Domande del paziente (22)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giovanna Cardia

    Buongiorno,
    capisco quanto possa essere doloroso e confuso ritrovarsi di nuovo bloccata da una persona che per te ha avuto un significato importante, soprattutto dopo tanto tempo e dopo parole che lasciavano... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giovanna Cardia

    Salve,
    dalle sue parole emerge una grande sofferenza, ma anche molta forza e lucidità. Vivere per anni in un contesto in cui si ricevono frasi svalutanti, umiliazioni e mancanza di rispetto può logorare... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giovanna Cardia

    Ciao,
    dalle tue parole emerge una grande consapevolezza e maturità nel modo in cui stai osservando la tua relazione e te stessa. È evidente che stai attraversando un momento di cambiamento importante,... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giovanna Cardia

    Buongiorno,
    capisco quanto possa essere doloroso e confuso ritrovarsi di nuovo bloccata da una persona che per te ha avuto un significato importante, soprattutto dopo tanto tempo e dopo parole che lasciavano... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giovanna Cardia

    Buongiorno Monica,
    quello che stai vivendo è del tutto normale. In terapia può accadere di provare affetto, ammirazione o anche attrazione verso la propria psicologa: sono emozioni che nascono in un contesto... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giovanna Cardia

    Buongiorno,
    sta gestendo la situazione con equilibrio e sensibilità. Mantenere un atteggiamento cordiale e professionale, senza alimentare i commenti dei colleghi né prendere le distanze in modo brusco,... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giovanna Cardia

    Buongiorno,
    le sue parole rivelano una profonda sensibilità e una notevole capacità di introspezione. Riconoscere con tanta lucidità ciò che prova è già un passo importante verso la consapevolezza di sé.
    Durante... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giovanna Cardia

    Buongiorno,
    i sintomi che descrive — la difficoltà a respirare a fondo, la tensione allo stomaco e i sospiri frequenti — sono manifestazioni comuni nei periodi di ansia prolungata o stress intenso. Quando... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giovanna Cardia


    “Ciao,
    quello che stai vivendo è una fase molto comune, soprattutto nelle prime esperienze affettive. A 16 anni le emozioni sono intense, nuove e spesso difficili da comprendere: si alternano momenti... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giovanna Cardia

    Buonasera,
    comprendo quanto possa essere difficile convivere con la sensazione di irrealtà e con la paura che questa condizione non passi. Non conoscendo nel dettaglio la sua storia clinica, non posso... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giovanna Cardia

    Buonasera,
    sta attraversando un momento molto delicato, in cui la mente e il corpo sembrano sopraffatti da pensieri e paure che la spaventano. È importante sapere che ciò che sta vivendo non è una perdita... Altro


