Domande del paziente (143)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Simona Santoni

    Buonasera e grazie per la condivisione,
    da ciò che descrive sembra che lei viva le emozioni con un’intensità molto forte. Piangere facilmente non significa necessariamente avere una depressione: per alcune... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Simona Santoni

    Buongiorno e grazie per la condivisione.
    Da quello che racconti, sembra che tu stia vivendo una certa distanza tra il bene che provi per la tua partner e il modo in cui lei esprime l’affetto, che senti... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Simona Santoni

    Buongiorno signora e grazie per la condivisione.
    Da quello che racconta emerge una fatica che, nel passaggio al liceo, è meno rara di quanto si pensi, anche in ragazzi che arrivano dalle medie con ottimi... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Simona Santoni

    Buongiorno e grazie per aver condiviso qualcosa di così personale.
    Percepisco quanto tu possa essere combattuta: da una parte l’affetto, la storia costruita insieme e tutto quello che hai investito; dall’altra... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Simona Santoni

    Buongiorno e grazie per la condivisione di ciò che stai vivendo in questa fase della tua vita.
    In realtà, ciò che sembra accadere in te è molto più comune di quanto sembri, anche se in questo momento... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Simona Santoni

    Gentile Signora, grazie, innanzitutto per la condivisione di questo vissuto che percepisco come molto doloroso, che merita ascolto. Da ciò che esprime, non sembra trattarsi solo di “gelosia” o di una percezione... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Simona Santoni

    Buonasera e grazie per la condivisione. Da ciò che racconta emerge una situazione molto delicata in cui "convivono" aspetti profondamente diversi: da un lato una vita costruita con soddisfazione, il suo... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Simona Santoni

    Buongiorno, la ringrazio per la condivisione. Quello che sta vivendo è molto comprensibile: ha fatto una scelta importante cercando di tenere insieme e in equilibrio lavoro-famiglia-futuro, e ora sembra... Altro


    Salve, chiedo consiglio a voi per una "situationship" (perdonatemi il termine ma non saprei come chiamarla), che va avanti da ormai 5 mesi. Stiamo molto bene insieme, ci si diverte, si fa tanto sesso e si hanno momenti romantici. Insomma, vista da fuori potrebbe sembrare una relazione. Relazione che però nella realtà non è poiché pecca di etichetta, ovvero io e lui nel concreto non siamo fidanzati. Ho un piccolo dubbio però che mi sorge spesso quando siamo insieme, io noto che molto spesso io cerco il bacio a stampo casuale, ad esempio: l'altro giorno eravamo su questa panchina di fronte ad un bellissimo panorama, io avevo tanta voglia di baciarlo, ma noto che quando provo a dargli un bacio a stampo, lui, me lo da, ma comunque lo vedo un po' "restio" nel darmelo. Al contrario, lui molto spesso mi da dei baci sulla fronte, sulla guancia, ma poco sulle labbra, è molto fisico ma nei baci è sempre strano. E questo suo comportamento mi fa sorgere i dubbi perché penso "Se gli piaccio perché non mi da baci? Quindi non gli piaccio?" e quindi poi svariate volte io evito di dargli baci per "paura" che lui me li eviti o me li dia così come "contentino"
    Io so per certo che lui tiene a me, ma non riesco a capire se davvero non mi vede oltre ad un'amica a cui tiene tanto e nel mentre fa del sesso.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Simona Santoni

    Gentilissima, grazie per la condivisione.
    Quella che descrive è una situazione che può facilmente creare confusione, proprio perché ha molti elementi di una relazione (intimità, complicità, sessualità), ma senza una definizione chiara e condivisa.
    Il dubbio che le viene sui baci è comprensibile ma forse rischia di essere letto in modo un po’ riduttivo se lo si interpreta solo come “gli piaccio o non gli piaccio”. Questo perchè ognuno di noi ha modi diversi di esprimere affetto e vicinanza: il fatto che lui sia fisico, presente e affettuoso (anche se con modalità diverse, come i baci sulla fronte o sulla guancia) suggerisce che un coinvolgimento c’è, ma con una sua personale modalità.
    Più che cercare di decifrare lui, però, può essere utile fermarsi su ciò che succede a lei dentro questa relazione. Il fatto che inizi a trattenersi, ad evitare il contatto per paura di una risposta “non piena”, è un segnale importante: sembra che questa ambiguità stia iniziando a toccare la sua spontaneità e il suo senso di sicurezza rispetto alla relazione.
    Anche il fatto che non ci sia una definizione (“non siamo fidanzati”) non è un dettaglio da poco. In queste situazioni capita spesso che uno dei due si adatti, restando un po’ in attesa che l’altro, prima o poi, faccia un passo in più.
    Forse allora la domanda da cui partire non è tanto “cosa prova lui?”, ma “cosa desidero io da questa relazione?”. Le basta così, con queste incertezze, oppure sente il bisogno di qualcosa di più chiaro e reciproco?
    Da questa consapevolezza può nascere anche un confronto con lui, non in termini accusatori, ma per capire se siete davvero allineati su quello che state costruendo.
    Se sente che questa situazione le crea dubbi o insicurezza, parlarne in uno spazio psicologico può aiutarla a fare più chiarezza e a muoversi in modo più coerente con i suoi bisogni.

