Domande del paziente (14)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Natalia Servidio

    Buonasera,
    quello che descrive è una situazione delicata ed emotiva, proprio perchè si intrecciano amicizia, sentimenti e la presenza di una relazione già presente.
    In questi casi, il rischio è quello... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Natalia Servidio

    Salve,
    quello che descrive, anche se per lei è difficile da spiegare, in realtà è un’esperienza che può capitare, soprattutto in periodi di forte stress e sovraccarico emotivo.
    La sensazione di sentirsi... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Natalia Servidio

    Buonasera,
    quello che racconti è molto ricco e complesso, e si sente chiaramente quanto tu sia coinvolta emotivamente e quanto questa situazione ti stia facendo stare male.
    Parto da un punto importante:... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Natalia Servidio

    Gentile Federica,
    la ringrazio per la sua domanda, molto attuale e tutt’altro che insolita. Il crescente interesse verso programmi di cronaca nera e true crime è un fenomeno complesso che merita una riflessione... Altro


    Buongiorno,
    ho pensato molte volte di scrivere qui per ricevere un consiglio da parte di professionisti, e finalmente oggi (dopo quasi un anno) ho preso coraggio.
    Nel mese di giugno dell’anno precedente, a un evento della mia città dove mi trovavo con una mia amica, ho conosciuto quest’uomo. Inizio premettendo che lui è 20 anni più grande di me…
    Nonostante ciò, fin da subito ho sentito una leggera attrazione nei suoi confronti, non solo fisica - essendo molto affascinante - ma anche a livello caratteriale; fin da subito, chiacchierando con lui abbiamo notato molte cose in comune tra noi, insomma mi sembrava quasi di parlare con un mio coetaneo!
    Per non portarla alla lunga, io e lui abbiamo parlato tutta l’estate, sviluppando una vera e propria confidenza, e d’estate, verso luglio, ci siamo visti alcune volte (classiche esperienze estive, ma oltre al bacio non si è andato oltre.)
    Dopo qualche mese abbiamo spesso di parlare, ho troncato tutto io sia perché notavo da parte mia veri e propri sentimenti, sia perché ho provato ad iniziare una frequentazione con un mio coetaneo. Questa frequentazione - che si è tramutata in una relazione - è durata quasi mezzo anno, fino a quando le cose non sono iniziate ad andare male, e io in un forte periodo di stress (sia in questa relazione, che nella vita in generale, per degli eventi capitati) mi sono trovata nuovamente a pensare a quest’uomo, fino a quando non siamo tornati a chiacchierare/sentirci sporadicamente.
    So di star facendo una cosa relativamente sbagliata, parlare con una persona più grande di me non so che fine abbia, né da parte sua che da parte mia. Ma quando parlo con lui mi sento compresa, capita. Cosa che non ho mai visto nella mia ultima relazione.
    Ecco ora la mia domanda è: cosa c’è di sbagliato in me per trovarmi meglio con le persone con cui condivido una significativa differenza d’età?
    Mi sono sempre reputata una ragazza molto più matura della mia età anagrafica - sarà anche perché sono dovuta crescere molto in fretta, affrontando il divorzio dei miei genitori in tenera età e non avendo mai avuto una figura paterna presente, non lo vedo e non lo sento da dieci anni -, e noto spesso questa differenza di maturità proprio con i miei coetanei.
    Spero che la mia domanda (seppur molto lunga) non sia inopportuna, ma è un dubbio che mi tormenta da parecchio.
    Mi scuso anche per qualche errore di battitura!
    Grazie in anticipo.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Natalia Servidio

    Buongiorno,
    la ringrazio per aver condiviso una parte così personale della sua esperienza: non è affatto semplice farlo, e il fatto che lei ci sia riuscita è un fatto importante e significativo.