    Domande su psicoterapia

    Buongiorno,
    sono passati 7 mesi da quando ho tradito la mia ragazza. Non voglio scuse e non voglio cercare alibi. Ho baciato un'altra ragazza durante una serata, per pochi secondi ma abbastanza da rovinare tutto. Erano quasi 3 anni che stavo con la mia ragazza, indescrivibili. Venivo da una relazione lunga 8 anni in cui non mi ci trovavo più. Dopo un po' ho trovato lei, quello che ho provato in questi ultimi 3 anni non so neanche come descriverlo. Non sono mai stato cosi affettuoso con una persona, non ho mai dato così tanto amore... Lei con me era dolcissima, ogni volta che mi guardava sorrideva. Solo a ripensarci sto male. Ho rovinato tutto. Stavamo passando un periodo di crisi dato da alcune incomprensioni e dalla distanza. Sarei dovuto andare per lavoro da lei per 6 mesi, ma lei mi aveva comunicato che non ci sarebbe stata. Pochi mesi prima avevamo avuto una discussione in cui si era lamentata della persona che ero e del tipo di uomo che lei avrebbe voluto accanto. Mi aveva fatto venire i dubbi. Io avevo forse vissuto un'altra relazione? la situazione sembrava essere rientrata, ne avevamo parlato e lei mi aveva confessato di aver esagerato un po'. Probabilemente non l'avevo ancora superata. Prima di partire ho avuto paura, non volevo più andare. Sarei dovuto andare dall'altra parte del mondo, da solo. Non era come l'avevo immaginata. Stavo lasciando il lavoro, la famiglia, gli amici... Per provare ad avvicinarmi, per provare a fare quel passetto in più verso di lei. Ma lei era corsa dall'altra parte. Pochi giorni prima della partenza ho baciato questa ragazza conosciuta durante una serata. Rappresentava il rimanere lì, completamente diversa rispetto a lei. Era forse la mia risposta nel non voler andare. Quando ci siamo visti ho dovuto dirglielo. Appena arrivato, mi ha completamente spiazzato. Lei era disposta a rimanere, a venirmi incontro perchè aveva visto quanti passi avessi fatto verso di lei in questo tempo. Era disposta a cambiare le cose che non andavano, pur di stare con me. Io non sono riuscito a non dirglielo, mi sarei sentito troppo in colpa. Lei avrebbe cambiato tutto per me ed io avevo calpestato la sua fiducia. Bene. Sono passati 6 mesi di distanza, in cui abbiamo cercato di parlare provando a sistemare. Mancavano 10 giorni al mio rientro, ci saremmo visti. Avremmo trovato quella normalità, io e lei. Invece lei mi ha detto che mi odia, non vuole più vedermi e che le ho rovinato la vita. Io mi sento uno schifo, mi sento in colpa. Mi sento colui che ha rovinato tutto. Non riesco a pensare al fatto che ho rovinato tutto e che ho rovinato una persona. Mi ha detto che sta prendendo antidepressivi. Piango solo al pensiero. Non volevo farle del male. Non a lei. Non ci sentiamo più da una decina di giorni, vorrei scriverle perchè sto veramente male. Io pensavo che potessimo superarla insieme, ne eravamo capaci. Invece ho paura a scriverle o a vederla. Ho paura di incrociare quello sguardo e non vedere piu quel sorriso. Ma trovare solo odio. Disprezzo. Mi sento un verme. Ho rovinato tutto perchè non sono stato all'altezza. Vi prego ditemi come fare perchè io non riesco ad andare avanti con questo odio nei miei confronti. Ho paura nel scriverle, perchè magari lei sta meglio ora senza di me. Non voglio causarle altro dolore, non se lo merita. Preferisco stare peggio io se lei può stare meglio.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giovanna Cardia

    Salve,
    dalle sue parole emerge un dolore profondo e un forte senso di colpa per quanto accaduto. È comprensibile che si senta sopraffatto dal rimorso e dalla paura di aver ferito una persona amata, ma anche nelle relazioni più sincere possono esserci momenti di crisi in cui la confusione o la paura portano a comportamenti che non rispecchiano pienamente ciò che si prova. Il tradimento, in questi casi, non è solo un gesto verso l’altro, ma anche un segnale di disorientamento interiore, un modo inconsapevole per fuggire da una tensione o da un conflitto non ancora compreso. Anche l’uso di antidepressivi, nel caso della sua ex compagna, può rispondere a molteplici motivazioni che ora non può valutare pienamente. È naturale sentirsi responsabili del suo dolore, ma non può farsi carico del suo percorso emotivo né controllare come lei elaborerà quanto accaduto. Allo stesso modo, anche lei ha diritto di poter riconoscere che, per quanto amorevole, questa relazione potrebbe non essere oggi la risposta al suo bisogno di equilibrio e di crescita personale. Una separazione, anche quando avviene in modo rispettoso, lascia sempre una traccia di sofferenza; quando poi è stata improvvisa o dolorosa, il senso di vuoto può essere ancora più intenso. Accogliere questa ferita con consapevolezza, senza giudizio, è il primo passo per trasformarla in un’occasione di maturazione emotiva. Prendersi cura di sé e comprendere il senso di ciò che è accaduto può aiutarla a ritrovare serenità e, nel tempo, a guardare anche a un eventuale incontro con la sua ex da una prospettiva più matura e consapevole. Un percorso psicologico e psicoterapeutico potrebbe offrirle uno spazio sicuro per elaborare questo vissuto e ritrovare equilibrio e fiducia in sé.
    Un saluto,
    Dott.ssa Giovanna Cardia
    Psicologa della Salute


