Domande del paziente (495)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
la sua sofferenza è molto comprensibile: ha fatto una scelta importante per amore e oggi si trova a vivere solitudine, rimpianto e senso di perdita. Non è debolezza, è un vero e proprio...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
quello che descrive ha una logica psicologica molto chiara: negli ultimi mesi ha vissuto eventi emotivamente forti (divorzio dei suoi genitori, conflitti, stress lavorativo). A volte non...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
il dolore che descrive è molto comprensibile. Quando una madre continua a mostrare disapprovazione e svalutazione, soprattutto in età adulta, tocca bisogni profondi di riconoscimento e...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
la sensazione di “spaesamento” che descrive quando passa molte ore al PC e poi esce all’aperto può essere legata a diversi fattori: affaticamento visivo, sovraccarico cognitivo, tensione...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
da ciò che descrive, i pensieri intrusivi e le “routine” che mette in atto per ridurre l’ansia sono esperienze che molte persone vivono quando sono presenti livelli elevati di ansia e componenti...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
la situazione che descrive appare molto faticosa per entrambi. Quando una relazione rimane bloccata per anni su un singolo episodio, con confronti ripetuti e pensieri ossessivi che riportano...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
quello che descrive è molto doloroso ma anche molto comprensibile. Quando per molti anni il rapporto con un genitore è stato segnato da controllo e ricatto emotivo, il momento in cui si...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile Paolo,
quello che descrive è importante e merita attenzione. Il fatto che l’uso non sia quotidiano non esclude una forma di dipendenza: ciò che conta è proprio quello che lei riporta, cioè la...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
quello che descrive è un vissuto piuttosto comune nei percorsi di psicoterapia, soprattutto dopo una prima fase di cambiamenti più evidenti. Può capitare di attraversare momenti in cui...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
quello che descrive è comprensibile e merita attenzione. Le emozioni di disgusto, fastidio e dispiacere che prova non sono “esagerate”, ma parlano di qualcosa di significativo per lei.
Sì,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
dalle sue parole emerge una sofferenza molto intensa e continua, che sembra occupare gran parte dei suoi pensieri e influenzare profondamente la sua vita quotidiana, le relazioni e l’immagine...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
dopo un trauma psicologico può accadere che il corpo continui a manifestare sintomi come le vertigini, soprattutto quando gli accertamenti medici hanno escluso cause organiche. In questi...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
quello che sta vivendo è molto comprensibile se si considera tutto ciò che ha dovuto affrontare negli ultimi anni: una malattia fisica importante, la paura per il futuro, la fine di una...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
da ciò che racconta emerge una situazione di sovraccarico molto intenso: due figli piccoli, un’azienda, un incarico pubblico, una ristrutturazione in corso e un marito spesso fuori casa....
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Buonasera dottori, parto dal presupposto che il mio non è un problema di salute in quanto tale, anche se mi sta mettendo in grosse difficoltà.
Sono sposato da 4 anni ora ne ho 42 ma da quando avevo 10 anni amo immensamente vestire da donna.
Nel corso degli anni ho spesso provato a smettere ma non sono mai riuscita a farne a meno.
Non sono particolarmente attratta dagli uomini preferisco le donne ma ultimamente qualcosa è cambiato e avrei voglia di provare con qualche uomo però davvero la situazione è insostenibile.
Da una parte la famiglia che amo dall' altra una forza fortissima che mi porta in segreto a mettere trucchi collant smalti gonne tacchi.
Non mi vedo solo vestita ammetto che negli ultimi tempi mi vedo proprio donna.
Ho più volte cominciato percorsi di psicoanalisi che però non mi hanno fatto uscire da questa situazione.
Vorrei un vostro parere un consiglio qualcosa, so che online è molto difficile ma davvero non so più che pesci prendere.
Sono costretta a nascondere tutto sotterfugi di ogni natura pur di portare avanti questo desiderio che è davvero fortissimo.
Infine nell' ultimo periodo ho cambiato i miei gusti sia a livello personale che generale e delle donne da un po' non guardo più le classiche zone che piacciono agli uomini ma le invidio vedendole così ben vestite, invidio le loro borse,i loro capelli le loro unghie e mi sento sempre più vicina a loro .