    Un caro saluto,
    Dott.ssa Simona Santoni – Psicologa


    Salve, sto attraversando un periodo “buio” nella relazione di convivenza con la mia compagna.
    Conviviamo da 13 anni, abbiamo un figlio di 6 anni ed abbiamo fatto i nostri sbagli e avuto i nostri alti e bassi nella relazione, ma recentemente la mia compagna mi ha comunicato di non essere felice ed avere dubbi sui sentimenti nei miei confronti.
    Questo pare sia dovuto a tante piccole cose che nel tempo le hanno dato fastidio, non riesce ad essere se stessa per paura di non so cosa e ora è arrivata ad essere “piena” e forse anche un pochino chiusa in se stessa.
    Per me è stato un fulmine a ciel sereno, arrivato cosi dal niente e invece a quanto pare è una situazione che si porta avanti da tempo, senza che io mi accorgessi di niente e senza che lei ne parlasse con me per cercare una soluzione. Ovviamente mi sento vuoto, sconfitto, ma anche speranzoso che la situazione possa risolversi positivamente per poter tornare ad essere la famiglia che eravamo, anzi forse anche migliore andando a correggere quelli aspetti che potrebbero aver portato a questa situazione.
    La mia più grande paura è ovviamente la sofferenza che potrebbe avere il bimbo, ma anche il fatto di “buttar via” quello che è stato costruito con fatica e impegno in tutti questi anni.
    Non credo di averle mai fatto mancare niente, anzi è sempre stata libera di fare le sue cose, anche se alcune mi creavano delle preoccupazioni/perplessità che non ho mai nascosto, ma lei spesso ignorato.
    Io mi sono reso più che disponibile a cercare di trovare una soluzione, a lavorare su noi per cercare di migliorare sugli aspetti che hanno portato a questo e ho teso la mano, ma da parte sua non capisco se questa volontà ci sia o meno, come se fosse intrappolata in un limbo e non riesco a comprendere come sia possibile questa freddezza dopo 13 anni e una famiglia costruita.
    Sto cominciando ad avere grandi dubbi, tipo che sia stata con me fino ad oggi, nonostante questo suo “disagio”, solo per comodità e per paura di non restare sola, visto che i genitori vivono in un altro stato e quindi di essere stato utilizzato e preso in giro.
    Come dovrei comportarmi adesso? Potremmo provare ad intraprendere inizialmente un percorso di coppia insieme ed eventualmente, se reputato necessario, in seguito anche singolarmente per poter affrontare questa problematica che stiamo vivendo?
    Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Simona Santoni

    Buongiorno, la ringrazio per la condivisione di questo vissuto tanto delicato e che merita ascolto. Il senso di smarrimento che descrive è comprensibile, soprattutto perché per lei questa comunicazione è arrivata in modo improvviso, mentre per la sua compagna sembra essere l’esito di un malessere più lungo e silenzioso.
    Questo è un aspetto importante: nelle relazioni di lunga durata può accadere che uno dei due partner accumuli nel tempo vissuti di insoddisfazione o fatica senza riuscire a comunicarli apertamente, fino ad arrivare a un punto in cui va a saturare. Quando questo emerge, spesso l’altro si trova spiazzato, con la sensazione che “sia successo all’improvviso”, mentre in realtà si tratta di un processo graduale che è rimasto in parte "invisibile"...
    È importante anche fare attenzione a una possibile lettura che lei stesso introduce, cioè l’idea di essere stato “usato” o che la sua compagna sia rimasta per comodità: al momento questa è un’ipotesi, comprensibile alla luce della ferita che sta vivendo e, forse, è proprio questa ferita a "parlare", ma non necessariamente corrisponde alla realtà dei fatti. In questo momento il rischio è quello di riempire i vuoti di comprensione con interpretazioni che potrebbero alimentare la distanza, anziché favorire un confronto.
    Un altro elemento che merita attenzione è la sua posizione attuale: da quello che descrive, lei è molto orientato a “riparare”, a trovare soluzioni e a recuperare la relazione. Questo è un aspetto importante, ma è necessario che ci sia una disponibilità anche da parte della sua compagna. Forzare un percorso o cercare di “convincere” l’altro rischia di irrigidire ulteriormente la situazione.
    Può essere più utile, in questa fase, creare uno spazio di dialogo in cui lei possa comprendere meglio cosa sta vivendo la sua compagna oggi, senza andare subito nella direzione del “risolvere”, ma cercando di ascoltare e dare senso a ciò che è emerso.
    Rispetto alla sua domanda, un percorso di coppia può essere sicuramente una risorsa preziosa, proprio perché offre uno spazio protetto in cui entrambi possiate esprimervi e comprendere se esiste una base condivisa da cui ripartire. Eventualmente, percorsi individuali possono affiancare questo lavoro, aiutando ciascuno a chiarire i propri vissuti e bisogni.
    Percepisco tanto la preoccupazione per vostro figlio, i bambini risentono tanto della qualità del clima emotivo tra i genitori: muoversi per creare maggiore chiarezza rispetto alla relazione tra voi genitori, è già un modo per proteggerlo.