    Buonasera mia figlia di 13 anni soffre di autolesionismo.adesso è la terza volta che vedo sulle braccia dei piccoli graffi ,ho sempre chiesto spiegazioni e lei mi dice che lo fa solo quando litiga con il suo fidanzatino.Ho paura di parlarne con il padre perché non capirebbe e la potrebbe rinchiudere in casa e togliere completamente in cell.Ho paura di come si possa evolvere questa situazione e non so come gestirla.E’ una ragazza bellissima ,ha amici,esce e sempre ben vestita non le facciamo mancare niente ma evidentemente le manca qualcosa.sSpero di avere una risposta grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giovanna Cardia

    Salve,
    comprendo profondamente la sua preoccupazione: vedere la propria figlia farsi del male, anche in modo lieve, è qualcosa che scuote e spaventa. L’autolesionismo, soprattutto in età adolescenziale, non è quasi mai un gesto “per attirare attenzione”, ma un modo per esprimere o contenere un dolore emotivo che non riesce ancora a tradurre in parole. Il fatto che sua figlia lo faccia in seguito a litigi o momenti di tensione con il fidanzatino suggerisce che stia cercando un modo per regolare emozioni intense, come rabbia, tristezza o paura di essere rifiutata. Tuttavia, è importante considerare che questi comportamenti possono anche riflettere un disagio più ampio, legato al contesto familiare o relazionale. Il timore che lei esprime nel parlarne con il padre, per paura di reazioni eccessive o punitive, fa pensare che anche l’ambiente domestico possa rappresentare per la ragazza una fonte di tensione o di insicurezza. In questo momento, la priorità è proteggerla, garantendole uno spazio sicuro in cui possa sentirsi accolta e compresa, senza giudizio. È importante che lei, come madre, non resti sola nel gestire questa situazione: può essere utile rivolgersi a un professionista che lavori con le famiglie, non solo con gli adolescenti, per comprendere meglio le dinamiche in gioco e trovare insieme strategie di sostegno efficaci. Un percorso di accompagnamento familiare, più che un intervento centrato solo sulla ragazza, può aiutare a ristabilire un clima di fiducia e comunicazione, evitando che il sintomo diventi un modo per esprimere ciò che non riesce a dire. In alcuni casi, può essere utile anche il coinvolgimento di un servizio di neuropsichiatria infantile o di psicologia dell’età evolutiva, purché inserito in un contesto di collaborazione e ascolto, non di controllo o giudizio. Nonostante le apparenze — amici, cura di sé, vita sociale — sua figlia sta probabilmente cercando un modo per essere capita più in profondità. Il fatto che lei abbia colto questi segnali e stia cercando aiuto è già un passo fondamentale: significa che sua figlia ha accanto una madre attenta, capace di vedere oltre le apparenze e di cercare per lei un modo più sano di stare al mondo. Coraggio.
    Un saluto,
    Dott.ssa Giovanna Cardia
    Psicologa della Salute