Datemi una mano se potete almeno qualche consiglio.
Grazie anticipatamente
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
quello che descrive non è raro e soprattutto non è qualcosa di cui vergognarsi, anche se comprensibilmente per lei è fonte di grande conflitto interiore e fatica nel gestire la vita familiare e personale.
Il desiderio di indossare abiti femminili fin dall’infanzia e il sentirsi, negli ultimi tempi, sempre più vicino all’identità femminile — fino a immaginarsi proprio come donna — può essere collegato a vissuti legati all’identità di genere o all’espressione di genere, che sono aspetti profondi della persona e non semplici abitudini che si possono eliminare con la sola volontà. Il fatto che abbia provato più volte a smettere senza riuscirci suggerisce proprio che non si tratta di un comportamento superficiale, ma di qualcosa di radicato nella sua esperienza personale.
Anche il cambiamento che riferisce merita uno spazio di ascolto e comprensione, senza giudizio.
Il fatto che i percorsi di psicoanalisi non abbiano portato i risultati sperati non significa che non esistano altre strade. In situazioni come la sua può essere molto utile un percorso psicologico con professionisti che abbiano esperienza specifica nei temi dell’identità di genere, perché l’obiettivo non è “far smettere” un comportamento, ma comprendere cosa rappresenta per lei, quali bisogni esprime e come integrarlo in modo più autentico e sostenibile nella sua vita.
Un altro aspetto importante è la fatica del vivere tutto in segreto, con sotterfugi e paura di essere scoperto: questo peso emotivo, nel tempo, può diventare molto logorante e aumentare il senso di solitudine e confusione.
Potrebbe essere utile lavorare su:
- comprendere meglio cosa prova quando si sente o si immagina donna
- distinguere tra orientamento sessuale e identità di genere (sono aspetti diversi)
- trovare modalità più consapevoli e meno conflittuali per stare con queste parti di sé
- valutare, con il supporto di un professionista, come gestire il rapporto con la famiglia e la sua vita affettiva
Il fatto che lei stia chiedendo aiuto è un passo molto importante: indica che sente il bisogno di fare chiarezza e trovare una strada più vivibile, senza dover continuamente nascondere parti di sé.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Buongiorno,
vorrei provare a sottoporvi una domanda. Ho 37 anni e sono single da 4 anni.
In questo periodo mi sono messa in gioco come potevo, sia tramite amici di amici sia tramite l'uso sporadico di app di dating. Queste ultime soprattutto ritengo essere state una grande perdita di tempo in quanto non arrivavo mai al secondo appuntamento o a volte nemmeno all'incontro. A dire la verità analizzando anche gli incontri avuti con persone conosciute dal vivo sono stati incontri dove non ho percepito un reale interesse nel conoscermi. Argomenti spesos superficiali, mi chiedevano dei miei ex, ma zero domande su chi fossi io mentre io a loro ne facevo per poi sparire poco dopo. Devo ammettere che sto cominciando a pensare di essere io una persona banale o che in qualche modo annoia gli altri. Spesso mi sentivo dire che non scattava la scintilla ma dubito possa scattare in 2 appuntamenti! Temo di dovermi rassegnare a rimanere single a vita e credo pure che oggi incontrare il vero amore sia solo questione di trovarsi al posto giusto al momento giusto.
Questa singletudine mi pesa, ho solo amici accoppiati e ormai non ci si vede più. Sto provando a rimettermi in gioco ancora una volta ma negli ambienti vhe frequento le conoscenze faticano ad arrivare e così spesso esco anche da sola. Avrei voluto diventare madre, mi sono sempre immaginata con uno o due figli ma ormai temo di essere fuori tempo massimo.
Se devo rassegnarmi lo farò ma vorrei capire cosa mi manca rispetto alle altre ragazze che finiscono una relazione e dopo qualche anno le vedi già con un altro e spesso sono ragazze assolutamente normali come me.
Sono a chiedervi se puó essere possibile che certe persone non incontrino mai qualcuno che faccia al caso loro?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
la fatica e la delusione che descrive sono molto comprensibili. Quando ci si mette in gioco più volte senza ottenere i risultati sperati, è facile iniziare a dubitare di sé e pensare di essere “banali” o poco interessanti, ma questo non è necessariamente ciò che sta accadendo.
