Domande del paziente (6)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Stefano Parola

    Buongiorno.

    Purtroppo quello che descrive non è raro dopo un’encefalite erpetica. Il miglioramento sul piano fisico è senz’altro molto positivo, tuttavia sul piano cognitivo i tempi di recupero possono... Altro


    Buongiorno,
    sono una ragazza di 20 anni e scrivo perché vorrei intraprendere un percorso di valutazione approfondita per ADHD e disturbo dello spettro autistico in età adulta.
    Si tratta di un’ipotesi che considero da anni e che recentemente ho approfondito in modo più strutturato, informandomi anche su fonti ufficiali (ad esempio il DSM-5). Non è quindi una richiesta impulsiva o superficiale, ma il risultato di un lungo processo di riflessione e analisi personale. Il mio obiettivo non è necessariamente ottenere una diagnosi, ma poter valutare seriamente questa possibilità oppure escluderla in modo fondato.

    Finora ho provato a confrontarmi con alcuni specialisti, ma purtroppo mi sono sentita sminuita: le mie difficoltà sono state liquidate in pochi minuti con motivazioni come “sei troppo intelligente”, “hai preso 30 e lode” oppure “se un libro ti piace lo riesci a leggere”.
    Nel frattempo mi è stata prescritta una terapia farmacologica antidepressiva (Prozac e successivamente Daparox), ma le difficoltà principali che sto cercando di comprendere - in particolare legate alla concentrazione, alla gestione dello studio, alla regolazione dell’attenzione e alla sostenibilità delle interazioni sociali - sono rimaste invariate.

    Non sapendo bene come orientarmi, speravo di poter ricevere qualche consiglio su come cercare una professionista con esperienza specifica nella valutazione di ADHD e disturbo dello spettro autistico negli adulti, idealmente con attenzione anche alle presentazioni meno evidenti. Mi sarebbe inoltre utile avere indicazioni su come orientarmi verso un percorso diagnostico adeguato.

    Vi ringrazio molto per l’attenzione.
    Cordiali saluti

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Stefano Parola

    Gentilissima, da come scrive emerge una riflessione molto approfondita e consapevole circa il suo funzionamento, non una richiesta impulsiva.
    Se nota che queste difficoltà interferiscono con la qualità della vita e le riconosce in se stessa fin da quando era bambina, allora certamente una valutazione circa l'ADHD è più che opportuna.
    In situazioni come la sua potrebbe essere utile rivolgersi ai servizi pubblici, oppure a professionisti privati che si occupino specificatamente di ADHD adulti.

    Nella speranza di esserle stato d'aiuto, la saluto cordialmente


    Mia figlia 15 anni ora, dall’età di 7 anni dopo aver avuto un’amichetta del cuore viene da lei abbandonata, inizia ad essere esclusa dai pari soffre molto per non avere amici, in quel tempo delle elementari la sorella gemella un po’ meno ma riportava lo stesso problema di esclusione. Alle medie, sperando di cambiare gruppo si ripete lo stesso copione, in seconda media iniziano forti mal di testa che limitano frequenza scolastica inizia terapia con psicoterapeuta per un anno e mezzo . Il problema mal di testa, ansia e difficoltà relazionali persistono in prima superiore e anche in seconda. Viene fatta una valutazione presso un centro universitario conclusione qi 130 e lieve forma di autismo con punteggio 7. La psicologa che la segue, osserva che nella valutazione non sono stati inclusi i test fatti da noi genitori singolarmente circa 12 moduli siglati di cui circa 10 su noi genitori e un paio su mia figlia. Nel colloqui le è stato risposto che i test erano solo stress parentale, ma di fatto non è così. Ci stiamo chiedendo visto un esito così al limite punteggio 7 potrebbe esserci margine di errore? La figlia ancora non è stata informata dell’esito, noi e la psicologa stiamo ipotizzando per ora di lavorare sulla positività quindi spiegarle la plus dotazione e anche come funziona senza comunicarle “l’etichetta” per evitare di aggiungerle altra sofferenza alla molta che vive. C’è sempre tempo per dirlo e magari nel frattempo sentire un altro parere. Il centro che ha fatto la valutazione non è assolutamente d’accordo e dicono che se lo devono fare loro con metodo ma la informeranno.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Stefano Parola

    La situazione che descrive è complessa e certamente delicata. Da ciò che scrive non mi è del tutto chiaro quale sia la domanda principale: se riguarda l'attendibilità della valutazione diagnostica, le modalità di comunicazione a vostra figlia oppure entrambe le cose.
    In generale mi sento di dire che cercare una seconda opinione specialistica è comunque un diritto.
    Per quanto riguarda la comunicazione della diagnosi, comprendo il timore di "aggiungere sofferenza", tuttavia spesso un'informazione data con tatto e sensibilità da clinici esperti non rappresenta un ostacolo o un "trauma". Anzi, spesso diventa un aiuto importante verso la consapevolezza di se stessi. Molte persone trovano sollievo nel comprendere meglio il proprio funzionamento.
    Naturalmente, tempi e modalità vanno valutati caso per caso, in accordo tra famiglia e professionisti che seguono sua figlia.