    Parto da un punto fondamentale: non c'è nulla di "sbagliato" in ciò che prova. L'attrazione verso persone con una differenza d'età significativa è più comune di quanto si pensi e spesso ha a che fare con bisogni emotivi profondi e legittimi.
    Da ciò che racconta, sembra che questa persona le abbia offerto qualcosa di molto significativo: un senso di comprensione, sintonia e ascolto che non ha ritrovato nella relazione con il suo coetaneo. Questo aspetto merita attenzione, perché ci parla di ciò che per lei è importante in un legame.
    Allo stesso tempo, la sua storia personale – in particolare l’assenza della figura paterna e alcune esperienze precoci di crescita – può aver contribuito a sviluppare una maggiore maturità emotiva e, talvolta, un bisogno più forte di stabilità, riconoscimento e contenimento nelle relazioni. In questo senso, una persona più grande può apparire (e talvolta essere) più capace di rispondere a questi bisogni.
    Più che chiederci se sia giusto o sbagliato essere attratta da qualcuno con questa differenza d’età, può essere utile spostare l’attenzione su alcune domande:
    cosa trova in questa relazione che per lei è così importante?
    questa persona è realmente disponibile e presente, oppure in modo intermittente?
    e soprattutto: ciò che riceve è in linea con ciò di cui ha bisogno nel tempo?
    Non è tanto la differenza d’età a determinare la qualità di una relazione, quanto la reciprocità, la chiarezza e la possibilità di costruire qualcosa che sia emotivamente soddisfacente per entrambi.
    Riflettere su questi aspetti può aiutarla a comprendere meglio non solo questa situazione specifica, ma anche i suoi bisogni relazionali più profondi.
    Un caro saluto


    salve, scrivo per parlare brevemente di un disagio parecchio invasivo, non è chissà che dramma, ma mi reca fastidio.
    ho delle fantasie erotiche riguardo i tradimenti dei miei partner, non so perché questa cosa accada, ovviamente nella realtà mi farebbe schifo, ma nel momento d eccitazione non riesco a provare piacere se non pensando ad un tradimento, anche durante i rapporti spesso.
    ci sono modi per cercare di evitare?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Natalia Servidio

    Ciao, grazie per aver condiviso una cosa così personale, non è affatto scontato farlo.
    Quello che descrivi è più comune di quanto si pensi: le fantasie erotiche non sempre coincidono con ciò che desideriamo davvero nella realtà. Il fatto che nella vita reale l’idea del tradimento ti provochi rifiuto è già un elemento importante da cui partire.
    Spesso le fantasie hanno più a che fare con il significato simbolico (ad esempio trasgressione, perdita di controllo, intensità emotiva) che con il contenuto letterale. Per questo possono diventare una “scorciatoia” per attivare l’eccitazione, senza riflettere un reale desiderio di viverle.
    Se però senti che questa dinamica è diventata limitante o necessaria per provare piacere, può essere utile esplorarla con più calma: capire quando è iniziata, che tipo di emozioni attiva e se ci sono altri modi per ampliare l’esperienza senza dipendere solo da quella fantasia.
    Non è qualcosa da “eliminare” forzatamente, ma da comprendere e, se lo desideri, integrare in modo più libero e meno vincolante.
    Un caro saluto


    Salve , mia figlia 7 anni mangia solo pasta bianca, carne e pollo.niente frutta niente verdure niente legumi. Ho provato in tutti i modi niente non assaggia se insisto vomita. Come posso approcciarmi a lei per stimolarla ad assaggiare qualcosa? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Natalia Servidio

    Buonasera,
    quello che descrive è più frequente di quanto si pensi nei bambini di questa età. In molti casi non si tratta di “capricci”, ma di una fase selettiva legata sia allo sviluppo sia a una maggiore sensibilità verso sapori, consistenze e odori.

    Il fatto che sua figlia arrivi a vomitare se forzata ci indica che l’insistenza diretta, pur comprensibile, rischia di aumentare il rifiuto e l’ansia legata al cibo. Per questo motivo è importante lavorare in modo graduale e senza pressioni.

    Alcuni suggerimenti utili:
    - Eviti di forzarla ad assaggiare: l’obiettivo iniziale non è mangiare, ma familiarizzare con nuovi alimenti.
    - Proponga i cibi nuovi insieme a quelli che già accetta, senza aspettative (“puoi anche solo annusarlo o toccarlo”).
    - Coinvolga la bambina nella preparazione dei pasti: manipolare gli alimenti riduce la diffidenza.
    - Mantenga un clima sereno a tavola, evitando conflitti o trattative sul cibo.
    - Dia il buon esempio: vedere i genitori mangiare con piacere frutta e verdura è un potente incentivo.
    - Introduca i nuovi alimenti in modo graduale, anche attraverso piccole variazioni (es. cambiare forma della pasta, aggiungere piccolissime quantità di altri ingredienti).

    Se la selettività è molto rigida e persistente, può essere utile un confronto con uno specialista (psicologo dell’età evolutiva o nutrizionista) per valutare un percorso di accompagnamento.

    Con pazienza e gradualità, nella maggior parte dei casi la situazione migliora nel tempo.
    Un caro saluto.


