C’é qualche psicologo/psicoterapeuta che pratica la I-CBT (Inference-based Cognitive-Behavior Therap
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C’é qualche psicologo/psicoterapeuta che pratica la I-CBT (Inference-based Cognitive-Behavior Therapy)? Non intendo la CBT classica. La I-CBT è unicamente per il trattamento specifico del DOC. Grazie in anticipo.
La I-CBT (Inference-based Cognitive-Behavior Therapy) è un approccio specifico ideato soprattutto per il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC). A differenza della CBT tradizionale — che lavora molto su esposizione/ritrovo (ERP), ristrutturazione cognitiva e modificazione dei comportamenti evitanti — la I-CBT si concentra sul modo in cui la persona costruisce inferenze errate (cioè «ragionamenti» che portano a dubbi e convinzioni intrusivi) e mira a modificare quei processi inferenziali che mantengono le ossessioni.
Per questo motivo molti terapeuti la propongono come complemento o alternativa specifica per i casi in cui il nucleo problematico è proprio un’«inferential confusion» (confusione inferenziale) più che solo paura o evitamento.
Esistono professionisti formati a questo approccio, ma non è ancora diffusa come la CBT/ERP classica: se cerchi uno specialista valuta che indichi esplicitamente esperienza nella I-CBT e nel trattamento del DOC, chiedendo anche esempi di interventi pratici che propone (es. lavoro sul processo inferenziale, esercizi di esposizione se previsti, durata stimata del percorso).
Infine, poiché il DOC varia molto da persona a persona, è consigliabile approfondire il caso con uno specialista per valutare se la I-CBT è la scelta più indicata o se convenga un protocollo combinato.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Per questo motivo molti terapeuti la propongono come complemento o alternativa specifica per i casi in cui il nucleo problematico è proprio un’«inferential confusion» (confusione inferenziale) più che solo paura o evitamento.
Esistono professionisti formati a questo approccio, ma non è ancora diffusa come la CBT/ERP classica: se cerchi uno specialista valuta che indichi esplicitamente esperienza nella I-CBT e nel trattamento del DOC, chiedendo anche esempi di interventi pratici che propone (es. lavoro sul processo inferenziale, esercizi di esposizione se previsti, durata stimata del percorso).
Infine, poiché il DOC varia molto da persona a persona, è consigliabile approfondire il caso con uno specialista per valutare se la I-CBT è la scelta più indicata o se convenga un protocollo combinato.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
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Buongiorno,
le consiglio di contattare il centro IPSICO di Firenze (centro di eccellenza nazionale) per richiedere il nominativo di un terapeuta nella sua zona affiliato alla rete CEDOC (Centro d’Eccellenza per il trattamento del Disturbo ossessivo-compulsivo).
Buona giornata,
Luisa
le consiglio di contattare il centro IPSICO di Firenze (centro di eccellenza nazionale) per richiedere il nominativo di un terapeuta nella sua zona affiliato alla rete CEDOC (Centro d’Eccellenza per il trattamento del Disturbo ossessivo-compulsivo).
Buona giornata,
Luisa
Gentile utente di mio dottore,
I-CBT non è una sigla standard, ma probabilmente si riferisce alla seguente opzione: CBT-I (Cognitive Behavioral Therapy for Insomnia), ovvero la Terapia Cognitivo-Comportamentale per l'insonnia, un trattamento specifico per i disturbi del sonno. Se dovesse esser affetto realmente da un disturbo ossessivo compulsivo dovrebbe chiedere presa in carico ad uno psicoterapeuta, non necessariamente ad uno di quelli citati precedentemente.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
I-CBT non è una sigla standard, ma probabilmente si riferisce alla seguente opzione: CBT-I (Cognitive Behavioral Therapy for Insomnia), ovvero la Terapia Cognitivo-Comportamentale per l'insonnia, un trattamento specifico per i disturbi del sonno. Se dovesse esser affetto realmente da un disturbo ossessivo compulsivo dovrebbe chiedere presa in carico ad uno psicoterapeuta, non necessariamente ad uno di quelli citati precedentemente.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Buongiorno,
sta cercando di sperimentare una particolare tecnica, ponendosi come soggetto da sottoporsi o una relazione terapeutica volto a risolvere particolari problemi?
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
sta cercando di sperimentare una particolare tecnica, ponendosi come soggetto da sottoporsi o una relazione terapeutica volto a risolvere particolari problemi?
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
Salve.
Certo che Si! Bisognerebbe capire in che Regione vivi; in Veneto ho appurato esserci.
