Domande del paziente (4)
Buonasera ho 29 anni non ho mai avuto una ragazza 0 relazioni per non essere più vergine sono andato a escort ma da 1 anno a questa parte, fra rabbia e frustrazione sono diventato un diavolo soprattutto verso me stesso mi trovo così per via delle circostanze principalmente, avendo un attività ho 0 tempo libero quindi ho vado a fare il dipendente per avere più tempo libero oppure ci metto una pietra sopra , il tempo che passa è un veleno perché io faccio distinzione tra non avere relazioni momentanee e non averne mai avute e quindi 0 esperienze è ritardo per questo vado in tilt, penso rimarrò inferiore a vita. Grazie a chiunque mi darà un parere.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
la ringrazio per aver condiviso una situazione così intima e dolorosa, percepisco che per lei non sia stato semplice farlo. Mi arrivano la sua stanchezza e la sua frustrazione legate a quel senso di "scadenza temporale".
La invito a riflettere sul fatto che non esiste un’età giusta entro la quale si debba per forza avere una relazione o aver collezionato un totale di esperienze relazionali. Purtroppo, i canoni della società odierna ci spingono a pensare di essere costantemente in ritardo rispetto a numerosi aspetti della vita. Il fatto che abbia scelto di fare la sua prima esperienza nel modo in cui ha raccontato, e l’assenza di relazioni passate, non definiscono il suo valore come persona. Sono piuttosto eventi che hanno caratterizzato il suo percorso, ma non decretano né la sua capacità futura di amare, né quella di essere amato o di incontrare qualcuno.
Ciò che è fondamentale riconoscere è che ognuno ha i suoi tempi, questo include anche conoscere una persona con cui intraprendere una relazione. Il rischio attuale è quello di percepire il tempo come un nemico, piuttosto che come qualcosa di prezioso, auto-imponendosi un’etichetta secondo la quale "rimarrà inferiore a vita". E allora le chiedo, inferiore rispetto a chi? Rispetto a che cosa?
Ciò che sembra essere vera fonte di sofferenza è il modo in cui oggi lei guarda a sé stesso. Il sentirsi ‘un diavolo verso sé stesso’ la allontana non solo dall’amore per sé, ma la porta a pensare di non meritare l’amore degli altri.
Per quanto riguarda il lavoro, intravedo il bisogno di riempire la propria vita con un'attività che renda minimo il tempo libero, o meglio, il tempo da trascorrere con sé stesso, allontanando il rischio di dover rimanere a contatto con i propri pensieri ed emozioni.
Le auguro di poter silenziare quel fastidioso ticchettio dell’orologio che percepisce e riuscire a vedere che tutti noi abbiamo anche una parte che emana luce.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Simona Fresu
Come fare a dire a una figlia che soffre di disturbo borderline, che si deve curare.?Ho già provato su consiglio di una psicologa da cui vado, ma mi sono sentita rispondere che ho bisogno io di curarmi. Mia figlia ha una bimba di due anni e sono molto preoccupata!
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile mamma,
accolgo il suo messaggio e percepisco la sua profonda preoccupazione, non solo per sua figlia ma anche per la sua nipotina così piccola. Capisco quanto possa essere doloroso e frustrante voler aiutare qualcuno a cui si vuole bene e sentirsi contrattaccati o colpevolizzati.
Da psicologa con un approccio sistemico-relazionale, vorrei offrirle una chiave di lettura che spero possa esserle utile. Quando una persona soffre e non riesce a esternare il proprio dolore a parole, lo fa spesso manifestando un sintomo. In questo caso, in base a quanto da lei riportato, attraverso le caratteristiche di un disturbo borderline.
Spesso, dire direttamente a qualcuno "ti devi curare" viene percepito come un'accusa, come un tentativo di "etichettare" l'altro come problematico. La risposta di sua figlia, per quanto possa esser stata dolorosa, potrebbe essere una difesa.
In situazioni come questa, per sbloccare la situazione può essere utile, non spingere la persona a curarsi da sola, ma proporre un percorso che coinvolga la famiglia, o una parte di essa. Se sua figlia le dice "hai bisogno tu di curarti", potrebbe provare a utilizzare questa stessa frase per aprire una porta verso un percorso di terapia familiare. In questi casi, infatti, un approccio sistemico potrebbe essere molto utile, perché non va a stabilire "di chi è la colpa", ma a creare uno spazio protetto in cui dare un nuovo significato a ciò che vi sta accadendo. Permette di dare una lettura professionale a ciò che oggi è fonte di sofferenza, sostenendo sua figlia nel suo delicato ruolo di mamma e tutelando, al contempo, il suo prezioso ruolo di nonna.
Lei, nel frattempo, continui a prendersi cura di sé, tenendo in considerazione la possibilità eventuale di consultare un professionista sistemico per capire come fare i prossimi passi insieme a sua figlia.