    Buonasera mia figlia di 13 anni soffre di autolesionismo.adesso è la terza volta che vedo sulle braccia dei piccoli graffi ,ho sempre chiesto spiegazioni e lei mi dice che lo fa solo quando litiga con il suo fidanzatino.Ho paura di parlarne con il padre perché non capirebbe e la potrebbe rinchiudere in casa e togliere completamente in cell.Ho paura di come si possa evolvere questa situazione e non so come gestirla.E’ una ragazza bellissima ,ha amici,esce e sempre ben vestita non le facciamo mancare niente ma evidentemente le manca qualcosa.sSpero di avere una risposta grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Natalia Servidio

    Buonasera,
    capisco molto bene la sua preoccupazione: vedere dei segni di autolesionismo su una figlia di 13 anni è qualcosa che non va mai preso alla leggera e merita attenzione.
    Le dico subito con chiarezza che non è un comportamento da minimizzare: anche se i graffi sono superficiali, il gesto in sé indica una difficoltà nel gestire emozioni intense. In adolescenza può capitare che il dolore emotivo (come quello legato a un litigio, alla paura di perdere qualcuno, alla rabbia o alla frustrazione) venga “scaricato” sul corpo.
    Il fatto che sua figlia le abbia detto che succede quando litiga con il fidanzatino è un elemento importante: probabilmente in quei momenti si sente sopraffatta e non riesce a regolare quello che prova.
    Alcuni aspetti su cui può orientarsi:
    Prendere sul serio il segnale: senza spaventarsi eccessivamente, ma nemmeno pensando che “passerà da solo”.
    Mantenere un dialogo aperto: parlarle con calma, cercando di capire cosa prova in quei momenti, più che concentrarsi solo sul gesto.
    Evitare punizioni o restrizioni rigide: togliere il telefono o chiuderla in casa rischierebbe di aumentare il disagio e farla chiudere ancora di più.
    Riguardo al padre, comprendo il suo timore. Tuttavia è importante che anche lui venga coinvolto, cercando però prima un confronto tra adulti, così da condividere una linea comune ed evitare reazioni impulsive o troppo punitive che potrebbero peggiorare la situazione.
    Valutare un supporto psicologico: a questa età, la presenza di autolesionismo è un segnale che va accompagnato. Un professionista può aiutarla a sviluppare modi più sani per gestire le emozioni.
    Un punto importante: il fatto che sua figlia abbia amici, esca e appaia “serena” fuori casa non esclude una sofferenza interna. Molti ragazzi riescono a funzionare bene all’esterno, ma fanno più fatica nella gestione emotiva.
    Lei sta facendo una cosa fondamentale: se ne è accorta e sta cercando di capire come aiutarla. Intervenire ora, con attenzione e senza giudizio, può davvero fare la differenza.
    Se lo desidera, può approfondire la situazione con un professionista anche attraverso un colloquio dedicato; può eventualmente contattarmi tramite il mio profilo.
    Un caro saluto


    Scusate il post lungo. Ho 27 anni e non ho mai avuto una relazione.
    L'unica volta in cui ho baciato una ragazza è stata quando avevo 14 anni, provando una forte eccitazione tanto che mi vergognavo pure ad uscire dalla stanza perché avevo il pene in erezione.
    A lungo andare ho scoperto - qui sorge il dubbio - di rimanere attratto da tutti i bei ragazzi: ogni qualvolta ne resto attratto sento un magone sul petto, una sorta di calore, ansia, batticuore e mi dico "ma che succede? perché con le ragazze non mi succede? Sono gay!".
    Mi è capitato all'università di infatuarmi di due ragazze però non sentivo l'esigenza di fidanzarmi né avere un rapporto sessuale (in generale non la sento mai con nessuna persona) però mi è capitato anche di provare forti erezioni accanto ad una qualche amica dopo aver stretto forte confidenza oppure cercarne il contatto fisico, la vicinanza.
    Ora sono nella situazione in cui penso che queste reazioni siano false e che sia un gay represso. Una volta ad un matrimonio di un mio amico - complice un bicchiere di troppo - corsi verso una 35enne che si stava strusciando con un un tipo e iniziai a ballare anch'io con lei con conseguente mia reazione/erezione. Dovetti però andare via perché scoprii che c'era il suo fidanzato.
    Però ripeto, pur vedendo bellissime ragazze, non sento quell'attenzione estetica/fisica che sento quando vedo un bel ragazzo.
    Una cosa che invece mi ricordo dall'adolescenza, quando avevo 12 anni, è che rimasi quasi incantato dalle gambe in collant della mia professoressa di italiano 40enne dell'epoca. Collego quella scoperta poi allo sviluppo del mio feticismo verso i collant.
    Infatti amo molto massaggiare e se una ragazza mi chiede un massaggio ai piedi glielo faccio ma dovrei controllarmi perché il rischio di eccitarmi sarebbe molto alto.
    Lato masturbazione ho provato qualsiasi cosa senza problemi. Se immagino un rapporto sessuale con un uomo però non provo alcun tipo di reazione, mentre con una donna qualcosina cambia.
    Mi è capitata una cosa strana recentemente ad una festa: a primo impatto non ho provato attrazione verso ragazze, ma ho trovato belli e attraenti alcuni ragazzi. Durante la festa una mia amica mi ha presentato una sua amica più grande di me e non so come, data la mia timidezza, le ho proposto di andare a ballare verso il centro della pista. Durante, è come se ho avvertito una sorta di erezione lì sotto e non me l'aspettavo.
    L'altra notte, pensando ad una scena dove io che massaggio i piedi in collant di una ragazza, mi sono eccitato tantissimo e questa cosa mi è capitata anche dal vivo tanto che poi mi masturbai in bagno.
    L'unica cosa è che se immagino una scena di sesso tra me e un ragazzo che mi ha colpito non riesco mai ad eccitarmi, ma nemmeno un accenno di erezione manco a guardare un porno gay con due bei ragazzi.