    Un caro saluto,
    Dottoressa Simona Santoni - Psicologa


    Buongiorno Gent.mi Dottori, vorrei un Vostro parere...non so come reagire, come comportarmi, mi trovo sempre impreparata...ho rivisto il mio ex stava parlando con suoi colleghi nel corridoio degli uffici, e siccome io dovevo attraversare per forza il corridoio (dove era fermo lui a parlare) per entrare in ufficio e lo spazio era stretto, non c'erano altre vie e gli sono dovuta passare affianco e quindi il mio braccio ha sfiorato il suo..lui non si è nemmeno spostato per farmi passare, come se non esistessi, un infantile.. so che avrei dovuto dire "permesso, scusate" per farlo spostare e farmi rispettare pero' non volevo rivolgere la parola a ne' a lui né agli altri...non capisco questi suoi dispetti dato che è stato lui a lasciarmi..Lavoriamo nella stessa università ma uffici distanti.. una altra volta mentre parlavo con un collega, mi sono accorta che camminava di fretta a testa bassa come se fossi invisibile, come se avessi la peste..(è come se volesse sottolineare che non mi vuole, di non iludermi ma di questo ne sono consapevole) .il mio collega che lo conosce ma non sa la nostra situazione, gli ha dato una pacca sulla spalla in segno di saluto ed il mio ex sempre a testa bassa , ha detto un buongiorno forzato e se ne è andato di fretta..tempo fa trovandomelo di fronte, gli ho detto ciao e lui ha ricambiato con ciao (ma sembrava un ciao forzato) e ci siamo guardati negli occhi per qualche istante ma di sua iniziativa non saluta né mi rivolge sguardi..forse ha paura non so per quale motivo..nonostante per due anni non ci siamo visti né sentiti..ho evitato luoghi comuni..e nonostante io sappia che non ci potrà essere un futuro tra noi, dopo che lo incontro, sento dentro di me una agitazione, tremore, come se dentro stessi esplodendo tanto che dopo ho bisogno di sedermi..sono purtroppo timida. introversa, ansiosa e non so mai quale è il modo migliore di comportarmi con lui, mi sembra di sbagliare sempre..Grazie per i vostri pareri..Vi Auguro una Buona Pasqua.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Simona Santoni

    Gentilissima, grazie per la condivisione. Comprendo la fatica nel vivere e affrontare questa situazione, soprattutto perché avviene in un contesto lavorativo dove non è possibile evitare completamente l’incontro.
    Per quanto riguarda lui, è possibile che il suo atteggiamento non sia tanto un “dispetto” intenzionale, quanto piuttosto una modalità di gestione dell’imbarazzo, del disagio o della distanza emotiva. Alcune persone, di fronte a relazioni concluse, scelgono una strategia di evitamento anche marcato, che può risultare fredda o svalutante, ma che spesso parla più delle loro difficoltà che di un reale giudizio sull’altro.
    Dall’altro lato, la reazione intensa che lei descrive suggerisce che l’incontro riattivi vissuti emotivi ancora molto presenti. Questo è un elemento centrale su cui porre attenzione: più che trovare il “modo giusto” di comportarsi con lui, può essere utile iniziare a dare significato a ciò che accade dentro di lei in quei momenti.
    Il fatto che lei si senta “impreparata” e tema di sbagliare è coerente con una posizione di forte attivazione emotiva, in cui è difficile accedere a risposte assertive o spontanee. In questi casi, può essere utile provare, ad esempio, a mantenere un comportamento educato ma neutro (un semplice “buongiorno” se avviene uno scambio diretto), senza sentirsi obbligata ad andare oltre; ricordarsi che non è necessario “farsi rispettare” attraverso un confronto diretto, soprattutto se questo la metterebbe ulteriormente in difficoltà; magari anche lavorare gradualmente sulla gestione dell’ansia (anche con il supporto di un professionista), per ridurre l’impatto fisico ed emotivo di questi incontri.
    Il fatto che dopo due anni l’incontro abbia ancora un effetto così intenso merita uno spazio di ascolto più approfondito: potrebbe esserci qualcosa nella relazione o nella sua conclusione che non ha ancora trovato una piena elaborazione.

    Un caro saluto e auguri di Buona Pasqua.

    Dottoressa Simona Santoni - Psicologa


    Salve dottori ma secondo voi esiste un metodo giusto per vivere la vita ? Io mi sento sereno e felice della mia vita anche se qualche giorno fa mi è venuto un dubbio sul fatto che io di psicologia so ben poco e non so se sto vivendo veramente come dovrei vivere , se il mio vivere è in linea con i vari metodi della psicologia grazie per una risposta

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Simona Santoni

    Salve! Per rispondere alla tua riflessione, credo non esista un modo giusto o sbagliato di vivere che sia oggettivo e che, quindi, valga per tutti. La psicologia non ci dà delle "ricette" da seguire, piuttosto la psicologia può aiutare a conoscersi meglio ma non a dirci "come dovremmo vivere"...
    Se lei si sente sereno e felice della sua vita, questo è già un segnale molto importante e credo sia altrettanto importante sentirsi in sintonia con i propri valori, riuscire a gestire le difficoltà senza sentirsi sopraffatti e avere relazioni che ci fanno stare bene.
    Il suo modo di vivere va già bene se le dà serenità, felicità e soddisfazione.

