Buongiorno, sono una ragazza di ventisei anni e mi sento un’adulta “a metà”. Da quando ero piccol
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Buongiorno, sono una ragazza di ventisei anni e mi sento un’adulta “a metà”.
Da quando ero piccola convivo con una parte del mio cervello costantemente sintonizzato su fantasticherie e sogni ad occhi aperti e devo sforzarmi di vivere nel presente per ogni piccola cosa. Anche le più piccole azioni quotidiane mi prendono molto più tempo del normale, per non parlare della memoria. Mi scordo le cose facilmente, oppure me le ricordo all’ultimo. Non riesco a fare affidamento sulla mia testa e questo mi genera un profondo disagio, nella mia vita di tutti i giorni come al lavoro. Non ho assolutamente fiducia della mia mente.
Talvolta non vedo ciò che è proprio davanti al mio naso, per poi notarlo in un secondo momento, sentendomi una stupida, una “stordita”; quest’ultimo aspetto diventa evidente sopratutto con i numeri, con i quali non sono mai andata molto d’accordo: anche le operazioni più semplici mi sono difficili, talvolta - forse a causa dell’agitazione - è come se i numeri non li vedessi. Oppure il mio senso dell’orientamento, che è così pessimo da essere quasi comico: sembro incapace di ricordarmi strade che ho percorso per tutta la vita. Per non parlare della guida… gestire più input nello stesso momento, essere coordinata e attenta? Praticamente impossibile.
Anche nei rapporti con gli altri il mio essere “sulla luna” diventa un problema: la gente mi parla, ma ad un certo punto mi rendo conto di essermi distratta e di aver capito solo la metà di quello che mi hanno detto.
La mia vita sembra inoltre costellata da blocchi costanti, che tendono ad auto sabotarmi.
Ad esempio, rimando cose o impegni che SO essere importanti, ma proprio perché mi generano ansia le evito, contro ogni logica, andando inevitabilmente a crearmi problemi ancora più grossi. Anche azioni semplici come rispondere al messaggio di un amico - qualcosa che dovrebbe essere piacevole, poco impegnativo - diventa un’azione faticosa, senza nessun motivo valido in apparenza.
Ho moltissimi interessi, eppure non riesco a fare neanche la metà di ciò che vorrei e non riesco a capire cosa mi freni... so esattamente cosa vorrei fare, ma è come se il mio corpo fosse bloccato. Oppure, se mi fisso con qualcosa in particolare (un libro, un gioco, una serie) mi ci ossessiono a tal punto da rimandare operazioni “base”: vestirmi, lavarmi, mangiare; da quando mi alzo a quando vado a dormire penserò solo a quello finché non mi sarà passata, per poi vergognarmi di come mi sono ridotta.
Ho sempre vissuto preda di una fortissima ansia da prestazione (che, ci tengo a sottolineare, non mi è stata inculcata dai miei genitori, che invece hanno sempre cercato di tranquillizzarmi da questo punto di vista): se non riesco a fare subito qualcosa perfettamente, allora mi blocco in eterno, e l’ansia attorno a quella cosa diventa un muro insormontabile, e ciò va ovviamente a ledere la mia autostima, già di per sé bassa. Mia madre mi racconta spesso di come da piccola, prima di pronunciare una singola parola, la ripetessi sottovoce molteplici volte, per assicurarmi di dirla bene.
Tutto questo perfezionismo però non si incastra molto con il mio essere sbadata e con la testa perennemente per aria.
Molte volte mi viene detto “Sei brava, perché non ti sforzi e continui a provare?” quando faccio fatica o mi blocco con qualcosa. Non lo so nemmeno io.
Sono sempre stata una buona studentessa, almeno fino al liceo, ma più che alla mia intelligenza penso sia dovuto al fatto che io abbia costruito tutta la mia persona attorno all’essere prima una “brava bambina” e poi una “brava ragazza” (oltre al fatto che la struttura più rigida del liceo mi ha sempre aiutato, ed infatti all’Università ho fatto molta più fatica). Misuro il mio valore in base a quello che gli altri pensano di me e faccio fatica a sentirmi davvero orgogliosa per i miei traguardi. Vivo la maggior parte del mio tempo sentendomi in colpa per qualcosa o in difetto.
Forse a causa di tutto questo mi rendo conto di essere spesso ansiosa o nervosa, e lo esterno anche fisicamente: le mie gambe sono in perenne movimento anche quando sono seduta a guardare un film, cosa che molto spesso gli altri mi fanno notare, a casa ma anche in contesti pubblici (“tieni ferme quelle gambe, stai facendo tremare tutto”, altra vergogna).