    Onestamente non so più cosa pensare, non è questione di etichette, solo per capire. Mi piacerebbe ricevere da voi un parere.
    Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Natalia Servidio

    Buonasera,
    quello che descrive è un vissuto complesso ma anche più comune di quanto si possa pensare, soprattutto quando si cerca di comprendere meglio il proprio orientamento e il proprio modo di vivere l’attrazione.
    Parto da un punto importante: l’orientamento sessuale non si definisce da un singolo elemento (ad esempio l’attrazione estetica, l’eccitazione fisica o le fantasie), ma da un insieme di aspetti che comprendono anche il coinvolgimento emotivo, il desiderio relazionale e la dimensione affettiva.
    Nel suo racconto emergono alcune cose interessanti:
    -nota una forte attrazione estetica verso i ragazzi;
    -allo stesso tempo, le reazioni corporee (erezione, eccitazione) sembrano attivarsi soprattutto in contesti con donne o in fantasie che coinvolgono il mondo femminile;
    -riferisce poca o assente spinta verso una relazione o un rapporto sessuale in senso più “completo”.
    Questo può generare confusione, perché spesso si tende a pensare in modo rigido (“o sono etero o sono gay”), mentre la realtà è molto più sfumata.
    Alcune possibili chiavi di lettura:
    -Attrazione estetica vs attrazione sessuale/emotiva: è possibile riconoscere la bellezza o provare una certa attrazione verso persone dello stesso sesso senza che questo si traduca in desiderio sessuale o relazionale.
    -Ruolo dell’ansia e dell’ipercontrollo: il fatto che lei osservi molto attentamente le sue reazioni (“perché succede?”, “cosa significa?”) può amplificare il dubbio e rendere tutto più intenso e confuso.
    -Feticismo e modalità di eccitazione: il focus su elementi specifici (come i collant o il contatto fisico) può diventare il principale canale di attivazione dell’eccitazione, indipendentemente dall’orientamento.
    -Possibile spettro di orientamento: alcune persone non si riconoscono in categorie nette e possono avere un funzionamento più fluido o meno centrato sul desiderio sessuale in generale.
    Un altro aspetto importante è quello che lei stesso sottolinea: non sente una forte spinta verso la relazione o il rapporto sessuale con nessuno. Questo merita attenzione tanto quanto il tema dell’orientamento, perché potrebbe indicare una dimensione di bassa spinta sessuale o una difficoltà nel coinvolgimento più intimo.
    Più che cercare una “etichetta” immediata, potrebbe esserle utile:
    -osservare nel tempo cosa sente, senza forzarsi a trarre conclusioni;
    -distinguere tra pensieri (“forse sono…”) e sensazioni reali;
    -ridurre il controllo continuo sulle sue reazioni, che tende ad aumentare il dubbio.
    Se questa confusione le genera disagio o preoccupazione, un percorso con un professionista può aiutarla a esplorare questi aspetti in modo più approfondito e sereno. Se lo desidera, può rivolgersi a me tramite i canali dedicati.

    Non c’è nulla di “sbagliato” in ciò che sta vivendo: è un processo di conoscenza di sé che, a volte, richiede tempo e spazio per essere compreso.


