Buongiorno, ho 38 anni, sono moglie e mamma con lavoro a tempo pieno da responsabile. Da almeno due
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Buongiorno, ho 38 anni, sono moglie e mamma con lavoro a tempo pieno da responsabile. Da almeno due anni non sento piu' attrazione per mio marito e cerco di evitarlo tutti i giorni per evitare rapporti. Inoltre mi rendo conto di non sentire attrazione neanche per altre persone e vedere certe scene di effusioni in Tv, anche lievi, mi rende nervosa e schifata. Ho gia provato 2 volte percorsi terapeutici ma stoppati, il primo perchè mi consigliava di sentirmi lusingata che mio marito mi cercasse, ma senza realmente riuscire ad aiutarmi, il secondo perchè proponeva esercizi fisici che dopo un po' non riuscivo piu a tollerare. Questa situazione mi provoca stress, depressione, liti e sento di vivere in una menzogna, ho addirittura pensato alla separazione, ma mi rendo conto che il problema sussisterebbe ancora.
Mi domando se, in questi due anni, si siano verificate situazioni specifiche che possano averla allontanata da suo marito e, dalla sessualità, in generale. Non escludo, inoltre che il ruolo di moglie, madre e quello professionale a tempo pieno, l’abbiano assorbita a tal punto, da farle perdere di vista se stessa, i suoi desideri e, forse, anche l’altro da se’.
Prima di pensare ad una separazione, suggerisco una psicoterapia di coppia, al fine di fare luce sulle tematiche che le stanno procurando il disagio descritto e che non può ripercuotersi in ambito di coppia e familiare.
Prima di pensare ad una separazione, suggerisco una psicoterapia di coppia, al fine di fare luce sulle tematiche che le stanno procurando il disagio descritto e che non può ripercuotersi in ambito di coppia e familiare.
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Buonasera, dopo i due percorsi intrapresi con dei colleghi forse per comprendere meglio il calo del suo desiderio va esplorata con uno psicologo psicoterapeuta la relazione con suo marito, direi dal punto di vista individuale, per capire se la crisi è recuperabile ancora per Lei e nel caso come lavorarci oppure intraprendere la scelta dolorosa della separazione. Cordialità. Dr.ssa Lorena Ferrero
Gentile utente,
le cause del calo del desiderio possono essere dovute ad aspetti psicologici e/o organici. È quindi fondamentale eseguire una corretta anamnesi sessuale per comprendere la natura del problema.
La riduzione della libido può essere connessa ad alcune caratteristiche come la menopausa, la fase del ciclo mestruale, la gravidanza, la qualità del rapporto di coppia e alla percezione disfunzionale nei confronti del proprio corpo; in alcuni casi si può legare a dispareunia (condizioni di dolore durante i rapporti sessuali), vaginismo (impossibilità alla penetrazione per contrazione involontaria della parete vaginali) e vestibolite vulvare (un'infiammazione della mucosa presente nei tessuti che si trovano all'esterno della vagina. Essa provoca rossore, bruciore e dolore durante i rapporti). Quando la problematica è di competenza dello psicologo è possibile intervenire con diversi trattamenti, tra cui la sessonalisi e la terapia mansionale integrata. Nel suo caso può valutare insieme al suo dottore se affiancare una terapia orientata più sul personale rispetto alla "sola" terapia sessuale.
Cordialmente
Dottor Mauro Vargiu
le cause del calo del desiderio possono essere dovute ad aspetti psicologici e/o organici. È quindi fondamentale eseguire una corretta anamnesi sessuale per comprendere la natura del problema.
La riduzione della libido può essere connessa ad alcune caratteristiche come la menopausa, la fase del ciclo mestruale, la gravidanza, la qualità del rapporto di coppia e alla percezione disfunzionale nei confronti del proprio corpo; in alcuni casi si può legare a dispareunia (condizioni di dolore durante i rapporti sessuali), vaginismo (impossibilità alla penetrazione per contrazione involontaria della parete vaginali) e vestibolite vulvare (un'infiammazione della mucosa presente nei tessuti che si trovano all'esterno della vagina. Essa provoca rossore, bruciore e dolore durante i rapporti). Quando la problematica è di competenza dello psicologo è possibile intervenire con diversi trattamenti, tra cui la sessonalisi e la terapia mansionale integrata. Nel suo caso può valutare insieme al suo dottore se affiancare una terapia orientata più sul personale rispetto alla "sola" terapia sessuale.
Cordialmente
Dottor Mauro Vargiu
Buongiorno signora
direi che è lei giovanissima per voler gettare la spugna. Le consiglio vivamente di non demordere e di iniziare un percorso personale unicamente per conoscere le motivazioni del suo sentirsi spenta. Tutto il resto eventualmente verrà dopo se lo vorrà. Io lavoro anche on line. Se lo desideri mi contatti pure. Arrivederci
direi che è lei giovanissima per voler gettare la spugna. Le consiglio vivamente di non demordere e di iniziare un percorso personale unicamente per conoscere le motivazioni del suo sentirsi spenta. Tutto il resto eventualmente verrà dopo se lo vorrà. Io lavoro anche on line. Se lo desideri mi contatti pure. Arrivederci
Gentilissima, la ringrazio per la sua testimonianza così onesta e sofferta. Quello che descrive sembrerebbe un quadro di esaurimento emotivo e sensoriale che, come osserva lei, va oltre la semplice crisi di coppia.