Inoltre, c’è anche un aspetto dei miei sogni ad occhi aperti che mi fa, se possibile, vergognare ancora più più, ossia che non mi limito a sognare ad occhi aperti: quando “sogno” devo muovermi in maniera quasi ossessiva, camminare avanti e indietro o rimbalzare sul letto per ore, fare espressioni o ascoltare qualche secondo di un particolare mezzo musicare ripetutamente (che funziona come una sorta di “trigger” per le cose che immagino), per non parlare del fatto che ho delle vere e proprie conversazioni da sola che, viste dall’esterno, posso solo immaginare come mi facciano apparire... So benissimo che non è una cosa sana ma per me è come un “cuccio”, una coperta di Linus, un conforto. É anche una gran perdita di tempo, questo lo so, ma non posso farne a meno, “scivolo” in questo stato quasi senza rendermene conto.
Vorrei solo potermi liberare di questa parte della mia testa, anche se so che non è possibile… magari esistono delle tecniche per migliorare la mia situazione?
Sento che non sto vivendo la vita al massimo delle mie potenzialità e la cosa mi rattrista, ma ho paura di non farcela senza un aiuto esterno. La mia forza di volontà da sola non sembra bastare.
Ringrazio chi ha avuto la pazienza di leggere fino a qui.
Da quando ero piccola convivo con una parte del mio cervello costantemente sintonizzato su fantasticherie e sogni ad occhi aperti e devo sforzarmi di vivere nel presente per ogni piccola cosa. Anche le più piccole azioni quotidiane mi prendono molto più tempo del normale, per non parlare della memoria. Mi scordo le cose facilmente, oppure me le ricordo all’ultimo. Non riesco a fare affidamento sulla mia testa e questo mi genera un profondo disagio, nella mia vita di tutti i giorni come al lavoro. Non ho assolutamente fiducia della mia mente.
Talvolta non vedo ciò che è proprio davanti al mio naso, per poi notarlo in un secondo momento, sentendomi una stupida, una “stordita”; quest’ultimo aspetto diventa evidente sopratutto con i numeri, con i quali non sono mai andata molto d’accordo: anche le operazioni più semplici mi sono difficili, talvolta - forse a causa dell’agitazione - è come se i numeri non li vedessi. Oppure il mio senso dell’orientamento, che è così pessimo da essere quasi comico: sembro incapace di ricordarmi strade che ho percorso per tutta la vita. Per non parlare della guida… gestire più input nello stesso momento, essere coordinata e attenta? Praticamente impossibile.
Anche nei rapporti con gli altri il mio essere “sulla luna” diventa un problema: la gente mi parla, ma ad un certo punto mi rendo conto di essermi distratta e di aver capito solo la metà di quello che mi hanno detto.
La mia vita sembra inoltre costellata da blocchi costanti, che tendono ad auto sabotarmi.
Ad esempio, rimando cose o impegni che SO essere importanti, ma proprio perché mi generano ansia le evito, contro ogni logica, andando inevitabilmente a crearmi problemi ancora più grossi. Anche azioni semplici come rispondere al messaggio di un amico - qualcosa che dovrebbe essere piacevole, poco impegnativo - diventa un’azione faticosa, senza nessun motivo valido in apparenza.
Ho moltissimi interessi, eppure non riesco a fare neanche la metà di ciò che vorrei e non riesco a capire cosa mi freni... so esattamente cosa vorrei fare, ma è come se il mio corpo fosse bloccato. Oppure, se mi fisso con qualcosa in particolare (un libro, un gioco, una serie) mi ci ossessiono a tal punto da rimandare operazioni “base”: vestirmi, lavarmi, mangiare; da quando mi alzo a quando vado a dormire penserò solo a quello finché non mi sarà passata, per poi vergognarmi di come mi sono ridotta.
Ho sempre vissuto preda di una fortissima ansia da prestazione (che, ci tengo a sottolineare, non mi è stata inculcata dai miei genitori, che invece hanno sempre cercato di tranquillizzarmi da questo punto di vista): se non riesco a fare subito qualcosa perfettamente, allora mi blocco in eterno, e l’ansia attorno a quella cosa diventa un muro insormontabile, e ciò va ovviamente a ledere la mia autostima, già di per sé bassa. Mia madre mi racconta spesso di come da piccola, prima di pronunciare una singola parola, la ripetessi sottovoce molteplici volte, per assicurarmi di dirla bene.