    Buongiorno, sono una ragazza di 25 anni. Ultimamente sto vivendo un periodo di stress e ansia dovuto al fatto che non ho mai cose da fare, specialmente nel weekend.
    Ho i miei amici, pochi ma buoni ma li ho. Il problema é dato dal fatto che non ho una compagnia con cui uscire: tutti I miei amici Hanno qualche altro gruppetto con cui solitamente escono, oppure escono con I propri partner e le loro compagnie.
    Io sono fidanzata ma il mio compagno lavora nel weekend perció non organizziamo mai niente di che.
    Questa situazione mi sta creando disagio perché vorrei vivermi la mia gioventú di piú, divertirmi, fare delle belle uscite in compagnia, e invece mi ritrovo a fare una vita da sessantenne con mia mamma.
    Tutto ció mi crea disagio perché poi mi viene da pensare che io non abbia una compagnia perché sono sbagliata Io, o perché non sono abbastanza intraprendente o non abbia abbastanza amici e automaticamente mi viene da pensare che io sia sfigata.
    Mi sono domandata perché io possa essere finita in questa situazione e probabilmente é perché ho vissuto un anno fuorisede e i miei amici si sono creati i propri equilibri e le proprie compagnie. Oppure questa sensazione potrebbe essere dovuta al fatto che non sto lavorando ne studiando al momento e quindi mi ritrovo a passare tutte le giornate a casa (spero quindi appena inizieró a lavorare di non sentirmi piú cosí).
    Peró insomma mi sento molto appiattita e ho paura che questa situazione con il passare del tempo non possa che peggiorare. Vorrei anche solo cercare di cambiare il mio pensiero a riguardo per vivermela meglio e accettare che ci siano periodi piú piatti rispetto ad altri, senza vivere con l'ansia e la fomo che mi perseguita.
    Grazie per le vostre eventuali risposte.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Natalia Servidio

    Buonasera,
    quello che descrive è un vissuto molto comune, anche se spesso se ne parla poco, e si sente chiaramente quanto questa situazione la stia facendo sentire “ferma” e un po’ in difetto rispetto agli altri.
    Parto da un punto importante: il fatto che lei abbia pochi amici ma buoni non è un limite. Il disagio che sta provando sembra più legato alla mancanza di occasioni e di contesto (soprattutto nel weekend), piuttosto che a una reale difficoltà relazionale o personale.
    È comprensibile che, non lavorando o studiando in questo momento, le giornate e i fine settimana risultino più vuoti: quando manca una struttura quotidiana, è più facile percepire un senso di “appiattimento” e confrontarsi con gli altri in modo più critico.
    Il rischio, però, è quello che sta già notando: trasformare una situazione temporanea in un giudizio su di sé (“sono sbagliata”, “sono sfigata”). Questo passaggio è ciò che alimenta maggiormente l’ansia e la sensazione di FOMO.
    Alcuni spunti che possono aiutarla a riformulare la situazione:
    Distinguere tra realtà e interpretazione: il fatto che in questo momento non abbia una compagnia fissa con cui uscire non significa che lei abbia qualcosa che non va. È una condizione, non una definizione di sé.
    Considerare la fase di vita: i gruppi cambiano, si riorganizzano (partner, lavoro, impegni). Non è raro trovarsi in momenti di transizione come questo.
    Ridurre il confronto: spesso si tende a immaginare che gli altri “vivano sempre al massimo”, ma è una percezione parziale.
    Introdurre piccole iniziative personali: anche senza un gruppo strutturato, può iniziare a creare occasioni (proporre uscite, iscriversi ad attività, corsi, ambienti nuovi). Non serve stravolgere tutto, ma iniziare gradualmente.
    Lavorare sull’accettazione del momento: ci sono fasi più piene e altre più vuote; riuscire a tollerare queste ultime senza viverle come un fallimento personale è un passaggio importante.
    È molto probabile che, con l’inizio di un’attività lavorativa o di studio, questa sensazione si riduca, perché aumenteranno automaticamente le occasioni di contatto e movimento.
    Nel frattempo, più che cercare di “riempire a tutti i costi”, può essere utile lavorare sul modo in cui interpreta questo periodo, così da viverlo con meno pressione e meno autocritica.
    Non è “indietro” rispetto agli altri: si trova semplicemente nella sua di fase.
    Un caro saluto