    Scusate il post lungo. Ho 27 anni e non ho mai avuto una relazione.
    L'unica volta in cui ho baciato una ragazza è stata quando avevo 14 anni, provando una forte eccitazione tanto che mi vergognavo pure ad uscire dalla stanza perché avevo il pene in erezione.
    A lungo andare ho scoperto - qui sorge il dubbio - di rimanere attratto da tutti i bei ragazzi: ogni qualvolta ne resto attratto sento un magone sul petto, una sorta di calore, ansia, batticuore e mi dico "ma che succede? perché con le ragazze non mi succede? Sono gay!".
    Mi è capitato all'università di infatuarmi di due ragazze però non sentivo l'esigenza di fidanzarmi né avere un rapporto sessuale (in generale non la sento mai con nessuna persona) però mi è capitato anche di provare forti erezioni accanto ad una qualche amica dopo aver stretto forte confidenza oppure cercarne il contatto fisico, la vicinanza.
    Ora sono nella situazione in cui penso che queste reazioni siano false e che sia un gay represso. Una volta ad un matrimonio di un mio amico - complice un bicchiere di troppo - corsi verso una 35enne che si stava strusciando con un un tipo e iniziai a ballare anch'io con lei con conseguente mia reazione/erezione. Dovetti però andare via perché scoprii che c'era il suo fidanzato.
    Però ripeto, pur vedendo bellissime ragazze, non sento quell'attenzione estetica/fisica che sento quando vedo un bel ragazzo.
    Una cosa che invece mi ricordo dall'adolescenza, quando avevo 12 anni, è che rimasi quasi incantato dalle gambe in collant della mia professoressa di italiano 40enne dell'epoca. Collego quella scoperta poi allo sviluppo del mio feticismo verso i collant.
    Infatti amo molto massaggiare e se una ragazza mi chiede un massaggio ai piedi glielo faccio ma dovrei controllarmi perché il rischio di eccitarmi sarebbe molto alto.
    Lato masturbazione ho provato qualsiasi cosa senza problemi. Se immagino un rapporto sessuale con un uomo però non provo alcun tipo di reazione, mentre con una donna qualcosina cambia.
    Mi è capitata una cosa strana recentemente ad una festa: a primo impatto non ho provato attrazione verso ragazze, ma ho trovato belli e attraenti alcuni ragazzi. Durante la festa una mia amica mi ha presentato una sua amica più grande di me e non so come, data la mia timidezza, le ho proposto di andare a ballare verso il centro della pista. Durante, è come se ho avvertito una sorta di erezione lì sotto e non me l'aspettavo.
    L'altra notte, pensando ad una scena dove io che massaggio i piedi in collant di una ragazza, mi sono eccitato tantissimo e questa cosa mi è capitata anche dal vivo tanto che poi mi masturbai in bagno.
    L'unica cosa è che se immagino una scena di sesso tra me e un ragazzo che mi ha colpito non riesco mai ad eccitarmi, ma nemmeno un accenno di erezione manco a guardare un porno gay con due bei ragazzi.

    Onestamente non so più cosa pensare, non è questione di etichette, solo per capire. Mi piacerebbe ricevere da voi un parere.
    Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giovanna Cardia

    Buonasera,
    da ciò che racconta emerge un forte desiderio di comprendere sé stesso e di dare un senso alle proprie esperienze emotive e corporee. È un passo importante, che mostra consapevolezza e volontà di conoscersi più a fondo.
    Le dinamiche che descrive sembrano intrecciare aspetti legati all’identità, al desiderio e al modo in cui vive il contatto affettivo e fisico con l’altro. È comprensibile sentirsi confusi quando mente e corpo non sembrano allinearsi, ma l’orientamento sessuale non si definisce solo attraverso l’eccitazione o l’attrazione fisica. Spesso entrano in gioco anche fattori emotivi, relazionali e di storia personale che influenzano il modo in cui ci si percepisce e ci si relaziona agli altri.
    La maturità sessuale e la consapevolezza corporea si sviluppano insieme alla maturità affettiva e relazionale: è un processo naturale che cresce con il tempo e con le esperienze. Per questo può essere utile non ridurre i rapporti con gli altri alla sola dimensione sessuale, ma concedersi la possibilità di vivere legami e scambi che aiutino a conoscersi in modo più completo e autentico.
    Un percorso psicoterapico potrebbe offrirle uno spazio protetto per esplorare con calma questi aspetti, comprendere meglio le sue emozioni e costruire un rapporto più sereno con la propria identità e la propria sessualità, senza giudizio né fretta di definirsi.
    Riconoscere ciò che si prova e chiedere aiuto è già il primo passo per tornare a stare bene. Coraggio.
    Un saluto,
    Dott.ssa Giovanna Cardia
    Psicologa della Salute


    Ho 18 anni, sono completamente perso, a livello lavorativo, relazionare, familiare, insomma diciamo tutto.
    Però è da un po’ di tempo che ho un peso dentro che non so come risolvere e cioè che non so cosa fare della mia vita, so che se trovassi la mia passione farei di tutto per eccellere però purtroppo tutto mi annoia, mi sembra brutto, inutile, limitante, privo di possibilità di crescita.
    Cerco questa scintilla per dare un senso alla mia vita, per trasformarla in una attività, che è una cosa che sogno da parecchio tempo, ma comunque niente da fare.
    Ora sono in una fase molto brutta anche con il mio attuale lavoro, c’è un bruttissimo rapporto tra me, i colleghi e il capo. Non so veramente cosa fare, sembra un periodo infinito e dove non ho scelta, anche per le strette opportunità che ho date dal fatto che non ho conseguito il diploma ma bensì ho una qualifica professionale.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giovanna Cardia

