Buongiorno Podologi sono alla ricerca di un buon Podologo non lontanissimo dalla Romagna, che abbia
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Buongiorno Podologi
sono alla ricerca di un buon Podologo non lontanissimo dalla Romagna, che abbia passione e pazienza di occuparsi del mio caso. Ho assolutamente bisogno di un paio di plantari veramente personalizzati e ben costruiti, perchè quelli attuali che mi confezionarono in sanitaria, mi fanno tribolare e praticamente cerco di portarli il meno possibile. Avevo già scritto tempo fa qui ed ebbi anche varie risposte sul mio caso...mi si consigliò senza dubbio utilizzo di calco (il TO della Sanitaria li costruì senza calco)...e una gentilissima Vs Collega mi rispose e ho avuto un ottimo contatto e scambio messaggi tanto che volevo recarmi da lei, ma lei molto professionalmente mi ha detto che preferisce sempre seguire da vicino nel tempo il caso, per cui mi ha consigliato di recarmi da podologo non troppo lontano da me.
Io 4 anni e mezzo fa subì trauma con frattura intraspongiosa al 5 metatarso, ora mi sento piede un pò legato, piede che "tira" specie verso le dita piccole e fastidio all'appoggio sotto bordo piede (sotto 5 mtt).
Piede un pò piatto e pronato ma questi difetti sono assolutamente asintomatici non mi danno problemi, il problema è stato il trauma 5 metatarso, allora come ben mi spiegò un Fisiatra il plantare che mi ci vuole deve valutare le due patologie che sono contrastanti piattismo e fastidio laterale, ma sicuramente privilegiando il disturbo laterale, perchè il piattismo asintomatico..
Utile riportare parte di ciò che un gentilissimo e generoso Fisiatra di MioDottore mi rispose on line:
"Nel suo caso non so che utilità abbia correggere il piattismo visto che comporta spingere il carico verso la parte laterale dolente del piede: avrebbe più senso un plantare molto morbido e con scarico delle ultime due teste metatarsali (nell’ipotesi della sofferenza nervosa, gli stimoli tattili e di compressione vanno attenuati il più possibile), evitando di correggere il piattismo visto che tra il piattismo ed il dolore al V metatatarso prevale decisamente la clinica di quest’ultimo.
In altre parole, ha due patologie sovrapposte il cui approccio con i plantari è nettamente diverso (al solito si possono tentare “mediazioni” tra i due approcci, ma sarebbe comunque un compromesso e, visto che il piattismo non le ha mai dato fastidio, non penso abbia iniziato a farlo dopo la caduta di un monitor sul piede).
Per quanto riguarda il cuneo supinatore, è un elemento che serve a sollevare il piede dal margine interno: è chiaro che se ne può definire l’altezza ed anche quanto deve prolungarsi longitudinalmente nella scarpa; posso supporre che per “standard” si intendesse di caratteristiche tali (altezza e lunghezza) da riallineare il retropiede: è chiaro che a ciò corrisponde una misura in mm che potrà determinare sperimentalmente il tecnico stesso facendo le prove (per lui più facili vista la dotazione di apparecchi, rialzi, plantari,…rispetto ad un ambulatorio ortopedico/fisiatrico).
In sintesi, ritengo che, in un quadro pre-esistente di piedi piatti-pronati asintomatici, con un traumatismo secco e diretto si è procurato non solo una frattura composta del V metatarso con sofferenza (infiammazione) ossea ma anche in altre zone del medesimo osso dove non si era rotto e che l’organizzazione parziale dell’ematoma e la reazione fibrotica dei tessuti molli traumatizzati possa aver indotto la formazione di aderenze con conseguente senso di rigidità/tensione nei movimenti ed una sofferenza (diretta da trauma o da tardivo intrappolamento da aderenze) dei nervi periferici presenti in sede di trauma, arrivando a determinare anche sintomi disestesici.
Le alterazioni locali del sottocutaneo (il tessuto tra le pelle e muscoli/ossa) possono essere dovuti alle aderenze stesse o alla sofferenza della parte dei nervi del sistema nervoso vegetativo con secondaria alterazione della vascolarizzazione locale (o con meccanismo diretto oppure con un temporaneo quadro di algodistrofia attualmente spento alla RM).