Il fatto che non sia scattata la “scintilla” dopo pochi incontri non significa che in lei manchi qualcosa. Le dinamiche relazionali dipendono da molti fattori: tempi personali, contesti di incontro, disponibilità emotiva reciproca e anche una componente di casualità. È vero che incontrare una persona compatibile richiede anche occasioni favorevoli, ma non esiste un’età o un profilo per cui sia “troppo tardi” o impossibile costruire una relazione significativa.
Quello che colpisce nel suo racconto è come stia iniziando a trasformare alcune esperienze negative in un giudizio su di sé (“sono banale”, “annoio gli altri”). Questo passaggio è comprensibile ma rischia di minare l’autostima e rendere più faticoso esporsi con serenità nelle nuove conoscenze.
Potrebbe essere utile, più che chiedersi cosa le manchi rispetto alle altre persone, provare a esplorare:
- come vive emotivamente i primi incontri
- che tipo di persone tende a scegliere o ad attrarre
- quali aspettative porta con sé quando conosce qualcuno
- quanto spazio ha oggi per una rete sociale più ampia, non solo centrata sulla coppia
Il desiderio di diventare madre e costruire una famiglia è un tema molto importante e comprensibilmente porta con sé preoccupazioni legate al tempo. Tuttavia, 37 anni non rappresentano automaticamente un “fuori tempo massimo”, e molte persone costruiscono relazioni significative anche dopo periodi lunghi di singletudine.
Alla sua domanda — se sia possibile che alcune persone non incontrino mai qualcuno — la risposta è che può accadere, ma nella maggior parte dei casi non dipende da una mancanza personale, bensì da una combinazione di circostanze, esperienze e modalità relazionali che possono essere comprese e, in parte, modificate.
Se questa situazione sta diventando fonte di sofferenza e senso di solitudine, potrebbe essere molto utile un percorso di psicoterapia, non perché “ci sia qualcosa che non va in lei”, ma per lavorare sull’autostima, sulle modalità relazionali e sul senso di scoraggiamento che sta emergendo.
Il fatto che continui a rimettersi in gioco, anche uscendo da sola, mostra una risorsa importante: non ha smesso di cercare possibilità, e questo è un elemento prezioso su cui costruire.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Mia figlia soffre di ossessioni paura di parole fa le azioni in modo sequenziale e se non fatte in modo sequenziale diventa nervosa. Non vuole prebndere farmaci per una ragione precisa. Può fare come terapia psicanalisi, la aiuterebbe? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
da ciò che descrive, i comportamenti di sua figlia sembrano avere caratteristiche tipiche dei disturbi ossessivo-compulsivi.
Se sua figlia non desidera assumere farmaci, è importante sapere che la psicoterapia può essere molto utile anche senza supporto farmacologico, soprattutto in forme non troppo gravi.
Per quanto riguarda la sua domanda specifica, la psicoanalisi può essere utile per comprendere aspetti profondi del funzionamento emotivo, ma per i disturbi ossessivo-compulsivi le terapie che hanno mostrato maggiore efficacia sono quelle cognitivo-comportamentali, in particolare con tecniche mirate alla gestione delle ossessioni e delle compulsioni.
Questo non significa che altri approcci non possano aiutare, ma potrebbe essere utile orientarsi verso un professionista con esperienza specifica nel trattamento delle ossessioni, così da offrire a sua figlia strumenti concreti per:
- ridurre i rituali sequenziali
- gestire l’ansia legata alle parole o alle azioni
- aumentare gradualmente la tolleranza all’incertezza
Un primo passo potrebbe essere una valutazione psicologica mirata, per comprendere meglio l’intensità dei sintomi e individuare il percorso più adatto alle sue esigenze, anche rispettando la sua scelta di non assumere farmaci.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Buonasera mia figlia di 13 anni soffre di autolesionismo.adesso è la terza volta che vedo sulle braccia dei piccoli graffi ,ho sempre chiesto spiegazioni e lei mi dice che lo fa solo quando litiga con il suo fidanzatino.Ho paura di parlarne con il padre perché non capirebbe e la potrebbe rinchiudere in casa e togliere completamente in cell.Ho paura di come si possa evolvere questa situazione e non so come gestirla.E’ una ragazza bellissima ,ha amici,esce e sempre ben vestita non le facciamo mancare niente ma evidentemente le manca qualcosa.sSpero di avere una risposta grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
la sua preoccupazione è comprensibile: l’autolesionismo in adolescenza è un segnale di sofferenza emotiva che va preso sul serio, anche quando i segni sono piccoli graffi e la ragazza, all’apparenza, sembra stare bene e avere una vita sociale attiva.