    Salve,
    dalle sue parole emerge un forte senso di smarrimento e di insoddisfazione, che la porta a sentirsi bloccato e senza direzione. È una condizione più comune di quanto si pensi, soprattutto in una fase della vita come la sua, in cui si è chiamati a costruire la propria identità e a scegliere la strada da percorrere. Quando tutto sembra “inutile” o “limitante”, spesso non è mancanza di capacità o di interesse, ma stanchezza emotiva e perdita di fiducia nel futuro. In questi momenti, la mente tende a chiudersi, a non trovare stimoli, e anche le cose che potrebbero appassionare sembrano prive di senso. È importante non interpretare questa fase come un fallimento, ma come un tempo di ricerca: un passaggio in cui sta cercando di capire chi è e cosa desidera davvero, anche se ora le sembra di non trovare risposte. Il conflitto sul lavoro e le difficoltà relazionali possono amplificare questo senso di vuoto, ma non definiscono il suo valore né le sue possibilità. La qualifica professionale che ha conseguito è comunque una base da cui ripartire, non un limite. Spesso la “scintilla” che si cerca non arriva all’improvviso: nasce da piccoli passi, da esperienze nuove, da incontri o attività che permettono di conoscersi meglio. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a dare voce a questo disagio, a comprendere le emozioni che lo accompagnano e a ritrovare fiducia nelle proprie risorse. Ritrovare un senso non significa sapere subito “cosa fare della vita”, ma iniziare a costruire un rapporto più gentile e autentico con sé stesso. Coraggio.
    Un saluto,
    Dott.ssa Giovanna Cardia
    Psicologa della Salute


    Buongiorno, sono una ragazza di 25 anni. Ultimamente sto vivendo un periodo di stress e ansia dovuto al fatto che non ho mai cose da fare, specialmente nel weekend.
    Ho i miei amici, pochi ma buoni ma li ho. Il problema é dato dal fatto che non ho una compagnia con cui uscire: tutti I miei amici Hanno qualche altro gruppetto con cui solitamente escono, oppure escono con I propri partner e le loro compagnie.
    Io sono fidanzata ma il mio compagno lavora nel weekend perció non organizziamo mai niente di che.
    Questa situazione mi sta creando disagio perché vorrei vivermi la mia gioventú di piú, divertirmi, fare delle belle uscite in compagnia, e invece mi ritrovo a fare una vita da sessantenne con mia mamma.
    Tutto ció mi crea disagio perché poi mi viene da pensare che io non abbia una compagnia perché sono sbagliata Io, o perché non sono abbastanza intraprendente o non abbia abbastanza amici e automaticamente mi viene da pensare che io sia sfigata.
    Mi sono domandata perché io possa essere finita in questa situazione e probabilmente é perché ho vissuto un anno fuorisede e i miei amici si sono creati i propri equilibri e le proprie compagnie. Oppure questa sensazione potrebbe essere dovuta al fatto che non sto lavorando ne studiando al momento e quindi mi ritrovo a passare tutte le giornate a casa (spero quindi appena inizieró a lavorare di non sentirmi piú cosí).
    Peró insomma mi sento molto appiattita e ho paura che questa situazione con il passare del tempo non possa che peggiorare. Vorrei anche solo cercare di cambiare il mio pensiero a riguardo per vivermela meglio e accettare che ci siano periodi piú piatti rispetto ad altri, senza vivere con l'ansia e la fomo che mi perseguita.
    Grazie per le vostre eventuali risposte.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giovanna Cardia

