Buongiorno, soffro di sciatica da un mesetto che in fase infiammata non riesco a stare seduto per pi
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Buongiorno, soffro di sciatica da un mesetto che in fase infiammata non riesco a stare seduto per più di 2 minuti, ho presenti piccole ernie l4-l5,l5-s1. Ho preso farmaci fans ma non hanno fatto effetto, ho preso cortisone ma niente. Ora ho iniziato un ciclo di epidurali, sono una settimana dalla prima e domani ho la seconda ma non ho nessun effetto. Ancora non riesco a stare seduto. Sto facendo anche cura di palexia mattino e la sera, Pregabalin mattino e sera. Non ho perdita di forza non ho perdita di sensibilità ho solo dolore. Di notte dopo anche mi sveglia. Dolore svanisce in decompressione.
buongiorno, le cause del dolore che riferisce possono essere diverse. Le infiltrazioni epidurali non sono ugualmente efficaci in tutti questi casi.
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Buonasera ,il quadro clinico è tale che deve essere seguito da un centro di terapia del dolore al fine di proporle non solo un ciclo infltrativo ma anche possibili tecniche di secondo livello di discolisi da eseguirsi in regime di day surgery al fine di evitare un possibile intervento neurochirurgico. sicuramente andranno visualizzate le immagini radiologiche della rmn da correlare con la clinica in atto valutando anche possibili esami complementari neurofisiologici
Buongiorno, capisco perfettamente la frustrazione e il senso di sfinimento che si prova quando il dolore diventa così limitante da impedire anche un gesto semplice come lo stare seduti per più di qualche minuto. Come specialista che si occupa quotidianamente di terapia del dolore e medicina funzionale, vorrei rassicurarla su alcuni punti, partendo proprio dai segnali positivi che emergono dal suo racconto, nonostante la sofferenza attuale sia molto alta.
Il fatto che lei non presenti perdita di forza o di sensibilità è un indicatore clinico estremamente importante e rassicurante: ci dice che, nonostante il dolore lancinante, il nervo non è ancora "sofferente" dal punto di vista funzionale, ma è "solo" in uno stato di estrema irritazione e ipersensibilità. La sua osservazione sul dolore che svanisce in decompressione è un altro tassello fondamentale: conferma che la componente meccanica legata alle piccole ernie gioca un ruolo chiave e che il suo sistema nervoso risponde bene allo scarico del peso, suggerendo che c'è ancora spazio di manovra per una risoluzione non chirurgica.
Per quanto riguarda la terapia che sta seguendo, è normale sentirsi scoraggiati dopo una sola seduta di epidurale senza aver avvertito benefici immediati. In molti casi, la prima infiltrazione serve a "preparare il terreno" e a iniziare a spegnere l'incendio biochimico attorno alla radice nervosa, ma l'effetto cumulativo e più duraturo si osserva spesso dopo la seconda o la terza procedura (consideri anche che spesso i cicli sono composti da 7-10 punture). Il cortisone e gli anestetici locali iniettati nello spazio epidurale agiscono direttamente sul sito dell'insulto, ma se il nervo è infiammato da un mese, i tessuti circostanti possono essere molto congestionati e richiedere più tempo per drenare l'infiammazione. Anche farmaci come il Palexia e il Pregabalin, che sono ottimi presidi per il dolore neuropatico, necessitano talvolta di aggiustamenti posologici o semplicemente di tempo per stabilizzare la trasmissione del segnale doloroso al midollo spinale.
In un'ottica di medicina funzionale, oltre a proseguire con il ciclo di epidurali che è la strategia corretta in questa fase acuta, dovremmo chiederci perché queste piccole ernie stiano causando una reazione così sproporzionata e resistente ai farmaci sistemici. Spesso, un'infiammazione di basso grado a livello intestinale o uno squilibrio del microcircolo possono rendere i nervi molto più reattivi. Le suggerisco di avere fiducia nel secondo appuntamento di domani: è frequente che proprio dopo la seconda somministrazione si inizi a percepire quel calo della tensione che le permetterà di riconquistare gradualmente la posizione seduta. Nel frattempo, cerchi di assecondare il suo corpo con le posizioni di scarico che le danno sollievo, poiché ogni minuto passato senza dolore "insegna" al suo sistema nervoso a uscire dalla modalità di allerta costante.
Il fatto che lei non presenti perdita di forza o di sensibilità è un indicatore clinico estremamente importante e rassicurante: ci dice che, nonostante il dolore lancinante, il nervo non è ancora "sofferente" dal punto di vista funzionale, ma è "solo" in uno stato di estrema irritazione e ipersensibilità. La sua osservazione sul dolore che svanisce in decompressione è un altro tassello fondamentale: conferma che la componente meccanica legata alle piccole ernie gioca un ruolo chiave e che il suo sistema nervoso risponde bene allo scarico del peso, suggerendo che c'è ancora spazio di manovra per una risoluzione non chirurgica.
Per quanto riguarda la terapia che sta seguendo, è normale sentirsi scoraggiati dopo una sola seduta di epidurale senza aver avvertito benefici immediati. In molti casi, la prima infiltrazione serve a "preparare il terreno" e a iniziare a spegnere l'incendio biochimico attorno alla radice nervosa, ma l'effetto cumulativo e più duraturo si osserva spesso dopo la seconda o la terza procedura (consideri anche che spesso i cicli sono composti da 7-10 punture). Il cortisone e gli anestetici locali iniettati nello spazio epidurale agiscono direttamente sul sito dell'insulto, ma se il nervo è infiammato da un mese, i tessuti circostanti possono essere molto congestionati e richiedere più tempo per drenare l'infiammazione. Anche farmaci come il Palexia e il Pregabalin, che sono ottimi presidi per il dolore neuropatico, necessitano talvolta di aggiustamenti posologici o semplicemente di tempo per stabilizzare la trasmissione del segnale doloroso al midollo spinale.
In un'ottica di medicina funzionale, oltre a proseguire con il ciclo di epidurali che è la strategia corretta in questa fase acuta, dovremmo chiederci perché queste piccole ernie stiano causando una reazione così sproporzionata e resistente ai farmaci sistemici. Spesso, un'infiammazione di basso grado a livello intestinale o uno squilibrio del microcircolo possono rendere i nervi molto più reattivi. Le suggerisco di avere fiducia nel secondo appuntamento di domani: è frequente che proprio dopo la seconda somministrazione si inizi a percepire quel calo della tensione che le permetterà di riconquistare gradualmente la posizione seduta. Nel frattempo, cerchi di assecondare il suo corpo con le posizioni di scarico che le danno sollievo, poiché ogni minuto passato senza dolore "insegna" al suo sistema nervoso a uscire dalla modalità di allerta costante.
per capire bene l'origine del vostro dolore è fondamentale una visita algologica dettagliata. Io eviterei di sottopormi a cicli di peridurali se non vi è effetto.
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