Il fatto che sua figlia dica di farlo quando litiga con il fidanzatino suggerisce che quei gesti possano essere un modo per scaricare emozioni molto intense, come rabbia, tristezza o frustrazione, che in quel momento fatica a gestire o esprimere a parole. Non significa necessariamente che voglia farsi del male in modo grave, ma indica che ha bisogno di strumenti diversi per affrontare ciò che prova.
È importante sapere che avere amici, essere curata nell’aspetto o non farle mancare nulla materialmente non esclude la presenza di un disagio emotivo: spesso ciò che manca non è qualcosa di concreto, ma uno spazio in cui sentirsi compresa e aiutata a gestire le emozioni.
In questa situazione, le suggerisco di:
- parlare con sua figlia con calma, senza giudicarla o spaventarla, cercando di capire cosa prova quando accadono questi episodi
- evitare punizioni o restrizioni drastiche, che potrebbero aumentare il senso di incomprensione
- valutare quanto prima un consulto con uno psicologo dell’età evolutiva, perché l’autolesionismo, anche se lieve, merita attenzione precoce
- se possibile, coinvolgere anche il padre, cercando però di spiegargli che si tratta di un segnale di sofferenza e non di un comportamento da punire
Il fatto che lei abbia già notato questi segnali e stia cercando aiuto è molto importante: intervenire ora può prevenire un peggioramento e aiutare sua figlia a trovare modi più sani per gestire ciò che sente.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Ho 18 anni, sono completamente perso, a livello lavorativo, relazionare, familiare, insomma diciamo tutto.
Però è da un po’ di tempo che ho un peso dentro che non so come risolvere e cioè che non so cosa fare della mia vita, so che se trovassi la mia passione farei di tutto per eccellere però purtroppo tutto mi annoia, mi sembra brutto, inutile, limitante, privo di possibilità di crescita.
Cerco questa scintilla per dare un senso alla mia vita, per trasformarla in una attività, che è una cosa che sogno da parecchio tempo, ma comunque niente da fare.
Ora sono in una fase molto brutta anche con il mio attuale lavoro, c’è un bruttissimo rapporto tra me, i colleghi e il capo. Non so veramente cosa fare, sembra un periodo infinito e dove non ho scelta, anche per le strette opportunità che ho date dal fatto che non ho conseguito il diploma ma bensì ho una qualifica professionale.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
a 18 anni è molto comune sentirsi persi e non sapere quale direzione prendere, soprattutto quando si vive un periodo difficile anche sul lavoro e nelle relazioni. La sensazione che tutto sembri noioso, inutile o senza prospettive può essere molto scoraggiante, ma non significa che non esista una strada adatta a lei.
Spesso la “passione” non arriva come una scintilla improvvisa, ma si costruisce nel tempo, facendo esperienze diverse, anche piccole, e scoprendo gradualmente cosa suscita interesse o soddisfazione. Il fatto di avere una qualifica professionale è comunque una risorsa, non un limite definitivo, e nel tempo è sempre possibile ampliare le proprie competenze o valutare nuove opportunità formative.
Il momento difficile che sta vivendo nel lavoro, con rapporti tesi con colleghi e capo, può contribuire molto al senso di blocco e demotivazione che descrive. Quando ci si sente poco valorizzati o a disagio nell’ambiente lavorativo, è più facile perdere fiducia nelle proprie possibilità.
Potrebbe essere utile, in questa fase:
- provare a non cercare subito “la strada perfetta”, ma fare piccoli passi esplorativi
informarsi su eventuali percorsi formativi o professionali che possano ampliare le sue possibilità, anche partendo dalla qualifica che ha
- confrontarsi con qualcuno di fiducia o con un professionista, per chiarire meglio interessi, valori e possibili direzioni
Se questo senso di vuoto, noia e smarrimento dura da tempo e coinvolge più ambiti della sua vita, potrebbe essere molto utile anche un percorso di supporto psicologico, che la aiuti a orientarsi meglio e a ritrovare gradualmente motivazione e fiducia.