    Il mio ragazzo fuma e lo facevamo anche insieme e io sono incinta di 26 settimane quindi dalla scoperta cambio vita lui diceva di volere il bambino e che era contento ma poi ha cominciato a vivere per strada e io sono stata con lui a causa di vari litigi con nostre famiglie fin che ho potuto poi sono tornata da mio padre e mi ha accusata di averlo lasciato solo e che se non fossi andata con lui mi avrebbe lasciata.. non si fa sentire per settimane e mi ha contattata dopo 15 giorni per chiedere della gravidanza alla mia risposta "stiamo bene" non ha risposto ed è scomparso di nuovo.. senza lui soffro ma dovrà capire in qualche modo gli errori che sta commettendo è che è lui a lasciarmi sola e a non aiutarmi su nulla.. l' unica cosa che ha fatto mi ha accompagnato una volta a una visita e poi si è messo anche ad urlare per poi andare via però poi dice che non vede l'ora di vedere il figlio e che ci ama e poi di nuovo scappa..mi confonde

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Natalia Servidio

    Buonasera,
    la situazione che descrive è comprensibilmente molto dolorosa e confusiva, soprattutto considerando il momento delicato della gravidanza.
    Il comportamento del suo partner appare ambivalente: da una parte esprime affetto e il desiderio di essere presente, dall’altra mette in atto condotte di allontanamento, assenza e scarsa responsabilità. Questo tipo di incoerenza può generare forte sofferenza emotiva e senso di instabilità.
    È importante sottolineare che, in una fase come la gravidanza, il suo benessere e quello del bambino devono rappresentare la priorità. La presenza discontinua e i comportamenti poco affidabili del suo partner non dipendono da lei, né possono essere risolti esclusivamente attraverso i suoi sforzi o la sua attesa.
    Il desiderio che lui comprenda i propri errori è comprensibile, ma questo tipo di consapevolezza può avvenire solo se nasce da un suo percorso personale, non può essere indotta o accelerata da lei.
    In questo momento può essere utile concentrarsi su ciò che è sotto il suo controllo: costruire intorno a sé una rete di supporto stabile (familiari, figure di riferimento, professionisti) e tutelare la propria serenità.
    Il suo dolore è legittimo, ma non deve affrontare questa situazione da sola.
    Un cordiale saluto


    Buonasera, dopo quanto si può fare diagnosi di disturbo ossessivo compulsivo? Posso fidarmi di una specialista che dopo solo una seduta ha già diagnosticato e detto apertamente che soffro di DOC?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Natalia Servidio

    Buonasera,
    la diagnosi di disturbo ossessivo-compulsivo richiede generalmente una valutazione clinica accurata, che tenga conto della storia della persona, della durata e della frequenza dei sintomi, nonché del loro impatto sulla vita quotidiana.
    Sebbene un professionista esperto possa formulare già nelle prime fasi un’ipotesi diagnostica, è buona prassi che questa venga approfondita e confermata nel corso di più colloqui, anche attraverso l’utilizzo di strumenti clinici e una valutazione più ampia del funzionamento della persona.
    Ricevere una diagnosi già al primo incontro può risultare prematuro, soprattutto se non è stata accompagnata da una spiegazione chiara e da un processo di condivisione.
    Se ha dei dubbi, può essere utile parlarne apertamente con la specialista, chiedendo su quali elementi si basa la sua valutazione. In alternativa, richiedere un secondo parere è sempre una scelta legittima.
    Un cordiale saluto


    Domande su consulenza psicologica

    Salve,
    scrivo per chiedere un consiglio su una situazione che sto vivendo da circa due settimane.

    Sono stata per sei anni in una relazione importante: convivevamo, avevamo progetti comuni e anche un cane. Tuttavia, nel tempo ci sono stati molti litigi. Ho scoperto che durante la relazione lui utilizzava Tinder quando era in trasferta e usciva con altre donne. Inoltre, ho scoperto che si era risentito con la sua ex e aveva persino progettato di tornare con lei, facendole credere che tra noi fosse finita, cosa non vera. Successivamente ha interrotto anche quella relazione, dicendo di amarmi.
    Dopo anni segnati da tradimenti e conflitti, a gennaio ha deciso di lasciarmi, sostenendo di non riuscire più a sostenere le continue discussioni. Questo è avvenuto poco dopo aver acquistato una casa, anche in prospettiva di costruire una famiglia insieme.
    Nei tre mesi successivi ho cercato in tutti i modi di recuperare il rapporto, ma lui è sempre stato fermo nella sua decisione. Poi, improvvisamente, è tornato da me chiedendomi di ricominciare. Ho accettato, ma con molta esitazione, soprattutto per il cambiamento improvviso e apparentemente immotivato.
    Da due settimane si comporta come una persona estremamente innamorata e presente. Tuttavia, non riesco a comprendere questa trasformazione così repentina. Gli ho chiesto sincerità e trasparenza, e mi ha promesso che non mi mentirà più. Nonostante ciò, continuo a provare un forte senso di dubbio e la sensazione che ci sia qualcosa di poco chiaro.
    Non so se i miei dubbi siano autosabotaggio o un segnale sano di protezione.
    Mi chiedo se dovrei lavorare sulla fiducia oppure ascoltare questo disagio come un campanello d’allarme, considerando ciò che è successo tra noi.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Natalia Servidio

