazza di 25 anni.
È un periodo molto buio. Pensavo fosse una fase transitoria, ma ormai va avanti da anni.
Non ho stimoli di nessun genere.
Mi sono licenziata dal mio lavoro perché avevo uno stipendio a dir poco penoso, ma ad oggi, dopo 6 mesi, non sono riuscita a trovare un'altra occupazione.
La mia vita sociale è pressoché inesistente, stavo frequentando un ragazzo, ma col tempo mi sono resa conto che da parte sua la relazione si fermava al sesso, tant'è che nel periodo in cui per motivi di salute non potevo avere rapporti le nostre interazioni si sono ridotte praticamente a 0. Tra l'altro ha ammesso senza troppi giri di aver avuto rapporti con altre per tutto il periodo di tempo in cui io non ero "disponibile" e di non intendere tornare all'esclusività che avevamo prima. Da un lato vorrei davvero mettere un punto alla situazione, perché non mi piace essere trattata così; dall'altro essere trattata così è meglio di non essere trattata per nulla.
Per quanto riguarda le amicizie, ho pochissimi amici, ma non li sento praticamente mai. In questi ultimi anni mi sono chiusa moltissimo in me stessa, non mi sento più a mio agio, spesso scado nel ghosting perché non ho voglia, né forza mentale per intrattenere una conversazione.
Praticamente non esco di casa se non per necessità, o se proprio non posso farne a meno. L'ultima volta che sono uscita con un'amica era maggio 2022, poi più niente.
Tra l'altro mi sento spesso "usata", in generale.
Il mio telefono non squilla mai, e se squilla è perché a qualcuno serve qualcosa.
È raro che intrattenga una chat in modo sereno perché al "come stai" segue fin troppo spesso, nel giro di qualche messaggio, un "senti non è che potresti aiutarmi con tale questione?".
Mi sento stanca. Passo le giornate a letto, a meno che non debba necessariamente uscire di casa. Ora che fa buio presto è anche peggio. Il senso di vuoto si fa largo ancora più in fretta. Scrollo i social, guardo gli altri che si godono la vita, e io invece vorrei solo sparire.
Spesso mi sento un peso per chi mi sta intorno, ho i sensi di colpa per qualunque cosa, anche se "l'errore" non è sempre il mio, tendo a colpevolizzarmi per paura di perdere la persona che ho davanti (come nel caso del ragazzo).
Mi sento un'amica terribile. Ma ogni qual volta provi a manifestare il mio disagio vengo etichettata come esagerata, o liquidata con un "fai qualcosa che ti piace, così ti distrai".
A volte vorrei semplicemente non esserci più. Sono arrivata al punto di pensare che senza di me probabilmente starebbero meglio tutti; o la situazione sarebbe invariata. Nessuno starebbe peggio se io non ci fossi.
L'ho confessato alla mia amica, quella con cui più di tutti mi sono aperta in vita mia. Ha detto che sarebbe un gesto egoista, che ho tante persone che mi amano.
Mi sono sentita ancora peggio.
E non ce la faccio più.
Sono sempre triste, demoralizzata, malinconica. Anche se mi distraggo, faccio quello che mi piace, faccio sport per scaricare... alla fine torno sempre nella mia stanzetta buia, torno sempre a chiudermi in me. Le persone che ho intorno non hanno idea del mio malessere, o meglio, magari qualcuno lo ha notato, ma nessuno immagina quanto mi stia corrodendo dentro.
Sono al capolinea. Mi sento intrappolata in una vita che non è mia, sono una spettatrice della mia esistenza. E non ne posso più. Cosa suggerite?
Sono una ragazza di 25 anni.
È un periodo molto buio. Pensavo fosse una fase transitoria, ma ormai va avanti da anni.
Non ho stimoli di nessun genere.
Mi sono licenziata dal mio lavoro perché avevo uno stipendio a dir poco penoso, ma ad oggi, dopo 6 mesi, non sono riuscita a trovare un'altra occupazione.
La mia vita sociale è pressoché inesistente, stavo frequentando un ragazzo, ma col tempo mi sono resa conto che da parte sua la relazione si fermava al sesso, tant'è che nel periodo in cui per motivi di salute non potevo avere rapporti le nostre interazioni si sono ridotte praticamente a 0. Tra l'altro ha ammesso senza troppi giri di aver avuto rapporti con altre per tutto il periodo di tempo in cui io non ero "disponibile" e di non intendere tornare all'esclusività che avevamo prima. Da un lato vorrei davvero mettere un punto alla situazione, perché non mi piace essere trattata così; dall'altro essere trattata così è meglio di non essere trattata per nulla.
Per quanto riguarda le amicizie, ho pochissimi amici, ma non li sento praticamente mai. In questi ultimi anni mi sono chiusa moltissimo in me stessa, non mi sento più a mio agio, spesso scado nel ghosting perché non ho voglia, né forza mentale per intrattenere una conversazione.
Praticamente non esco di casa se non per necessità, o se proprio non posso farne a meno. L'ultima volta che sono uscita con un'amica era maggio 2022, poi più niente.
Tra l'altro mi sento spesso "usata", in generale.
Il mio telefono non squilla mai, e se squilla è perché a qualcuno serve qualcosa.
È raro che intrattenga una chat in modo sereno perché al "come stai" segue fin troppo spesso, nel giro di qualche messaggio, un "senti non è che potresti aiutarmi con tale questione?".
Mi sento stanca. Passo le giornate a letto, a meno che non debba necessariamente uscire di casa. Ora che fa buio presto è anche peggio. Il senso di vuoto si fa largo ancora più in fretta. Scrollo i social, guardo gli altri che si godono la vita, e io invece vorrei solo sparire.
Spesso mi sento un peso per chi mi sta intorno, ho i sensi di colpa per qualunque cosa, anche se "l'errore" non è sempre il mio, tendo a colpevolizzarmi per paura di perdere la persona che ho davanti (come nel caso del ragazzo).
Mi sento un'amica terribile. Ma ogni qual volta provi a manifestare il mio disagio vengo etichettata come esagerata, o liquidata con un "fai qualcosa che ti piace, così ti distrai".
A volte vorrei semplicemente non esserci più. Sono arrivata al punto di pensare che senza di me probabilmente starebbero meglio tutti; o la situazione sarebbe invariata. Nessuno starebbe peggio se io non ci fossi.
L'ho confessato alla mia amica, quella con cui più di tutti mi sono aperta in vita mia. Ha detto che sarebbe un gesto egoista, che ho tante persone che mi amano.
Mi sono sentita ancora peggio.
E non ce la faccio più.
Sono sempre triste, demoralizzata, malinconica. Anche se mi distraggo, faccio quello che mi piace, faccio sport per scaricare... alla fine torno sempre nella mia stanzetta buia, torno sempre a chiudermi in me. Le persone che ho intorno non hanno idea del mio malessere, o meglio, magari qualcuno lo ha notato, ma nessuno immagina quanto mi stia corrodendo dentro.
Sono al capolinea. Mi sento intrappolata in una vita che non è mia, sono una spettatrice della mia esistenza. E non ne posso più. Cosa suggerite?
Buongiorno. Il mio consiglio è quello di rivolgersi ad un bravo professionista e possibilmente ad una persona che sia anche psicoterapeuta al quale poter raccontare quello che qui ha espresso sintenticamente, ma che sicuramente parla del bisogno di ricevere un aiuto. Non drammatizzi, ma non prende neanche scorciatoie con troppi pareri. Situazioni come la sua, alla sua età, si risolvono, lo ricordi! Un saluto
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Di sicuro è "intrappolata"in qualcosa che non le consente di vivere.
Ma le trappole sono il risultato di legami, che nel suo, come in altri casi simili al suo, sono di natura affettiva.
Legami affettivi profondi, di cui non si ha una chiara consapevolezza,che condizionano, ostacolano fino ad impedire,a volte,un percorso di crescita e di condurre una vita normale.
È su questo che deve riflettere e, soprattutto ,farsi aiutare da un esperto psicoterapeuta.
D'altra parte ci sarà un motivo del perché si definiscono "legami"affettivi.
Ma le trappole sono il risultato di legami, che nel suo, come in altri casi simili al suo, sono di natura affettiva.
Legami affettivi profondi, di cui non si ha una chiara consapevolezza,che condizionano, ostacolano fino ad impedire,a volte,un percorso di crescita e di condurre una vita normale.
È su questo che deve riflettere e, soprattutto ,farsi aiutare da un esperto psicoterapeuta.
D'altra parte ci sarà un motivo del perché si definiscono "legami"affettivi.
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