    Salve,
    dalle sue parole emerge un forte senso di insoddisfazione e frustrazione, legato non tanto alla mancanza di persone intorno, quanto alla sensazione di non riuscire a vivere pienamente la sua età e le opportunità che immagina di “dover” avere. È comprensibile che questa situazione le generi ansia e un senso di vuoto: quando la vita rallenta e gli stimoli diminuiscono, la mente tende a riempire quel silenzio con pensieri di inadeguatezza o confronto con gli altri. È importante riconoscere che ciò che sta provando è reale e merita ascolto. Non è “sbagliata” né “sfigata”: sta attraversando un momento in cui i suoi bisogni di connessione, novità e appartenenza non trovano ancora uno spazio in cui esprimersi. Il fatto che il suo compagno lavori nei weekend e che i suoi amici abbiano costruito altre abitudini amplifica la sensazione di esclusione, ma non significa che lei sia rimasta indietro: significa solo che la sua vita, ora, ha un ritmo diverso. Accogliere questo vissuto è il primo passo per poterlo trasformare. Non si tratta di negare la fatica o di “pensare positivo”, ma di riconoscere che questo periodo, per quanto frustrante, può avere un senso evolutivo. Quando non si lavora o non si studia, è facile perdere punti di riferimento e sentirsi “fermi”, ma proprio questi momenti possono diventare occasioni per conoscersi meglio, per capire cosa davvero la fa stare bene, al di là di ciò che fanno gli altri. Può essere utile provare a spostare lo sguardo: invece di chiedersi “perché non ho una compagnia?”, chiedersi “di cosa ho bisogno ora per sentirmi viva e in contatto?”. A volte bastano piccoli gesti — un corso, un’attività, un gruppo di interesse — per riattivare curiosità e senso di appartenenza. L’obiettivo non è riempire ogni momento libero, ma imparare a stare bene anche nei tempi vuoti, senza che diventino sinonimo di solitudine o fallimento. Accettare che ci siano periodi più piatti è un segno di maturità emotiva, non di rassegnazione. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a dare significato a questo momento, a comprendere meglio le radici di questa ansia e a costruire un modo più gentile e realistico di rapportarsi a sé stessa e agli altri, imparando a vivere il presente come parte di un cammino, non come una mancanza. Coraggio.
    Un saluto,
    Dott.ssa Giovanna Cardia
    Psicologa della Salute


    Buongiorno dott. io soffro di ansia è disturbo ossessivo da ben 15 anni oramai.. infatti sono in cura.. ma ci sono periodi che ho paure strane se sto solo nella stanza mi sento come se prima o poi dovrei vedere qualcuno di allucinazione, oppure tipo ieri sera ho avuto una discussione con la mia ragazza mene sono andato a dormire nel salone da solo dopo 30 minuti nemmeno sono dovuto tornare nella stanza dalla mia ragazza perchè avevo paura come se dovevo avere qualche allucinazione, oppure se la sera passo dal corridoio per andare in bagno di buoi è come se mi mette ansia... adesso vorrei chiedere tutte queste paure che mi faccio che mi vergogno anche dirlo.. può essere un inizio di psicosi o schizofrenia... anche se non ho mai avuto in 34 anni che ho allucinazioni... Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giovanna Cardia

    Salve, la ringrazio per il messaggio e per aver condiviso la sua esperienza. Comprendere e dare voce a ciò che si prova è sempre un passo importante verso il proprio benessere, e il suo racconto può essere anche d’ispirazione per molte persone che vivono momenti simili e faticano a parlarne. Capisco quanto possa essere faticoso convivere da tanti anni con l’ansia e con pensieri che a volte sembrano prendere il sopravvento. Le paure che descrive — come quella di poter avere allucinazioni o di perdere il controllo — sono spesso legate a un’intensificazione dell’ansia e non indicano necessariamente un disturbo psicotico. Il fatto che Lei mantenga consapevolezza e riesca a parlarne con lucidità è un segnale importante. Accanto alla cura che sta già seguendo, un percorso psicoterapico potrebbe rappresentare un’opportunità preziosa per ritrovare equilibrio e benessere personale, imparando a gestire in modo più sereno le sensazioni di paura e le situazioni che oggi le creano disagio. Questo tipo di lavoro può aiutarla anche a vivere con maggiore tranquillità le relazioni affettive, che spesso risentono delle tensioni interiori legate all’ansia. Riconoscere ciò che si prova e chiedere aiuto è già il primo passo per tornare a stare bene. Coraggio.
    Un saluto,
    Dott.ssa Giovanna Cardia
    Psicologa della Salute