Il fatto che lei si stia ponendo queste domande a 18 anni non è un segnale di fallimento, ma piuttosto di ricerca e di desiderio di trovare il proprio posto, e questo è un punto di partenza importante.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Buongiorno, sono una ragazza di 25 anni. Ultimamente sto vivendo un periodo di stress e ansia dovuto al fatto che non ho mai cose da fare, specialmente nel weekend.
Ho i miei amici, pochi ma buoni ma li ho. Il problema é dato dal fatto che non ho una compagnia con cui uscire: tutti I miei amici Hanno qualche altro gruppetto con cui solitamente escono, oppure escono con I propri partner e le loro compagnie.
Io sono fidanzata ma il mio compagno lavora nel weekend perció non organizziamo mai niente di che.
Questa situazione mi sta creando disagio perché vorrei vivermi la mia gioventú di piú, divertirmi, fare delle belle uscite in compagnia, e invece mi ritrovo a fare una vita da sessantenne con mia mamma.
Tutto ció mi crea disagio perché poi mi viene da pensare che io non abbia una compagnia perché sono sbagliata Io, o perché non sono abbastanza intraprendente o non abbia abbastanza amici e automaticamente mi viene da pensare che io sia sfigata.
Mi sono domandata perché io possa essere finita in questa situazione e probabilmente é perché ho vissuto un anno fuorisede e i miei amici si sono creati i propri equilibri e le proprie compagnie. Oppure questa sensazione potrebbe essere dovuta al fatto che non sto lavorando ne studiando al momento e quindi mi ritrovo a passare tutte le giornate a casa (spero quindi appena inizieró a lavorare di non sentirmi piú cosí).
Peró insomma mi sento molto appiattita e ho paura che questa situazione con il passare del tempo non possa che peggiorare. Vorrei anche solo cercare di cambiare il mio pensiero a riguardo per vivermela meglio e accettare che ci siano periodi piú piatti rispetto ad altri, senza vivere con l'ansia e la fomo che mi perseguita.
Grazie per le vostre eventuali risposte.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
quello che descrive è un vissuto piuttosto comune alla sua età, soprattutto nei periodi di transizione in cui non si studia o non si lavora e le giornate risultano più vuote. In queste fasi è facile che il weekend diventi il momento in cui si percepisce maggiormente la solitudine e il confronto con gli altri.
Il fatto di non avere una “compagnia fissa” non significa che lei sia sbagliata o poco interessante. Spesso le compagnie si formano in base a contesti condivisi (scuola, università, lavoro), e quando questi contesti cambiano — come nel suo caso dopo l’anno fuori sede e la pausa da studio o lavoro — è normale che gli equilibri sociali si modifichino.
È comprensibile anche la sensazione di FOMO (paura di perdersi qualcosa) e il timore di “sprecare la gioventù”, ma è importante ricordare che esistono periodi più pieni e altri più tranquilli nella vita di tutti, e questo non definisce il suo valore personale.
Potrebbe essere utile, in questa fase:
- cercare di non trasformare una situazione contingente in un giudizio su di sé (“sono sfigata”, “sono sbagliata”)
- valutare la possibilità di creare nuove occasioni sociali, ad esempio attraverso corsi, attività sportive o volontariato, che spesso permettono di conoscere persone nuove
- considerare che l’inizio di un’attività lavorativa o formativa potrebbe effettivamente aiutarla a sentirsi più attiva e connessa con gli altri
- lavorare sul modo in cui interpreta i momenti più tranquilli, provando a vederli non solo come vuoti, ma come spazi che possono essere riempiti gradualmente.
Se l’ansia, il senso di appiattimento e il confronto con gli altri diventano molto frequenti, un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla a rafforzare l’autostima e a gestire meglio questi pensieri.
Il fatto che lei desideri vivere di più la sua giovinezza e creare nuove esperienze è un segnale positivo: indica motivazione e desiderio di cambiamento, che sono ottimi punti di partenza.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio