Buongiorno. Mi piacerebbe ricevere la vostra cortese opinione. Il 13 marzo mi sono procurato fratt

Buongiorno. Mi piacerebbe ricevere la vostra cortese opinione. Il 13 marzo mi sono procurato frattura scomposta bimalleolare (laterale esterno e posteriore) Il 18 marzo sono stato operato con inserimento placca metallica e 8 viti di cui una pre sindesmotica. Il 24 aprile rimozione valva gessata Il 13 maggio rimozione della sola vite sindesmotica. (60giorni dopo frattura) Il carico completo mi è stato autorizzato solo dopo la rimozione della vite (13/5) Ad oggi deambulo ancora con due stampelle e solo raramente con una perchè sento di sforzare molto il tendine di achille, l’astragalo e soprattutto la pianta del piede. Sto facendo fisioterapia tre volte a settimana e vedo solo piccoli progressi nella mobilità del piede ma quando faccio esercizi per salire sulle punte dei piedi, quello fratturato mi procura dei dolori fortissimi. Ad oggi chiaramente non riesco a camminare senza stampelle perché quando provo a spostare il peso sull’avampiede (apparte la mobilità ridotta) il dolore sotto la pianta è veramente invalicabile cosi come quando eseguo esercizi sulle punte. Mi chiedo semplicemente se è normale? Inoltre mi piacerebbe sapere se esistono metodi particolari o terapie per ridurre questo disagio che credo sia lo scoglio maggiore da affrontare per iniziare a camminare senza ausili. Il mio fisioterapista continua a dire che è “normale” e che solo caricando sempre di più e sempre più spesso potrà alleviarsi, ma mi sembra difficile caricare di più se il dolore non si alleggerisce. Cosa consigliate? Grazie mille

2 risposte


Buongiorno, considerando i tempi che descrive, il quadro che riferisce non è necessariamente anomalo. Dopo una frattura bimalleolare trattata chirurgicamente e un periodo prolungato di scarico, è frequente osservare una persistente rigidità della caviglia, riduzione della forza del tricipite surale e difficoltà nel trasferire il carico sull'avampiede. Il dolore durante il sollevamento sulle punte può essere legato a diversi fattori, tra cui la limitazione della mobilità della caviglia, la debolezza muscolare conseguente all'immobilizzazione, l'alterazione del normale schema del passo e la progressiva riadattazione delle strutture plantari al carico. Anche la sensazione dolorosa a livello della pianta del piede può comparire nelle prime fasi del recupero funzionale. Detto questo, l'intensità del dolore e la sua persistenza meritano sempre una valutazione attenta nel contesto della visita clinica, per verificare che il recupero stia procedendo correttamente e per individuare eventuali fattori che possano rallentare il ritorno alla deambulazione autonoma. In linea generale, il recupero dopo questo tipo di intervento richiede spesso diversi mesi e il percorso riabilitativo deve essere progressivo e personalizzato. Oltre al semplice incremento del carico, possono essere utili interventi mirati al recupero della mobilità articolare, della forza, della propriocezione e della qualità del passo. Le consiglio pertanto di continuare il percorso riabilitativo e di confrontarsi con lo specialista che la sta seguendo qualora il dolore risultasse particolarmente intenso o non mostrasse una graduale tendenza al miglioramento

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Gentile paziente, la sua frustrazione è comprensibile. La sua condizione richiederebbe una valutazione in presenza con accurato esame obiettivo ed eventuale prescrizione/visione di accertamenti diagnostici. Sulla base dei risultati si potrebbe scegliere la terapia più accurata (esercizio terapeutico, approccio farmacologico, applicazione di mezzi fisici, ozonoterapia, educazione). Le consiglio una visita fisiatrica specialistica al più presto per impostare eventuale progetto riabilitativo individuale. Qualora di suo interesse, per prenotare una visita o, nel mentre, una consulenza online tramite MioDottore clicchi sul pulsante “Prenota una visita”. Cordialmente, Dr. Nicola Manocchio, Fisiatra, specialista in Fisiatria e ozonoterapia, Roma.

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