Buongiorno a tutti, sto vivendo un periodo molto difficile: dopo un incidente soffro di una forte
Buongiorno a tutti, sto vivendo un periodo molto difficile: dopo un incidente soffro di una forte derealizzazione e di un’ansia intensa, soprattutto quando devo uscire di casa. Mi sento spesso senza energie. Allo stesso tempo, però, ho paura di rivolgermi a uno specialista e di iniziare una terapia farmacologica, sia per il timore degli effetti collaterali sia per la paura di ingrassare, dato che in passato ho sofferto di un disturbo del comportamento alimentare. Che ne pensate? Potrebbe aiutare solo la piscoterapia? Grazie.
3 risposte
Buongiorno, potrebbe essere d'ausilio un percorso psicoterapico, se sufficiente o meno è difficile non conoscendo approfonditamente la sua situazione. Considerata però l'intensità, nonchè l'impatto sulla sua qualità di vita da come da lei riportato, di questa sintomatologia ansiosa, potrebbe essere utile discuterne fin da ora con uno psichiatra e valutare la necessità o meno di un trattamento farmacologico. Cordialmente
Ottieni una risposta grazie al consulto online
Hai bisogno del consiglio di uno specialista? Prenota un consulto online: riceverai tutte le risposte senza uscire di casa.
Gentilissima, Comprendo profondamente il momento di grande vulnerabilità che sta attraversando, e le rispondo con totale onestà clinica per aiutarla a fare chiarezza. L'insorgenza di derealizzazione e di un'intensa quota ansiosa a seguito di un evento traumatico come un incidente rappresenta una reazione neurobiologica molto frequente. La psicoterapia è sicuramente uno strumento clinico supportivo e fondamentale per elaborare il trauma e affrontare la radice psicologica del suo disagio. Tuttavia, quando l'ansia raggiunge livelli così invalidanti da limitare le uscite di casa e la derealizzazione assorbe le sue energie vitale, il sistema nervoso si trova in uno stato di costante iperattivazione. In queste condizioni di severo allarme biochimico, il solo percorso psicoterapico potrebbe risultare estremamente faticoso e rallentato, poiché il cervello è momentaneamente troppo sovraccarico per assimilare in modo efficiente il lavoro psicologico. Comprendo la sua resistenza nei confronti della terapia farmacologica, specialmente alla luce della sua pregressa vulnerabilità legata al disturbo del comportamento alimentare; la paura di un incremento ponderale è un timore assolutamente legittimo e fondato. Voglio però rassicurarla oggettivamente su un punto clinico cruciale: trovando il giusto professionista esperto in psicofarmacologia, è assolutamente possibile strutturare una terapia cucita su misura per lei e per le sue specifiche esigenze. La moderna farmacopea dispone infatti di numerose molecole di nuova generazione caratterizzate da una comprovata neutralità metabolica, capaci di spegnere l'ansia e ripristinare le sue energie senza interferire in alcun modo con l'assetto endocrino, il senso di sazietà o il peso corporeo. Il farmaco non deve essere vissuto come una minaccia, ma come una temporanea e sicura "cintura di sicurezza" neurochimica, indispensabile per stabilizzare il quadro sintomatologico e permetterle di lavorare con reale profitto all'interno della psicoterapia. Il mio consiglio è di non negarsi questa possibilità per paura, ma di aprirsi ad uno psichiatra con cui sente di poter instaurare un proficuo rapporto medico-paziente, esponendo chiaramente fin da subito i suoi timori riguardo al peso, in modo da avviare un percorso terapeutico collaborativo e sereno. Spero di aver chiarito i suoi dubbi, resto a disposizione per eventuali necessità e le faccio i migliori auguri per tutto. Cari saluti.
Buongiorno, quello che descrive dopo un evento traumatico come un incidente può succedere più spesso di quanto si pensi: derealizzazione, ansia intensa, sensazione di distacco dalla realtà, paura di uscire e forte stanchezza mentale sono sintomi che meritano attenzione, ma non significano automaticamente “stare impazzendo”. Capisco anche la paura verso i farmaci, soprattutto avendo avuto un disturbo del comportamento alimentare. È una preoccupazione che molte persone portano in visita ed è importante parlarne apertamente con lo specialista, senza sentirsi giudicati. Va anche detto che non tutti i percorsi prevedono necessariamente una terapia farmacologica immediata o obbligatoria: in alcuni casi la psicoterapia può essere molto utile, soprattutto se c’è una buona capacità di lavorare sui sintomi e sul trauma vissuto. La valutazione psichiatrica, inoltre, non serve solo a “dare medicine”, ma anche a capire insieme quale sia il percorso più adatto, rispettando la storia, le paure e la sensibilità della persona. A volte già sentirsi compresi e avere un inquadramento corretto riduce molta dell’angoscia che si accumula intorno ai sintomi. Un caro saluto.
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.