Le auguro un buon percorso di cura di sé e mando un caloroso pensiero a lei e alla sua famiglia.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Simona Fresu
Buonasera dottori, volevo chiedervi un parere/consiglio. Secondo voi è utile fare sedute di psicoterapia con uno psicologo che sta terminando la scuola di specializzazione oppure è meglio rivolgersi a professionisti la cui formazione è già completa?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
trovo la sua domanda e la sua curiosità non solo legittime, ma molto rilevanti. Quando decidiamo di prenderci cura della nostra salute mentale, è del tutto normale chiedersi se il professionista a cui decidiamo di rivolgerci sia adeguatamente formato e faccia al caso nostro.
A parer mio potrebbe essere utile, in base alle sue personali esigenze. Le vorrei infatti rimandare che ciò che conta davvero, oltre all’aver acquisito il titolo finale, è quanto lei sente utile per sé il percorso che costruisce con il professionista. Le evidenze ci mostrano, infatti, che uno dei fattori principali di cambiamento non è dato da quanto tempo il professionista abbia concluso il percorso, ma dall'alleanza e dalla relazione terapeutica che si costruisce, quel clima relazionale di fiducia, ascolto, accoglienza e sintonia emotiva che si crea tra professionista e paziente.
Per aiutarla a trovare la risposta che sente più vicina a sé le chiedo: quanto sente che il non aver concluso il percorso formativo possa influire sull'efficacia che lei percepisce? E, se ha già iniziato i colloqui, lei questa esperienza la sta trovando utile per sé?
Le auguro con queste parole di aiutarla a trovare la risposta che cerca e le auguro un buon percorso di conoscenza di sé.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Simona Fresu
Buonasera, 40 enne, Avvocato di Rovigo , sposato con prole, mi sono innamorato di una collega più giovane di quasi 10 anni, appena lasciata dal Suo fidanzato.
Una volta confessato il mio sentimento, nonostante una scarsa frequentazione precedente, lei ha sminuito tutto, con la classica crisi coniugale, confessando un flirt attuale (non veritiero?).
Abbiamo deciso però di continuare a frequentarci lavorativamente, siamo andati a cena assieme, ma ogni volta che io mi avvicino a Lei, preoccupandomi di Lei, lei mi allontana o ignora.
Io cerco di non chiamarla o messeggiarla per vicende personali, per non essere pesante o petulante, però causa lavoro sono piacevolmente contento di condividere del tempo con Lei.
Alterno poche ore di gioia passate con Lei a giorni che sto male, rimedio, cerco di fare attività fisica, cerco di non seguire i suoi social, di non pensarci, di pensare ai Suoi difetti, alternandolo con sedute Psicologiche, ma niente, e la cosa peggiore è che dall'altra parte ho una famiglia che mi sta perdendo, ed a me la cosa mi pesa, ma non come l'amore non ricambiato.
Quanto è brutto innamorarsi a 40 anni !
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
la ringrazio per aver condiviso una situazione così complessa e dolorosa, in cui si percepisce tutta la fatica di un uomo che si trova diviso tra due realtà. Da un lato il dolore acuto per un sentimento non ricambiato e dall'altro il senso di colpa per una famiglia da cui si sente sempre più distante e che sente di stare perdendo. Da psicologa con un approccio sistemico-relazionale, vorrei invitarla a guardare la sua situazione da una nuova prospettiva. A volte, quando ci si incastra in dinamiche lavorative e sentimentali così altalenanti (fatte di poche ore di gioia e giorni di profondo malessere), il rischio è di rimanere intrappolati in un gioco ripetitivo. Più la sua collega la allontana, più la sua mente si focalizza su di lei, investendo energie in un legame che, di fatto, non ha spazio per esistere.
La invito a riflettere sul fatto che più sta male per il rifiuto, meno può permettersi di vedere ed elaborare il fatto che si sta allontanando dalla sua famiglia, sentendosi poi in colpa. Tutte le sue energie, quindi, vengono di nuovo incanalate verso questa figura che, non ricambiando il suo innamoramento, le permette di non guardare realmente a cosa sta succedendo nel suo matrimonio e nella sua famiglia.
Mi ricollego alla sua ultima frase ‘Quanto è brutto innamorarsi a 40 anni!’ Ma è certo che ci sia un’età in cui un tale sentimento è brutto? O forse lo percepisce in questo modo perché le sta dicendo qualcos’altro sulla situazione che sta vivendo?
Spesso un’infatuazione così improvvisa, struggente e dolorosa fuori dal matrimonio arriva per segnalare una crisi o un bisogno di cambiamento profondo all'interno della propria vita, qualcosa che forse è rimasto silenzioso per molto tempo. Il fatto che lei stia già seguendo dei colloqui psicologici è un ottimo passo, così come anche il fatto che decida di dedicarsi del tempo facendo attività fisica. Il fatto invece che pensi ai suoi difetti sono comunque modi per tenerla nella sua mente. Quindi, per aiutarla a trovare una nuova chiave di lettura le chiedo: cosa rappresenta davvero per lei questa collega? E se provasse a spostare l'attenzione da ciò che le manca da parte di lei, a ciò che sta mancando in questo momento all'interno della sua vita cosa vedrebbe?
Le auguro di poter fare chiarezza dentro di sé e ritrovare la gioia, non solo nei piccoli momenti ma nella sua vita in generale.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Simona Fresu
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