Tutto questo perfezionismo però non si incastra molto con il mio essere sbadata e con la testa perennemente per aria.
Molte volte mi viene detto “Sei brava, perché non ti sforzi e continui a provare?” quando faccio fatica o mi blocco con qualcosa. Non lo so nemmeno io.
Sono sempre stata una buona studentessa, almeno fino al liceo, ma più che alla mia intelligenza penso sia dovuto al fatto che io abbia costruito tutta la mia persona attorno all’essere prima una “brava bambina” e poi una “brava ragazza” (oltre al fatto che la struttura più rigida del liceo mi ha sempre aiutato, ed infatti all’Università ho fatto molta più fatica). Misuro il mio valore in base a quello che gli altri pensano di me e faccio fatica a sentirmi davvero orgogliosa per i miei traguardi. Vivo la maggior parte del mio tempo sentendomi in colpa per qualcosa o in difetto.
Forse a causa di tutto questo mi rendo conto di essere spesso ansiosa o nervosa, e lo esterno anche fisicamente: le mie gambe sono in perenne movimento anche quando sono seduta a guardare un film, cosa che molto spesso gli altri mi fanno notare, a casa ma anche in contesti pubblici (“tieni ferme quelle gambe, stai facendo tremare tutto”, altra vergogna).
Inoltre, c’è anche un aspetto dei miei sogni ad occhi aperti che mi fa, se possibile, vergognare ancora più più, ossia che non mi limito a sognare ad occhi aperti: quando “sogno” devo muovermi in maniera quasi ossessiva, camminare avanti e indietro o rimbalzare sul letto per ore, fare espressioni o ascoltare qualche secondo di un particolare mezzo musicare ripetutamente (che funziona come una sorta di “trigger” per le cose che immagino), per non parlare del fatto che ho delle vere e proprie conversazioni da sola che, viste dall’esterno, posso solo immaginare come mi facciano apparire... So benissimo che non è una cosa sana ma per me è come un “cuccio”, una coperta di Linus, un conforto. É anche una gran perdita di tempo, questo lo so, ma non posso farne a meno, “scivolo” in questo stato quasi senza rendermene conto.
Vorrei solo potermi liberare di questa parte della mia testa, anche se so che non è possibile… magari esistono delle tecniche per migliorare la mia situazione?
Sento che non sto vivendo la vita al massimo delle mie potenzialità e la cosa mi rattrista, ma ho paura di non farcela senza un aiuto esterno. La mia forza di volontà da sola non sembra bastare.
Ringrazio chi ha avuto la pazienza di leggere fino a qui.
Gentilissima,
la lucidità e la ricchezza di dettagli con cui ha descritto il suo funzionamento mentale sono ammirevoli e, paradossalmente, rappresentano già il primo passo fondamentale per uscire da quella nebbia che sente avvolgerle la quotidianità.
Quello che lei definisce sentirsi un'adulta "a metà" non sembra essere il frutto di una mancanza di volontà o di un difetto del carattere, bensì la manifestazione di un modo specifico di funzionare del suo cervello, una neurobiologia che verosimilmente processa gli stimoli, il tempo e le emozioni in maniera differente rispetto alla media.
Il quadro che dipinge, caratterizzato da una costante distrazione, difficoltà nella gestione del tempo, tendenza alla procrastinazione ansiosa, ipersensibilità agli stimoli e quella peculiare necessità di rifugiarsi in un mondo immaginario accompagnato da movimento fisico (spesso definito come "maladaptive daydreaming"), potrebbe potenzialmente suggerire la presenza di una condizione del tipo "Deficit di Attenzione e Iperattività" (ADHD) nella sua presentazione adulta e femminile.
È molto frequente che le donne intelligenti e performanti come lei riescano a "mascherare" queste difficoltà durante il percorso scolastico strutturato, pagando però un prezzo altissimo in termini di ansia e sforzo mentale, per poi andare in crisi quando, come all'università o nel mondo del lavoro, vengono meno le impalcature esterne e tutto è affidato all'auto-organizzazione.
La sua "pigrizia" apparente, quel blocco che le impedisce di fare anche cose piacevoli, ha un nome tecnico che è disfunzione esecutiva: non è che lei non voglia fare le cose, è che il "motorino di avviamento" chimico del suo cervello a volte non scatta, lasciandola paralizzata nonostante le intenzioni siano buone.
Anche i movimenti che fa mentre "sogna ad occhi aperti" o l'irrequietezza delle gambe non sono comportamenti di cui vergognarsi, ma tentativi inconsci del suo corpo di auto-regolare i livelli di dopamina e di stimolazione per cercare di concentrarsi o di calmarsi.
