Domande del paziente (3)
Salve , ho una bimba di 3 anni e mezzo che da quando ha iniziato la materna a settembre ha raffreddori continui.
Ad inizio aprile ha avuto un forte raffreddore con muchi gialli, russamento notturno e respiro pesante con gonfiore linfonodo sotto mandibola . Il dottore le ha dato antibiotico ed i muco giallo è scomparso , solo che continua ad alternare naso tappato e muco che fuoriesce ma trasparente . Il pediatra le ha dato anche uno spray cortisonico perché presume che soffre di adenoidi . La mia paura è questo linfonodo gonfio che è sempre così . Non è a forma di pallina ma è allungato verso L l’orecchio. Lo noto solo se alza la testa all’indietro . A collo normale se lo tocco non lo trovo . Dice il pediatra che è tutto normale è una conseguenza a questa infiammazione . La bimba non è guarita del tutto , fa fatica ancora a respirare la notte . Quindi chiedevo se è normale che questo linfonodo non si sgonfia. Ho prenotato intanto una visita dall’otorino
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, quello che descrive è molto frequente nei bambini che iniziano la scuola materna. Nei primi anni di esposizione ai virus respiratori possono esserci infezioni ravvicinate, con naso congestionato quasi continuo, respirazione rumorosa notturna e linfonodi del collo aumentati di volume.
Un linfonodo sottomandibolare “allungato”, mobile, percepibile soprattutto con il collo esteso e comparso durante un’infezione delle alte vie respiratorie è nella maggior parte dei casi un reperto reattivo benigno. Inoltre, dopo episodi infiammatori o infettivi, i linfonodi nei bambini possono impiegare anche settimane o mesi per ridursi completamente di volume.
Il fatto che il muco sia ora trasparente e non vi siano altri sintomi riferibili a un’infezione batterica importante rende meno preoccupante la situazione descritta. Anche il russamento, il naso ostruito persistente e la difficoltà respiratoria notturna sono compatibili con ipertrofia adenoidea, motivo per cui la valutazione ORL che avete prenotato è appropriata.
Naturalmente il linfonodo va rivalutato se dovesse aumentare rapidamente di dimensioni, diventare duro, fisso, molto dolente, associarsi a febbre persistente, calo di peso o alterazioni della cute sovrastante, ma da quanto riferisce il quadro sembra compatibile con una persistenza reattiva post-infiammatoria.
Mio figlio di 14 mesi si alza fino a 6 volte la notte per prendere il latte materno al seno.
Tutte lo notti lo prendiamo dalla culla e lo portiamo nel lettone e poi lo riaddormentiamo.
Per alcuni di questi risvegli riesco a prenderlo io e addormentarlo senza poppata, ma si risveglia nel giro di 30min e inizia di nuovo il giro.
Abbiamo provato a dare il biberon con latte vaccino in sostituzione ma non vuole nulla, entra in uno stato di protesta accanito in cui è impossibile proporre alternative che siano coccole, biberon, cibo solido.
Durante il giorno il bambino va all'asilo fino alle 16, mangia sia latte materno che altro ( mai troppo volentieri) ed ha problemi di stitichezza.
Vorrei un consiglio per una strategia per aiutarlo a staccarsi dal seno, soprattutto la notte.
Quando entra in protesta accanita (urli al massimo delle sue capacità) bisogna continuare a negargli il latte fino a che è sfinito oppure accontentarlo e dopo dargli unalternativa?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, a 14 mesi questo tipo di risvegli è molto frequente e spesso il problema non è una vera fame notturna, ma il fatto che il bambino abbia associato il seno al modo di riaddormentarsi. Durante la notte i piccoli hanno diversi micro-risvegli fisiologici e se si addormentano sempre al seno, tendono a richiederlo ogni volta per riprendere sonno.
Da quello che racconta sembra anche un bambino con un temperamento molto determinato, per cui il cambiamento probabilmente richiederà tempo e soprattutto continuità. In genere a questa età funziona meglio una riduzione graduale delle poppate notturne piuttosto che una sospensione improvvisa. Quando entra in una protesta molto intensa, continuare a negare il seno fino allo sfinimento spesso porta solo ad aumentare agitazione e stress per tutti. D’altra parte, se dopo pochi minuti di pianto il seno viene sempre riproposto, il bambino farà fatica a modificare questa abitudine.
L’approccio più utile di solito è cercare di ridurre poco alla volta i risvegli gestiti con la poppata, mantenendo però una risposta calma e coerente. È normale che all’inizio protesti molto, soprattutto se è abituato a usare il seno anche come consolazione e regolazione emotiva.
Anche la stitichezza può influire sul sonno e aumentare i risvegli notturni, quindi vale la pena affrontare anche quel problema insieme al curante.
Buongiorno per un'otite di una bimba di 15 kg è fattibile la suddivisione dell'antibiotico in due dosi ogni 12 ore o è per forza necessaria la suddivisione ogni 8 ore? Come si fa per un bambino che ha i conati svegliarlo di notte per somministrare l'antibiotico?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Nella maggior parte dei casi di otite media acuta in età pediatrica, l’amoxicillina può essere somministrata efficacemente in due dosi al giorno (ogni 12 ore), senza necessità obbligatoria della suddivisione ogni 8 ore, soprattutto quando si utilizzano i dosaggi pediatrici attualmente raccomandati.
La scelta dello schema dipende dal tipo di antibiotico, dal dosaggio totale prescritto, dall’età del bambino, dalla gravità del quadro clinico e dall’eventuale presenza di vomito o difficoltà nella somministrazione.
Nei bambini che tendono ad avere nausea o conati, soprattutto durante il sonno, spesso è preferibile evitare di svegliarli durante la notte per non aumentare il rischio di vomito o rendere più difficile l’aderenza alla terapia. In molti casi è quindi possibile organizzare la somministrazione in due dosi, ad esempio mattina e sera, mantenendo comunque una buona efficacia terapeutica.
È importante però che lo schema venga sempre confermato dal pediatra che visita il bambino, perché ogni situazione clinica va valutata singolarmente.
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