Buonasera, vi scrivo perché l’ansia in questo periodo è difficile da gestire e vorrei capire come mu

Buonasera, vi scrivo perché l’ansia in questo periodo è difficile da gestire e vorrei capire come muovermi.Ho 27 anni e il primo episodio di panico risale al 2020, quando vivevo a Londra da sola e ho preso il Covid. Da lì ho iniziato a monitorare costantemente il corpo (battito e sintomi) e negli ultimi mesi la tendenza è peggiorata. Ho sofferto di anoressia nervosa (non ne sono uscita del tutto), ho un passato familiare traumatico e dal 2021 vivo da sola e studio all’università.Oggi sono in uno stato di allerta costante. Sobbalzo per ogni rumore (un passo o un sospiro del mio ragazzo, o se mi sveglio). Parte subito il panico interno, con tachicardia e forte contrazione allo stomaco. Finora ho gestito tutto da sola per scelta. Da un mese ho cambiato casa (abito al primo piano) e la situazione notturna è peggiorata: ho il sonno leggero, non riposo e controllo più volte finestre, strada e porta per paura che entri qualcuno. Vivo aspettando il pericolo, ho paura di morire e di non vivere davvero. A volte non vorrei uscire, ma mi obbligo a farlo per evitare l'evitamento. Sono in un circolo vizioso di controllo, paura dei sintomi e allerta.Vorrei solo vivere serenamente: uscire senza lo spray naturale per l’ansia, dormire senza controllare e non andare nel panico per un rumore. Ho già fatto terapia, ma era concentrata sul passato e sui traumi familiari. Ora ho bisogno di lavorare sul presente, capire la risposta di allerta e gestirla. Da ottobre potrò permettermi una nuova terapia grazie al lavoro e sto scegliendo lo psicologo (la mia dottoressa è informata).

4 risposte


Mi contatti e troveremo la soluzione più funzionale per lei. Dott. Agostino Marotti - psicologo e coach di formazione breve strategica (Perugia)-

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Buonasera, da quello che descrive sembra che oggi il problema non sia soltanto l'ansia, ma il sistema di controllo che si è progressivamente costruito intorno alla paura. Controllare il battito, ascoltare continuamente i rumori, verificare porte e finestre, osservare le sensazioni del corpo e cercare di anticipare ciò che potrebbe accadere sono tutti tentativi comprensibili di proteggersi. Il paradosso è che più cerca di accertarsi che non ci sia un pericolo, più il suo cervello rimane concentrato sulla possibilità che quel pericolo possa esserci. È come se il suo sistema di allerta non avesse più bisogno che accada qualcosa per attivarsi: è diventato sufficiente la possibilità che qualcosa possa accadere. Anche il fatto che lei continui a uscire nonostante la paura è importante, perché mostra che non è completamente prigioniera dell'evitamento. Tuttavia, se durante quelle uscite continua a controllare continuamente ciò che sente o ciò che potrebbe succedere, il controllo può mantenere il problema. Per questo capisco quando dice di voler lavorare sul presente. Non necessariamente per capire ancora meglio perché tutto questo è iniziato, ma per comprendere come oggi viene alimentato e soprattutto come interrompere progressivamente questo circolo. Un percorso psicologico può essere utile proprio in questa direzione, lavorando sul modo in cui affronta l'allerta, il controllo e la paura delle sensazioni corporee. Nel frattempo, considerato anche ciò che racconta rispetto alla sua storia alimentare e al fatto che la situazione sta incidendo sul sonno e sulla vita quotidiana, continuerei a mantenere informata la sua dottoressa come sta già facendo. Il suo obiettivo non dovrebbe essere imparare a controllare meglio ogni possibile segnale di pericolo, ma tornare gradualmente a poter vivere senza dover controllare continuamente che tutto sia sotto controllo.


Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso questo momento, che può far sentire anche altre persone rappresentate. Immagino come possa essere doloroso accorgersi di quanto la sintomatologia stia influenzando il modo in cui vive il presente, le relazioni, il corpo e le giornate. Allo stesso tempo, mi sembra importante riconoscerle che dalle sue parole emerge già una consapevolezza preziosa, che potrà certamente approfondire in futuro con l’aiuto di un collega. È comprensibile che alcuni vissuti continuino a farsi sentire nel presente, a volte attraverso sintomi o modalità che in passato possono aver avuto anche una funzione protettiva. Spesso ciò che oggi viene vissuto come limite, fatica o sintomo è stato, in un altro momento della propria storia, un modo per resistere, per proteggersi, per provare a dare ordine o cercare di gestire ciò che è difficile da sostenere. Riconoscere questo non significa giustificare ma iniziare a guardarla con uno sguardo meno giudicante, provando a comprenderne il significato e il ruolo che ha avuto nella propria storia. Riprendendo il fatto che oggi sente di essere in uno stato di perennemente iper allerta, probabilmente in qualche momento della sua vita questo è stato un modo per salvaguardarsi. Le auguro di poter trovare uno spazio in cui sentirsi accolta, ascoltata e accompagnata con rispetto nel dare senso a ciò che oggi sta vivendo, rimanendo a disposizione la saluto cordialmente. Dott.ssa Matilde Margherita Venerini


Gentile utente, da quello che descrive emerge una situazione di forte iperattivazione e di allerta, associata a un importante monitoraggio delle sensazioni corporee, paura dei sintomi e comportamenti di controllo. Questi meccanismi possono effettivamente alimentare un circolo vizioso nel quale la percezione di pericolo mantiene elevato lo stato di allerta e rende più facile l'insorgenza di sintomi fisici e di panico. È positivo che sia già consapevole del meccanismo dell'evitamento e che stia cercando di non rinunciare alle attività. Allo stesso tempo, considerando la frequenza dei sintomi, il peggioramento del sonno e il livello di vigilanza che descrive, ritengo importante non affrontare tutto da sola. Un percorso psicologico orientato al presente potrebbe essere particolarmente utile per lavorare sull'ansia, sull'ipercontrollo, sulla paura delle sensazioni corporee e sui comportamenti di sicurezza, imparando gradualmente a ridurre il bisogno di controllare e a recuperare una maggiore sensazione di sicurezza. Non è necessario che un percorso si concentri esclusivamente sugli eventi passati: il lavoro può essere orientato anche al funzionamento attuale e agli strumenti per gestire ciò che sta accadendo oggi. Vista anche la storia di anoressia nervosa e il fatto che riferisce di non esserne completamente uscita, le consiglierei comunque di mantenere un confronto con la sua dottoressa e di valutare con lei se sia opportuno anche un approfondimento medico. Questo non significa che ci sia necessariamente qualcosa di grave, ma permette di avere una valutazione completa e di non attribuire automaticamente tutti i sintomi all'ansia. arei felice di accompagnarla in questo percorso. Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo. Resto a disposizione attraverso consulenze online. Per il prezzo, possiamo parlarne. Dott. Luca Rochdi

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.