    Un caro saluto,
    Dottoressa Simona Santoni - Psicologa


    Buonasera scrivo perché purtroppo non sò come muovermi... Ho un compagno che amo ma da tempo inizio a sospettare che ci sia un problema.
    Quando l' ho conosciuto era un single che si divertiva a fare serate e bere (a volte troppo) tanto da "distruggere" il gruppo in cui suonava come batterista, perché era arrivato al concerto ubriaco e non riusciva a suonare... Da addormentarsi in macchina perché dopo un matrimonio aveva alzato il gomito e non sapevo dove fosse... Insomma "serate" ma pensavo che piano piano queste abitudini smettessero.
    Invece purtroppo ha iniziato a non bere solo nel weekend adesso beve tutta la settimana... Non torna a casa che non si regge in piedi, però dice sempre con orgoglio che fa' la dieta alcolica per dimagrire, fieramente dice che invece di pranzare al lavoro per non ingrassare beve 1/2 gin-tonic. Quando arriva a casa magari né beve un' altro, più l' amaro, in settimana... Nel weekend dà il meglio di sé è capace di bersi mezza bottiglia di gin da solo, associata a qualche bicchiere di vino e amaro. Quando torniamo a casa si arrabbia per ogni cosa, una luce lasciata accesa, perché gli dico di non avvicinarsi perché puzza di alcol e il suo sguardo mi spaventa e lì inizia ad insultarmi, litighiamo. Mi accusa di esagerare, di non rompere che non ha bevuto troppo.
    Purtroppo ho 3 figli e i 2 più grandi iniziano a guardarlo male, si vergognano quando esagera e mi chiedono del perché beva così tanto se sà che poi si riduce un straccio.
    Io non sò che fare... Vorrei separarmi perché quando affrontiamo il tema da sobrio, mi accusa di essere esagerata e che voglio trovare una scusa per portargli via i figli, ma non è una scusa... Mi dice che sapevo che ha sempre bevuto e che lo regge quindi vuole dire che non esagera. Di non parlargli di terapia perché lui non ha nessun problema ma sono io che non lo amo come prima.
    Questa situazione mi sta' distruggendo

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Simona Santoni

    Buonasera, grazie per la condivisione di questo vissuto tanto delicato e che merita attenzione... Da quello che descrive non si tratta semplicemente di “bere ogni tanto” ma di un comportamento continuativo e persistente di perdita di controllo e, di conseguenza, d'impatto significativo sulla vita di coppia e familiare. Questo è un elemento importante.
    Il fatto che il suo compagno beva durante la settimana, utilizzi l’alcol al posto dei pasti, minimizzi quanto accade e reagisca con rabbia o svalutazione quando lei prova ad affrontare il tema, sono tutti segnali compatibili con una difficoltà seria nella gestione dell’alcol. A questo si aggiunge un elemento che non va sottovalutato: la presenza dei suoi figli, che stanno già iniziando ad esprimere delle difficoltà nel rapporto con il padre.
    D'altra parte, lui sembra essere in una posizione difensiva e negante e questo rischia di alimentare solo conflitto tra voi e farla sentire ancora più impotente.
    Quello su cui invece ha margine di azione è la protezione di sé stessa e dei suoi figli, e la definizione di confini chiari. Ad esempio, può iniziare a chiedersi quali comportamenti non è più disposta a tollerare (insulti, rientri in stato di ubriachezza, esposizione dei bambini a queste scene) e quali conseguenze concrete è pronta a mettere in atto se questi si ripetono. Non come minaccia, ma come posizione coerente.
    Un altro aspetto centrale è non rimanere sola in questa situazione: confrontarsi con un professionista può aiutarla a mettere ordine, a non farsi confondere dalle sue minimizzazioni e a costruire una linea di azione più solida. In alcuni casi può essere utile anche rivolgersi a servizi territoriali che si occupano di dipendenze per ricevere indicazioni su come muoversi come familiare.
    I comportamenti che descrive sono oggettivamente problematici e se sente che la situazione la sta “distruggendo”, questo è già un indicatore importante da prendere sul serio e da cui partire per costruire un cambiamento, anche graduale, ma concreto.

    Le auguro possa ritrovare la serenità,
    un caro saluto.
    Dottoressa Simona Santoni - Psicologa


    Buongiorno,
    vorrei provare a sottoporvi una domanda. Ho 37 anni e sono single da 4 anni.
    In questo periodo mi sono messa in gioco come potevo, sia tramite amici di amici sia tramite l'uso sporadico di app di dating. Queste ultime soprattutto ritengo essere state una grande perdita di tempo in quanto non arrivavo mai al secondo appuntamento o a volte nemmeno all'incontro. A dire la verità analizzando anche gli incontri avuti con persone conosciute dal vivo sono stati incontri dove non ho percepito un reale interesse nel conoscermi. Argomenti spesos superficiali, mi chiedevano dei miei ex, ma zero domande su chi fossi io mentre io a loro ne facevo per poi sparire poco dopo. Devo ammettere che sto cominciando a pensare di essere io una persona banale o che in qualche modo annoia gli altri. Spesso mi sentivo dire che non scattava la scintilla ma dubito possa scattare in 2 appuntamenti! Temo di dovermi rassegnare a rimanere single a vita e credo pure che oggi incontrare il vero amore sia solo questione di trovarsi al posto giusto al momento giusto.
    Questa singletudine mi pesa, ho solo amici accoppiati e ormai non ci si vede più. Sto provando a rimettermi in gioco ancora una volta ma negli ambienti vhe frequento le conoscenze faticano ad arrivare e così spesso esco anche da sola. Avrei voluto diventare madre, mi sono sempre immaginata con uno o due figli ma ormai temo di essere fuori tempo massimo.
    Se devo rassegnarmi lo farò ma vorrei capire cosa mi manca rispetto alle altre ragazze che finiscono una relazione e dopo qualche anno le vedi già con un altro e spesso sono ragazze assolutamente normali come me.
    Sono a chiedervi se puó essere possibile che certe persone non incontrino mai qualcuno che faccia al caso loro?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Simona Santoni

    Buongiorno, grazie per la condivisione.
    Dal suo messaggio non emerge affatto una persona “banale”, come lei si definisce, piuttosto emerge qualcuno che prova a mettersi in gioco e che cerca uno scambio un pò più profondo.
    Quando le dicono che “non scatta la scintilla”, è comprensibile che le sembri poco credibile: in due incontri difficilmente nasce qualcosa di significativo. Più che un suo limite, può essere il segnale di persone poco disponibili a costruire. Anche il confronto con chi trova rapidamente un partner potrebbe essere fuorviante poichè non dice nulla sulla qualità di quelle relazioni ma, eventualmente, su modalità diverse di stare nei legami.
    Piuttosto che chiedersi cosa le manca, potrebbe essere più utile interrogarsi su che tipo di persone incontra e su come si sviluppano questi scambi, perché dal suo racconto sembra che spesso sia lei a investire di più mentre l’altro resta in superficie... Questo momento può essere faticoso, ma non definisce il suo valore.
    Se sente che questa situazione comincia a pesarle, potrebbe essere utile un approfondimento con un professionista, magari per comprendere meglio cosa sente all'interno delle relazioni e rendere gli incontri più coerenti con ciò che desidera in modo autentico.

    Un caro saluto,
    Dottoressa Simona Santoni - Psicologa


    Mia moglie è molto pessimista,emana molta negatività e si mette molto spesso,quasi sempre contro le mie idee,i miei pensieri e alle mie realizzazioni,riuscendo a demoralizzarmi e non farmi più essere di pensiero positivo. Come posso gestire questa situazione?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Simona Santoni

    Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Quello che descrive non sembra solo “pessimismo”, ma una dinamica relazionale che nel tempo rischia di minare la qualità del legame.
    Da un lato, è importante capire cosa succede tra voi quando lei esprime queste posizioni: il punto non è solo cosa dice, ma come e in quale momento. Dall’altro, è altrettanto importante osservare come lei reagisce: se si demoralizza e si chiude, è possibile che si crei un circolo in cui più lei si spegne, più l’altro irrigidisce le proprie posizioni.
    Un passaggio utile è spostare la conversazione dal contenuto (chi ha ragione) all’effetto che questa dinamica ha all'interno della vostra relazione: farle presente, in modo chiaro ma non accusatorio, che quel tipo di comunicazione la fa sentire svalutato e la allontana. Non è scontato che lei ne sia consapevole.
    Se però questo schema è stabile e ripetuto, difficilmente si modifica da solo. In questi casi può essere utile un confronto in un contesto di terapia di coppia, che permetta di uscire da queste modalità poco funzionali e comprendere cosa sostiene questa dinamica da entrambe le parti.

    Un caro saluto,
    Dottoressa Simona Santoni - Psicologa


    Buongiorno,
    vorrei sottoporvi una mia problematica. Ho 37 anni e fin da ragazzina ho avuto difficoltà nel relazionarmi.
    Quando andavo a scuola ho sofferto di bullismo, mi canzonavano per il mio aspetto (a loro dire, ero una racchia) e subito costanti angherie.
    Anche per questo motivo fino ai 19 anni non ho mai avuto alcuna esperienza sessuale o di amore giovanile ma da ragazzina non mi ponevo il problema, ho sempre avuto molte passioni e poche amicizie ed ero contenta così.
    Dai 20 ai 23 anni ho avuto la mia prima storia seria con una persona rivelatasi poi insicura e con la quale vi erano costanti litigi. Dopo quasi 3 anni decido di chiudere questa relazione e per un po' sono stata bene così da single. Il problema nasceva quando provavo a rimettermi in gioco, perchè incontravo puntualmente persone interessate solo a rapporti fisici.
    Dopo questa prima storia ho avuto altre 3 relazioni (tutte a distanza di anni l'una dall'altra) della durata di un anno. In queste relazioni sono stata sia lasciata (dicevano di non sentirsi pronti) e ino l'ho lasciato io. Il problema nasce dal fatto che spesso e volentieri mi sentivo una sorta di passatempo per loro, non ho mai percepito un interesse reale di voler costruire qualcosa.
    Ad oggi sono single da quasi 5 anni e comincio a pensare che forse o nemmeno io voglio costruire qualcosa o sono sfortunata. In questi anni ho provato spesso a rimettermi in pista ma non sono mai andata oltre 2 appuntamenti. E temo che l'interesse che gli uomini hanno sia solo di natura sessuale. Quando ci esco insieme li vedo distratti e sembra quasi che debba corteggiare solo io. Inoltre non mi spiego come mai per anni sono trascorsi mesi senza fsrr incontri nella vita quotidiana e mi sono dovuta abbassare ad usare le app di dating per poi rivelarsi un ricettacolo di mercenari.
    Quando esco trovo solo gente molto grande o già impegnata e non so più dove sbattere la testa.
    Sono sola da anni e temo di non riuscire a sopportare altrettanti anni da sola.
    Mi chiedo solo che cosa ho fatto per meritare un simile dolore quando tutte le ragazze trovano qualcuno.
    In questi anni ho cercato delle risposte ma non me trovo. Comincio a pemsare che semplicemente non sono il tipo di donna con la quale un uomo vorrebbe una relazione. Mi sento depressa e spesso esco a camminare per ore o anche senza meta. Tanti mi dicono: "meglio sola che male accompagnata". Ma cosa ne sanno del dolore? Di quel dolore che ti fa bagnare il cuscino di lacrime! Vorrei solo potermi rassegnare una volta per tutte e tenermi tutto magari sposandomi al lavoro. Ma non penso sia possibile non amare più
    Ti dicono "trovato un hobby ", beh ne ho una serie ma non bastano a colmare il vuoto perché la testa va a quel pensiero, il pensiero "ok, togliti dalla testa di avere un compagno!"
    Ho superato tanti momenti bui nella mia vita ma la solitudine perenne penso non sia accettabile per nessuno sopratutto se pensi che hai un cuore grande.
    Vi chiedo solo se esiste un modo per convivere con questo tarlo nel cervello.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Simona Santoni

    Buongiorno, grazie per la condivisione della sua storia. Quello che emerge dal suo racconto non è solo “sfortuna” ma una storia di esperienze (bullismo, relazioni poco soddisfacenti) che possono aver inciso sul modo in cui oggi si percepisce e si muove nelle relazioni.
    Quando ci si è sentiti svalutati a lungo, è facile entrare nei rapporti con il dubbio di non essere abbastanza o con la sensazione di dover “inseguire” l’altro. Questo può portare, senza volerlo, a delle modalità poco equilibrate o a scegliere persone poco disponibili.
    Il punto quindi non è rassegnarsi né smettere di desiderare una relazione, ma capire cosa si ripete nelle sue esperienze e come si costruiscono queste dinamiche. Anche le sensazioni che descrive negli appuntamenti meritano di essere esplorate un pò più a fondo...
    La sofferenza che porta è reale e comprensibile, ma non è una condanna definitiva.
    Se sente che questa situazione sta pesando tanto, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a lavorare su questi schemi e sul senso di valore personale, così che possa vivere sè stessa e le relazioni in modo più sostenibile.

    Un caro saluto,
    Dottoressa Simona Santoni - Psicologa


    Buongiorno,
    ho pensato molte volte di scrivere qui per ricevere un consiglio da parte di professionisti, e finalmente oggi (dopo quasi un anno) ho preso coraggio.
    Nel mese di giugno dell’anno precedente, a un evento della mia città dove mi trovavo con una mia amica, ho conosciuto quest’uomo. Inizio premettendo che lui è 20 anni più grande di me…
    Nonostante ciò, fin da subito ho sentito una leggera attrazione nei suoi confronti, non solo fisica - essendo molto affascinante - ma anche a livello caratteriale; fin da subito, chiacchierando con lui abbiamo notato molte cose in comune tra noi, insomma mi sembrava quasi di parlare con un mio coetaneo!
    Per non portarla alla lunga, io e lui abbiamo parlato tutta l’estate, sviluppando una vera e propria confidenza, e d’estate, verso luglio, ci siamo visti alcune volte (classiche esperienze estive, ma oltre al bacio non si è andato oltre.)
    Dopo qualche mese abbiamo spesso di parlare, ho troncato tutto io sia perché notavo da parte mia veri e propri sentimenti, sia perché ho provato ad iniziare una frequentazione con un mio coetaneo. Questa frequentazione - che si è tramutata in una relazione - è durata quasi mezzo anno, fino a quando le cose non sono iniziate ad andare male, e io in un forte periodo di stress (sia in questa relazione, che nella vita in generale, per degli eventi capitati) mi sono trovata nuovamente a pensare a quest’uomo, fino a quando non siamo tornati a chiacchierare/sentirci sporadicamente.
    So di star facendo una cosa relativamente sbagliata, parlare con una persona più grande di me non so che fine abbia, né da parte sua che da parte mia. Ma quando parlo con lui mi sento compresa, capita. Cosa che non ho mai visto nella mia ultima relazione.
    Ecco ora la mia domanda è: cosa c’è di sbagliato in me per trovarmi meglio con le persone con cui condivido una significativa differenza d’età?
    Mi sono sempre reputata una ragazza molto più matura della mia età anagrafica - sarà anche perché sono dovuta crescere molto in fretta, affrontando il divorzio dei miei genitori in tenera età e non avendo mai avuto una figura paterna presente, non lo vedo e non lo sento da dieci anni -, e noto spesso questa differenza di maturità proprio con i miei coetanei.
    Spero che la mia domanda (seppur molto lunga) non sia inopportuna, ma è un dubbio che mi tormenta da parecchio.
    Mi scuso anche per qualche errore di battitura!
    Grazie in anticipo.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Simona Santoni

    Buongiorno, grazie per aver condiviso una parte così delicata della sua esperienza. Il fatto di sentirsi più compresa da una persona più grande potrebbe avere diverse spiegazioni: il crescere in fretta, aver attraversato esperienze familiari complesse e l’assenza di una figura paterna possono portare a sviluppare una maggiore sensibilità relazionale e a ricercare, anche inconsapevolmente, persone percepite come più stabili, accoglienti o magari rassicuranti.
    Allo stesso tempo, è importante distinguere tra ciò che si sente e ciò che si costruisce nel concreto. Il sentirsi capita e in sintonia è un elemento molto significativo, ma non è l’unico aspetto che definisce una relazione sana e soddisfacente. Le relazioni con una differenza d’età importante possono comportare dinamiche particolari (diversi momenti di vita, bisogni, aspettative) che meritano di essere attenzionate.
    Alcune domande che mi vengono in mente sono: cosa trova in questa persona che è mancato nella relazione con il suo coetaneo? È solo una questione di maturità, o anche di modalità comunicativa, presenza emotiva, capacità di farla sentire vista? Perché questi sono bisogni legittimi, che non dipendono necessariamente dall’età dell’altro, ma dalla qualità della relazione che si è creata.
    Più che chiedersi “cosa c’è di sbagliato in me”, potrebbe essere più utile chiedersi: “che tipo di relazione mi fa stare bene?” e “quali bisogni sto cercando di soddisfare?”. Questo sposta l’attenzione da un giudizio su di sé a una maggiore consapevolezza.
    Se questo dubbio la accompagna da tempo e le crea confusione, parlarne con un professionista potrebbe aiutarla a mettere a fuoco meglio i suoi vissuti e i suoi bisogni relazionali, senza giudizio.

    Un caro saluto,
    Dottoressa Simona Santoni - Psicologa


    Salve, quando passo davanti a un parco dove mi portavano da piccolo, mi viene a volte una stretta al petto o nella zona fra il petto e il diaframma. A volte è un po' più forte, però non mi viene da scappare, cioè c'è e mi viene anche il respiro un po più lungo però non mi viene da andarmene ma anzi di rimanerci. Che cosa vuol dire? Sono sintomi di un luogo che è stato positivo per me oppure no?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Simona Santoni

    Buongiorno, grazie per la condivisione. Alcuni luoghi legati al passato possono attivare il corpo prima ancora che la mente, per cui quella sensazione che descrive potrebbe essere una risposta emotiva del tutto comprensibile...
    La “stretta” al petto non indica necessariamente qualcosa di negativo ma spesso segnala un’emozione intensa, che può includere anche nostalgia o affetto. Il fatto che non senta il bisogno di allontanarsi, ma anzi di restare, è un elemento importante.
    Più che chiedersi se sia positivo o negativo, può essere utile chiedersi: cosa mi fa sentire davvero questo posto? che immagini le vengono in mente? Che ricordi?
    Se vuole approfondire meglio queste sensazioni, parlarne con un professionista può aiutarla a comprenderle più a fondo.

    Un caro saluto,
    Dottoressa Simona Santoni - Psicologa


    Domande su consulenza psicologica

    Salve,
    scrivo per chiedere un consiglio su una situazione che sto vivendo da circa due settimane.

    Sono stata per sei anni in una relazione importante: convivevamo, avevamo progetti comuni e anche un cane. Tuttavia, nel tempo ci sono stati molti litigi. Ho scoperto che durante la relazione lui utilizzava Tinder quando era in trasferta e usciva con altre donne. Inoltre, ho scoperto che si era risentito con la sua ex e aveva persino progettato di tornare con lei, facendole credere che tra noi fosse finita, cosa non vera. Successivamente ha interrotto anche quella relazione, dicendo di amarmi.
    Dopo anni segnati da tradimenti e conflitti, a gennaio ha deciso di lasciarmi, sostenendo di non riuscire più a sostenere le continue discussioni. Questo è avvenuto poco dopo aver acquistato una casa, anche in prospettiva di costruire una famiglia insieme.
    Nei tre mesi successivi ho cercato in tutti i modi di recuperare il rapporto, ma lui è sempre stato fermo nella sua decisione. Poi, improvvisamente, è tornato da me chiedendomi di ricominciare. Ho accettato, ma con molta esitazione, soprattutto per il cambiamento improvviso e apparentemente immotivato.
    Da due settimane si comporta come una persona estremamente innamorata e presente. Tuttavia, non riesco a comprendere questa trasformazione così repentina. Gli ho chiesto sincerità e trasparenza, e mi ha promesso che non mi mentirà più. Nonostante ciò, continuo a provare un forte senso di dubbio e la sensazione che ci sia qualcosa di poco chiaro.
    Non so se i miei dubbi siano autosabotaggio o un segnale sano di protezione.
    Mi chiedo se dovrei lavorare sulla fiducia oppure ascoltare questo disagio come un campanello d’allarme, considerando ciò che è successo tra noi.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Simona Santoni

    Buongiorno, grazie per la condivisione di questo pezzo della sua storia.
    Da ciò che scrivi, si vede che hai riflettuto molto su questa situazione.
    Quello che descrivi non suona come autosabotaggio. Suona come un sistema emotivo che ha imparato, a sue spese, a stare all'erta.
    Dopo anni di tradimenti e una separazione vissuta in modo doloroso, il tuo dubbio non è un ostacolo alla relazione ma sembra più una risposta coerente a ciò che hai attraversato. La fiducia non si ricostruisce con una promessa, per quanto sincera: si ricostruisce nel tempo, attraverso comportamenti concreti e coerenti.
    La domanda che mi sembra più utile non è "mi fido o non mi fido?", ma: "cosa avrei bisogno di vedere, concretamente, per sentirmi al sicuro in questa relazione?"
    Potresti trovare utile uno spazio in cui esplorare questo con più calma, non per decidere cosa fare, ma per capire meglio cosa vuoi tu, al di là della storia con lui.

    Resto a disposizione,
    un caro saluto.

    Dottoressa Simona Santoni - Psicologa


    Ciao sono una ragazza di quai17 anni, sono cambiata totalmente qualche anno fa', quando è venuta a mancare mia nonna, da li sono iniziati i miei primi attacchi di ansia, mi venivano ogni notte, al talpunto di dormire pochissime ore, da li non riesco a superare la paura della morte, e la morte di mia nonna, che da quasi 4 anni a questa parte non sono riuscita a parlarne con nessuno, oltre a questo è peggiorato il rapporto con i miei genitori, mia madre non è più la stessa, non credo che mi abbia mai capita, è un continuo litigare, quando sbaglia lei non chiede mai scusa, ma trova delle giustificazioni, e alla fine faccio finta di niente come se non fosse successo nulla, e questo mi crea tanto stress e mi dispiace tanto perché non ritrovo più la mamma di quando ero piccola. Sono sempre stata una ragazza molto scherzosa, ironica e quella che fa ridere gli altri, ma al contrario di quando ero una bambina sono diventata una persona molto sensibile, piango appena litigo con i miei genitori, appena mio padre mi alza la voce su determinati argomenti (ma non capita solo con mio padre),questo mio aspetto non l'ho mai mostrato a nessuno, come se io fossi una persona quasi insensibile e quasi menefreghista(perché tendo a nascondere questa mia fragilità) inoltre tendo a provare molta timidezza con persone con cui non ho confidenza e ciò non mi fa stare male, perché tendo a mascherare tutto il mio carattere e il mio modo di fare. Oltre a questo ho sempre avuto grandi problemi di fiducia, da quando ero piccola, non mi sono mai fidata di nessuno, non riesco a vedere fiducia negli altri, a parte una persona al quale riesco a confidarmi, ma anche con lei ho sempre la paura di non potermi fidare al 100%, in compenso oltre a essere una persona scherzosa, so ascoltare e aiutare le mie amiche in momenti meno belli e sono molto empatica. Sto passando un periodo difficile, come per es. a scuola ho degli argomenti da recuperare, oppure nuovi argomenti da studiare, e quando sono a scuola sento la voglia di fare, di dire "arrivo a casa e mi metto a studiare", ma una volta tornata a casa non riesco a sedermi nella scrivania, mi sento demoralizzata e tendo a dormire tutta la sera oppure a usare il telefono, come se fossi sempre stanca, scrivo ciò per una risposta a tutto questo, e perché non so se è il caso di rivolgermi a una/o piscologa/o in quanto io sia ancora "piccola" e magari è solo una fase adolescenziale. Grazie mille per l'attenzione.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Simona Santoni

    Buongiorno, grazie per aver scritto, e per averlo fatto con tanta cura e coraggio. Ci vuole coraggio a mettere in parole tutto questo.
    Prima di tutto voglio dirti una cosa importante: no, non sei “troppo piccola”. Quello che stai vivendo è reale, e merita attenzione... non perché ci sia qualcosa di sbagliato in te, ma perché stai portando un peso che non dovresti portare da sola.
    La morte di tua nonna ha lasciato un segno profondo e il fatto che non sei riuscita a parlarne con nessuno per quasi quattro anni mi dice quanto sia rimasto qualcosa di non elaborato, qualcosa che fa ancora male. L'ansia notturna, la paura della morte, la stanchezza, la difficoltà a concentrarti, spesso sono i modi in cui il corpo e la mente cercano di dirci che c'è qualcosa che ha bisogno di spazio.
    Mi colpisce anche quanto descrivi di te: una ragazza che fa ridere gli altri, che ascolta, che aiuta ma che nasconde la propria fragilità, come se non fosse “concessa”. Quella parte sensibile che tieni nascosta merita di essere vista e ascoltata.

    Un caro saluto,
    Dottoressa Simona Santoni - Psicologa


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