Buonasera, un deficit erettile di natura stressogena ed ansiosa è verosimile che possa durare inint

Buonasera, un deficit erettile di natura stressogena ed ansiosa è verosimile che possa durare ininterrottamente da 8 anni senza aver mai dato dei segni di leggero giovamento? Lo specialista , dopo svariati esami clinici e strumentali riesce a dargli solo quella causa spiegandomi che uno stato di stress prolungato può portare a vasocostrizione e perdita della libido. Ammetto che è tutto iniziato da quando le responsabilità lavorative sono aumentate e lavorando nella vendita vengo molto colpito dai periodi in cui le cose non vanno bene. Vorrei capire se un percorso di psicoterapia mi può far uscire da questo loop negativo, non ho mai affrontato un percorso di questo tipo e non nego di essere scettico sulla possibilità che possa rivelarsi risolutivo. Ringrazio per tutte le eventuali risposte

5 risposte


Gentile utente , lei è l'esempio vivente di quanto lo stress sia impattante nella vita. In 8 anni però, non conosco la sua età, non ha trovato una soluzione? Mi sembra di capire che l'ultima carta da giocare sia la psicoterapia. Se non ci sono cause mediche sicuramente sono psicologiche e forse anche relazionali. Se è scettico probabilmente sottovaluta l'importanza di cercare e risolvere il problema dentro di sé. Il suo stress è solo esterno? Se vuole approfondire non esiti a contattare un professionista che la possa aiutare. Cordiali saluti. Dott.ssa Moretti

Ottieni una risposta grazie al consulto online

Hai bisogno del consiglio di uno specialista? Prenota un consulto online: riceverai tutte le risposte senza uscire di casa.


Buonasera, sì, è assolutamente possibile che una disfunzione erettile di origine prevalentemente ansiosa e stress-correlata possa mantenersi anche per molti anni, soprattutto quando il fattore stressante diventa cronico e si instaura un vero e proprio “circolo vizioso”. Nel suo racconto emerge un elemento molto importante: l’esordio del problema coincide con un aumento delle responsabilità lavorative e con periodi di forte pressione emotiva. Questo tipo di collegamento è molto frequente. Stress prolungato, ansia da prestazione, preoccupazioni economiche o lavorative e ipercontrollo mentale possono influenzare in modo significativo il funzionamento sessuale, sia sul piano fisiologico sia su quello psicologico. Dal punto di vista biologico, lo stress cronico mantiene il corpo in uno stato di “allerta”: aumenta l’attivazione del sistema nervoso simpatico (quello deputato alla difesa e alla tensione), rendendo più difficile il rilassamento necessario all’eccitazione sessuale. Inoltre, la paura di “non riuscire” tende col tempo a consolidarsi, creando aspettativa negativa, monitoraggio continuo delle proprie prestazioni e perdita della spontaneità. Anche quando il desiderio è presente, l’ansia può interferire con la risposta erettile. Il fatto che gli esami clinici e strumentali non abbiano evidenziato cause organiche significative è un dato importante e, in molti casi, rassicurante. Non significa che il problema “sia immaginario”, ma che il funzionamento del corpo può essere fortemente influenzato da fattori emotivi e psicofisiologici. Per quanto riguarda la psicoterapia, comprendo il suo scetticismo: è molto comune in chi non ha mai intrapreso un percorso. Tuttavia, le difficoltà sessuali legate ad ansia e stress sono tra le problematiche per cui un intervento psicologico può risultare realmente utile. Un percorso psicoterapeutico può aiutarla a: comprendere i meccanismi che mantengono il problema; ridurre l’ansia e il livello di attivazione costante; lavorare sull’autostima e sulla pressione personale; interrompere il circolo “paura-fallimento-controllo”; recuperare gradualmente serenità e spontaneità nella sessualità. Non sempre il cambiamento è immediato, soprattutto quando il problema è presente da anni, ma molte persone ottengono miglioramenti significativi proprio intervenendo sulle componenti emotive e cognitive che alimentano il disturbo. Il consiglio è quindi quello di approfondire la situazione con uno specialista psicologo/psicoterapeuta esperto anche nell’ambito sessuologico, così da valutare in modo più completo la sua esperienza e costruire un percorso mirato. Un cordiale saluto, Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa


Salve, non si può prevedere a priori l'esito di un percorso di psicoterapia che dipende da molti fattori, ma è uno spazio utile in cui comprendere qualcosa di più sulla sua ansia e su come gestirla. È frequente che la disfunzione erettile sia legata a fattori psicologici, un sessuologo potrà chiarire meglio questi aspetti e le eventuali ricadute sulle relazioni. Un saluto


Buongiorno. La ringrazio per la sua riflessione, da cui implicitamente percepisco un certo grado di preoccupazione e di disponibilità al cambiamento. In sessuologia esistono sia fattori biologici che possono determinare delle problematiche, ma anche dei fattori psicologici, come potrebbe essere nel suo caso. Dato che ha già escluso delle cause fisiologiche attraverso esami clinici e strumentali, un approccio psicologico potrebbe esserle di suo giovamento. Lo scetticismo è normale quando si affrontano strade mai percorse prima. Gli studi dimostrano che ci sono approcci psicologici molto efficaci per la sua difficoltà. Se vuole io mi rendo disponibile anche per una consulenza online. Le auguro una buona giornata. Dott.ssa Silvia Sorà


Buonasera, grazie per il messaggio. Lo stress cronico può effettivamente incidere sulla risposta sessuale, e la spiegazione del suo specialista ha fondamento. Quello che però spesso succede, soprattutto quando una difficoltà dura molto tempo, è che il sintomo iniziale inizi a costruire attorno a sé altro: aspettative, paura che accada di nuovo, attenzione costante al proprio corpo, dubbi su di sé e sul proprio modo di vivere l’intimità. A volte, dopo anni, non si soffre più solo per il sintomo in sé, ma anche per tutto quello che nel tempo si è stratificato attorno ad esso. Quello che magari all’inizio era una risposta del corpo a un periodo di forte pressione può diventare gradualmente anche un modo di percepirsi, di guardarsi, di sentirsi durante la relazione con l’altro. Il suo scetticismo verso la psicoterapia è comprensibile, soprattutto dopo tanti anni e dopo vari tentativi di capire il problema. Un percorso, però, può offrire uno spazio in cui comprendere come questo loop si sia mantenuto nel tempo, quale significato abbia assunto nella sua esperienza e cosa continui ad alimentarlo oggi. A volte le cose iniziano a muoversi proprio quando si smette di combattere il sintomo e si inizia a chiedersi cosa stia cercando di comunicare. Se sente che potrebbe esserle utile, sono disponibile per un primo colloquio. Un caro saluto, Dott.ssa Stella Gelli

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.