Buongiorno. A gennaio del 2025 ho iniziato ad avere un dolore nella parte bassa della schiena che si
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Buongiorno. A gennaio del 2025 ho iniziato ad avere un dolore nella parte bassa della schiena che si irradiava lungo la gamba destra fino all'altezza del polpaccio. All'epoca lavoravo come operaia e passavo 8 ore in piedi a ripetere lo stesso movimento col busto. Dopo un paio di visite, a marzo mi è stata diagnosticata un'ernia paramediana destra in parte estrusa e
sottolegamentosa verso il forame di coniugazione L5 destro e che contatta lievemente la radice S1 destra ed L5
omosede.
Mi è stato prescritto riposo e utilizzo di fans a bisogno. Purtroppo però ho dovuto continuare a lavorare fino a scadenza del contratto a fine giugno, sforzando quindi per svariati mesi la schiena e l'ernia.
A luglio ho smesso di lavorare, sperando che il riposo e i fans a bisogno prescritti dal fisiatra mi facessero passare il dolore. Non vedendo miglioramenti a ottobre ho iniziato la fisioterapia fino a metà gennaio, che andando a lavorare sul nervo ha portato dei miglioramenti, ma lo ha anche fatto irritare di più, come ad esempio il dolore che è sceso fino alla caviglia e che si accende sia quando cammino tanto e sto tanto tempo in piedi, sia quando vado a dormire o mi corico. Ad un mese dalla fine della fisioterapia la situazione è la stessa, il mio medico di base mi ha quindi prescritto il lenizak che sto prendendo da una settimana, ma invece di migliorare mi sembra quasi di peggiorare. Avete altri consigli? Mi scuso per il lungo testo, volevo essere più dettagliata possibile. Grazie mille per l'attenzione e la disponibilità.
sottolegamentosa verso il forame di coniugazione L5 destro e che contatta lievemente la radice S1 destra ed L5
omosede.
Mi è stato prescritto riposo e utilizzo di fans a bisogno. Purtroppo però ho dovuto continuare a lavorare fino a scadenza del contratto a fine giugno, sforzando quindi per svariati mesi la schiena e l'ernia.
A luglio ho smesso di lavorare, sperando che il riposo e i fans a bisogno prescritti dal fisiatra mi facessero passare il dolore. Non vedendo miglioramenti a ottobre ho iniziato la fisioterapia fino a metà gennaio, che andando a lavorare sul nervo ha portato dei miglioramenti, ma lo ha anche fatto irritare di più, come ad esempio il dolore che è sceso fino alla caviglia e che si accende sia quando cammino tanto e sto tanto tempo in piedi, sia quando vado a dormire o mi corico. Ad un mese dalla fine della fisioterapia la situazione è la stessa, il mio medico di base mi ha quindi prescritto il lenizak che sto prendendo da una settimana, ma invece di migliorare mi sembra quasi di peggiorare. Avete altri consigli? Mi scuso per il lungo testo, volevo essere più dettagliata possibile. Grazie mille per l'attenzione e la disponibilità.
Buonasera, bisognerebbe capire che tipo di terapie sono state eseguite, se il dolore si è irradiato ancora di più non mi sentirei di parlare di un miglioramento della sintomatologia, anzi. Inoltre se il lavoro è fatto solo localmente e non si prende in considerazione il corpo nella sua globalità per capire cosa ha portato a sovraccaricare quella zona lombare i risultati saranno sempre passeggeri.
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Buongiorno contatti un osteopata DO che sia anche fisioterapista fnofi. Nel frattempo penso solo il cortisone preso almeno per 10 gg possa aiutarla. Cordiali saluti Giancarlo Cicogna
Buongiorno, sono il Dr. Melchiorre, Fisioterapista di Torino.
La ringrazio per la descrizione così dettagliata; il suo percorso è purtroppo un classico esempio di come il lavoro fisico ripetitivo abbia impedito all'ernia di guarire nella sua fase acuta, portando a una sensibilizzazione cronica del nervo.
La sua risonanza descrive una situazione precisa: l'ernia in L5-S1 sta toccando la radice nervosa che scende lungo la gamba. Se il dolore è sceso fino alla caviglia ed è presente anche a riposo (notte), significa che il nervo è in uno stato di forte infiammazione o compressione meccanica che i farmaci, da soli, non riescono a risolvere.
Ecco alcuni punti chiave per capire perché la situazione sembra bloccata:
1. Il fallimento dei farmaci
Il Lenizak è un farmaco potente (combina paracetamolo e tramadolo), ma se l'ernia continua a toccare fisicamente il nervo, il farmaco può solo coprire il dolore per qualche ora, senza risolvere il conflitto meccanico. Il fatto che lei si senta peggio potrebbe essere dovuto a un effetto di rimbalzo o semplicemente al fatto che l'infiammazione è superiore alla copertura del farmaco.
