Domande del paziente (4)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Di solito in questi casi è utile una visita neuropsichiatrica per capire come aiutare il bimbo, e anche la famiglia ambito nel quale mi sembra ci siano più difficoltà.
Salve,
da circa tre/quattro anni cerco un supporto psicologico e neuropsichiatrico adeguato (anche come adulto, in un ambito che spesso continua a essere trattato con un’impostazione legata all’età evolutiva, come quello dei DSA). In questo periodo ho contattato numerosi professionisti e centri, sia nel pubblico che nel privato, attraversando percorsi diversi tra loro. In più occasioni, però, le esperienze si sono rivelate poco attente sul piano umano: oltre a commenti inappropriati, si sono verificati episodi di ghosting, oppure negazioni dirette.
Nonostante questo, il bisogno di un supporto resta concreto e invariato, ed è il motivo per cui continuo a cercare senza interrompere il percorso. In ambito privato era stato individuato un sostegno mediamente buono, ma è stato poi messo in discussione per tre aspetti precisi: i costi elevati, la negazione sistematica di documentazione scritta e l’assenza di un supporto neuropsichiatrico integrato.
La richiesta di documentazione non riguarda un’esigenza identitaria, né è legata a un singolo utilizzo specifico. Si tratta invece di uno strumento necessario sotto più profili (clinico, organizzativo e, quando serve, anche amministrativo). Anche una restituzione sintetica ma formalizzata del quadro attuale permetterebbe di non dover ricostruire ogni volta il percorso da zero, di rendere condivisibili le informazioni tra professionisti diversi (terapeuta pubblico, psichiatra, medico di medicina generale), e di mantenere una continuità reale nella presa in carico. Inoltre, avere un riferimento scritto consente di orientare meglio gli interventi successivi, di monitorare nel tempo eventuali cambiamenti (o stabilità del quadro) e, se necessario, di accedere a tutele previste senza che questo esaurisca il senso della richiesta.
Nonostante queste motivazioni siano state esplicitate, la documentazione è stata sempre negata (anche in contesti pubblici). Ricevere valutazioni esclusivamente verbali, e persino supporti farmacologici in psichiatria, senza alcuna formalizzazione e motivazione scritta, rende il percorso frammentato e difficilmente trasferibile ad altri professionisti, e altresì complesso da differenziare da semplice percezione a realtà concreta. Comprendo la responsabilità clinica, ma credo che chi faccia certi lavori, per altro a supporto sanitario del paziente, debba obbligatoriamente caricarsi di certe responsabilità, che vanno al di là della leggerezza (talvolta abusata) della parola, e garantire che ciò che viene detto trovi poi riscontro scritto.
Il servizio pubblico consente la certificazione ufficiali di determinate condizioni, ma presenta spesso iter complessi, tra cui anche il semplice ricevere informazioni o appuntamenti (il ghosting è frequente, nonostante in questo caso sia interruzione di servizio pubblico, per altro sanitario). In generale, si ha spesso la sensazione di dover rincorrere attivamente ciò che dovrebbe essere garantito (come il diritto alla salute e alla continuità delle cure), con un carico organizzativo che nel tempo diventa pesante.
Dopo un periodo così prolungato, la fatica è inevitabilmente aumentata (anche se sostenuta dalla determinazione a proseguire, nonostante le mezze diagnosi ricevute solo a voce e l’assenza di riscontri formali). Per questo motivo, sto valutando la possibilità di accedere a servizi di telemedicina offerti dal ssn (anche su scala nazionale), che possano offrire sia supporto psicologico sia valutazioni neuropsichiatriche (in particolare per DSA e plusdotazione), con una maggiore integrazione e chiarezza nel percorso.
Chiedo quindi eventuali suggerimenti o indicazioni utili in questa direzione. Ringrazio in anticipo.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
La diaìgnosi (se presente e confermata da un medico secondo un iter psicodiagnostico appropriato) è un dititto, così come un piano riabilitativo integrato e condiviso.
Cerchi un centro vicino a lei che lavori così
Buongiorno,mia figlia ,17 anni,prende 150 mg sertralina più 5 mg aripiprazolo al mattino e alla sera 10 mg di aripiprazolo,la dose di aripiprazolo e stata aumentata 10 giorni fa da 5 mg solo alla sera a 5 mg mattina più 10 mg sera e insieme alla sertralina 150 mg al mattino per ansia e attacchi di panico fortissimi.solo che dopo l aumento mia figlia ha iniziato ad avere stordimento, sonnolenza,non riesce studiare niente,e lei e una che studia tantissimo.volevo chiedere se con l aumento della dosi questi sintomi sono normali e in quanto tempo passano.grazie mille
RISPOSTA DEL DOTTORE:
possono essere un effetto collaterale dei farmaci, deve essere effettuata una visita medica neuropsichiatrica di controllo
Buongiorno, per una diagnosi di autismo è sufficiente la figura dello psicologo clinico? e se no, qual'è il limite diagnostico dello psicologo clinico?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
serve anche una valutazione medica per la diagnosi differenziale psichiatrica e neurologica, di solito è in capo al medico neuropsichiatra infantile
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