    Cordiali saluti


    Neurologia/Psichiatria?
    Salve,
    la scorsa settimana ho avuto un episodio al quanto strano.
    All’improvviso quando parlavo sembrava come fossi distaccato. Parlavo, rispondevo, interagivo, sono anche andato in palestra ad allenarmi, ma quando rispondevo sembrava rispondessi in automatico, senza vera coscienza di cio che dicessi. Ero annebbiato, testa pesante…. Era parlare, senza sentire il pensiero di fondo… vero che nel linguaggio spontaneo funziona cosi, pensiamo e rispondiamo in maniera velocissima, ma io poi mi domandavo “come ho fatto a rispondere cosi?” Anche se era tutto corretto, all’esterno nessuno se ne accorgeva. Poi dopo due giorni cosi, ho avuto sintomi para influenzali e ho pensato potesse essere stato qualche virus. Il medico di famiglia ha parlato di stress. Ora io sono in loop, anche se la sensazione di distacco è andata via, ogni volta che parlo mi sale l’ansia perché poi ripenso al fatto che ho risposto, ma non ho avvertito il pensarlo… insomma non ne esco… non riesco a capire se è ansia/stress ho avuto qualcosa di neurologico e ora sono in loop. È vero che io ho tendenze ad autocontrollarmi, mi capita anche con il respiro di fissarmici…
    Grazie a chi saprà consigliarmi su cosa fare…

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Stefano Parola

    Salve, premetto che sono uno psicologo, non un medico, ma da come descrive l’episodio una possibilità da considerare è che si sia trattato di un’esperienza di tipo dissociativo o di derealizzazione. È frequente infatti che queste esperienze vengano descritte come un sentirsi distaccati da sé, parlare o fare cose correttamente ma con la sensazione di non essere pienamente connessi ai propri pensieri.
    Mi ha inoltre colpito ció che scrive sul “tendere all’autocontrollo”. Quando ci capitano esperienze a cui fatichiamo a dare un senso, possiamo sviluppare il timore che si ripresentino e monitorare eccessivamente il nostro corpo, col rischio che l’ansia ci faccia percepire proprio ciò che temiamo.
    Detto questo, le consiglio in ogni caso un approfondimento neurologico per escludere eventuali cause organiche. Questo potrebbe anche aiutarla ad uscire dalla preoccupazione.

    Un caro saluto


    Buongiorno . Io 43 anni maschio,lei 22 femmina. Ci siamo conosciuti sul posto di lavoro,lei per molto tempo prima di iniziare il suo turno mi passa sempre a trovare e stiamo insieme anche 1 ora quasi tutti i giorni a parlare di svariate cose,lei ha molti ragazzi che la corteggiano ed il suo telefono sembra un centralino,in questi mesi io nn ho mai spinto per sapere cosa volesse in più da me,credo che una ragazza nn perda tempo per 8 mesi se nn interessata. Un giorno mi chiede un passaggio in macchina e siamo finiti a casa mia,ma senza secondi fini da parte mia,siamo stati un po' lì e complice un po' di alcol le ho fatto capire che l'avrei voluta baciare,lei rispose sulla guancia e che la differenza di età la spaventa,io nn ho insistito e così è stato. Le cose sono poi continuate come sempre per mesi,cioè passa a trovarmi ,poi per alcuni giorni si allontana,poi magari mi scrive ,torna a salutarmi al lavoro,nel frattempo conosce ragazzi della sua età ,sparisce per un po' e poi torna. Fino a 10 giorni fa dove dopo alcuni rinvii mi propone una giornata al mare,io accetto andiamo e passiamo una bellissima giornata insieme dove c'è stato anche 2 baci appassionati,verso sera lei propone di rimanere anche il giorno dopo,ma io per motivi di lavoro nn potevo (mannaggia) Rientriamo a casa passano 3 giorni di totale distacco poi ci rivediamo e tutto è ricominciato come se nulla fosse,io mi aspettavo dopo la gita un cambio di passo. Ora il discorso è questo io vedo in lei dei tira e molla continui e nn capisco come regolarmi,vederla con altri ragazzi mi dispiace ,ma nn posso certo impedire ad una ragazza di vivere i suoi anni,però mi inizia a logorare questa cosa,mi piacerebbe un rapporto più chiaro,ma i suoi tura e molla nn lo consentono.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Stefano Parola

    Gentile utente,
    capisco che questa situazione di non chiarezza la faccia soffrire. In questi casi, più che cercare di interpretare i comportamenti dell’altra persona, può essere utile provare ad avere un confronto aperto e sereno con lei, spiegandole ciò che prova e chiarendo le sue intenzioni.
    Solo attraverso una comunicazione sincera, infatti, è possibile comprendere se ci sia un desiderio reciproco di costruire qualcosa oppure se vi troviate in momenti, età e bisogni differenti.

    La saluto cordialmente


    Salve. Oggi pomeriggio la mia ragazza ha sognato che io morivo. Poche ore prima avevamo fatto una visita di lutto a casa di un mio caro amico scomparso ieri. Il suo sogno può essere legato alla situazione esterna in cui mi sto trovando da un paio di giorni?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Stefano Parola

    Gentilissimo,

    da quello che scrive, è molto plausibile che il sogno della sua ragazza sia legato a ciò che ha vissuto qualche ora prima.
    I sogni possono essere considerati come un tentativo del nostro cervello di elaborare ricordi, emozioni e stimoli recenti, in funzione di un consolidamento delle memorie. Dunque la sua intuizione mi sembra corretta.

    Cordiali saluti


Autore

psicologo, Neuropsicologo, psicologo clinico

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