2. Dolore notturno e da fermo
Il dolore che si accende quando si corica è tipico delle sofferenze radicolari (del nervo). Quando siamo sdraiati, la pressione intradiscale cambia e il nervo, già irritato e privo di spazio, reagisce con dolore pulsante o bruciore. Il fatto che peggiori anche camminando tanto indica che il nervo non ha ancora recuperato la sua capacità di scorrere liberamente nei tessuti.
3. La fisioterapia e l'irritazione
Lavorare sul nervo (neurodinamica) è corretto, ma se il nervo è troppo infiammato, ogni esercizio può diventare un boomerang. In questa fase, più che esercizi di stretching che tirano il nervo, servono tecniche di scarico posturale e terapia manuale per creare spazio dove l'ernia comprime.
Dato che la situazione dura da oltre un anno e la terapia farmacologica non basta, è necessario cambiare strategia:
- Nuova valutazione specialistica: Le consiglio di consultare un neurochirurgo o un ortopedico specialista della colonna. Non necessariamente per un intervento, ma per valutare terapie infiltrative (come l'ossigeno-ozono terapia o infiltrazioni guidate) che possono sfiammare l'ernia direttamente dove serve.
- Scarico posturale specifico: Esistono posizioni (come la posizione di Psoas, sdraiata con le gambe a 90 gradi su una sedia) che riducono la pressione del disco sul nervo e andrebbero fatte più volte al giorno.
- Riconsiderare la fisioterapia: Se gli esercizi fatti finora hanno irritato il nervo, bisogna passare a un approccio più dolce, focalizzato sul controllo motorio e sulla stabilità della colonna, evitando di allungare forzatamente la gamba.
Per aiutarla a trovare un po' di sollievo immediato, desidera che le spieghi come posizionarsi a letto per scaricare la radice nervosa durante la notte, o preferisce indicazioni su quali attività quotidiane evitare assolutamente per non continuare a infiammare l'ernia?
La ringrazio per la descrizione così dettagliata; il suo percorso è purtroppo un classico esempio di come il lavoro fisico ripetitivo abbia impedito all'ernia di guarire nella sua fase acuta, portando a una sensibilizzazione cronica del nervo.
La sua risonanza descrive una situazione precisa: l'ernia in L5-S1 sta toccando la radice nervosa che scende lungo la gamba. Se il dolore è sceso fino alla caviglia ed è presente anche a riposo (notte), significa che il nervo è in uno stato di forte infiammazione o compressione meccanica che i farmaci, da soli, non riescono a risolvere.
Ecco alcuni punti chiave per capire perché la situazione sembra bloccata:
1. Il fallimento dei farmaci
Il Lenizak è un farmaco potente (combina paracetamolo e tramadolo), ma se l'ernia continua a toccare fisicamente il nervo, il farmaco può solo coprire il dolore per qualche ora, senza risolvere il conflitto meccanico. Il fatto che lei si senta peggio potrebbe essere dovuto a un effetto di rimbalzo o semplicemente al fatto che l'infiammazione è superiore alla copertura del farmaco.
2. Dolore notturno e da fermo
Il dolore che si accende quando si corica è tipico delle sofferenze radicolari (del nervo). Quando siamo sdraiati, la pressione intradiscale cambia e il nervo, già irritato e privo di spazio, reagisce con dolore pulsante o bruciore. Il fatto che peggiori anche camminando tanto indica che il nervo non ha ancora recuperato la sua capacità di scorrere liberamente nei tessuti.
3. La fisioterapia e l'irritazione
Lavorare sul nervo (neurodinamica) è corretto, ma se il nervo è troppo infiammato, ogni esercizio può diventare un boomerang. In questa fase, più che esercizi di stretching che tirano il nervo, servono tecniche di scarico posturale e terapia manuale per creare spazio dove l'ernia comprime.
Dato che la situazione dura da oltre un anno e la terapia farmacologica non basta, è necessario cambiare strategia:
- Nuova valutazione specialistica: Le consiglio di consultare un neurochirurgo o un ortopedico specialista della colonna. Non necessariamente per un intervento, ma per valutare terapie infiltrative (come l'ossigeno-ozono terapia o infiltrazioni guidate) che possono sfiammare l'ernia direttamente dove serve.
- Scarico posturale specifico: Esistono posizioni (come la posizione di Psoas, sdraiata con le gambe a 90 gradi su una sedia) che riducono la pressione del disco sul nervo e andrebbero fatte più volte al giorno.
- Riconsiderare la fisioterapia: Se gli esercizi fatti finora hanno irritato il nervo, bisogna passare a un approccio più dolce, focalizzato sul controllo motorio e sulla stabilità della colonna, evitando di allungare forzatamente la gamba.
Per aiutarla a trovare un po' di sollievo immediato, desidera che le spieghi come posizionarsi a letto per scaricare la radice nervosa durante la notte, o preferisce indicazioni su quali attività quotidiane evitare assolutamente per non continuare a infiammare l'ernia?
Buongiorno, visto i suoi sintomi e il decorso le consiglio prima di tutto una visita da un neurochirurgo, saprà poi lui indirizzarla verso il percorso riabilitativo più corretto.
Buongiorno, grazie per aver condiviso la sua situazione. Il quadro è molto comune. La lombosciatalgia sembrerebbe effettivamente legata all'ernia, tuttavia questo non determina automaticamente l'andamento del dolore nel tempo. Sarebbe interessante sapere che tipo di fisioterapia ha svolto, da come la descrive sembra si tratti di neurodinamica ma ho pochi elementi per dedurlo con certezza. Se così fosse, se il sistema nervoso ne è uscito irritato significa che non è stata una fisioterapia eseguita correttamente.
Posso dirle sicuramente che il riposo prolungato non è la soluzione, anche se sembra l'unica cosa che le da' sollievo. Il fatto che il dolore sia sceso in basso non significa un peggioramento dell'ernia necessariamente. La neurodinamica può causare questo effetto, però solo momentaneamente. Se perdura, allora la fisioterapia è stata troppo "aggressiva" in quel determinato momento in cui l'irritabilità del sistema nervoso era alta. Sui farmaci non ci metto becco essendo fisioterapista, quello che posso dirle però è che da soli non risolvono il problema.
Sicuramente le consiglio di cercare un fisioterapista nella sua zona che abbia il titolo di OMPT, che indica un esperto di fisioterapia muscoloscheletrica, che farebbe proprio al suo caso. Intanto per valutare il quadro neurologico, vedere se sono presenti debolezza, riduzione della sensibilità e/o dei riflessi osteotendinei. Escludere cose di pertinenza principalmente medica. Successivamente impostare un percorso con esercizio terapeutico graduale e personalizzato, esposizione progressiva al "carico" e qualcuno che le spieghi nel dettaglio cosa le sta succedendo e perchè, in modo che non abbia più le idee confuse (ci vuole un fisioterapista OMPT)
Posso dirle sicuramente che il riposo prolungato non è la soluzione, anche se sembra l'unica cosa che le da' sollievo. Il fatto che il dolore sia sceso in basso non significa un peggioramento dell'ernia necessariamente. La neurodinamica può causare questo effetto, però solo momentaneamente. Se perdura, allora la fisioterapia è stata troppo "aggressiva" in quel determinato momento in cui l'irritabilità del sistema nervoso era alta. Sui farmaci non ci metto becco essendo fisioterapista, quello che posso dirle però è che da soli non risolvono il problema.
Sicuramente le consiglio di cercare un fisioterapista nella sua zona che abbia il titolo di OMPT, che indica un esperto di fisioterapia muscoloscheletrica, che farebbe proprio al suo caso. Intanto per valutare il quadro neurologico, vedere se sono presenti debolezza, riduzione della sensibilità e/o dei riflessi osteotendinei. Escludere cose di pertinenza principalmente medica. Successivamente impostare un percorso con esercizio terapeutico graduale e personalizzato, esposizione progressiva al "carico" e qualcuno che le spieghi nel dettaglio cosa le sta succedendo e perchè, in modo che non abbia più le idee confuse (ci vuole un fisioterapista OMPT)
Buondì, per darle una risposta occorrerebbe una valutazione in presenza attraverso dei test specifici. IN questi casi, oltre alla terapia manuale, è molto utile l'esercizo terapeutico.
Si rivolga ad un collega laureato in fisioterapia esperto di problematiche lombo sacrali.
Saluti
Si rivolga ad un collega laureato in fisioterapia esperto di problematiche lombo sacrali.
Saluti
Buongiorno a te! Il mondo della riabilitazione è molto vasto e non sempre un metodo può funzionare per tutti! Posso consigliarti, nel rispetto di chi ha già lavorato con te, di cambiare figura. Alcune volte metto in atto questa strategia consigliando al pz un collega con un approccio diverso! Auguri di pronta guarigione!
Buongiorno
Provi ad andare da un bravo osteopata nella Sua zona e faccia esercizio terapeutico.
Le auguro di risolvere
Dottoressa Patrizia Fazio
Provi ad andare da un bravo osteopata nella Sua zona e faccia esercizio terapeutico.
Le auguro di risolvere
Dottoressa Patrizia Fazio
Il quadro è compatibile con una radicolopatia da ernia L5-S1 già documentata, con irritazione delle radici L5 e S1 che spiega il dolore irradiato fino alla caviglia e la riacutizzazione dopo mesi di sovraccarico lavorativo; il fatto che la fisioterapia abbia temporaneamente aumentato i sintomi non significa necessariamente peggioramento dell’ernia ma possibile nervo ancora molto sensibile, mentre Lenizak agisce sul dolore neuropatico e può richiedere settimane per mostrare beneficio; in assenza di perdita di forza marcata o disturbi sfinterici non è un quadro urgente ma, dopo mesi di sintomi persistenti, è opportuno rivalutare con uno specialista per eventuale aggiornamento della risonanza e resta fondamentale l’intervento di un fisioterapista esperto in patologie lombari che imposti un percorso personalizzato di stabilizzazione, gestione del carico e modulazione del lavoro sul nervo, perché una riabilitazione corretta e progressiva è spesso decisiva per spegnere l’irritazione radicolare e prevenire cronicizzazioni.
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