Certo che Si! Bisognerebbe capire in che Regione vivi; in Veneto ho appurato esserci.
gentilissimo, per la ricerca di uno specialista specifico, le consiglio di cercare direttamente quello che cerca in base alla sua zona di residenza.
saluti
AV
saluti
AV
Salve, le suggerisco di fare così: contatti alcuni psicoterapeuti che trattano il DOC nella sua zona (ad esempio studi specializzati in disturbi d’ansia/ossessivi) e chieda specificamente: “Applichi l’I-CBT (Inference-based CBT) o hai formazione in questo protocollo per il DOC?”. Con questo quesito mirato può verificare direttamente se l’approccio è disponibille. Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Buonasera. Aldilà della terapia ha in mente, da ho affiancato alla mia specializzazione in CBT la Mindfulness per la defusione dai pensieri, che rappresenta un'accelerazione per la terapia sulle ossessioni e compulsioni. A disposizione, anche online, Dottor Gianpietro Rossi
Ciao, nel mio caso specifico io utilizzo la Terapia Cognitiva basata sulla Mindfulness (MBCT for OCD) ed è molto valida. Un caro saluto
la I-CBT è un approccio psicoterapico specifico per il trattamento del Disturbo Ossessivo Compulsivo. si differenza dagli altri approcci tradizionali perchè non si concentra principalmente sui contenuti ossessivi, ma sul processo processo psicologico che li genera, attraverso gli scenari immaginativi da esso generati. la mente infatti si sposta da una percezione reale della realtà ad una immaginata, ed è qui che si generano le ossessioni. il lavoro è più cognitivo e meno comportamentale rispetto alla CBT classica.
un caro saluto
un caro saluto
Salve, la I-CBT è un approccio specifico per il trattamento del DOC e non tutti i professionisti CBT ne hanno una formazione dedicata. Su MioDottore può provare a utilizzare i filtri di ricerca e verificare nella descrizione del profilo del/della collega le informazioni sulla formazione specifica in I-CBT.
Buona giornata.
Dott. Fiori
Buona giornata.
Dott. Fiori
Buongiorno,
per quanto riguarda professionisti specializzati in I-CBT, le consiglio di contattare direttamente l'associazione di riferimento per questo approccio o di consultare i registri specialistici, dove potrà trovare terapeuti formati specificamente in questo protocollo per il DOC.
Dalla mia esperienza clinica con l'EMDR, ho riscontrato risultati molto positivi nel trattamento del Disturbo Ossessivo-Compulsivo. L'EMDR consente di lavorare sulle memorie che alimentano il circolo ossessivo-compulsivo e sulla desensibilizzazione degli attivatori emotivi, con un approccio che integra bene anche la dimensione corporea e relazionale del disturbo.
Naturalmente ogni approccio terapeutico ha le sue specificità e la I-CBT rappresenta un'evoluzione interessante della CBT classica proprio per il DOC. L'importante è che trovi il professionista e il metodo con cui si sente più a suo agio.
Se desidera approfondire o ha bisogno di altro, mi scriva pure.
Cordiali saluti, dott.ssa Elin Miroddi
per quanto riguarda professionisti specializzati in I-CBT, le consiglio di contattare direttamente l'associazione di riferimento per questo approccio o di consultare i registri specialistici, dove potrà trovare terapeuti formati specificamente in questo protocollo per il DOC.
Dalla mia esperienza clinica con l'EMDR, ho riscontrato risultati molto positivi nel trattamento del Disturbo Ossessivo-Compulsivo. L'EMDR consente di lavorare sulle memorie che alimentano il circolo ossessivo-compulsivo e sulla desensibilizzazione degli attivatori emotivi, con un approccio che integra bene anche la dimensione corporea e relazionale del disturbo.
Naturalmente ogni approccio terapeutico ha le sue specificità e la I-CBT rappresenta un'evoluzione interessante della CBT classica proprio per il DOC. L'importante è che trovi il professionista e il metodo con cui si sente più a suo agio.
Se desidera approfondire o ha bisogno di altro, mi scriva pure.
Cordiali saluti, dott.ssa Elin Miroddi
Salve, pratico l'ACT per il DOC e seguo il protocollo MBCT (Mindfulness Based Cognitive Therapy)
Salve mi sono informata rispetto alla terapia I-CBT ed al momento è ancora un argomento di ricerca e di dibattito scientifico, difatti importanti ricercatori come Myers e Abramowitz ne hanno fatto uno studio di revisione nel 2025, mettendo alla luce alcuni punti deboli dal punto di vista teorico e pratico. La CBT rimane il trattamento elettivo per il DOC mentre la I-CBT non ha ancora raggiunto un riconoscimento esteso ed è praticata solo in alcune nazioni e non è chiaro se verrà riconosciuta e praticata anche in Italia. Spero di esserle stata di aiuto.
I-CBT, DOC e coscienza: una possibile osservazione critica
La I-CBT, cioè Inference-Based Cognitive Behavioral Therapyo, viene spesso presentata come una terapia cognitivo-comportamentale basata sull’inferenza, sviluppata soprattutto per il trattamento del DOC, Disturbo Ossessivo-Compulsivo. Per “inferenza” si intende, in parole semplici, il processo mentale con cui diciamo: “da questo, deduco quest’altro”. Ad esempio: vedo il pavimento bagnato e una persona con l’ombrello, quindi inferisco che fuori abbia piovuto. Nel caso del DOC, secondo la I-CBT, il problema centrale consisterebbe nel momento in cui il dubbio ossessivo diventa credibile. Il paziente, cioè, arriverebbe a trattare una possibilità immaginata come se fosse una possibilità reale o probabile. Per esempio: ho controllato che il gas sia chiuso, ma subito dopo penso: “E se non fosse davvero chiuso?”. Da qui può nascere la ripetizione compulsiva del controllo. Questa impostazione ha certamente un interesse clinico, ma a mio avviso rischia di partire da un assunto parziale. Il problema dell’ossessivo non è soltanto che deduce male, né semplicemente che scambia il possibile per reale. Il punto, forse più radicale, riguarda il rapporto tra coscienza, attenzione e pensiero. Nel controllo ossessivo, infatti, il paziente può guardare la manopola del gas senza essere davvero presente all’atto del vedere. Può controllare, ma non abitare pienamente il controllo. La sua attenzione è già catturata dal dubbio, dalla paura, dalla ruminazione, dall’ansia sovrabbondante. In questo modo, l’azione stessa del controllo non viene realmente vista. Il soggetto guarda, ma non registra; controlla, ma non incontra veramente l’evidenza del controllo. È come se la coscienza, che è presenza attenta, venisse oscurata dai pensieri, come il sole dalle nuvole. Il sole non scompare quando arrivano le nuvole; semplicemente viene coperto. Allo stesso modo, la coscienza non scompare quando sorgono pensieri ossessivi, ma il soggetto può perdere il contatto vivo con essa perché è assorbito dal contenuto mentale. Qui si apre una questione importante: il paziente ossessivo non confonde soltanto una probabilità con una realtà. Più profondamente, sembra confondere i pensieri con la coscienza stessa. Resta catturato dalle immagini mentali, dai dubbi, dalle paure, come se fossero realtà, minacce o comandi. Ma il pensiero è un contenuto che appare nella coscienza, non la coscienza stessa. Si potrebbe usare la metafora dello specchio: prima c’è lo specchio, poi appaiono le immagini del mondo. Lo specchio riflette le immagini, ma non diventa le immagini. Allo stesso modo, prima vi è la coscienza, poi sorgono pensieri, emozioni, dubbi, paure e ossessioni. Il problema nasce quando il soggetto dimentica la natura dello specchio e si identifica completamente con ciò che vi appare. Per questo, ritengo che una lettura puramente inferenziale del DOC sia insufficiente. Non basta chiedersi come il dubbio diventi credibile. Bisogna anche chiedersi perché il paziente non riesca a stare presente all’esperienza immediata, perché non riesca a distinguere il pensiero che appare dalla consapevolezza entro cui quel pensiero appare. Da questo punto di vista, un lavoro terapeutico profondo non dovrebbe limitarsi a correggere l’inferenza o a mostrare che il dubbio è irragionevole. Dovrebbe anche aiutare il paziente a recuperare presenza, attenzione e disidentificazione dai contenuti mentali. Non si tratta di eliminare i pensieri, ma di riconoscerli come pensieri; non realtà, non ordini, non minacce, non verità definitive. In conclusione, la I-CBT coglie un aspetto importante del DOC, cioè il ruolo del dubbio e della sua credibilità. Tuttavia, a mio avviso, rischia di trascurare un livello più originario: quello della coscienza oscurata dal pensiero. Il nodo non è soltanto inferenziale, ma anche attentivo, fenomenologico ed esistenziale. Il paziente non soffre solo perché pensa male; soffre perché è catturato dal pensiero al punto da non riconoscere più lo spazio cosciente in cui quel pensiero appare.
Dott. Francesco Paolo Coppola Psicologo e Psicoterapeuta
La I-CBT, cioè Inference-Based Cognitive Behavioral Therapyo, viene spesso presentata come una terapia cognitivo-comportamentale basata sull’inferenza, sviluppata soprattutto per il trattamento del DOC, Disturbo Ossessivo-Compulsivo. Per “inferenza” si intende, in parole semplici, il processo mentale con cui diciamo: “da questo, deduco quest’altro”. Ad esempio: vedo il pavimento bagnato e una persona con l’ombrello, quindi inferisco che fuori abbia piovuto. Nel caso del DOC, secondo la I-CBT, il problema centrale consisterebbe nel momento in cui il dubbio ossessivo diventa credibile. Il paziente, cioè, arriverebbe a trattare una possibilità immaginata come se fosse una possibilità reale o probabile. Per esempio: ho controllato che il gas sia chiuso, ma subito dopo penso: “E se non fosse davvero chiuso?”. Da qui può nascere la ripetizione compulsiva del controllo. Questa impostazione ha certamente un interesse clinico, ma a mio avviso rischia di partire da un assunto parziale. Il problema dell’ossessivo non è soltanto che deduce male, né semplicemente che scambia il possibile per reale. Il punto, forse più radicale, riguarda il rapporto tra coscienza, attenzione e pensiero. Nel controllo ossessivo, infatti, il paziente può guardare la manopola del gas senza essere davvero presente all’atto del vedere. Può controllare, ma non abitare pienamente il controllo. La sua attenzione è già catturata dal dubbio, dalla paura, dalla ruminazione, dall’ansia sovrabbondante. In questo modo, l’azione stessa del controllo non viene realmente vista. Il soggetto guarda, ma non registra; controlla, ma non incontra veramente l’evidenza del controllo. È come se la coscienza, che è presenza attenta, venisse oscurata dai pensieri, come il sole dalle nuvole. Il sole non scompare quando arrivano le nuvole; semplicemente viene coperto. Allo stesso modo, la coscienza non scompare quando sorgono pensieri ossessivi, ma il soggetto può perdere il contatto vivo con essa perché è assorbito dal contenuto mentale. Qui si apre una questione importante: il paziente ossessivo non confonde soltanto una probabilità con una realtà. Più profondamente, sembra confondere i pensieri con la coscienza stessa. Resta catturato dalle immagini mentali, dai dubbi, dalle paure, come se fossero realtà, minacce o comandi. Ma il pensiero è un contenuto che appare nella coscienza, non la coscienza stessa. Si potrebbe usare la metafora dello specchio: prima c’è lo specchio, poi appaiono le immagini del mondo. Lo specchio riflette le immagini, ma non diventa le immagini. Allo stesso modo, prima vi è la coscienza, poi sorgono pensieri, emozioni, dubbi, paure e ossessioni. Il problema nasce quando il soggetto dimentica la natura dello specchio e si identifica completamente con ciò che vi appare. Per questo, ritengo che una lettura puramente inferenziale del DOC sia insufficiente. Non basta chiedersi come il dubbio diventi credibile. Bisogna anche chiedersi perché il paziente non riesca a stare presente all’esperienza immediata, perché non riesca a distinguere il pensiero che appare dalla consapevolezza entro cui quel pensiero appare. Da questo punto di vista, un lavoro terapeutico profondo non dovrebbe limitarsi a correggere l’inferenza o a mostrare che il dubbio è irragionevole. Dovrebbe anche aiutare il paziente a recuperare presenza, attenzione e disidentificazione dai contenuti mentali. Non si tratta di eliminare i pensieri, ma di riconoscerli come pensieri; non realtà, non ordini, non minacce, non verità definitive. In conclusione, la I-CBT coglie un aspetto importante del DOC, cioè il ruolo del dubbio e della sua credibilità. Tuttavia, a mio avviso, rischia di trascurare un livello più originario: quello della coscienza oscurata dal pensiero. Il nodo non è soltanto inferenziale, ma anche attentivo, fenomenologico ed esistenziale. Il paziente non soffre solo perché pensa male; soffre perché è catturato dal pensiero al punto da non riconoscere più lo spazio cosciente in cui quel pensiero appare.
Dott. Francesco Paolo Coppola Psicologo e Psicoterapeuta
Buongiorno
Siamo diversi psicoterapeuti CBT a Roma
Per il trattamento Doc
Dottssa Patrizia Carboni
Psicologa psicoterapeuta
Roma
Siamo diversi psicoterapeuti CBT a Roma
Per il trattamento Doc
Dottssa Patrizia Carboni
Psicologa psicoterapeuta
Roma
Salve, se vuole può prendere contatto con me. La aspetto!
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