    Sono una ragazza di 28 anni e sto attraversando un periodo difficile. Di recente ho chiuso una frequentazione, ormai circa due mesi fa, anche se l’ultimo contatto è avvenuto circa un mese fa e sto ancora molto male, ho paura di non riuscire a superarla.
    La frequentazione è durata circa 3 mesi e mezzo, anche se gli ultimi due mesi è stata una frequentazione a distanza, per dei miei motivi personali.
    Il motivo del mio malessere deriva dal fatto che a me lui piaceva molto e mi ero molto affezionata. Lui via messaggio era sempre presente, ci sentivamo ogni giorno e mi ascoltava anche quando parlavo di momenti stressanti. Di presenza siamo usciti circa dieci volte, durante il mese di frequentazione di presenza. A me sembrava davvero un bel rapporto, ci sentivamo ogni giorno e lui mi dava attenzioni, dimostrava molto interesse nel conoscermi.
    Il fatto è che mentre io avevo chiarito che volevo che al momento giusto la cosa si evolvesse in una relazione, lui probabilmente non ha mai voluto una relazione, ma solo una frequentazione così, senza nessun impegno. Mi fa rabbia il fatto che parlandone lui mi aveva detto che anche lui voleva che al momento giusto la cosa si evolvesse in una relazione.
    Alla fine è stato lui ad allontanarsi, proprio quando dopo due mesi era arrivato il momento di rivedersi. Ha accampato scuse, dicendo che aveva bisogno di più tempo per capire, di non essere affidabile emotivamente, di non riuscire a lasciarsi andare (non gli piaceva sbilanciarsi) ma non prendendo mai realmente le distanze, dicendo di non volersi allontanare, ma di volerla vivere con leggerezza, senza farsi troppi problemi al momento. Ha preso come scusa anche il fatto di essersi lasciato non molto tempo fa. Quindi alla fine l’ho chiusa io, perché non volevo starci di nuovo male e avevo paura che lui effettivamente non stesse prendendo le cose seriamente.
    Lui ha provato a ricontattarmi via messaggio, ma io sono stata molto fredda.
    Il problema è che tutt’ora non riesco a superarla. Non riesco a superarla perché mi sembrava che potesse nascerne davvero un bel rapporto. Non capisco se il problema fosse il fatto che non gli piacevo abbastanza, anche se tra noi c’era molta chimica, o se effettivamente lui aveva bisogno di più tempo per via della precedente relazione. O se effettivamente non volesse impegnarsi.
    Ho paura di non incontrare mai nessuno che mi ami, perché lui è stata la mia prima “relazione” e nonostante io non mi consideri brutta credo di non piacere in fondo a nessuno, perché non ricevo molta considerazione maschile, o comunque non da qualcuno che mi interessi. Sono sempre stata un po’ introversa, ma non credo sia questo il problema. Non so come superare questa fase. Vorrei conoscere nuove persone ma ho paura di rimanere di nuovo delusa.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giovanna Cardia

    Salve,
    capisco quanto possa essere difficile affrontare la fine di una frequentazione che per lei aveva rappresentato qualcosa di importante. Anche se è durata pochi mesi, quando ci si affeziona davvero e si investono emozioni sincere, la delusione può essere molto dolorosa. È normale sentirsi tristi, confuse o con la paura di non riuscire a superare ciò che è accaduto. A volte, soprattutto quando si vive la prima esperienza affettiva significativa, ci si coinvolge con grande intensità e si immagina un futuro insieme. Quando poi le cose non vanno come sperato, resta un senso di vuoto e di smarrimento. Ma questo non significa che lei abbia sbagliato o che non sia capace di essere amata: significa solo che ha vissuto qualcosa che l’ha toccata profondamente. Con il tempo, questa esperienza potrà aiutarla a conoscersi meglio e a capire cosa desidera davvero in una relazione. È importante ora prendersi cura di sé, dedicarsi a ciò che la fa stare bene e circondarsi di persone che le trasmettono serenità. Un percorso psicologico, in questa fase della vita, può rappresentare un’occasione preziosa di scoperta e crescita personale: uno spazio di dialogo autentico, in cui poter comprendere più a fondo sé stessa e le proprie emozioni, sostenuta da uno sguardo accogliente e non giudicante. A volte è proprio attraverso il dolore, e in particolare quello relazionale, che si apre la possibilità di conoscersi davvero e di costruire basi più solide per il proprio benessere futuro. Coraggio.
    Un saluto,
    Dott.ssa Giovanna Cardia
    Psicologa della Salute