    Buonasera,
    la situazione che descrive è comprensibilmente complessa e carica di ambivalenza emotiva.
    In relazioni segnate da tradimenti ripetuti e da una gestione poco trasparente del legame, il dubbio non rappresenta necessariamente autosabotaggio, ma può costituire una risposta protettiva e adattiva. La fiducia, infatti, non si ricostruisce attraverso promesse o cambiamenti improvvisi, ma richiede tempo, coerenza e comportamenti osservabili nel lungo periodo.
    Il cambiamento che il suo partner sta mostrando, seppur positivo, è ancora troppo recente per poter essere considerato indicativo di una trasformazione stabile. È quindi del tutto legittimo che lei non riesca, al momento, a sentirsi rassicurata.
    Più che forzarsi a “ritrovare fiducia”, può essere utile mantenere una posizione di ascolto verso se stessa e di osservazione della relazione, valutando nel tempo se il comportamento del partner sarà realmente costante, trasparente e affidabile.
    Il suo disagio, in questo senso, può essere visto non come un ostacolo, ma come un segnale importante da considerare nel processo decisionale.
    Le domande che mi porrei adesso sono:
    -cosa voglio da questa relazione adesso?
    -Forse sono cambiata anche io nei riguardi di questa relazione?

    Cordiali saluti.


    Buongiorno dottori. Vi scrivo per richiedere un parere su un evento che mi ha confusa recentemente. Ho 23 anni, sto passando un periodo in cui mi sto preparando per la laurea e successivamente già per cercare lavoro. Sono una che ha bisogno di farsi piani per ogni minima cosa perché altrimenti sento di non avere controllo. Recentemente, è successa una cosa strana, praticamente vi dico già che io sono attratta sia da ragazzi che da ragazze, lo so da 7 anni e non è assolutamente un problema per me, lo accetto e lo vivo come una verità dentro me, anche se preferirei innamorarmi di un uomo perché vorrei avere dei figli e sinceramente preferirei averli nella situazione più classica possibile. Vi dico questo perché è da mesi che so dell’esistenza di una determinata ragazza di circa la mia età, non ci conosciamo davvero, ma è capitato di guardarla da lontano, vederla interagire con i suoi amici e cose così. Appunto per mesi la mia percezione verso di lei è stata neutro-positiva, la trovo bella, solare e simpatica, e sembra anche genuina. L’altra notte però, mi è capitato a caso di fare un sogno in cui lei mi abbracciava, e io sentivo conforto in quell’abbraccio, e mi sentivo come se fossi cotta di lei, soprattutto perché dopo sempre nel sogno siamo sedute in un tavolo vicine e parliamo, ma poi un ragazzo attira la sua attenzione e inizia a parlare con lei, a quel punto sento una sensazione di gelosia, che ricordo ancora ora, e che quando il sogno è finito ho sentito letteralmente la sua mancanza, mi è dispiaciuto che fosse un sogno, dove forse eravamo amiche o comunque avevamo un legame. Ho continuato la mia vita normalmente, ma da quel giorno ogni volta che la vedo sento un’attrazione travolgente. Dire che mi sento attratta da lei fisicamente sarebbe riduttivo, perché non è che io sento attrazione per lei perché mi piace il suo corpo o la trovo “sexy” seppur sia bella, ma sento una sorta di desiderio verso di lei, in generale. È come se io amassi lei, non il suo corpo, ma lei. Infatti, la cosa che più mi accende è il pensiero di baciarla, e se devo essere sincera la bacerei anche molto appassionatamente, cosa molto strana per me, perché io non sento praticamente mai così tanta attrazione per qualcuno per cui non ho nemmeno sentimenti di cotta come minimo, cosa che quando c’è la sento in modo molto più intenso e euforico di qualsiasi attrazione fisica, cosa che appunto come ho detto con lei tecnicamente non c’è stata. Eppure sento un desiderio per lei così forte e anche di lasciarmi andare e perdere il controllo con lei che onestamente mi confonde, non capisco cosa sia successo, ma è tutto nato da quel sogno. Sottolineo che non ci siamo mai nemmeno sfiorate né guardate. Inoltre, voglio precisare che io sono sempre stata più aperta emotivamente nei confronti delle ragazze non per scelta ma per istinto, perché sono molto intuitiva e sento quasi sempre le intenzioni delle persone, e quando ho rapporti con i ragazzi non sento mai quella sincerità e purezza di intenzioni che io tanto amo e che con le ragazze sento di più. I maschi purtroppo soprattutto alla mia età spesso cercano altro, mentre io cerco una grande integrità, maturità, presenza, passione e connessione, cosa che non riesco mai ad associare ai maschi, anche perché o sono sempre con quel fondo di voglia di competizione e arroganza/ricerca di sesso che si percepisce da miglia, oppure sono troppo remissivi e dolci, cosa che purtroppo se eccessiva non mi accende negli uomini, perché anche se la dolcezza è fondamentale per me, io vorrei una via di mezzo fra ragazzo che sa essere forte e farmi sentire protetta ma allo stesso tempo saper essere dolce senza vergognarsene, con un cuore pieno di valori e un vero rispetto non solo per me ma per tutti. Quindi è una cosa rara, e istintivamente connetto meglio con le ragazze, infatti non ho mai avuto cotte emotive per maschi, se non alle elementari per un compagno, quando però appunto quella purezza di intenzioni era ancora presente e non “inquinata” dal testosterone, che a quanto pare li fa andare fuori di testa non lo so, peccato che il testosterone che molti di loro usano spesso per dominare o sentirsi migliore dovrebbe servire a proteggere e non a schiacciare, ma ci vuole un’alta maturità per integrarlo e lo capisco. Però appunto per questo connetto meglio con le ragazze oggi, e collegandomi con il sogno che ho fatto verso quella ragazza, perché secondo voi è esplosa questa attrazione così forte? Secondo voi cosa dovrei fare? Vi ringrazio per il tempo che mi dedicherete per rispondermi, accetto ogni visione e consiglio.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Natalia Servidio