Il problema è il da farsi: ha già provato tutto il possibile tra cui le terapie manuali per “sbloccare” il piede (le aderenze se sono ormai inveterate e diffuse sono molto difficili da vincere), farmaci sintomatici per i nervi ed i plantari; su questi ultimi seguirei le sue “sensazioni” , nel senso di privilegiare ciò che le dà un sollievo oggettivo; in termini teorici vedrei bene un plantare non fortemente dedicato alla correzione del piattismo, ma purtroppo a renderle meno “brusco” il contatto con la scarpa/suolo."
sono alla ricerca di un buon Podologo non lontanissimo dalla Romagna, che abbia passione e pazienza di occuparsi del mio caso. Ho assolutamente bisogno di un paio di plantari veramente personalizzati e ben costruiti, perchè quelli attuali che mi confezionarono in sanitaria, mi fanno tribolare e praticamente cerco di portarli il meno possibile. Avevo già scritto tempo fa qui ed ebbi anche varie risposte sul mio caso...mi si consigliò senza dubbio utilizzo di calco (il TO della Sanitaria li costruì senza calco)...e una gentilissima Vs Collega mi rispose e ho avuto un ottimo contatto e scambio messaggi tanto che volevo recarmi da lei, ma lei molto professionalmente mi ha detto che preferisce sempre seguire da vicino nel tempo il caso, per cui mi ha consigliato di recarmi da podologo non troppo lontano da me.
Io 4 anni e mezzo fa subì trauma con frattura intraspongiosa al 5 metatarso, ora mi sento piede un pò legato, piede che "tira" specie verso le dita piccole e fastidio all'appoggio sotto bordo piede (sotto 5 mtt).
Piede un pò piatto e pronato ma questi difetti sono assolutamente asintomatici non mi danno problemi, il problema è stato il trauma 5 metatarso, allora come ben mi spiegò un Fisiatra il plantare che mi ci vuole deve valutare le due patologie che sono contrastanti piattismo e fastidio laterale, ma sicuramente privilegiando il disturbo laterale, perchè il piattismo asintomatico..
Utile riportare parte di ciò che un gentilissimo e generoso Fisiatra di MioDottore mi rispose on line:
"Nel suo caso non so che utilità abbia correggere il piattismo visto che comporta spingere il carico verso la parte laterale dolente del piede: avrebbe più senso un plantare molto morbido e con scarico delle ultime due teste metatarsali (nell’ipotesi della sofferenza nervosa, gli stimoli tattili e di compressione vanno attenuati il più possibile), evitando di correggere il piattismo visto che tra il piattismo ed il dolore al V metatatarso prevale decisamente la clinica di quest’ultimo.
In altre parole, ha due patologie sovrapposte il cui approccio con i plantari è nettamente diverso (al solito si possono tentare “mediazioni” tra i due approcci, ma sarebbe comunque un compromesso e, visto che il piattismo non le ha mai dato fastidio, non penso abbia iniziato a farlo dopo la caduta di un monitor sul piede).
Per quanto riguarda il cuneo supinatore, è un elemento che serve a sollevare il piede dal margine interno: è chiaro che se ne può definire l’altezza ed anche quanto deve prolungarsi longitudinalmente nella scarpa; posso supporre che per “standard” si intendesse di caratteristiche tali (altezza e lunghezza) da riallineare il retropiede: è chiaro che a ciò corrisponde una misura in mm che potrà determinare sperimentalmente il tecnico stesso facendo le prove (per lui più facili vista la dotazione di apparecchi, rialzi, plantari,…rispetto ad un ambulatorio ortopedico/fisiatrico).
In sintesi, ritengo che, in un quadro pre-esistente di piedi piatti-pronati asintomatici, con un traumatismo secco e diretto si è procurato non solo una frattura composta del V metatarso con sofferenza (infiammazione) ossea ma anche in altre zone del medesimo osso dove non si era rotto e che l’organizzazione parziale dell’ematoma e la reazione fibrotica dei tessuti molli traumatizzati possa aver indotto la formazione di aderenze con conseguente senso di rigidità/tensione nei movimenti ed una sofferenza (diretta da trauma o da tardivo intrappolamento da aderenze) dei nervi periferici presenti in sede di trauma, arrivando a determinare anche sintomi disestesici.
Le alterazioni locali del sottocutaneo (il tessuto tra le pelle e muscoli/ossa) possono essere dovuti alle aderenze stesse o alla sofferenza della parte dei nervi del sistema nervoso vegetativo con secondaria alterazione della vascolarizzazione locale (o con meccanismo diretto oppure con un temporaneo quadro di algodistrofia attualmente spento alla RM).
Il problema è il da farsi: ha già provato tutto il possibile tra cui le terapie manuali per “sbloccare” il piede (le aderenze se sono ormai inveterate e diffuse sono molto difficili da vincere), farmaci sintomatici per i nervi ed i plantari; su questi ultimi seguirei le sue “sensazioni” , nel senso di privilegiare ciò che le dà un sollievo oggettivo; in termini teorici vedrei bene un plantare non fortemente dedicato alla correzione del piattismo, ma purtroppo a renderle meno “brusco” il contatto con la scarpa/suolo."
Carissimo. Io sono del veneto ed ho uno studio anche a Rovigo. Mi contatti che vediamo come posso esserle utile
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