    Il mio ragazzo fuma e lo facevamo anche insieme e io sono incinta di 26 settimane quindi dalla scoperta cambio vita lui diceva di volere il bambino e che era contento ma poi ha cominciato a vivere per strada e io sono stata con lui a causa di vari litigi con nostre famiglie fin che ho potuto poi sono tornata da mio padre e mi ha accusata di averlo lasciato solo e che se non fossi andata con lui mi avrebbe lasciata.. non si fa sentire per settimane e mi ha contattata dopo 15 giorni per chiedere della gravidanza alla mia risposta "stiamo bene" non ha risposto ed è scomparso di nuovo.. senza lui soffro ma dovrà capire in qualche modo gli errori che sta commettendo è che è lui a lasciarmi sola e a non aiutarmi su nulla.. l' unica cosa che ha fatto mi ha accompagnato una volta a una visita e poi si è messo anche ad urlare per poi andare via però poi dice che non vede l'ora di vedere il figlio e che ci ama e poi di nuovo scappa..mi confonde

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giovanna Cardia

    Salve,
    da ciò che racconta emerge una situazione molto delicata, in cui si trova a vivere emozioni contrastanti: da un lato il desiderio di costruire qualcosa con il suo compagno, dall’altro la delusione e la confusione per i suoi comportamenti incoerenti. È comprensibile che si senta ferita e disorientata, soprattutto in un momento così importante come la gravidanza. La decisione di smettere di fumare da quando ha scoperto di essere incinta mostra che ha già iniziato a prendersi cura di sé e del bambino, riconoscendo quali siano le sue vere priorità. Questo è un segnale di consapevolezza e di forza, anche se forse non se ne rende pienamente conto. Il suo compagno sembra attraversare una fase di forte instabilità personale, che lo porta ad alternare momenti di vicinanza e di fuga. Tuttavia, questa instabilità non deve ricadere su di lei né compromettere il suo equilibrio emotivo e quello del piccolo. In questo momento la priorità è proteggere sé stessa e il bambino, cercando sostegno da persone affidabili — familiari, amici o professionisti — che possano offrirle aiuto concreto e presenza stabile. È importante che continui a coltivare la fiducia nelle proprie capacità e a costruire serenità dentro di sé. Un percorso psicologico potrebbe accompagnarla nel rafforzare la propria autostima, nel comprendere meglio le dinamiche relazionali che la fanno soffrire e nel prepararsi con maggiore sicurezza al suo futuro ruolo di madre. Ha già mostrato di saper scegliere la strada della responsabilità e del rispetto per la propria vita. Può continuare a farlo, passo dopo passo, con coraggio e gentilezza verso sé stessa.
    Un saluto,
    Dott.ssa Giovanna Cardia
    Psicologa della Salute


    Salve, quando passo davanti a un parco dove mi portavano da piccolo, mi viene a volte una stretta al petto o nella zona fra il petto e il diaframma. A volte è un po' più forte, però non mi viene da scappare, cioè c'è e mi viene anche il respiro un po più lungo però non mi viene da andarmene ma anzi di rimanerci. Che cosa vuol dire? Sono sintomi di un luogo che è stato positivo per me oppure no?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Giovanna Cardia

    Salve,
    da ciò che descrive, quella sensazione di stretta al petto o di respiro più profondo potrebbe essere una risposta emotiva spontanea, legata a ricordi o vissuti dell’infanzia che il corpo riconosce prima ancora della mente. I luoghi che hanno fatto parte della nostra crescita possono riattivare emozioni intense, anche quando non sono chiaramente positive o negative, ma semplicemente cariche di significato. Il fatto che non senta il bisogno di allontanarsi, anzi che desideri restare, suggerisce che non si tratta di un’emozione di paura, ma piuttosto di un contatto profondo con una parte di sé, forse nostalgica o affettiva. Il corpo, in questi casi, diventa un canale attraverso cui riaffiorano memorie emotive, e la tensione che avverte può essere il modo in cui queste sensazioni si manifestano. Può essere utile accogliere ciò che sente senza giudicarlo, lasciando che il corpo comunichi ciò che le parole non sempre riescono a esprimere. Se lo desidera, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio il legame tra emozioni, corpo e memoria, favorendo una maggiore consapevolezza di sé e un senso più stabile di equilibrio interiore.
    Un saluto,
    Dott.ssa Giovanna Cardia
    Psicologa della Salute


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