    Buongiorno,
    la ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza e profondità la sua esperienza.
    Quello che descrive non è affatto insolito, soprattutto in una fase di vita intensa come quella che sta attraversando, caratterizzata da cambiamenti, scelte future e bisogno di controllo. I sogni, in questo senso, possono funzionare come amplificatori di vissuti emotivi latenti: non creano necessariamente qualcosa “dal nulla”, ma portano alla luce bisogni, desideri o curiosità già presenti, anche se non pienamente consapevoli.
    Nel suo caso, l’attrazione verso questa ragazza potrebbe essersi intensificata proprio perché il sogno ha attivato una dimensione emotiva molto forte: il senso di vicinanza, conforto, connessione. Non si tratta solo di attrazione fisica, ma di un’esperienza più ampia che coinvolge il desiderio di relazione, autenticità e comprensione reciproca — aspetti che lei stessa riconosce come molto importanti per sé.
    È anche interessante notare come lei descriva una maggiore facilità di connessione emotiva con le ragazze rispetto ai ragazzi: questo non è “strano” né problematico, ma semplicemente un dato della sua esperienza affettiva. L’orientamento e le modalità con cui ci leghiamo agli altri possono essere sfumati e non sempre lineari o prevedibili.
    Più che chiedersi “perché è successo”, potrebbe esserle utile provare a osservare questa esperienza con curiosità, senza giudicarla o forzarla in una definizione precisa. Le emozioni e le attrazioni possono emergere anche in modo improvviso e non sempre indicano necessariamente un bisogno di agire subito, ma piuttosto di comprendere meglio se stessi.
    Rispetto a cosa fare: non esiste una risposta unica. Può prendersi del tempo per ascoltarsi, capire cosa prova realmente e quanto questa attrazione è significativa per lei. Se lo desidera, potrebbe anche valutare, con gradualità e rispetto dei suoi tempi, di conoscere questa persona in modo più diretto, senza aspettative rigide, ma con apertura.
    Infine, considerando il suo bisogno di controllo, potrebbe essere utile lavorare proprio sulla possibilità di tollerare anche ciò che è meno prevedibile: le emozioni, le attrazioni e i legami non sempre seguono schemi pianificabili, ma fanno comunque parte di un processo di crescita personale.
    Se sente che questa situazione le genera confusione o disagio, un percorso psicologico potrebbe aiutarla ad approfondire questi aspetti in modo più sereno e consapevole.
    Un caro saluto.


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