Buongiorno, ho 29 anni, e da circa 11 mesi combatto con una diagnosi di prostatite cronica, che caus
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Buongiorno, ho 29 anni, e da circa 11 mesi combatto con una diagnosi di prostatite cronica, che causa bruciore costante di intensità variabile (e non unicamente post minzionale) alla punta del pene (o terminazione dell'uretra). Nessun altro sintomo.
Presunta Batterica: presunta perché malgrado diverse positività ad E. Faecalis, il mio specialista curante non ha escluso un'estraneità del batterio alla mia sintomatologia.
La sintomatologia ha andamento altalenante nel corso della stessa giornata, e dei mesi, con brevi fasi di remissione (tavolta giorni, tavolta ore) e altre fasi di riacutizzazione.
Dagli esami colturali e diagnostici ambulatoriali ho potuto riscontrare:
- Positività nel liquido seminale e nell'uretra ad Enterococcus Faecalis;
- Una prostata piccola e di forma regolare (EDR);
- Nessun elemento allarmante dal referto ecografico;
- Uroflussometria normale, con completo svuotamento della vescica;
- Un PSA a 0,72;
- Ghiandole non ingrossate;
- Genitali nella norma;
- La kinesiterapista ha riscontrato alcuni trigger points ad oggi trattati e seguiti con fisioterapia di mantenimento costante nel tempo (tutti i giorni) e attività aerobica + stretching prima, durante, dopo;
La risposta ai tentativi terapeutici non è mai stata risolutiva, ma si può dire nel dettaglio che:
- L'antibiotico (mic 0,5 - ciprofloxacina - una sola volta, 18 giorni ad agosto) ha avuto un effetto non lineare (iniziali miglioramenti per poi tornare a peggiorare in piena terapia, e infine una remissione importante (40 gg) a 10 giorni dalla fine della terapia);
- La fisioterapia non ha dato risultati immediati, ma, unitamente ad una maggiore motilità aerobica (8-10 km al giorno) ho riscontrato un andamento calante dei sintomi (che hanno comunque fasi di riacutizzazione periodiche);
- Ho assistito a parziali remissioni anche in assenza di trattamento antibiotico.
Posso aggiungere che:
- La sedentarietà aumenta il bruciore;
- Dormo senza alcun tipo di fastidio e non soffro di nicturnia;
- Non ho dolori di alcun tipo;
So bene che in questo genere di patologie più che con altre non esistono proiettili d'argento, ma ancora oggi mi trovo di fronte a specialisti che rifiutano di proporre terapie antibiotiche lunghe (nonostante le linee guida si spingano ben oltre le 4 settimane, anche a 12 settimane!).
Sono preoccupato che lasciar correre un infezione senza trattarla possa rendere una condizione già di per sé di difficile risoluzione indefinitamente cronica.
È mia intenzione insistere con ciò che fin ora sembra aver dato i migliori frutti (l'attività fisica), ma mi chiedo se a questo punto non sia conveniente, ripetendo le analisi, perché no, tentare nuovamente la strada dell'antibiotico.
Più di tutto mi sembra incredibile essere ancora combattuto in una fase diagnostica fra una possibile prostatite batterica cronica avvalorata dalle colture seminali e tampone uretrale, ed una prostatite a-batterica avvalorata dalla presenza di piccole contratture muscolari, e dal beneficio dell'attività fisica (e del riposo).
Vorrei capire come muovermi in questo labirinto di ipotesi e contro-ipotesi. Vorrei capire se esista via d'uscita o soltanto un continuo rincorrere soluzioni palliative ad un problema che sembra privo di soluzione e che inficia prima di tutto la mia tenuta psicologica (aumento di stati di ansia, scoramento, spavento, depressione, crisi di pianto).
Grazie,
S
Presunta Batterica: presunta perché malgrado diverse positività ad E. Faecalis, il mio specialista curante non ha escluso un'estraneità del batterio alla mia sintomatologia.
La sintomatologia ha andamento altalenante nel corso della stessa giornata, e dei mesi, con brevi fasi di remissione (tavolta giorni, tavolta ore) e altre fasi di riacutizzazione.
Dagli esami colturali e diagnostici ambulatoriali ho potuto riscontrare:
- Positività nel liquido seminale e nell'uretra ad Enterococcus Faecalis;
- Una prostata piccola e di forma regolare (EDR);
- Nessun elemento allarmante dal referto ecografico;
- Uroflussometria normale, con completo svuotamento della vescica;
- Un PSA a 0,72;
- Ghiandole non ingrossate;
- Genitali nella norma;
- La kinesiterapista ha riscontrato alcuni trigger points ad oggi trattati e seguiti con fisioterapia di mantenimento costante nel tempo (tutti i giorni) e attività aerobica + stretching prima, durante, dopo;
La risposta ai tentativi terapeutici non è mai stata risolutiva, ma si può dire nel dettaglio che:
- L'antibiotico (mic 0,5 - ciprofloxacina - una sola volta, 18 giorni ad agosto) ha avuto un effetto non lineare (iniziali miglioramenti per poi tornare a peggiorare in piena terapia, e infine una remissione importante (40 gg) a 10 giorni dalla fine della terapia);
- La fisioterapia non ha dato risultati immediati, ma, unitamente ad una maggiore motilità aerobica (8-10 km al giorno) ho riscontrato un andamento calante dei sintomi (che hanno comunque fasi di riacutizzazione periodiche);
- Ho assistito a parziali remissioni anche in assenza di trattamento antibiotico.
Posso aggiungere che:
- La sedentarietà aumenta il bruciore;
- Dormo senza alcun tipo di fastidio e non soffro di nicturnia;
- Non ho dolori di alcun tipo;
So bene che in questo genere di patologie più che con altre non esistono proiettili d'argento, ma ancora oggi mi trovo di fronte a specialisti che rifiutano di proporre terapie antibiotiche lunghe (nonostante le linee guida si spingano ben oltre le 4 settimane, anche a 12 settimane!).
Sono preoccupato che lasciar correre un infezione senza trattarla possa rendere una condizione già di per sé di difficile risoluzione indefinitamente cronica.
È mia intenzione insistere con ciò che fin ora sembra aver dato i migliori frutti (l'attività fisica), ma mi chiedo se a questo punto non sia conveniente, ripetendo le analisi, perché no, tentare nuovamente la strada dell'antibiotico.
Più di tutto mi sembra incredibile essere ancora combattuto in una fase diagnostica fra una possibile prostatite batterica cronica avvalorata dalle colture seminali e tampone uretrale, ed una prostatite a-batterica avvalorata dalla presenza di piccole contratture muscolari, e dal beneficio dell'attività fisica (e del riposo).
Vorrei capire come muovermi in questo labirinto di ipotesi e contro-ipotesi. Vorrei capire se esista via d'uscita o soltanto un continuo rincorrere soluzioni palliative ad un problema che sembra privo di soluzione e che inficia prima di tutto la mia tenuta psicologica (aumento di stati di ansia, scoramento, spavento, depressione, crisi di pianto).
Grazie,
S
L'antibiotico va impiegato se e solo se risulta positiva in modo significativo la coltura del secreto prostatico estratto al meato dopo una breve minzione di dertersione. Tale esame può essere associato alla coltura del primissimo getto di urina (urina uretrale) e alla coltura dell'urina certamente vescicale (quindi dopo una seconda breve minzione. Il tutto si chiama test di Stamey.Le colture che ha svolto sono invece con alta probabilità solo frutto di inquinamento facile del campione. In assenza di tale dato l'antibiotico non serve a nulla e intossica soltanto, tra l'altro scassando il mirobiota intestinale, urinario e genitale con ciò che ne consegue. Andrebbe vista quella ecografia che immagino sia stata pelvico-prostatica e forse testicolare, ma probabilmente senza fase doppler e certamente sottovalutata o minimizzata: è impossibile che non siano emerse alterazioni di struttura prostatica e congestione. Nulla dice del suo sperma, ammesso ma non credo, sia stato eseguito uno spermiogramma. Mi sembra poi che nulla sia stato valutato sui fattori generali di induzione e sostegno della congestione infiammatoria pelvico-prostatica (stato epato-metabolico-ossidativo, nutrizionale, ormonale, immunitario, vascolare, fisico e stressogeno). Ovvio che un tale quadro dia luogo ai trigger pelvici che tuttavia sono la conseguenza e non la causa del problema. Ovvio che la sedentarietà, lo squilibrio nutrizionale, lo stress, il fumo (se fuma) , l'alcool... insomma un non adeguato stile di vita siano quantomeno fattori di sostengo del quadro che non trova soluzioni né con antinfiammatori né con inutili carichi di antibiotici. Occorre rivedere quanto ha fatto e vedere lei, pi svolgere i dovuti esami con completezza e contestualità e quindi attivare un adeguato percorso terapeutico che riporti in essere lo stato di equilibrio complessivo... non sarà un lavoro facile e breve, ma è possibile e doveroso farlo.
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