Il perfezionismo che descrive e l'ansia sociale sono spesso conseguenze secondarie di una vita passata a cercare di non commettere errori di distrazione, vivendo nel terrore costante di essere "scoperti" nella propria inadeguatezza.
Le tecniche di gestione del tempo e le strategie organizzative esistono e possono essere molto utili, ma rischiano di fallire o di aumentare la frustrazione se prima non si comprende la radice biologica di questi comportamenti.
Sarebbe pertanto fondamentale che lei si rivolgesse a uno specialista, esperto specificamente in diagnosi di neurodivergenze nell'adulto, per valutare se questa ipotesi diagnostica corrisponda alla realtà.
Ricevere una chiave di lettura corretta per il proprio cervello non è un'etichetta limitante, ma una liberazione che permette di smettere di colpevolizzarsi per ciò che non si riesce a fare e iniziare a lavorare sui propri punti di forza reali, spesso molto creativi e intuitivi.
Resto a disposizione per eventuali necessità, un caro saluto.
la lucidità e la ricchezza di dettagli con cui ha descritto il suo funzionamento mentale sono ammirevoli e, paradossalmente, rappresentano già il primo passo fondamentale per uscire da quella nebbia che sente avvolgerle la quotidianità.
Quello che lei definisce sentirsi un'adulta "a metà" non sembra essere il frutto di una mancanza di volontà o di un difetto del carattere, bensì la manifestazione di un modo specifico di funzionare del suo cervello, una neurobiologia che verosimilmente processa gli stimoli, il tempo e le emozioni in maniera differente rispetto alla media.
Il quadro che dipinge, caratterizzato da una costante distrazione, difficoltà nella gestione del tempo, tendenza alla procrastinazione ansiosa, ipersensibilità agli stimoli e quella peculiare necessità di rifugiarsi in un mondo immaginario accompagnato da movimento fisico (spesso definito come "maladaptive daydreaming"), potrebbe potenzialmente suggerire la presenza di una condizione del tipo "Deficit di Attenzione e Iperattività" (ADHD) nella sua presentazione adulta e femminile.
È molto frequente che le donne intelligenti e performanti come lei riescano a "mascherare" queste difficoltà durante il percorso scolastico strutturato, pagando però un prezzo altissimo in termini di ansia e sforzo mentale, per poi andare in crisi quando, come all'università o nel mondo del lavoro, vengono meno le impalcature esterne e tutto è affidato all'auto-organizzazione.
La sua "pigrizia" apparente, quel blocco che le impedisce di fare anche cose piacevoli, ha un nome tecnico che è disfunzione esecutiva: non è che lei non voglia fare le cose, è che il "motorino di avviamento" chimico del suo cervello a volte non scatta, lasciandola paralizzata nonostante le intenzioni siano buone.
Anche i movimenti che fa mentre "sogna ad occhi aperti" o l'irrequietezza delle gambe non sono comportamenti di cui vergognarsi, ma tentativi inconsci del suo corpo di auto-regolare i livelli di dopamina e di stimolazione per cercare di concentrarsi o di calmarsi.
Il perfezionismo che descrive e l'ansia sociale sono spesso conseguenze secondarie di una vita passata a cercare di non commettere errori di distrazione, vivendo nel terrore costante di essere "scoperti" nella propria inadeguatezza.
Le tecniche di gestione del tempo e le strategie organizzative esistono e possono essere molto utili, ma rischiano di fallire o di aumentare la frustrazione se prima non si comprende la radice biologica di questi comportamenti.
Sarebbe pertanto fondamentale che lei si rivolgesse a uno specialista, esperto specificamente in diagnosi di neurodivergenze nell'adulto, per valutare se questa ipotesi diagnostica corrisponda alla realtà.
Ricevere una chiave di lettura corretta per il proprio cervello non è un'etichetta limitante, ma una liberazione che permette di smettere di colpevolizzarsi per ciò che non si riesce a fare e iniziare a lavorare sui propri punti di forza reali, spesso molto creativi e intuitivi.
Resto a disposizione per eventuali necessità, un caro saluto.
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Buongiorno. E' ammirevole la chiarezza con cui si esprime e rende manifeste le sue necessità. Il mio consiglio è sicuramente quello di intraprendere un adeguato percorso di psicoterapia e di fare almeno una valutazione con uno specialista in modo da vagliare l'eventuale (ma assolutamente non tassativa) necessità di un'integrazione con una terapia farmacologica. Le auguro buona fortuna!
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