Come psicologa e sessuologa, non posso che sottolineare il tema della responsabilità: lei è una moglie, una madre e una responsabile sul lavoro. In psicologia, questa condizione può portare a un fenomeno chiamato "overstimulation" (sovraccarico di stimoli). Quando passiamo tutto il giorno a rispondere alle esigenze degli altri, a gestire responsabilità e a subire contatti fisici, il nostro sistema nervoso può entrare in una modalità di protezione. Il "nervosismo e lo schifo" che prova anche davanti a scene televisive suggeriscono che il suo corpo è in uno stato di iper-attivazione: il contatto fisico non è più visto come piacere, ma come un'ulteriore richiesta a cui rispondere.
Il senso di "schifo" che descrive potrebbe essere una risposta difensiva a una pressione prolungata (interna o esterna): quando ci si forza a fare (o pensare) qualcosa che il corpo rifiuta, si crea una ferita profonda e non si tratta di una bugia che lei racconta agli altri.
Il desiderio, poi, non è sempre una scintilla spontanea, ma è influenzato da fattori biologici, psicologici e sociali. Se la sua quotidianità è percepita come una corsa continua, il suo cervello potrebbe identificare l'intimità come un lavoro extra. Il fatto che i precedenti tentativi (basati sul "sentirsi lusingata" o su esercizi fisici) siano falliti potrebbe essere legato a questo: se il problema è lo stress, chiedere al corpo di "funzionare" o alla mente di "compiacersi" può aumentare il senso di colpa e il rifiuto.
Il mio consiglio è di approcciarsi a un nuovo percorso che si concentri sulla riconnessione con sé stessa: capire dove finiscono i doveri verso gli altri e dove inizia lo spazio per i suoi bisogni.
Nel frattempo, potrebbe cercare un dialogo supportivo con suo marito, magari facendogli presente che non si tratta di un rifiuto nei suoi confronti, ma un segnale di difficoltà più profondo e che potrebbe giovarle avere il suo sostegno.
Si conceda la possibilità di essere stanca, perché il desiderio può rinascere solo dove c'è spazio e riposo.
Resto a sua disposizione se desidera esplorare queste dinamiche.
Un caro saluto,
Dott.ssa Erica Zito, Psicologa e Sessuologa
Come psicologa e sessuologa, non posso che sottolineare il tema della responsabilità: lei è una moglie, una madre e una responsabile sul lavoro. In psicologia, questa condizione può portare a un fenomeno chiamato "overstimulation" (sovraccarico di stimoli). Quando passiamo tutto il giorno a rispondere alle esigenze degli altri, a gestire responsabilità e a subire contatti fisici, il nostro sistema nervoso può entrare in una modalità di protezione. Il "nervosismo e lo schifo" che prova anche davanti a scene televisive suggeriscono che il suo corpo è in uno stato di iper-attivazione: il contatto fisico non è più visto come piacere, ma come un'ulteriore richiesta a cui rispondere.
Il senso di "schifo" che descrive potrebbe essere una risposta difensiva a una pressione prolungata (interna o esterna): quando ci si forza a fare (o pensare) qualcosa che il corpo rifiuta, si crea una ferita profonda e non si tratta di una bugia che lei racconta agli altri.
Il desiderio, poi, non è sempre una scintilla spontanea, ma è influenzato da fattori biologici, psicologici e sociali. Se la sua quotidianità è percepita come una corsa continua, il suo cervello potrebbe identificare l'intimità come un lavoro extra. Il fatto che i precedenti tentativi (basati sul "sentirsi lusingata" o su esercizi fisici) siano falliti potrebbe essere legato a questo: se il problema è lo stress, chiedere al corpo di "funzionare" o alla mente di "compiacersi" può aumentare il senso di colpa e il rifiuto.
Il mio consiglio è di approcciarsi a un nuovo percorso che si concentri sulla riconnessione con sé stessa: capire dove finiscono i doveri verso gli altri e dove inizia lo spazio per i suoi bisogni.
Nel frattempo, potrebbe cercare un dialogo supportivo con suo marito, magari facendogli presente che non si tratta di un rifiuto nei suoi confronti, ma un segnale di difficoltà più profondo e che potrebbe giovarle avere il suo sostegno.
Si conceda la possibilità di essere stanca, perché il desiderio può rinascere solo dove c'è spazio e riposo.
Resto a sua disposizione se desidera esplorare queste dinamiche.
Un caro saluto,
Dott.ssa Erica Zito, Psicologa e Sessuologa
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